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Questo mondo non mi renderà cattivo - Recensione: manco pe' gnente

Su Netflix è arrivata Questo mondo non mi renderà cattivo, seconda opera animata firmata da Zerocalcare che con grazia e intelligenza sfrutta il linguaggio pop per parlare di generazioni in macerie e dei veleni che le soffocano

Parlare di Zerocalcare e di Questo mondo non mi renderà cattivo mi mette fortemente a disagio perché, come capita raramente, l’opera sembra non aver bisogno di nessun’altra voce a chiarire il proprio pensiero.

 

La mia recensione può servire soltanto a sottolineare, o chiarire, i meccanismi che Zerocalcare utilizza per accompagnare lo spettatore nella sua visione del mondo.

Armadilli a parte, parlare di Questo mondo non mi renderà cattivo si rende necessario per diverse ragioni e la prima delle tante è sottolineare il coraggio mostrato da Zerocalcare.

 

Dopo Strappare lungo i bordi, il cui tema principale faceva leva su una serie di blocchi emotivi facilmente spendibili con l’ampio pubblico, ripetersi con qualcosa di analogo sarebbe stato molto facile e conveniente; soprattutto se si parla di Netflix e di logiche di viralità, marketing e popolarità che passano per le visualizzazioni.

 

Zerocalcare è invece un autore che non ha mai coccolato il suo pubblico e la sua capacità di trattare argomenti complessi con grazia, cosa che comunque aveva già fatto in Strappare lungo i bordi, domina la sua poetica e le sue scelte narrative.

 

 

[Il trailer di Questo mondo non mi renderà cattivo]

 

 

Questo mondo non mi renderà cattivo prende di petto il presente e va in controtendenza rispetto al vero multiverso che viviamo ogni giorno tra influencer, stampa, chiacchiere social di varia natura e le lenti deformate del Cinema e della TV italiana.

 

Ognuno di questi mezzi racconta una verità posticcia, costruita in un teatro di posa composto su diversi media, ma pur sempre scena di qualcosa che non ha nulla a che vedere con la realtà.

 

Televisione e Cinema prendono enormemente le distanze dal quotidiano e spesso chi parla racconta scenari idilliaci che non incontrano i nodi alla gola che intere generazioni non riescono a sciogliere per gridare.

Un groviglio che diventa più stretto ogni volta che qualcuno con in mano un megafono sfrutta il proprio palco per lodare sé stesso, o trasudare vittimismo quando gli si fa notare che il privilegio che gli ha facilmente concesso di arrivare lì lo porta a generare rumore bianco.

 

In Questo mondo non mi renderà cattivo Zerocalcare mette ovviamente in dubbio sé stesso e quello che potrebbe sembrare un discorso egoriferito è invece un grimaldello utile a risolvere alcune obiezioni, ma in particolare una: chi ha privilegio, conquistato o meno, può parlare?

 

Una questione alla quale Zerocalcare ha da sempre risposto con le sue opere, perché una delle sue migliori qualità è da sempre quella di raccontare molto onestamente tutti noi, piuttosto che fuggire da uno scenario per larga parte fatto di macerie emotive che popolano un contesto decadente, consegnato al pubblico rendendo avatar di intere generazioni le maschere dei protagonisti del mondo di Zerocalcare.

 

 

[Questo mondo non mi renderà cattivo funziona in larga parte grazie alla dinamica Zero/Cesare]

 

L’immaginario quartiere di Tor Sta Ceppa serve come scena per raccontare una generazione asserragliata da un mondo che fa di tutto pur di renderla cattiva.

 

Zerocalcare ha deciso di andare oltre Rebibbia, Roma, e il suo luogo fittizio è un microcosmo rappresentativo di tutto il paese. Allo stesso modo la scelta di fare dell'interrogatorio in questura il punto di raccordo di tutta la narrazione è un pretesto per dare coesione ai differenti livelli del linguaggio di Zerocalcare, costruendo un po’ di mistero, tensione emotiva e morale attorno ai protagonisti della storia. 

Questo mondo non mi renderà cattivo si approccia a una massa di pubblico pop protagonista di un clima degno del peggior futuro post-apocalittico dove il dibattito pubblico, in qualsiasi campo, è la peggiore delle arene: un colosseo opera di design della fredda e imponente architettura brutalista che raccoglie nette divisioni senza lasciare spazio al pensiero, al dialogo e a un confronto che non sia solo ed esclusivamente violento.

 

Gli schieramenti sono composti da posizioni nette, senza rotondità o aperture di qualsivoglia natura e sostanzialmente la loro struttura è il pensiero di riporto: una cosa che si ripete a pappagallo senza che nessuno si domandi se abbia una parvenza di senso o se quella risposta facile a un problema complesso non sia, per chi la fabbrica, una conveniente lancia del destino votata ad altri fini, utilizzata a discapito di noi che la impugniamo per calcare il terreno dell’arena.

 

Questo mondo non mi renderà cattivo parla di noi, ma soprattutto del perché siamo diventati tutti così cattivi, netti, inamovibili e divisi in squadre dalle identità binarie. Zerocalcare, sfruttando sé stesso, fa un ragionamento più ampio che, di puntata in puntata, vuole trovare soluzione a moltissimi veleni e idiosincrasie dello scontro portato avanti dagli schieramenti.

 

L’odio che si genera oggi in molti contesti ha radici molto più sfumate e meno nette rispetto ai semplicistici concetti che riducono le persone a gruppi di appartenenza.

Gli stessi detrattori di Zerocalcare sono molto spesso parte del problema, poiché rappresentativi di quei gruppi chiusi in cubicoli tappezzati di argomentazioni miopi, spesso ammantati dalla voglia di trovare moralità superiori, ma che non lasciano uno spiraglio per guardare alla moltitudine che li circonda: il privilegio non è solo quello dato dal potere, dalla fama o dai soldi, ma anche dal benessere e dai comfort che diamo per scontati tutti i giorni e che qualcuno ci ha dato senza che noi alzassimo un dito.

 

Da quella posizione è facile avvelenarsi e pontificare sulla base di principi morali che pensiamo ci possano mettere su un piedistallo. Mettersi in dubbio e sfidare la propria moralità a discapito delle difficoltà è invece il vero gesto eroico che dovremmo compiere, come individui di un presente che inizia a muoversi.

 

Questo mondo non mi renderà cattivo non è mai bugiarda, ma soprattutto si prende la responsabilità di affrontare una situazione sociale che nessuno vuole (o è in grado) di raccontare, mettendo tutti a sedere di fronte ad argomenti che in altri contesti degenerano in quelle posizioni nette che sfociano nella violenza più bieca, verbale e non verbale.

 

 

[Questo mondo non mi renderà cattivo interroga Zero, ma anche lo spettatore riguardo al suo concetto di "parte" morale giusta]

 

Zerocalcare parla di immigrazione, estremismi politici, le posizioni patetiche dell'intrattenimento, generazioni dimenticate da una classe politica che gioca a House of the Dragon, mentre stampa e mass media inaspriscono ogni scenario pur di alimentare il proprio circo.

 

La verità raccontata da Questo mondo non mi renderà cattivo non è semplice e rappresenta gli invisibili del nostro quotidiano come persone che, ovviamente, hanno delle complessità emotive e sociali molto più forti di quelle che si possano pensare, sfruttate dal circo per renderli cattivi e fare spettacolo a discapito della collettività.

 

Zerocalcare ci dice tuttavia che in quella trappola ci cadono tutti, anche i migliori di noi, perché le macerie tra le quali ci muoviamo ci mettono tutti sullo stesso piano e spesso il tutto si riduce a innumerevoli crociate solitarie per cercare di sopravvivere, sperando che queste non ci rendano infami.

Cesare, Sarah, Secco e molti altri personaggi hanno un peso specifico molto importante all’interno della narrazione e del dibattito morale messo sul tavolo da Zerocalcare e questo accade perché la loro parabola è autentica e non artefatta dalla fuga psicogena dalla quale l’intera nazione sembra affetta quando si racconta, sollevando una domanda: cosa significa che mi sento buono e che sono dalla parte giusta?

Che cos'è "la parte giusta"?

 

Se in Questo mondo non mi renderà cattivo Zerocalcare riesce a trattare temi spinosi con grazia ed efficacia è prima di tutto grazie alla logica basilare del suo retaggio punk, dove il palco è allo stesso livello del pubblico. Ciò gli permette di mettersi in discussione e di utilizzare sé stesso come un parafulmine morale, ma soprattutto di approcciarsi al problema partendo dalle persone, trattando le posizioni come storie umane che raccontano maschere del nostro quotidiano: non stiamo parlando di soldatini parte di una causa o di un hashtag che li identifichi come fosse un credo dogmatico monolitico, ma di individui ordinari presi nel mezzo di un tempo presente che è un casino. 

 

Questo mondo non mi renderà cattivo da un lato riesce ad ammorbidire e a dare giusta dimensione ai mali del nostro presente, mentre dall’altro continua a portare avanti la qualità migliore di Zerocalcare: l’onestà e la chiarezza della sua voce.

Nessuno in TV, al Cinema o sui social network racconta davvero il quotidiano di una generazione che spesso si vede accerchiata da questi teatrini di benessere virale che servono solo a fomentare altro odio: in particolare, Questo mondo non mi renderà cattivo ci dice che chi possiede il quarto potere e chi fa arte e intrattenimento cerca il più possibile di rimanere nella propria bolla e di non dire mai davvero nulla.

 

Producendo consapevolmente del vuoto per non avere impatto su niente. 

 

 

[Questo mondo non mi renderà cattivo è ampio e Zero diventa personaggio dentro e fuori dal racconto]

 

In Questo mondo non mi renderà cattivo l'autore conferma anche la sua capacità di trasformare in animazione il fiume in piena delle sue parole e dei suoi pensieri, traducendo ancora una volta il dinamismo della sua narrazione, che si muove spesso anche nel metatelevisivo con una capacità rara, perché sarebbe stato molto facile ingolfare la narrazione con una voce narrante e svuotare lo schermo, come fanno tanti.

 

Zerocalcare invece lo riempie e le sue digressioni nutrite dalla sua poetica pop non sono un manierismo di easter egg senza alcun significato, ma servono costantemente il racconto per creare contesto, come per dare dimensione alle metafore confezionate per spiegare i concetti più caustici. 

Questo mondo non mi renderà cattivo segue la parola di Zerocalcare anche visivamente e ogni parentesi, suggestione e umore si traducono in qualcosa sullo schermo che crea parallelismi, lavorando meravigliosamente con la colonna sonora.

 

Potrebbe sembrare banale, ma la scelta delle musiche è una delle tante parti lodevoli della serie, perché finalmente anche sotto questo aspetto c’è un’opera che parla il linguaggio del pubblico di riferimento, senza passare per suoni e vibrazioni di epoche che non sono mai state davvero identitarie di chi guarda. Anche nelle sue parti più seriose Questo mondo non mi renderà cattivo gioca di autoironia, e risulta piuttosto chiaro come Zerocalcare non abbia rosicato nemmeno per un secondo dopo le varie critiche sollevate nei confronti dell’uso del romanesco o della sua voce: proprio per niente… forse un pelo.

 

Tuttavia questo aspetto diventa un'occasione per approcciarsi a quel linguaggio ibridato con il meta dal quale Zerocalcare entra ed esce organicamente, alternando un rapporto diretto con il pubblico con la messa in scena della sua storia.

 

 

[Di Questo mondo non mi renderà cattivo io mi porto nel cuore Sarah]

 

Dovrei fare una nota a margine sulla scelta delle voci e sul loro impiego in Questo mondo non mi renderà cattivo, ma sono altamente bipolare a riguardo. 

 

Da un lato comprendo la scelta di Zerocalcare di sottolineare la soggettività delle sue ricostruzioni di ricordi passati, dando la voce a più personaggi e lasciando spazio alle voci dei doppiatori quando si torna al presente.

Tuttavia in diversi frangenti, e dovrei sottolinearne uno che rende Sarah protagonista, avrei gradito il lavoro della doppiatrice (Chiara Gioncardi), che avrebbe contribuito a sottolineare con più forza l’intenzione drammatica di quella scena, così forte e meravigliosamente accompagnata dalla regia e dalla fantasia dell’animazione. Poi mi dico che la cosa comunque funziona e la voce di Zerocalcare non rompe la forza emotiva della scena e di quanto vuole raccontare.

 

Quindi, per usare un termine in linea con il contesto, 'sticazzi.

 

Diciamo che la questione è aperta al dibattito e la scelta di Zerocalcare è discutibile.

 

Questo mondo non mi renderà cattivo è a mio avviso la conferma di un autore che, contrariamente a molti altri, ha saputo sfruttare il proprio palco e il megafono che gli è stato messo in mano, ma soprattutto ha una consapevolezza di quello che è il presente dell’intrattenimento al quale molti altri, in Italia, non si avvicinano nemmeno con un palo di duecento metri. 

Con Questo mondo non mi renderà cattivo Zerocalcare ha ampliato il discorso intimista, seppur universale, a una moltitudine che è l’Italia intera e, prossimamente, scopriremo se anche questa volta avrà intercettato il sentire comune fuori dal nostro paese. 

 

Il presente è incerto anche per tutti gli altri fuori da questo casino fatto di macerie che è l’Italia. 

 

Di generazioni strozzate, là fuori, ce ne sono diverse. 

 

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1 commento

Terry Miller

1 anno fa

Ho iniziato a vederla proprio oggi e guarderò una puntata al giorno per godermela al meglio.
Zero è un autore che mi sta piacendo sempre di più, recentemente ho comprato e letto No Sleep Till Shengal e anche di quello ho amato la sua capacità di rendere quasi divertenti anche momenti di estrema tensione o tristezza, ma senza togliergliene la dignità.

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