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Bojack Horseman 6, Parte I - Recensione: elogio del fallimento

BoJack Horseman si avvia alla conclusione: i primi 8 episodi della sesta e ultima stagione sono approdati finalmente su Netflix

Il sipario sta lentamente calando su Hollywoo(d): BoJack Horseman è partita in sordina nel 2014, considerata come la solita serie TV di nicchia irriverente e cinica per adulti ma, con un climax ascendente paragonabile a quello delle migliori serie della Storia del piccolo schermo, ha toccato vette altissime sia per la profondità dei temi trattati sia per la sperimentazione tecnica, riuscendo a fidelizzare una quantità incredibile di spettatori.

 

La seconda parte dell'ultima stagione verrà distribuita su Netflix nel febbraio 2020, nel frattempo cerchiamo di fare il punto su questi intensissimi otto episodi della sesta e ultima stagione.  

 

"Volere è potere".

Quante volte abbiamo sentito questa frase?

 

Il Cinema e la televisione propongono continuamente esempi di redenzione e riscatto.

 

Dal momento in cui il protagonista decide di voler dare uno scossone alla propria vita a quello in cui riesce a conseguire i propri obiettivi spesso non vediamo che poche sequenze. 

 

 

[Mr Peanutbutter e BoJack Horseman nel tanto desiderato "episodio crossover"]

 

Alla fine il meritevole riesce sempre a trovare il suo posto nel mondo, dal fallimento al successo c'è solo la forza di volontà: è il sogno americano.

 

BoJack Horseman racconta un percorso di vita più complesso, dove l'obiettivo è solo la serenità e il successo è spesso illusorio, momentaneo, incerto.

Piuttosto che concentrarsi sull'esaltazione del fare nella serie TV ideata da Raphael Bob-Waksberg e disegnata da Lisa Hanawalt viene prediletta un'analisi sull'importanza di fermarsi e riflettere.

 

A volte è necessario andare in terapia, trascorrere qualche giorno lontani dal lavoro, fare una pausa, essere inutili, scomparire oppure fermarsi per lottare in qualcosa in cui si crede.

Soprattutto negli Stati Uniti e ancora di più a Hollywoo(d), dove non esiste una fine della corsa e il desiderio del profitto e l'importanza dell'apparenza spingono il checkpoint sempre un po' più in là. 

 

BoJack Horseman (doppiato nella versione originale da Will Arnett) si reca in un centro di riabilitazione a Malibu e, contrariamente a qualsiasi pronostico, non solo si disintossica ma aiuta altri pazienti.

 

 

[BoJack Horseman finalmente in terapia]

 

Smette di tingersi i capelli rivelando la criniera brizzolata.

 

Affronta finalmente tutti quei ricordi che voleva annebbiare con le sostanze stupefacenti ricostruendo la storia della sua dipendenza dall'alcol fin dalla sua infanzia, quando suo padre Butterscotch lo fece ubriacare la prima volta per fargli dimenticare di aver assistito al tradimento coniugale. 

Riesce a comprendere finalmente da dove nasce il suo odio verso se stesso e verso i cavalli.

 

Diane (Alison Brie) decide di tagliare i ponti con il blog per cui lavorava, inglobato nella multinazionale White Whale.

 

Stavolta sarà BoJack Horseman, assieme al suo nuovo ragazzo Guy, ad aiutarla a combattere la depressione.

 

 

[Diane in un ristorante a Chicago con Guy, collega e nuova fiamma]

 

Princess Carolyn (Amy Sedaris), madre single e manager di successo, capisce che dovrà circondarsi di persone fidate come Judah e Todd (Aaron Paul) per fare tutto al meglio e che da sola rischia di far crollare il palazzo di certezze che ha costruito con sacrificio. 

 

Lei, Todd e la piccola Ruthie formano una platonica e bislacca famiglia. 

 

 

La rete di solitudini che le precedenti due stagioni avevano creato inizia a districarsi, i personaggi iniziano ad andare incontro gli uni agli altri, seppur con i piedi di piombo e a piccolissimi passi. 

 

 

[Princess Carolyn stressata dal lavoro e dalla maternità]

 

Mr Peanutbutter (Paul F. Tompkins) non riesce ad accettare il senso di colpa e, pur di non rimanere solo, costruisce una relazione fatta di bugie e inganni, in cui ai tradimenti si sovrappongono altri tradimenti riparatori, senza che il labrador più dolce e immaturo della serie riesca ad affrontare la sua disastrosa dipendenza affettiva.

 

Todd, la cui demenzialità ha sempre nascosto una plasticità mentale fuori dal comune, riesce a dar prova della sua intelligenza emotiva anche alla sua famiglia.

  

I personaggi di BoJack Horseman non riescono a ottenere la pace interiore tramite la volontà e lo schiocco di dita: hanno fallito per cinque stagioni decine di volte, abbastanza da poter dire che questo show che per lo spettatore sembra cinico pessimismo non è altro che una rappresentazione, seppur iperbolica, della vita reale senza la sottrazione a cui siamo abituati davanti allo schermo. 

 

La serie ci mostra pause e fallimenti che non vorremmo vedere, per non specchiarci.

 

BoJack Horseman è una serie scomoda e dolorosa proprio perché spinge fortemente all'empatizzazione e all'identificazione con i personaggi.  

 

 

[Bojack Horseman sceglie di smettere di tingersi i capelli]

 

Se c'è una cosa che chi scrive ama del grande e piccolo schermo è la possibilità di capire se stessi tramite la rappresentazione scenica, dare forma e colore a ciò che dentro di sé appare nebuloso e confusionario.

 

È la stessa necessità di espressione che stimola il processo creativo o di riordino che spinge a mettere nero su bianco le proprie impressioni e idee.

 

Dopo queste montagne russe di piccoli successi, grandi fallimenti, rallentamenti eterni e brusche accelerazioni, le ansie e i sospiri di sollievo dei protagonisti di BoJack Horseman diventano parte di noi spettatori, con lentezza e pazienza, senza che ci siano entrate improvvise di aitanti eroi.

 

A questa visione positiva della sesta stagione c'è un "ma", cioè lo spettro delle conseguenze delle proprie azioni.

Per quanto la volontà di migliorare riesca finalmente a corrispondere ad azioni pratiche, non si può cancellare ciò che si è stati e ciò che si è fatto. 

 

Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria e le persone non sono isole.

Prima o poi bisogna fare i conti con gli errori da cui si vuol fuggire e con l'impatto che questi hanno avuto non solo su se stessi, ma anche sugli altri. 

 

Seguiamo di sfuggita le vicende di Gina e di Kelsey, siamo consapevoli che prima o poi BoJack Horseman dovrà avere a che fare con loro. Viene evocato anche lo spettro di Charlotte e sua figlia, per ora solo nominate, ma è plausibile pensare che riappariranno nel gran finale. 

 

 

[La morte di Sarah Lynn nell'episodio di BoJack Horseman 3x11 "That's too much, man!"]

 

Gli intricati nodi della vita del protagonista verranno al pettine nella seconda metà dell'ultima stagione.

 

Il flebile equilibrio ritrovato potrebbe spezzarsi nell'uragano di rancore e risentimento da cui BoJack Horseman sta per essere travolto. 

 

Nel corso di questa stagione il cavallo è riuscito a ritagliarsi prima la sua comfort zone nella clinica, poi ha iniziato a viaggiare, senza davvero riuscire ad affrontare la sua casa fredda e vuota e il vortice ipercinetico di Hollywoo(d). 

 

 

Non ci resta che capire se riuscirà a ritagliarsi uno spazio da chiamare casa, se riuscirà a perdonarsi anche senza una totale assoluzione da parte di se stesso e delle persone a cui ha fatto del male, se riuscirà a emanciparsi dall'immagine perenne di Sarah Lynn, bambina prodigio e popstar divorata dalla droga, morta al suo fianco sotto la luce stellata di un planetario. 

  

 

[Pickles e la sua carriera da influencer su Face-feed]

 

Come sempre BoJack Horseman, tramite una fitta rete di personaggi inventati e celebrità hollywoodiane che prestano il loro volto alla serie, accenna con sarcasmo e finta leggerezza ai temi più scottanti dell'attualità.

 

Nella sesta stagione tocca al potere sconsiderato delle multinazionali, alla superficialità della tv d'informazione, alle pressioni sociali subite dai ragazzi nell'età del college, alla fragilità che si nasconde dietro una vita sovraesposta sui social network, alla figura femminile imbruttita e stereotipata nei blockbuster, soprattutto nel genere supereroistico, al talento sprecato dei registi indipendenti, allo sciopero sindacale.

 

Uno spazio ampio lo avrà la svalutazione della depressione, resa una sorta di feticcio social e materiale da meme, come altre malattie mentali considerate alla stregua di un capriccio.

 

Sì: BoJack Horseman si sta riferendo proprio a voi con la maglietta "Mai una gioia" o "Sono esaurita, lasciatemi stare" e a voi che scrivete di soffrire d'ansia ogni due storie di Instagram

 

Ciò che è certo è che se il finale sia agrodolce, tragico, comico o un lieto fine, poco importa: ancora una volta l'importante è quello che questa serie ci ha lasciato nel suo percorso e il vuoto che lascerà la sua assenza. 

 

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