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The Shrouds - Recensione: il post mortem in diretta - Cannes 2024

Con The Shrouds David Cronenberg firma un'opera malinconica tra lutto e paranoia, concettualmente densa e narrativamente enigmatica; con Diane Kruger in tre ruoli diversi e Vincent Cassel 

David Cronenberg ritorna col funereo The Shrouds al Festival di Cannes, a due anni di distanza da un film, Crimes of the Future, che già appariva come testamento e chiusura del cerchio per il regista canadese.

 

Tra i lavori più criptici ed enigmatici di Cronenberg, The Shrouds è un film di fantascienza concettuale che ha al suo cuore sia una commovente riflessione sull'elaborazione del lutto sia la consueta indagine cronenberghiana sull'affascinante e perturbante natura dei corpi.

 

[Il teaser di The Shrouds, il nuovo film di David Cronenberg presentato in concorso al 77° Festival di Cannes] 

 

 

Ambientato a Toronto in un futuro non precisato, The Shrouds racconta dell'imprenditore milionario Karsh (Vincent Cassel), il quale, in seguito alla morte dell'adorata moglie Becca (Diane Kruger), brevetta una tecnologia chiamata GraveTech, la quale consente di collegarsi da qualsiasi luogo alle bare (gli shrouds, appunto, meglio tradotto come "sudari") dei compianti defunti per poter assistere a fine psicoterapeutico alla loro decomposizione.

Un giorno Karsh scopre che diverse tombe di un cimitero GraveTech, inclusa quella della moglie, sono state violate.

 

Con l'aiuto di Maury (Guy Pearce), esperto informatico ed ex marito della sorella di Becca, Terry (ancora Diane Kruger), Karsh cerca di scoprire i responsabili, rimanendo intricato in una ragnatela di cospirazioni al confine tra realtà e paranoia.

 

 

[Karsh (Vincent Cassel) e Maury (Guy Pearce) assistono al vilipendio delle tombe GraveTech in The Shrouds: atto vandalico o cospirazione internazionale?]

 

C'è qualcosa di lugubre negli ultimi film dell'ottantunenne David Cronenberg, autore capace di affrontare con coerenza le tematiche che l'hanno reso celebre e unico nel panorama del cinema mondiale e di adattarle al mutamento del panorama mediatico.

 

Se in Videodrome Cronenberg affrontava la pervasività delle trasmissioni televisive e in eXistenZ il mondo virtuale più reale del reale del videogame, in The Shrouds, rimaneggiamento del progetto naufragato di una miniserie per Netflix, l'autore canadese si interroga sull'intelligenza artificiale, riuscendo nuovamente a rendere il medium "nuova carne", secondo la lezione di Marshall McLuhan. 

Cronenberg aveva già affrontato la storia della psicoanalisi in A Dangerous Method e usa The Shrouds come autoterapia in risposta alla perdita della moglie Carolyn Zeifman nel 2017, creando una macchina narrativa enigmatica dove il mondo del reale e quello del sogno vengono collegati dal ponte della paranoia, capace persino di abbattere confini tra i vari reami. 

 

In The Shrouds il regista adotta una narrazione criptica e irrisolta che, nell'ambito della fantascienza, ricorda sicuramente Philip K. Dick e l'amato James G. Ballard, ma che fa pensare anche a paragoni cinematografici con autori come Alain Robbe-Grillet o Raúl Ruiz, per non parlare della chiara influenza di quel testo seminale che è La donna che visse due volte di Alfred Hitchcock.

 

 

[Diane Kruger e Vincent Cassel in una scena di The Shrouds: Kruger interpreta sia la moglie di Karsh sia la sorella, e dà la voce all'intelligenza artificiale Hunny]

 

La splendida Diane Kruger è qui novella Kim Novak, interpretando sia la defunta Becca sia la sorella Terry, ossia sia la memoria del corpo idealizzato che la presenza della carne desiderata; ma Cronenberg aggiunge un ulteriore livello alla macchina hitchcockiana con l'avatar Hunny, creato dall'amico Maury come strumento di supporto per Karsh, ma anche come elemento di compagnia dalle fattezze (e voce) della moglie defunta. 

 

L'apice del "tocco Cronenberg" è dato da un momento particolare in cui Hunny si palesa per quello che è, simulacro virtuale della defunta Becca, adottando l'aspetto che Karsh ben conosce e che rischia di identificare per sempre con il ricordo della moglie, ossia quello del corpo martoriato dal cancro e dalle operazioni chirurgiche.

Molto ballardiana è anche la contaminazione di elementi culturalmente constrastanti, come l'ubicazione del cimitero GraveTech all'interno di un parco-ristorante in cui i (ricchi) possessori della tecnologia di controllo dei corpi in decomposizione possono intervallare le visite ai cari con un lussuoso pasto stellato.

 

Lo stile di The Shrouds è quello raffinato e sanitizzato adottato da Cronenberg da Cosmopolis in poi, con la fidata Carole Spier a curare gli interni eleganti di casa Kersh e il design dei "sudari" e il direttore della fotografia Douglas Koch (già in Crimes of the Future) a raccogliere l'eredità di Peter Suschitzky.

 

L'eleganza degli interni e della messa in scena è come al solito funzionale allo "sporcamento", a rendere ancora più materica l'intrusione di elementi di disordine e decomposizione; eppure c'è del tenero nel Karsh di Vincent Cassel, con l'attore francese che dona la giusta profondità a un uomo che rifiuta di arrendersi al lutto creando un metodo di autoguarigione voyeuristica, ma che è anche capace di momenti di lucidità ("forse questi sudari non sono fatti per i vivi", gli dice a un certo punto Terry, con Karsh che risponde "e forse nemmeno per i morti").

 

 

[Vincent Cassel e Sandrine Holt in una scena di The Shrouds: il personaggio di Holt introduce un elemento da spy story nella narrazione e funge da risveglio erotico per il protagonista Karsh]

 

 

Il lutto secondo Cronenberg è soprattutto assenza della carne e del contatto fisico, con l'elemento erotico come al solito messo in scena dal regista in modo simile a un rito catartico in cui gli individui si riconoscono al contempo al livello più basso come "sacche di carne" e a quello più alto di comunione cellulare e biologica.

 

Guy Pearce è come al solito perfetto nel ruolo consolidato del paranoide cospirazionista e offre la controparte caotica di Karsh: per l'uomo il lutto non è dato dalla morte o dalla fine di tutto, ma dal divorzio e dall'impossibilità di avere un corpo (quello di Terry) che vive il suo stesso mondo; per questo motivo Maury crea un suo mondo alternativo, non solo quello informatico che "abita" per lavoro ma anche quello paranoide di una cospirazione talmente intricata da far impallidire certi passaggi de Il pasto nudo.

 

Respingente e affascinante, avviluppato dalle partiture oniriche del fidato Howard Shore, The Shrouds conferma la volontà di Cronenberg di continuare a esplorare le infinite possibilità del reale, creando una fantascienza dell'anima che serve da specchio alla crisi dell'uomo moderno.

 

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