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Furiosa - Recensione: il racconto di un mondo che ci appartiene

George Miller rilegge con Furiosa il proprio universo post-apocalittico, amplificando la strada percorsa con Mad Max: Fury Road coerentemente con la sua passione per la narrazione 

Furiosa: A Mad Max Saga esce nove anni dopo Mad Max: Fury Road.

 

Durante questo lasso di tempo l’industria cinematografica statunitense è radicalmente cambiata sia per circostanze interne ad essa sia per ragioni esterne. 

Il capitolo che vedeva protagonista Tom Hardy fu all’epoca rivoluzionario - ma a vederlo adesso non ha perso di un’unghia il suo valore - perché poneva al centro un’idea di Cinema che faceva della narrazione per immagini il suo mantra.

 

Parrebbe scontato, ma il senso di meraviglia fu totalmente immersivo per un film che avrebbe potuto essere benissimo muto e, ciononostante, in grado di tracciare un’antropologia e una cosmogonia dettagliate dell’universo che si abbatteva sui nostri occhi.

 

[Il trailer di Furiosa]

 

 

Nel 2014 Hollywood era all’apice del Marvel Cinematic Universe e perciò il grande blockbuster di intrattenimento seguiva regole figlie di una formula che ormai viaggiava con il pilota automatico: intrecci con altri film appartenenti allo stesso universo cinematografico, scene post-credit che annunciavano ai fan ciò che sarebbe avvenuto nella fase successiva, con la conseguente serializzazione di un determinato tipo di prodotto.

 

George Miller con Mad Max: Fury Road abbracciò queste regole salvo poi imporre la propria visione di blockbuster, speronando l’idea di Cinema (seriale) del MCU.

Nel 2024 il Marvel Cinematic Universe è in crisi totale da almeno tre anni, mentre Miller attraverso Furiosa (prequel di Fury Road) rilancia l’idea alla base del successo Marvel.

Una sorta di controcampo di ciò che fece ormai un decennio fa, rileggendo perciò il Cinema blockbuster sotto l’idea del racconto come frutto dell’epica prima di tutto scritta e poi mostrata.

 

Se quindi Mad Max: Fury Road era una corsa in autostrada con il pedale dell’acceleratore sempre schiacciato fino in fondo, Furiosa si presenta come un viaggio a ritroso per capire come si è arrivati a imboccare quell’autostrada.

 

 

[Alyla Browne interpeta Furiosa da bambina]

 

Il world building del film si amplia, i personaggi che lo popolano triplicano con la conseguenza che lo spettacolo viene concentrato in punti precisi e non in un solo e cinetico inseguimento, d’altronde George Miller sceglie di raccontare l'origin story di Furiosa - un po’ come i capitoli stand alone dedicati agli Avengers - in un arco narrativo di quindici anni.

 

Le basi su cui poggia il film sono quelle degli archetipi narrativi classici, passando dai racconti biblici fino ad arrivare a Omero (Iliade e Odissea).

Furiosa guarda all’archeologia della narrazione, un po’ come Fury Road faceva con l’archeologia cinematografica, adattando la visione di un mondo post-apocalittico figlio delle ripetute guerre tra uomini al messaggio ambientalista e femminista del film con Tom Hardy e Charlize Theron del 2015.

Si avverte quindi una maggiore costruzione delle sequenze e perciò - se vogliamo - una normalizzazione di alcuni risvolti narrativi in modo da arrivare ai punti di svolta per evolvere il racconto.

 

Questo però non è da intendersi come un difetto per il film, bensì come una precisa scelta determinata dalla natura dell’operazione che George Miller ha voluto creare con Furiosa.

 

 

[Chris Hemsworth è Dementus, uno dei tre Signori della Guerra di Furiosa]

 

Il regista australiano, con la maestria che solo i visionari del mondo del Cinema possiedono, ha saputo rileggere il peplum e il western sotto la propria peculiarità di sguardo.

 

Le lance diventano dardi esplosivi, i cavalli motociclette indiavolate, l’assalto alla città di Troia una battaglia tra ottani di benzina e piogge di proiettili, mentre l’assalto alla diligenza si trasforma in un attacco a una cisterna per una sequenza che tra primi piani, campi lunghi à la John Ford e cinetica della macchina da presa lascia attoniti per la magnificenza. 

Sovraccaricato di situazioni Furiosa diventa con il passare dei minuti un film in cui tutto è permesso, dove l’elemento comico è funzionale alla crudeltà delle immagini in modo da rendere la struttura epica dell’impianto narrativo distorta nel plasmare la protagonista a immagine e somiglianza dell’ambiente che la circonda.

Furiosa non è Fury Road e non avrebbe avuto senso che lo fosse.

 

Il Cinema è cambiato, il nostro sguardo pure, ma la voglia e la passione di George Miller per il racconto sono rimaste intatte adattandosi ai tempi che viviamo: l’Eden ormai è sempre più un’utopia, mentre le Terre desolate di questo universo narrativo si stanno trasformando in realtà. 

 

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