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The Mandalorian - Recensione: il lato western e samurai della Forza

The Mandalorian: Le avventure di un cacciatore di taglie e di un potentissimo bambino alieno in una galassia lontana lontana. 

 

 

In che misura i personaggi della fantasia sono reali? 

Nella misura in cui questi influenzano l'immaginario collettivo.

 

Le creature nate da menti argute e fantasiose finiscono per sopravvivere a loro creatori, ai loro primi spettatori, ai loro figli e ad assumere una posizione tangibile aldilà del tempo.

 

Alla domanda su chi sia il miglior cattivo della storia del cinema il ventaglio delle risposte è sempre piuttosto limitato: Alex DeLarge, Joker, Hannibal Lecter e... Darth Vader, l'iconico personaggio, al contempo protagonista e antagonista, del mondo di Star Wars.

 

Il ricordo del momento in cui ho scoperto che Darth Vader è il padre di Luke Skywalker è perduto come lacrime nella pioggia.

 

La space opera creata da George Lucas non ha influenzato la cultura popolare solo tramite i suoi personaggi semplici e unici, ma proprio grazie agli ecosistemi che sono stati costruiti intorno a loro.

 

Spin-off, serie tv animate, romanzi, videogiochi sono confluiti nel mondo starwarsiano, arricchendo l'opera di tantissime sfaccettature.  

 

È in questo contesto che si colloca perfettamente The Mandalorian, la serie TV ideata da Jon Favreau, regista dei primi due film di Iron Man (2008 e 2010) e de Il re leone (2019), approdata su Disney+ negli Stati Uniti il 12 novembre e che abbiamo avuto occasione di vedere in anteprima. 

 

[Trailer ufficiale di The Mandalorian]

 

 

Jon Favreau, come George Lucas ai tempi della trilogia originale, adatta il corposo materiale a cui si ispira a una sinossi semplice e lineare, tornando indietro nel tempo a un senso primitivo del post-modernismo, genere di cui i primi episodi della space opera più famosa di sempre sono indubbiamente colonne portanti. 

 

Lo showrunner della serie, nonostante sia uno dei fondatori della Marvel Cinematic Universe e in quanto tale abbia già un posto tra le leggende del blockbuster, restituisce alla sua opera in 8 episodi tutto il suo amore per il Cinema e per la saga originale di Star Wars.

 

Siamo quindi di fronte all'atto d'amore di un nerd, amore che si percepisce in ogni frame. 

 

 

[The Mandalorian è la prima serie TV live action sul mondo di Star Wars]

 

La commistione sapiente di generi è ben chiara fin dalle prime note della colonna sonora di Ludwig Göransson, premio Oscar per Black Panther: alla volontà di catturare le reminescenze dell'infanzia rifacendosi al lavoro senza età di John Williams si aggiunge l'omaggio al Maestro Ennio Morricone e ai suoi lavori per Sergio Leone, il grande utilizzo di flauti e gong richiamano le soundtrack dei jidai geki, il dramma storico giapponese. 

 

In The Mandalorian si ha la sensazione che la musica non funga solo da accompagnamento ma sia anche un mezzo espressivo necessario; il protagonista, per il suo credo, indossa sempre un elmo e inoltre è parecchio silenzioso: spesso è grazie ai brani della colonna sonora che ne comprendiamo i pensieri e le emozioni.

 

Per otto episodi sono state registrate all'incirca quattro ore di musica.

 

Siamo alle periferie della galassia lontana lontana, sei anni dopo Il Ritorno dello Jedi (1983) e venticinque anni prima di Star Wars: Il Risveglio della Forza (2015): l'Impero è caduto, ma la costituzione della Nuova Repubblica non è priva di intoppi.

 

I Signori della Guerra continuano a imporsi e a reinventarsi come criminali dai potenti mezzi tecnologici.

 

Le infinite vie della Forza sembrano non interessare la vita dei comuni mortali che finiscono per interagire con cacciatori di taglie, assassini, mercenari, predoni, ribelli delusi.

 

La dicotomia tra Bene, rappresentato dai Jedi, dal colore bianco e dalla ponderatezza, e il Male, a cui invece sono associati i Sith, il colore nero e l'instintività, assume contorni meno definiti: The Mandalorian è l'avventura di un mandaloriano - di cui non spoileriamo né il nome né l'interprete - come suggerisce il nome e di un piccolo, verde, dolcissimo amico di cui non ci è dato sapere il nome, ma che viene chiamato semplicemente The Child.

 

 

[Il co-protagonista infante di The Mandalorian: The Child]

 

È necessario spendere qualche parole proprio su The Child, una creaturina di cinquant'anni che si comporta come un infante di non più di due, appartenente alla stessa misteriorissima specie del celeberrimo Yoda, Maestro dell'Ordine Jedi nella trilogia prequel e guida di Luke Skywalker nelle vie della Forza. 

 

Disney ha atteso l'uscita di The Mandalorian per rivelare quello che il popolo del web ha ribattezzato Baby Yoda, ritardandone la produzione del merchandising ma sbalordendo il pubblico che si è immediatamente innamorato dei suoi begli occhioni e delle tenere e grandi orecchie verdi.

 

Personalmente sono una sua fan e probabilmente sono già stata stata consapevolmente sedotta dal marketing della multinazionale statunitense.

 

Persino il grandissimo regista tedesco Werner Herzog, interprete del Cliente in The Mandalorian, si è innamorato del misterioso alieno, difendendo il burattino sul set quando si è ipotizzato di sostituirlo con una versione digitale in post-produzione nel caso in cui non fosse stato abbastanza convincente. 

 

 

[Werner Herzog in una scena di The Mandalorian]

 

Mi sento di dire che la scelta di ridurre all'osso la CGI per Baby Yoda sia stata vincente: non solo ha istigato una sorta di feticismo nei fan che ne desiderano ancora di più possederne una copia fisica, ma l'utilizzo dell'animatronica ha ampliamente contribuito a rendere i movimenti lenti e impacciati del pargolo più credibili e più teneramente buffi. 

 

Certamente si può dire che Disney Colpisce Ancora.

 

The Child scalfisce anche la corazza in acciaio Beskar del mandaloriano, il cui istinto paterno e l'integrità morale finiscono per catturare la simpatia dello spettatore.

Il fatto che il protagonista indossi l'elmetto, impedendoci di scoprirne il volto, favorisce anche il processo di immedesimazione.

 

Il cacciatore di taglie di The Mandalorian rappresenta in parte anche lo stereotipo dell'eroe, in ottica più moderna e flessibile rispetto alla visione classica incarnata da Luke Skywalker, strizzando l'occhio persino al mondo videoludico. 

 

Un esempio: il mandaloriano affronta una serie di prove per ottenere un'armatura (la parola crafting suggerirà qualcosa agli addetti ai lavori), affronta una missioncina per ottenere una cavalcatura, tra i tratti distintivi ha alcuni privilegi di classe, come la capacità di utilizzare alcuni particolari armamentari. 

 

 

 

 

Il protagonista di The Mandalorian rientra in quella categoria di outsider, taciturni e abili con le armi, che derivano direttamente dallo stereotipo dell'Uomo senza Nome, il personaggio interpretato da Clint Eastwood nella Trilogia del Dollaro, il caposaldo dello spaghetti western che ha consacrato Sergio Leone alla Storia del Cinema.

 

Il mandaloriano, per quanto abbia una scala di valori piuttosto definita al cui vertice si trova la protezione dei trovatelli, agisce perlopiù per tornaconto personale, è forte ma è soprattutto furbo, la sua armatura è già iconica.

 

A proposito: su YouTube gira anche un fan-trailer in pieno stile spaghetti western che si adegua perfettamente allo stile di The Mandalorian: 

 

[The Mandalorian è perfetto per un trailer spaghetti western]

 

 

A proposito della Trilogia del Dollaro, è giusto ricordare che Per un pugno di dollari (1964) trae grossa ispirazione da La Sfida del Samurai (Yōjinbō) , film del 1961 di Akira Kurosawa.

 

Piuttosto che urlare a un inutile quanto forzato parallelismo è bene ricordare che la saga di Star Wars deve molto all'opera dell'Imperatore del Cinema Giapponese, anche per stessa ammissione di George Lucas.

 

A Toshirō Mifune, attore feticcio di Kurosawa, fu persino offerto il ruolo di Obi-Wan Kenobi.

 

Prima di tornare a The Mandalorian e alla sua storia del duro cacciatore di taglie e del suo zuccheroso figlioccio facciamo dunque un passo indietro proprio alla correlazione tra questi mondi tanto distanti geograficamente e per target quanto incredibilmente vicini.

 

Quanto Yōjinbō è stato fondamentale per Sergio Leone si può dire che La Fortezza Nascosta (1958) sia stato uno degli spunti più influenti per George Lucas: il primo film della saga, risalente al 1977, viene introdotto dai droidi R2-D2 e C3-PO che camminano nel deserto, bisticciano e si separano come i due ladruncoli nel film di Kurosawa.

 

Si tratta di raccontare la storia dal punto di vista dei personaggi più umili.

 

Il personaggio di Obi-Wan Kenobi sembra un vecchio eremita, così come quello di Toshirō Mifune sembra un pastore di montagna: dietro le figure di entrambi si nasconde due importanti guerrieri, un Jedi e un samurai.  

 

Dal regista giapponese Lucas ha ereditato anche le transizioni a tendina tra una scena e l'altra, elemento ripreso anche da Jon Favreau in The Mandalorian.

 

 

[Persino gli elmi, in particolare quello di Darth Vader, si ispirano a quelli degli antichi samurai medievali chiamati kabuto]

 

 

Dopo questa piccola digressione di cui abbiamo analizzato solo la superficie possiamo tornare a parlare di The Mandalorian.  

 

Se da un lato il mandaloriano è un pistolero formidabile, oltre che un cacciatore di taglie come l'Uomo senza volto, dall'altro ci sono delle somiglianze innegabili con la figura del ronin, il samurai decaduto per la perdita del suo padrone e divenuto un guerriero errante dopo aver perso l'onore e rifiutato il seppuku, cioè il suicidio rituale.

 

 A differenza dei samurai non erano strettamente legati a un codice d'onore, a volte si mettevano a servizio del popolo, altre saccheggiavano villaggi.

 

Cowboy e ronin nel Cinema del Novecento divergevano per il contesto, sostanzialmente ribaltato, in cui le due figure venivano rappresentate: i western tipici parlano dell'instaurazione dell'ordine su territori selvaggi, mentre spesso i film su ronin e samurai sono ambientati durante il collasso dell'ordine precostituito in favore di una situazione di instabilità politica e economica.

 

In The Mandalorian l'Impero è caduto, vige il caos, la Nuova Repubblica è ben lontana dall'imporsi sulla galassia lontana lontana.

 

Il viaggio che lega i due protagonisti inoltre è una citazione al manga seinen, cioè con target adulto, Lone Wolf and Cub dello scrittore Kazuo Koike e del disegnatore Gōseki Kojima: nel fumetto infatti un samurai decaduto, al quale è stata giustiziata la famiglia, intraprende un viaggio con il piccolo figlio.

 

L'uomo diventa un mercenario e il bambino assiste a ogni suo scontro. 

 

 

 


Il quarto episodio della serie è chiaramente un omaggio a I sette samurai del già citato Akira Kurosawa: senza scendere troppo nei dettagli della trama vediamo il mandaloriano difendere un villaggio dai predoni insieme a Cara Dune, interpretata dall'ex lottatrice Gina Carano, insegnando l'arte del combattimento ai contadini.

 

Puro Kurosawa tra una marachella di The Child e l'altra.

 

Carineria Disney, western e jidai geki nello spazio: sembra un crossover a dir poco trash, ma The Mandalorian riesce a ricordarci cosa voglia dire 'intrattenimento'.

 

Persino le puntate che si limitano a raccontare delle storie senza fornire altri dettagli della trama riescono a essere avvicenti, quaranta minuti di evasione capaci di trasportare lo spettatore direttamente nello spazio magico di Star Wars, senza aver bisogno di stratagemmi narrativi complessi, incroci tra universi, milioni di personaggi mal caratterizzati nonostante il grande spazio su piccolo e grande schermo. 

 

Basta una manciata di battute affinché ogni personaggio di The Mandalorian trovi un posto di rilievo nello splendente firmamento dei personaggi secondari del mondo di Star Wars.

 

 

 


Semplicità e professionalità: "This is the way".

 

Alla regia delle puntate troviamo anche Taika Waititi, regista di Thor: Ragnarok (2017) e dell'acclamato Jojo Rabbit (2019), anche doppiatore del droide IG-88, Rick Famuyiwa, Dave Filoni, noto soprattutto per la serie animata Star Wars: The Clone Wars e, dulcis in fundo, Deborah Chow e Bryce Dallas Howard: le prime due donne alla regia di un prodotto live action di Star Wars.  

 

Non ci resta che attendere il 31 marzo per vedere come sarà accolta The Mandalorian in Italia e nel resto d'Europa, e l'autunno 2020 per una nuova stagione; sicuramente l'antagonista presentato negli ultimi episodi e interpretato da Giancarlo Esposito non fa altro che aumentare la nostra frustrazione durante l'attesa. 

 

Fino a quel momento godiamoci i tenerissimi meme su Baby Yoda, ne trovate alcuni in questa gallery.

 



Chi lo ha scritto

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8 commenti

Andrea Poletto

5 mesi fa

Grazie della recensione! È interessante vedere le ispirazioni e le citazioni dopo aver visto la serie: mi fa venire voglia di rivederla.

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Mike

5 mesi fa

Pedro Pascal unico come sempre

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Mike

5 mesi fa

bellissima serie!!

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Matteo G

9 mesi fa

La recensione molto acuta.Non sono un appassionato di Star Wars ma la serie è bella tranne qualche episodio.

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Matteo G

9 mesi fa

La recensione molto acuta.Non sono un appassionato di Star Wars ma la serie è bella tranne qualche episodio.

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Mike

9 mesi fa

devo assolutamente trovare il tempo di vederlo!!

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Claudio Bertelle

9 mesi fa

Recensione ottima, se già avevo voglia di vederlo adesso mi esce l'hype dalle orecchie 😂

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Vito Di Maida

9 mesi fa

Ottima recensione! Personalmente trovo che sia un ottimo prodotto, la musica ti permette di immergerti nei personaggi e nell'ambientazione dando tanto una sensazione western insieme ai bellissimi toni scelti nelle scenografie. Da fan della saga mi ha ricordato i vecchi fasti sotto diversi punti di vista e, come non mi capitava da tanto, ha presentato personaggi ben definiti, interessanti, di cui ti viene proprio voglia di sapere di più. Bello bello.

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