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Il Coronavirus ribalta i piani delle major di Hollywood

Il Coronavirus si sta diffondendo sempre di più e ha raggiunto anche gli USA costringendo le major di Hollywood a rinviare, spostare o sospendere non solo importanti uscite cinematografiche, ma anche la produzione stessa di molti film pronti a partire. 

 

 

Non solo James Bond: è di pochi giorni fa la notizia dell'annullamento della première cinese con relativo tour promozionale di No Time to Die, la nuova avventura di 007, news alla quale è poi seguita quella in merito al suo slittamento a novembre.

 

Mulan, il nuovo live action Disney con un cast interamente composto da attori asiatici, è stato rinviato a non si sa quando, dato che la Casa del Topo contava tantissimo su un lancio in grande stile in Cina e per adesso non si sa ancora quando la cosa sarà fattibile. 

 

I Miserabili, Onward, L'Uomo Invisibile, Dopo il Matrimonio, Honey Boy sono tutti film la cui uscita prevista è stata posticipata. 

 

 

 

 

Ma non solo, perché se è vero che la situazione italiana del Coronavirus sta modificando i piani della distribuzione, sta cambiando anche le produzioni: il nuovo Mission: Impossible ha sospeso le 7 settimane di riprese previste a Venezia, mentre Netflix sta cercando delle nuove location per il film Red Notice con Dwayne 'The Rock' Johnson.

 

Il film doveva essere girato in Italia, ma hanno cambiato idea e piuttosto che posticipare le riprese hanno scelto di spostarsi altrove. 

 

"Non ho mai visto niente che influisse così tanto su così tanti film tutto in una volta", ha dichiarato Jeff Bock, analista senior di Exhibitor Relations, 

"Ci sono stati in passsato episodi isolati, anche tragici, che hanno influenzato un certo film.

 

Ma la situazione attuale sta influenzando l'intero settore da cima a fondo". 

 

E anche i festival stanno subendo conseguenze. 

 

 



Il torinese SEEYOUSOUND ha dovuto chiudere dopo appena 3 giorni, ma all'estero non stanno certamente messi meglio: SXSW, il festival del cinema, della musica e della tecnologia che si tiene dal 13 al 22 marzo ad Austin in Texas, è stato cancellato; il Bentonville Film Festival in Arkansas, co-fondato da Geena Davis, ha spostato le date per il 2020 dal 29 aprile/2 maggio al 5/8 agosto. 

 

La prima edizione dell'atteso Festival Internazionale del Mar Rosso e dell'Arabia Saudita, originariamente prevista dal 12 al 21 marzo a Jeddah, è stata cancellata.

Gli organizzatori hanno dichiarato che l'evento verrà riprogrammato, ma non hanno ancora idea di quando. 

 

Il 22° Festival del Documentario di Salonicco, programmato dal 5 al 15 marzo in Grecia, è stato rinviato con gli organizzatori che stanno fissando le date a fine maggio o inizio giugno. 

 

In Svizzera, il Festival Internazionale del Cinema e il Forum sui Diritti Umani, in programma dal 6 al 15 marzo a Ginevra, è stato annullato. 

 

E in questi giorni nell'organizzazione del Festival del Cinema di Cannes stanno continuando a lavorare, dato che il decreto governativo francese vieta l'assembramento di più di 5000 persone al chiuso e gli organizzatori hanno fatto sapere che una situazione simile a Cannes non può verificarsi, ma è anche vero che in Francia il contagio è appena iniziato e nessuno ha idea di cosa succederà da qui al 12 maggio, data prevista per l'inaugurazione. 

 

 

 

 

Quello di Cannes è il festival cinematografico più importante e più frequentato del mondo: nel 2019 ha visto la presenza di oltre 4500 giornalisti, 40mila persone accreditate e la cittadina della Costa Azzurra che da 70mila abitanti è passata ad averne nei 10 giorni di festival più di 200mila. 

 

Oltre al concorso, al glamour, al red carpet e alle anteprime, a Cannes si svolge in quei giorni il Marché du Film: per come è organizzato è l'unico Mercato del Cinema ed è fondamentale per l'intera industria mondiale; non esiste al mondo altro luogo in cui produttoori e distributori di oltre 120 paesi del mondo si incontrano dal vivo per vendere e comprare i diritti di distribuzione o di sfruttamento di un'opera cinematografica. 

 

Se Cannes dovesse saltare sarebbe un danno incalcolabile per tutto il sistema Cinema. 

E se dovesse spostarsi non ci sarebbe alternativa se non quella dell'autunno inoltrato: non potendolo fare a maggio, nel caso, a giugno sarebbe troppo presto, a luglio e agosto non avrebbe senso un po' per la stagione estiva e il già congestionamento della cittadina francese e un po' perché l'affluenza sarebbe più bassa, a settembre c'è la Mostra di Venezia. 

Per adesso da Cannes tranqullizzano tutti: il Festival ci sarà. 
Incrociamo le dita. 

 

 



Ma i danni, anche in Francia, sono già palpabili al di là dei festival e delle proiezioni infauste: dal 2 marzo una quarantina di sale sono state chiuse. 

 

Un numero basso, ma destinato a salire. 

 

In Italia il decreto non impone la chiusura delle sale, ma l'obbligo di un metro tra uno spettatore e l'altro. 

 

Le sale che non sono in grado di far rispettare questo obbligo non possono aprire, ma sono moltissimi gli esercenti che hanno comunque deciso di non aprire: al momento ci sono intere zone d'Italia con i cinema chiusi, soprattutto in Lombardia e in Veneto, e si calcola che circa la metà degli schermi italiani siano al momento chiusi al pubblico. 

 

 

 

 

Migliaia di cinema sono chiusi in Cina, che ha circa 70mila schermi in 10mila sale.

 

Tutte le uscite cinematografiche locali in programma per le redditizie vacanze del capodanno cinese sono state ritirate dai distributori sul territorio, il secondo più grande al mondo per il botteghino.

 

Le catene UME, Wanda, Jinyi, Bona, Imperatore e Lumière sono tutte chiuse. 

 

La The Walt Disney Company sta inoltre affrontando un'altra emergenza economica, tangenziale al Cinema: da fine gennaio sono stati chiusi il parco Disneyland di Shanghai, mentre Disneyland Tokyo e Tokyo DisneySea sono stati chiusi pochi giorni fa, annunciando la riapertura al 15 marzo ma avvisando che la cosa potrebbe prolungarsi. 

 

 

 

 

La concorrenza Universal ha chiuso i suoi Studios in Giappone per lo stesso periodo. 

 

Le stime del settore calcolano la perdita finanziaria dovuta alla chiusura dei cinema asiatici attorno ai 2 miliardi di dollari. 

Per adesso. 

 

Tante nuove produzioni di Hollywood che dovevano partire in questi giorni sono al momento sospese, e lo slittamento già in corso delle uscite milionarie previste per questa primavera e questa estate inevitabilmente comporterà uno slittamento delle uscite successive. 

 

La cosa farà sì che anche i film attualmente in pre-produzione rallenteranno la loro corsa. 

Con decine di migliaia di professionisti del Cinema improvvisamente disoccupati. 

 

Abbiamo visto tanti film catastrofici nelle nostre vite, ma questo Coronavirus sembra voler battere qualsiasi fantasia pessimista. 

 

Ma siamo pronti a scommettere che presto tutto svanirà così come è arrivato per poi tornare protagonista, ovviamente, in un film di Hollywood. 

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2 commenti

Gabriele Rovello

3 mesi fa

A sto punto meglio così, sarei distrutto se un film uscisse comunque e me lo perdessi

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Mike

4 mesi fa

che disastro davvero... speriamo si risolva tutto presto, anche se penso ci vorrà un bel po' di tempo. Questa situazione dovrebbe aprirci gli occhi su un problema ben più grave che nel medio lungo periodo diventerà sempre più evidente: il cambiamento climatico.

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