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Netflix Direct - Algoritmo e palinsesto: perché il pubblico non ha davvero voglia di scegliere

Qui su CineFacts.it si è parlato di Netflix Direct, il "canale televisivo" ideato da Netflix il cui testing è stato avviato a partire dal 5 novembre in Francia; nazione scelta grazie a una ricerca che l'ha indicata come il paese con una maggiore inclinazione alla fruizione televisiva tradizionale.

 

Netflix Direct funzionerà come un qualsiasi canale televisivo: voi accedete e quella che viene proposta è una rotazione dei contenuti offerti dalla piattaforma. 

 

Per chi vi parla, la scelta è piuttosto obbligata e per certi punti di vista, se bene implementata, potrebbe essere la cosa più geniale del servizio streaming.

Anche se posso sentire da qui alcuni di voi borbottare stantie obiezioni.


Vado quindi con ordine.   

 

 

 


Yin e Yang: luddisti e ipermodernisti   

Il presente si conferma una bestia immonda fatta di estremismi di ogni genere e in ogni campo il pensiero viene sempre più spesso visto come una forza maligna, quando invece è il meccanismo utile a liberare l’individuo da idiozie massificate a dargli l’illusione di un pensiero avvenieristico.


Anche parlando di televisione e streaming, quella buffonata che è diventato il dibattito pubblico si spezza in due: da una parte i luddisti con il feticcio, quasi sessuale, verso il passato e il terrore per il futuro e dall’altro le cheerleader del progresso, gli estremisti entusiasti che come Fantozzi, quando viene fatto preda di una stramba e psicotica isteria, vorrebbero buttare dalla finestra tutto ciò che è passato, anche prima che il futuro si palesi, del tutto ignari di poter rimanere con il culo per terra nel presente. 

Per i luddisti lo streaming, venuto sotto forma di Netflix, è sempre stato il male incarnato in terra.

La fine di tutte le cose.

 

Il cavaliere dell’apocalisse citato solo dai vangeli apocrifi e, guarda caso, il più cattivo di tutti.   

 

 

[Quel sorriso... quel maledetto sorriso]

 

Prima di continuare vi ricordo di tenere bene a mente che non si sta affrontando la questione della distribuzione e produzione cinematografica, ma si sta trattando il mezzo streaming in quanto piattaforma casalinga, l'alternativa alla televisione tradizionale citata dalla stessa compagnia.


Vi prego di tenere bene in considerazione quindi l'argomento trattato, per non inquinare la discussione con questioni secondarie, importanti senza dubbio, ma non sede di questo spunto offerto dall'iniziativa del servizio.


Sono ciechi a quel terribile difetto strutturale causato da un mezzo impermeabile al nuovo più che mai e così deciso a rimanere fedele ai suoi totem conservatori da aver ucciso la possibilità di parlare al pubblico più giovane: bambini, adolescenti e più generalmente agli under 30.

La televisione, da un certo momento in poi, ha scelto scientemente di parlare solo ed esclusivamente ai grandi, per tenerli obnubilati dal pensiero e costantemente spaventati da qualsiasi cambiamento, uccidendo ogni canale e ogni progetto d’intrattenimento che guardasse al futuro: MTV Italia era un miracolo che è stato soppresso brutalmente, quando invece andava tutelato e fatto evolvere.

 

L’arrivo di Internet e, nello specifico, di Netflix, ha dato a nuove generazioni un terreno di gioco affascinante, abbordabile, pieno di proposte fresche e in contatto con i loro gusti e il loro linguaggio; mentre il pubblico generalista si scandalizza per la “bestemmia” di un chierichetto che vede la Madonna anche nel pesto alla genovese, la ribellione dell’era digitale ci regala BoJack Horseman.   

 

 

[Cause I-I think the show's actually pretty solid for what it is. It's not Ibsen, sure-but look, for a lot of people, life is just one long, hard kick in the urethra.]

 

Internet ha dato potere a chi voleva un sistema di intrattenimento libero dal tubare fracassone della casalinga fomentata da conti e duchi di quarta generazione che, per qualche ragione, fanno gli opinionisti in TV.

 

Internet si è distaccato dalle censure di una maniera di fare televisione che ha trovato nella formula distopica “reality o morte” l’unica formula di proposta omnicomprensiva che possa includere i più giovani in un pacchetto annoiato e noioso.

 

Da questo discorso tagliamo i salotti, i programmi volutamente trash, il populismo becero e sensazionalistico di ogni conduttore televisivo alla ricerca di popolarità per interposta ribellione nazional popolare, i programmi di satira all’acqua di rose e quella macchina che tiene in vita una serie di format in stato talmente terminale da continuare a inscenare servizi giornalistici gimmick e rubriche fiere di rubare video divertenti da YouTube o da qualche feed di Facebook.   

 

Passando all’altra faccia dell’estremismo, troviamo i futuristi incalliti.


Sono personaggi da fiction, declinazione di ogni ribellione scapestrata, i cumenda milanesi che si ostinano a usare inglesismi esistenti solo in italia - tipo lo smartuocching - gli esagitati in difesa di un concetto che si potrebbe trattare con molta più pacatezza, evitando di ricordare un cavallo idrofobo preda di un brutto ictus.


Si atteggiano come vecchi lupi di mare che, esibendo una vistosa cicatrice sul volto, evocano flashback di una vita passata che li ha fortemente segnati, facendo sorgere il disprezzo per tutto quello che è “il vecchio”.

 

Odiano la televisione.

Non la guardano più.

 

Sono convinti di non pagare il canone, anche se passa in bolletta.

 

 

[Throw away your television/Time to make this clean decision/Master waits for it's collision now/It's a repeat/Of a story told/It's a repeat/And it's getting old - Red Hot Chili Peppers]

 


Ma soprattutto venerano Netflix e ogni forma di piattaforma streaming come La Via verso un futuro libero da ciarpame televisivo e agognano il sangue di presentatori di quiz, varietà e si smanacciano i genitali al pensiero della fine del Festival di Sanremo e di X Factor.

Sono sociopatici così drogati di novità da rinnegare tutto, da pensare che la visione di un film su una parete color guscio d’uovo grazie a un proiettore cinese portatile possa soppiantare la sala cinematografica.


Facinorosi dal volto cromato, convinti che l’avvento dello streaming abbia legittimato il loro uso smodato della pirateria più selvaggia e seriamente convinti che uno YouTuber che confeziona reaction come la Gialappa's Band nei primi anni '90 su Mai dire TV sia il futuro dell’intrattenimento.

 

[Nota a margine: ci tengo a dire che non riescono a confezionare neanche un decimo del divertimento e della capacità d’intrattenimento che proponeva la Gialappa's, sia chiaro, e che la prossima volta che sento dire “il futuro dell’intrattenimento sono le live” sbrocco, perché esiste già e si chiama televisione e si popola di una squadra di professionisti fuori e dietro le quinte, capaci di mandare in onda oltre due ore di intrattenimento dal valore produttivo esagerato.]

 

La loro miopia verso i limiti del nuovo, ora piuttosto palesi e portati a nuovi estremi, li rende incapaci di guardare alle mancanze di un mezzo che ha bisogno di trovare una vera e propria grammatica adeguata a valorizzare la propria proposta.

 

Parlando di grammatica, sono costretto a mettere da parte il costume da gorilla da satiro landissiano e darmi un minimo di contegno per entrare in un argomento serio e parlare di quella che chiamerò La sindrome di Netflix.

 

Asterischi: quando parlo del costume da gorilla, mi riferisco al film Schlock e non a Un principe cerca moglie; per inciso, il costume torna anche in Una poltrona per due.   

 

 

 


La sindrome di Netflix

 

Le piattaforme streaming offrono un catalogo ampio, diviso tra animazione, anime, serie TV, film, documentari e addirittura programmi di intrattenimento che spaziarno dal reality allo show di cucina.


La piattaforma è indubbiamente maturata, arrivando nel corso del tempo a collezionare un panorama di contenuti vari, adatti sia al grande pubblico che al cinefilo un po’ più petulante - anche se a quest’ultimo sono dedicati servizi più specifici come l’ormai famoso MUBI.

 

Lo streaming ha quindi democratizzato la selezione e la visione dell’intrattenimento casalingo, permettendo allo spettatore di cucirsi un proprio abito, creando delle abitudini su misura.

 

Eppure nel mondo presente, come anche nel passato, l’intrattenimento di massa vive di grandi eventi, così i contenuti Netflix più guardati sono generalmente quelli preceduti dal vociare generato dalle reazioni della critica, primi megafoni degli eventi centrali per l’intrattenimento.

 

Stranger Things, La regina degli scacchi, BoJack Horseman, Better Call SaulRoma, Okja, Hill House, Ozark, House of Cards: questi sono alcuni degli eventi che hanno polarizzato l’attenzione del pubblico, smuovendo le masse.


Escludendo però gli eventi e i nomi portati all’attenzione del pubblico Netflix, come qualsiasi altro servizio streaming, è una giungla di contenuti da esplorare.

Una giungla nella quale perdersi è maledettamente facile.

Considerate anche come ciò che vi viene proposto per genere, scorrendo la vetrina, è solo una parte di quello che ogni genere comprende.

 

Molte volte, cercando nelle singole sezioni, finisco per scoprire film che avrei tanto voluto vedere, ma che non erano primari secondo i criteri dell’algoritmo.


Potrei anche entrare nelle trame di servizi dall'esoterica funzione "cerca" e se ad Amazon Prime Video stanno fischiando le porte ethernet è perché sto parlando proprio di loro. 

 

Spesso il "cerca" di Prime non imbrocca nemmeno le parole chiave e vorrei che qualcuno mi spiegasse perché cercando Twin Peaks mi spunta Bob Ross: The Joy of Painting - non è nemmeno lo stesso genere!

 

 

 

 

In questo modo l’utente finisce per dissipare la sua attenzione nel disperato tentativo di cercare qualcosa da guardare, poiché indeciso su cosa potrebbe piacergli o meno.

Un meccanismo molto comune: chiedetelo a qualsiasi gruppo comico che ha lucrato su questa sindrome con video pazzerelli e divertenti, e che permette anche a noi di profondere molto tempo nel consigliare al pubblico show e Cinema da guardare.

 

Lo spettatore ha guadagnato sì la libertà di costruire un proprio palinsesto, ma al tempo stesso non è certamente il suo mestiere selezionarlo e spesso non ha il tempo né la voglia di spendere giornate in futili tentativi di guardare qualcosa di a lui congeniale.

 

Lo spettatore vuole essere imboccato e rassicurato non solo dalla storia che si lascerà raccontare, ma dall’idea che ci sia stato un filtro a monte a selezionare quella storia per lui.

 

 

 


Le rassicuranti gioie del palinsesto televisivo

 

Alcuni di voi staranno già scalpitando, mettendo il proprio “io” in cima alla discussione e borbottando cose tipo "Ma io so benissimo cosa guardare!"


Se sai benissimo cosa guardare probabilmente fai parte di quella fetta di pubblico che nutre una passione smodata per il Cinema o l’intrattenimento seriale, ma non rappresenti il pubblico medio.

 

Che, sia chiaro, non è mai un insulto.

 

Mentre invece lo è il sedersi con spocchia a guardare Netflix dal basso verso l’alto riguardo la qualità del suo catalogo.

 

È un atteggiamento immaturo e accondiscendente poiché la televisione, come qualunque piattaforma streaming, è un servizio massificato il cui scopo è quello di provare a parlare a quanto più pubblico possibile.

 

Quindi difficilmente includerà Il cavallo di Torino, ma è probabile che molto più agilmente troverà spazio per David Lynch e Sion Sono, come per Zack Snyder, James Gunn e l’ultima commedia con Adam Sandler.

 

Lo streaming dedicato a chi è fortemente innamorato del Cinema e conosce i progetti prima ancora che abbiano un giorno di riprese sul groppone, esistono e sono a voi dedicati.

 

 

 


La vostra capacità di selezione a monte è un tipo di conoscenza che non è dovuta al pubblico di massa.


Il pubblico di massa - o pop, se volete - è composto da un gruppo eterogeneo di persone di diverse età, sesso, estrazione sociale e culturale e il loro accesso all’intrattenimento non deve essere imbrigliato e catalogato dentro limiti dettati dal "superiore" livello intellettuale di pochi, bensì guidato per facilitare l'omogenea diffusione di ogni sorta di intrattenimento, aprendo un dialogo con qualsiasi spettatore.

 

La televisione ha sempre saputo benissimo come lavorare in questa direzione e seguendo questo principio, mettendo nel calderone anche le frange più affezionate all’intrattenimento, per così dire, “alto”.

 

In TV, nel bouquet di canali offerti dalle singole reti, esistono scopi a inquadrare lo spettatore.

 

Facciamo qualche esempio, cercando di aderire al discorso iniziale di una TV che ha un po' smesso di portare un certo tipo di dialogo, preferendo uniformarsi a nuovi standard pur rispettando comunque fasce di attenzione e spostandosi su altro, portando ossature di qualche anno fa.

 

Rete 4 era il canale che mandava in onda programmi principalmente dedicati a un pubblico più anziano, che deve essere rassicurato con un intrattenimento più ingenuo.

Da Colombo a Forum, passando per La Signora in Giallo e toccando le soap opera sudamericane più disparate, il canale proponeva un linguaggio adatto a quel pubblico e di certo non manderà in onda Breaking Bad subito dopo una replica di Esmeralda.

 

Allo stesso tempo, con lo spostarsi della giornata verso la sera, Rete 4 proponeva I Bellissimi, attirando un pubblico un po’ più attento e catturando lo spettatore più disparato con la visione di un film di Martin Scorsese o di Brian de Palma.

 

 

 


Spostiamoci invece su Italia 1.

Un canale fino a qualche anno fa molto più giovane, spaccato tra i format per bambini e ragazzi, da Bim Bum Bam a cartoni animati come Dragon Ball, I Simpson e Griffin, fino a serie TV come X-Files, Smallville, The O.C. e, recentemente, anche The Mandalorian.


Lo scopo della rete non è quello di attirare il pensionato, ma di parlare alla fetta più giovane del pubblico proponendogli anche esperimenti come Lucignolo o Zelig e che, quando mette in palinsesto un film, cerca di portare Avengers o Matrix, piuttosto che un film di Scorsese come Cape Fear.

 

Nel mezzo si siede Canale 5, un canale più istituzionale per casalinghe, con varietà e salottini TV, film televisivi nord europei super rassicuranti e romantici e tanti programmi leggeri.

Andando fuori traccia, per lungo periodo abbiamo avuto canali rivoluzionari come MTV, con la sua anime night, serie come Scrubs e La vita segreta di una teenager americana.

 

Ribadisco come, nonostante esistano esempi di un palinsesto più ancorato a un certo passato, gli intenti televisivi non sono cambiati nella forma.


I reality show, i salotti o i programmi di Italia 1 hanno comunque un tono diverso rispetto a quelli di MTV o Real Time o del pacchetto Rai.


Avvicinandoci al presente abbiamo Sky con i vari canali tematici che, tornando al discorso iniziale, proprio come la TV generalista in chiaro, quando si tratta di programmi di intrattenimento o serie TV e Cinema, propone una selezione.


Un filtraggio rispetto alla marea di produzioni portate avanti dall’industria.

 

 

[Among the Shadows, film con Lindsay Lohan presente su Amazon Prime Video, perfetto esempio della roba senza filtro che va sulla piattaforma]

 


Un lavoro utile a dare in pasto allo spettatore qualcosa che non sa bene cosa sia, ma che arriva a mangiare per poi decidere se sia di suo gradimento o meno.


Eppure, come detto per lo streaming, la televisione fa una selezione di tutti gli eventi, più o meno grandi, che si verificano nel sistema produttivo e quello che beve e mangia lo spettatore è già filtrato e non si troverà quindi una serie o un film indie dalla trama improbabile e dalla messa in scena terribile - capita ancora su Netflix e capita moltissimo su Prime Video, una piattaforma senza filtri.


La televisione, grazie alla sua selezione e al suo funzionamento, crea anche un cuscino per la testa dello spettatore che, rientrato a casa dopo una giornata stordente, può farsi una doccia e iniziare a cucinare, accendendo la televisione per guardare un tanto al chilo qualsiasi cosa passi.

 

Potrebbe passare per l’ennesima volta un episodio de I Griffin che non aveva mai visto, o una puntata di Quattro Ristoranti totalmente inedita, oppure potrebbe decidere di andare su Sky Cinema e riguardare, anche se già iniziato, un pezzo di Guardiani della Galassia, o intravedere la scena di un film nuovo per poi cambiare canale, ma avere la consapevolezza che quella cosa che volevate tanto vedere c’è e, magari, una volta pronta la cena potete sceglierla dal catalogo On Demand.

 

Netflix Direct

Tornando quindi all’inizio della discussione, se Netflix cominciasse a sviluppare dei canali tematici potrebbe streammare costantemente le sue serie e film migliori, o quelle valutate come le più interessanti, al fine di dare al suo pubblico l'occasione di accedere al servizio e casualmente scoprire qualcosa che lo potrebbe interessare.

 

Su un canale di Cinema potreste trovare l’ennesima replica di 6 Underground, tanto amato dal pubblico adorante della caciara, ma potreste incappare anche in Roma o far scoprire Cuore Selvaggio a qualcuno che, di sua spontanea volontà, non lo avrebbe mai cercato sul catalogo.


Vale il medesimo discorso per le serie così come per i vari show d’intrattenimento.


In questo momento, sotto le feste, farebbe comodo un canale che trasmettesse i tanti show a tema dedicati sulla piattaforma, come farebbe bene avere un canale per il Cinema di Natale, piuttosto che una copertina confusionale, affidata a un tetro algoritmo incapace di comprendere come il sopracitato Cuore Selvaggio non sia propriamente definibile "commedia romantica".


Netflix, allo stesso modo, avrebbe occasione di sviluppare un sistema pubblicitario, tra un contenuto e l’altro, per promuovere come si deve il suo catalogo, piuttosto che la triste rotazione dei prodotti del momento o quello strano fenomeno per il quale una manciata di film e serie viene introdotta e rimane in primo piano per qualche giorno, per poi scomparire nell’oblio.

 

La poco citata Now TV, piattaforma streaming di Sky, già ha implementato questi servizi fin dal giorno 1.


Quello che propone è sì una serie di pacchetti dedicati, ma al tempo stesso non scorda di essere una televisione e non butta via il suo punto di forza: tornati a casa potete benissimo accedere alla programmazione live dei canali di Sky Cinema così come, qualora aveste il pacchetto, ai vari canali sportivi o a quelli dell'intrattenimento generico che comprendono le serie TV, i reality show e via discorrendo.


La televisione ha un sistema collaudato che, per certi versi, non può morire.

Perché è funzionale rispetto alle esigenze e alla domanda sollevata dal pubblico che non ha intenzione di fare il lavoro di chi fa il palinsesto e vuole evitare che il proprio figlio finisca a guardare il video di un giapponese impiccato.

 

Bei tempi quando a sollevare gli scandali era South Park, vero?

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3 commenti

L'esperimento di Netflix mi sembra molto interessante. Io trovo quasi insostituibile la comodità di poter esplorare i contenuti in rotazione su canali tematici, abbinata a un catalogo on demand.
Se anche le piattaforme di streaming iniziassero a funzionare così sarebbe una bella svolta perché adesso è davvero una giungla. Ed è un peccato rischiare di perdere tanti contenuti che potrebbero essere interessanti, solo perché sepolti in un catalogo che stra-pubblicizza le solite quattro serie tv.

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Riflessione giustissima! Ma se Netflix vuole arrivare in TV operando quel filtro di cui si parla, secondo me deve inventarsi un nuovo modo di inserire la pubblicità -ipotizzando che ci sia. Personalmente questa infatti è la cosa che più mi allontana dalla televisione tradizionale.

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Guilherme Pizio

6 mesi fa

mi è piaciuta parecchio questa riflessione!

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