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#Hey,Doc!

1969-2019: i migliori documentari spaziali a 50 anni dall'allunaggio

Era il 12 settembre 1962 quando il presidente degli Stati Uniti d'America John Fitzgerald Kennedy, davanti a decine di migliaia di persone riunite allo stadio della Rice University, pronunciò il famoso discorso per celebrare l'inizio del programma Apollo, una serie di missioni che avevano come obiettivo finale l'allunaggio.

 

"We choose to go to the Moon!

We choose to go to the Moon... We choose to go to the Moon in this decade and do the other things, not because they are easy, but because they are hard"

 

 

["Abbiamo deciso di andare sulla Luna in questo decennio ed impegnarci in tutto il resto, non perché sono cose semplici ma perché sono ardite"]

 

 

Le missioni Apollo non andarono tutte a buon fine, anzi, a dirla tutta non ci fu un grande inizio.

 

Nel 1967, la navicella all'inizio denominata Saturn 204 con a bordo gli astronauti scelti per partecipare alla prima missione Apollo, a causa di un problema di isolamento di un cavo di rame, prese fuoco e per Virgil Grissom, Edward White e Roger Chaffee non ci fu niente da fare.

 

In memoria di coloro che sarebbero dovuti essere i primi ad inaugurare il programma Apollo, la Saturn 204 venne denominata Apollo 1.

 

La prima missione di successo fu quella compiuta nel 1968 con l'Apollo 7 (dall'Apollo 1 si passò direttamente al 7) che segnò una svolta anche nell'ambito della comunicazione: fu la prima missione spaziale a prevedere una diretta televisiva.

 

Fino al maggio '69, dunque fino alla missione con l'Apollo 10, ci si limitò a seguire l'orbita lunare.

 

Sia chiaro: chiunque abbia avuto il coraggio di farsi rinchiudere all'interno di una scatoletta di metallo, farsi sparare in direzione opposta al nostro pianeta, superando l'atmosfera, raggiungendo l'immenso spazio in cui nulla ha più peso, da cui si vede la bellissima Terra come un grande topazio screziato di giallo, verde e un po' di bianco, chiunque abbia fatto una cosa del genere è un eroe che ha dato il proprio contributo alla scienza e sogni a milioni di terrestri.

 

Ma è indubbio che la missione che è rimasta nel cuore più di tutte è quella dell'Apollo 11: precisamente 50 anni fa, il 20 luglio del 1969, si concluse con l'allunaggio.

 

L'equipaggio, composto dagli astronauti Neil Armstrong, Buzz Aldrin e Michael Collins, è rimasto nella storia delle esplorazioni spaziali.

 

 

[Da sinistra verso destra: Neil Armstrong, Michael Collins, Buzz Aldrin]

 

Spazio, astronatuti, stelle, lune, navicelle, caschi, aria e sua mancanza, vuoto, Sole e radiazioni, carburante, rotte...

 

Poteva tutto ciò non dar vita ad un infinito filone di film?

Certo che no!

 

Storie affascinanti, inquietanti, storie più o meno vere nelle quali ci piace immedesimarci per tentare di percepire anche lontanamente un briciolo di ciò che si potrebbe mai provare ad avere i punti di vista della Luna, di Marte, di un meteorite che sfreccia senza freni.

 

Il binomio Spazio-Cinema è fortemente legato a cult come Le Voyage Dans la Lune di George Méliès (questo articolo per chi ancora non lo conoscesse), 2001: Odissea nello Spazio di Stanley Kubrick, Apollo 13 di Ron Howard, alle saghe di Star Wars e di Star Trek, o al più recente Interstellar di Christopher Nolan.

 

Ma, Hey, Doc!

Non saremmo mica qui se non ci fossero anche documentari a riguardo!

 

E infatti...

 

 

 

 

Signore e signori, un pezzo di Storia del Cinema documentaristico: For All Mankind.

 

Opera del 1989 del regista Al Reinert, candidato al Premio Oscar al Miglior Documentario, narra le vicende che interessarono Armstrong, Aldrin e Collins che con l'Apollo 11 donarono al genere umano la possibilità di percepire diversamente il sé e la Terra rispetto a ciò che ci circonda.

 

Il documentario è nient'altro che un montato di filmati di repertorio... ma che repertorio!

 

Spiamo gli astronauti durante la preparazione, prima di salire a bordo della navicella: chi prova a rilassarsi restando al buio con un asciugamano in faccia, chi invece, quasi come fosse la ripetizione prima di entrare nell'ufficio del professore per l'esame, dà un'ultima occhiata al quaderno con le procedure.

Si sale a bordo, gli assistenti sistemano gli astronauti con palese sforzo.

 

Gene Kranz.

L'integerrimo direttore delle operazioni di volo delle missioni Gemini ed Apollo, Gene Kranz.

 

Ed Harris in Apollo 13, per intenderci.

Con quei suoi originalissimi e iconici gilet che sua moglie Marta cuciva apposta per lui, uno per ogni nuova missione.

 

La Mission Control dello Space Center a Houston, tutto il personale NASA al suo interno e la tensione che si tagliava a fette.

 

 

[Gene Kranz sfoggia uno dei suoi sobrissimi gilet]

 

Il musicista e compositore Brian Eno arricchisce il documentario con le sue colonne sonore facendoci immergere ancora di più nelle atmosfere lunari, in particolare nei momenti successivi all'allunaggio nel Mare della Tranquillità (la famosa Tranquillity Base).

 

Gioiamo insieme ad Armstrong e Aldrin appena scendono dal modulo lunare Eagle (Collins rimase in orbita sul modulo di comando Columbia) e siamo portati alla commozione guardando i loro saltelli che sembrano in slow motion, ascoltando il loro canticchiare felice mentre raccolgono campioni sulla superficie del nostro satellite, tutto ciò mentre veniamo avvolti dal sottofondo di Brian Eno.

 

Tra le musiche presenti nel documentario non manca un'adattissima Fly Me to the Moon di Frank Sinatra, cantante che ebbe in un certo senso l'onore di essere portato a bordo dell'Apollo 11 sottoforma di audiocassetta.

 

Spesso, però, si tende a considerare artefice di un'impresa solo chi taglia il traguardo, tralasciando il fatto che quella persona in vista, se è lì, lo deve anche a tanti altri che lavorano più o meno dietro le quinte per lo stesso risultato.

 

Il film non è solo opera del regista o dell'attore.

La casa non è solo dell'architetto.

Il podio in Formula1 non è solo del pilota.

 

Lo stesso vale per le missioni spaziali che coinvolgono un grandissimo numero di professionisti uniti tutti per raggiungere un unico obiettivo.

 

 



Se ne parla in Mission Control - The Unsung Heroes of Apollo.

 

Il documentario è un’emozionante cronistoria che va dalla tragica missione Apollo 1, passa per l’epica impresa dell’allunaggio con l’Apollo 11, ci mostra i fatti della sfiorata tragedia con l’Apollo 13 e arriva all’ultimo lancio dell’Apollo 17.

 

Preziose interviste montate tra i filmati di una missione e l’altra rendono il tutto ancora più avvincente.

 

La novità è che viene data voce a chi solitamente non viene ricordato (o almeno non quanto meriterebbe), a chi agiva nascosto dietro al sipario, ma senza il cui operato non sarebbe potuto accadere nulla: il gruppo di lavoro del Mission Control Center (MCC).

 

Prima del 1965 la base dell’MCC era a Cape Canaveral (Florida), poi si decise di spostarne la sede a Houston (Texas) nell’attuale Lyndon B. Johnson Space Center.

È quella la famosa Houston da cui partivano e a cui erano indirizzati i più famosi messaggi via radio che abbiano mai attraversato l’atmosfera terrestre, alcuni anche presenti nel doc.

 

Apollo 11

 

Neil Armstrong:

“Houston, Tranquility Base here.
The Eagle has landed.”

 

[Houston, qui Tranquillity Base.

La Eagle è atterrata.]

 

Comandante Charles Duke:
“Roger, Tranquility, we copy you on the ground.

You got a bunch of guys about to turn blue here.

We're breathing again.

Thanks a lot!"

 

[Ricevuto, Tranquillity, ti riceviamo a terra.

Un gruppo di ragazzi stavano diventando blu.

Stiamo respirando di nuovo.

Grazie mille!]

 

Apollo 13

 

Jack Swigert:

“Okay, Houston, we've had a problem here."

 

Già, la famosa frase era quella: Tom Hanks ci ha preso in giro per una vita con il suo

“Houston, we have a problem!”

 

 

[Tom Hanks interpreta l'astronauta Jim Lovell in Apollo 13]

 

Cuore in gola assicurato per tutto il doc, alternarsi di gioia ed esultanza ad ansia e irrequietezza.

 

Non parliamo dei momenti in cui viene mostrata l’emergenza per l’Apollo 13, quando nell’MCC erano tutti in crisi, e poi quei pazzi hanno tirato fuori quell'arrabattato...

Ah, giusto, qualcuno potrebbe non aver visto il film Apollo 13  o non sapere come siano andati i fatti, dunque non vi rovinerò la sorpresa... recuperate però, eh!

 

Piccolo consiglio per le vacanze: se doveste avere la possibilità di andare a Houston di persona, fate un salto allo Space Center Houston e troverete lo Space Center Theater in cui potrete godere di una proiezione in IMAX 4K.

 

 

 

 

Caro popolo di CineFacts.it, giunti fin qui direi che siete proprio degli appassionati di missioni nello spazio e lavori cinematografici a tema.

 

Sapete dunque cosa dovete fare oggi, vero?

Ma come "no"!?

 

Oggi aprono le vendite dei biglietti per rivivere in sala il 9, 10 e 11 settembre prossimi, l'avventura dell'Apollo 11 godendo di un meraviglioso materiale 4K che al Sundance Film Festival 2019 si è accaparrato il Premio Speciale della Giuria Documentari per il Miglior Montaggio.

 

Ora sapete cosa fare... per non rimanere all'asciutto a settembre!

 

Invece oggi ci sono altre cose ancora che potreste fare: ce n'è per ognuno di voi.

 

Se siete persone dall'animo vintage potete andare sul sito Apollo 11 in Real Time, scoprire a che punto era 50 anni fa la missione che avrebbe portato all'allunaggio e addirittura ascoltare le registrazioni della Mission Control avendo la possiblità di collegarvi con il microfono che preferite: quello dell'ufficiale di guida, quello del direttore di volo, del chirurgo o di chiunque fosse nella famosa sala controlli.

 

 



C'è invece tra di voi chi guarda più al presente?

Tranquilli, ce n'è anche per voi.

 

In concomitanza con i 50 anni dell'allunaggio si sta svolgendo la missione Expedition 60, la sessantesima missione di lunga durata della Stazione Spaziale Internazionale (SSI) che, tra gli astronauti impegnati in esperimenti di diverso genere (fisiologia umana, nutrizione, UV), vede coinvolto il catanese Luca Parmitano.

 

Guardando il logo della missione odierna è lampante il richiamo alla missione dell'Apollo 11.

 

 



Gli astronauti della Expedition 60 non metteranno piede sulla Luna ma atterreranno sulla SSI per unirsi ai colleghi già a bordo della Stazione.

 

Il nostro Luca Parmitano è al suo secondo volo dopo che, durante il primo, è ufficialmente diventato il primo astronauta italiano a compiere un'attività extraveicolare (per una durata totale superiore alle sei ore), la prima prevista durante la missione.

La seconda non è riuscito a portarla a termine.

 

Perché?

Sì, sì, ho sentito qualcuno di voi che se lo chiedeva, non negate... 

 

 



EVA è l’acronimo di extra-vehicular activity e sta ad indicare quel tipo di operazioni per cui gli astronauti devono lavorare al di fuori della navicella.

 

EVA 23 è un documentario che parla della seconda EVA di Luca Parmitano il quale, il 16 luglio 2013, ha rischiato di annegare.

 

Sì: di annegare.

Fluttuando nel vuoto.

A 400 chilometri dalla Terra.

 

 



Se siete particolarmente sensibili a scene di persone a cui viene a mancare l’aria, beh... bombola d’ossigeno a portata di mano!

 

Io non voglio aggiungere altro, se non che questo breve documentario (24 minuti appena) andrebbe visto con lo schermo più grande che possiate immaginare!

 

Ma ora, dopo tutte queste parole, non vi è venuta voglia di uscire fuori, allontanarvi dalla città, buttarvi su un prato e stendendovi osservare il cielo?

Probabilmente non sentirete un vocione profondo che intona un "Ricordati chi sei!" ma, anche senza l'aiuto dell'audio fuori campo, è così difficile ricordarsi chi siamo?

 

È così difficile capire che non siamo che microbi rispetto all'immensità dell'Universo, che siamo deboli come vermi rispetto alle forze che governano la fisica?

 

 

 

Siamo una poltiglia a base di carbonio che ha avuto la fortuna di nascere su una meravigliosa biglia abitabile.

 

Tanti piccoli impasti a base di carbonio che troppo spesso lottano con altri impasti a base di carbonio solo perché questi, ad esempio, sono stati fatti col cacao.

Ci crediamo i padroni di qualcosa che non ci appartiene, su cui abbiamo avuto solo la fortuna di evolverci - lo so: può non sembrare, ma è così - che ci ha accolto dandoci tutto, ma che noi stiamo ripagando con l'omicidio.

 

Alzate lo sguardo al cielo in una notte umida d'estate.

Non sentite il profumo delle stelle?

 

Il loro sguardo buono, l'affetto dei pianeti.

Un po' la delusione della Luna.

 

 

[Frame da The Three of Life di Terrence Malick]

 

 

L'Universo e la difficoltà di definire in esso spazi e tempi concepibili per le nostre menti dovrebbe insegnarci il distaccamento dal negativo: in quanto esseri umani, terrestri, non abbiamo tempo per l'odio né per l'intolleranza, non c'è spazio per la guerra e le azioni violente che generano a loro volta paura e altro odio per cui, ancora, non abbiamo tempo.

 

E così in un circolo vizioso in cui l'unico motore dovrebbe essere l'amore universale e un'armonia cosmica in continuo divenire. 

 

Buon cinquantesimo anniversario dell'allunaggio!

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