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#Hey,Doc!

Amy e Searching for Sugar Man: due cantautori (in) doc!

Due documentari per raccontare due grandi cantautori

Cara gentaglia cinefila appassionata di documentari, siete in vena di cantare?

 

Oggi Hey, Doc! vi porta a spasso in un viaggio spazio-temporale, in giro per il mondo e per i decenni, raccontandovi due emozionanti storie di musica: vi parlerò della cantautrice Amy Winehouse, protagonista di Amy, e del misterioso cantautore Sixto Rodriguez tramite le scene di Searching for Sugar Man!

 

Fin dalla sua nascita questa rubrica ha trattato i temi più diversi spaziando dalla fotografia ai casi di cronaca rimasti irrisolti, vi ho parlato di missioni spaziali ricordando l'Apollo 11 e celebrando i 50 anni dell’allunaggio.

 

Siamo addirittura arrivati a interessarci agli esperimenti di strambi individui come chi finisce per correre nudo in Finlandia e chi prepara macaron ai piselli in laboratorio

Ora l’estate sta volgendo al termine, le giornate in spiaggia iniziano a essere un ricordo e si ricomincia a lavorare. Cosa c’è di meglio se non alleggerire il rientro dalle vacanze concedendosi un po’ di buona musica?

 

Let’s Doc!

 

 


Amy, di Asif Kapadia, 2015.

 

Apriamo le danze con la cantautrice britannica Amy Winehouse, la cui voce ha arricchito la scena musicale soul e R&B per appena nove anni.

 

Tristemente entrata a far parte del Club 27 insieme a grandi nomi della scena musicale e non come Jimi Hendrix, Janis Joplin, Kurt CobainJim Morrison, Anton Yelchin, Amy Winehouse ha regalato ai suoi fan solo quattro album a causa della sua prematura morte. 

 

Ci ha però pensato il grande regista Asif Kapadia a consegnarci un pezzettino in più della sua storia zittendo, allo stesso tempo, le malelingue che dipingevano Amy Winehouse come una classica poco di buono, dedita solo all’alcol e alle droghe.

 

 

 

 

Asif Kapadia non è nuovo al mondo del documentario.

 

In Senna è riuscito a far appassionare all’automobilismo anche lo spettatore che ne è a digiuno e in Maradona suscita l’affezione nei confronti del protagonista anche se non si conosce nemmeno la forma di un pallone da calcio: con Amy centra nuovamente l’obiettivo.

 

Si parte dall’infanzia della cantautrice londinese che ci viene mostrata tramite filmati di repertorio: la vediamo esibirsi in casa, ballare, insomma già aspirante artista che calca un palcoscenico all’epoca, però, molto intimo.

 

 

 

 

Passano gli anni e assistiamo alle sue prime esibizioni in pubblico e così, in un crescendo di fama, scorrono le esperienze che la porteranno sui palchi mondiali dove si è fatta conoscere.

 

Parallelamente alla fama si moltiplicano le conoscenze di Amy Winehouse, le amicizie che stringe, gli affetti a cui si lega e che, purtroppo, non sono tutti così sani e capaci di rendere costruttiva una relazione.

 

Al contrario, la situazione sentimentale di Amy Winehouse attraverserà alti e bassi che si ripercuoteranno sulla sua carriera artistica (le sue canzoni sono piene di riferimenti alle sue storie, ai suoi compagni) e, visibilmente, sulla sua salute.

 

 

[Amy Winehouse assieme all'ex marito Blake Fielder-Civil]

 

 

Il puntuale tentativo di soddisfare il bisogno di amore e sicurezza con persone però egoiste e insicure, con cui un’avventura appassionante di trasformava in fretta in una morbosa malsana relazione, ha irrimediabilmente trascinato la cantante sulla via del non ritorno.

 

Da spettatori ci si sente molto vicini alla giovane e fragile Amy Winehouse, perché è facile empatizzare con lei: a chi non è successo di fare qualche follia, completamente presi da un'altra persona che però non meritava tutte quelle attenzioni, rendendosi conto della cosa a posteriori e, prima, ignorando anche i consigli dell'amico più fidato?)

 

Siamo vicini a Amy anche perché nonostante la cecità da innamoramento, quasi non si crede che la cantante potesse affezionarsi e dar credito a delle persone così ingiuste e menefreghiste nei suoi confronti.

 

 

 

 

È questa stessa incredulità a darci il metro di misura per farci capire quanto Amy Winehouse fosse debole nelle sue relazioni, quanto si lasciasse trascinare in qualunque situazione, quasi senza riuscire a mettere dei paletti, a definire una linea di confine in prima persona.

 

Il regista Asif Kapadia, come sempre, ci fa affezionare al personaggio rendendo comprensibile a tutti le cause che hanno portato la sua vita a svilupparsi nel modo in cui tutti conosciamo.

Comprensibile, non accettabile. Accettare le scelte altrui resta alla sensibilità dello spettatore.

 

Vincitore del Premio Oscar 2015 per il Miglior Documentario, del BAFTA nella stessa categoria e di numerosi altri premi: che amiate o no Amy Winehouse, Amy è sicuramente da non perdere.

 

 

 

Searching for Sugar Man, di Malik Bendjelloul, 2012.

 

Immaginate di partecipare a un festival cinematografico della durata di una decina di giorni durante il quale assistete a 3 o 4 proiezioni al giorno, ovviamente in lingua originale (inglese, cileno, giapponese... e voi conoscete solo l'inglese!), tanto che a fine giornata se incontrate un amico gli fissate il mento in cerca dei sottotitoli. 

 

Immaginate che per questo festival abbiano realizzato una di quelle classiche clip introduttive che proiettano prima di ogni film, la stessa per tutti gli spettacoli, e che la colonna sonora di questa clip sia la colonna sonora del documentario di cui stiamo per parlare. 

 

Se tra di voi heydocchettari c'è qualcuno che partecipò all'edizione del Biografilm Festival 2013, leggere il titolo di Searching for Sugar Man vi rimanderà alle calde melodie di quell'estate estratte dal documentario di Malik Bendjelloul, film di apertura del festival.

 

 



Se non sapessimo dall'inizio che quello a cui stiamo per assistere è un documentario, potremmo persare che Searching for Sugar Man sia un mockumentary molto ben riuscito, ricco di colpi di scena e di eventi fortuiti che si susseguono e il cui risultato finale ha dell'incredibile. 

 

Realizzare poi che nella storia di Sixto Díaz Rodríguez, cantautore statunitense attivo negli anni '70 e protagonista del documentario, non ci sono elementi di fantasia ma è tutto vero, rende tutto ancora più straordinario.

Niente fiction, niente immaginazione.

Solo verità - come amava il buon Donn Alan Pennebaker - più una buona dose di mistero.

 

Ultimo di sei fratelli (da lì il suo nome) Sixto Rodríguez è un operaio dalla spiccata sensibiità per i temi sociali e all'inizio degli anni '70 pubblica Cold Fact e Coming from Reality, due dischi di altissimo livello poetico destinati, però, a rimanere quasi completamente sconosciuti in tutti gli Stati Uniti.

 

 

[Le copertine di Cold Fact, primo album di Rodríguez uscito nel 1970, e Coming from Reality, disco uscito nel 1971]

 

I brani degli album trattano temi come la situazione della classe operaia, parlano di vita di strada, di droga: lo sugar man, l'uomo dello "zucchero", che dà il titolo alla prima traccia di Cold Fact e al documentario stesso, non è nient'altro che lo spacciatore con cui l'autore finge di avere una conversazione.

 

"Sugar man, you're the answer 

That makes my questions disappear"

 

[Sugar man, tu sei la risposta

Che fa sparire le mie domande]

 

Tutti temi all'epoca molto sentiti, trattati da tanti altri cantautori che hanno avuto molta più fortuna di Rodríguez (Bob Dylan, John Lennon) ma che, inspiegabilmente, non resero l'artista noto al grande pubblico negli Stati Uniti. 

In Sudafrica, però, fu tutta un'altra musica.

 

In pieno clima di apartheid, soffocati dalle limitazioni e dalle ingiustizie della segregazione razziale, i sudafricani eressero Rodríguez a simbolo della ribellione contro un governo che aveva abolito la libertà di espressione, di contestazione, che censurava e zittiva senza dare troppe spiegazioni.

 

 

["Nessuno sapeva niente di lui, era un mistero"]

 

Per il popolo del Sudafrica, quindi, Rodríguez divenne una vera e propria icona, considerando il significato etimologico del termine: nel tragitto dagli USA al Sudafrica di lui erano arrivati solo un paio di dischi da cui non si riusciva neanche a capire bene la sua identità.

 

C'era solo l'immagine dell'uomo in copertina, non si sapeva altro. 

Aggiungendo l'aspra censura che colpì i suoi album - messi al bando - e il divieto per le radio di mandare in onda i suoi brani, il successo del cantautore statunitense in terra sudafricana risulta ancora più incredibile e ammantato da un velo di mistero. 

Vinili ritirati dai negozi, graffiati di proposito per non permetterne la riproduzione: tutto questo non servì a fermare il passaparola, a far conoscere questo artista che motivò e diede coraggio a un'intera generazione di ragazzi che volevano combattere un sistema oppressivo.

 

Searching for Sugar Man è la storia di come alcuni musicisti, produttori e vecchi fan di Sixto Rodríguez in generale si siano messi sulle tracce del cantante folk che alimentò la speranza per un mondo più libero durante la loro giovinezza. 

 

Una vera e propria investigazione mirata a ottenere più informazioni su quella figura quasi mistica che veniva da lontano e di cui, sia per la censura del governo sia per una sparuta possibilità di fruire di informazioni (non esisteva Google), era stato loro impossibile conoscere.

 

 



Oltre alla storia in sé il cui epilogo lascia a bocca aperta, i punti forti del documentario a mio avviso sono le colonne sonore, vetrina del repertorio del cantautore protagonista che accompagnano tutta la narrazione. 

 

I tempi di quest'ultima sono perfetti e non era semplice riuscire in un risultato del genere: Searching for Sugar Man tiene sempre alta l'attenzione e non mi ha annoiata, anzi, avrei voluto prendere parte alle ricerche sul protagonista per cercare qualche indizio in più e avvicinarmi più velocemente alla soluzione del mistero.  

Un po' di testimonianze da parte di chi conosceva Sixto, alcuni aneddoti al limite tra realtà e leggenda: tutto serve per arrivare, con il giusto tempo, a scoprire la verità. 

 

Non cercate altro sulla figura di Sixto Rodríguez: non rovinatevi la sorpresa e scoprite l'evoluzione della storia godendovi Searching for Sugar Man, vincitore del Premio Oscar 2013 per il Miglior Documentario.

 

 

[A sinistra Malik Bendjelloul, regista, sceneggiatore e produttore di Searching for Sugar Man che si è tolto la vita nel 2014, a destra Simon Chinn, produttore del film]

 

 

Anche stavolta per Hey, Doc! è tutto!

 

Spero di avere stuzzicato il vostro interesse con i miei suggerimenti per farvi appassionare sempre di più al Documentario, questo pezzo di Cinema ricco di storie assurde, persone bizzarre, che apre la mente alle diversità del mondo ed è capace di stimolare la stessa facendole partorire dubbi esistenziali.

 

Ad esempio: quali sono state le dinamiche per cui negli anni '70 nessuno negli Stati Uniti si è filato Sixto Rodríguez mentre, nello stesso decennio, altri cantautori hanno sbancato con il loro più grande successo, tanto in patria quanto in tutto il mondo?

 

Aspetto di sapere la vostra opinione... sul dubbio esistenziale, certo, ma soprattutto sui documentari! 

 

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