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Yuen Woo-ping - Intervista: il resto è spettacolo - FEFF 28

Abbiamo incontrato il Maestro delle arti marziali hongkonghese al Far East Film Festival 28, dove Yuen ha presentato il suo ultimo film da regista, Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert

Capita raramente di incontrare delle vere e proprie leggende, e Yuen Woo-ping, regista e coreografo che, tra Hong e Hollywood, ha firmato alcuni dei momenti più iconici del Cinema di azione e arti marziali di sempre, cade decisamente nella definizione.

 

81 anni portati con la praticità di un artigiano al servizio del racconto, di chi ha trascorso una vita intera a costruire violenza immaginaria con la precisione coreografica di una danza gioiosa, Yuen Woo-ping ha ricevuto la stampa con calma, soppesando ogni parola e ammettendo allegramente di non ricordare alcuni dei molti dettagli di una carriera che ha contribuito a ridefinire il linguaggio del Cinema d'azione, da Drunken Master a Matrix, da Once Upon a Time in China fino a Kill Bill.

[Il trailer di Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert, l'ultimo film di Yuen Woo-ping, premiato con il Gelso d'Oro alla carriera al Far East Film Festival 28]

 

 

Abbiamo intervistato Yuen Woo-ping in occasione del Far East Film Festival 28, dove è stato premiato con il Gelso d'Oro alla carriera e ha presentato il suo ultimo film da regista, Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert.

 

[N.B.: l'intervista si è svolta durante un panel con i colleghi Andrea Tagliacozzo, Emanuele Massetti e Marco Orecchio di Asian Feast]

 

D: Ha recitato in oltre cento film e diretto più di trenta. Guardando indietro, quale decennio è stato il più difficile per lavorare a Hong Kong?

 

Yuen Woo-ping

Gli anni '80, senza dubbio.

In quel periodo la produzione di film d'azione e di arti marziali era in forte calo. Non è che l'industria si fosse fermata, ma si avvertiva una specie di pausa, un momento di silenzio.

Il Cinema ha sempre i suoi alti e bassi, funziona come un'onda: ci sono periodi in cui un certo tipo di film esplode, per poi riassestarsi.

Noi dovevamo continuare a lavorare, quindi non potevamo limitarci al film in costume con le arti marziali tradizionali: bisognava adattarsi, passare al film d'azione contemporaneo.

Sempre avanti e indietro, in continuazione.

 

D: Blades of the Guardians è un film molto ricco, con personaggi complessi, dramma, azione, il tutto con forti radici nel folklore cinese: come lo presenterebbe a un pubblico occidentale che non ha familiarità con la storia della Cina e le sue leggende?

 

Yuen Woo-ping

È una versione modernizzata del film d'azione.

Nel Cinema delle arti marziali di una volta il personaggio usciva per vendicarsi, perché qualcuno aveva ucciso il suo maestro, o aveva rubato qualcosa.

Qui ogni personaggio ha motivazioni più complesse, perché il mondo moderno è più complesso. I protagonisti di Blades of the Guardians non agiscono solo per soldi o per vendetta, ma ogni loro scelta nasce da una lettura contemporanea della storia.

Questo vale anche per la coreografia: ogni attore ha un modo di combattere pensato su misura per lui.

Non è come un tempo, quando bastava farli volare con dei cavi: gli attori e le attrici devono davvero imparare, devono davvero combattere, in modo solido e realistico.

 

È un'idea completamente nuova, anche se usa la formula dell'azione.

 

 

[Una scena di Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert]

 

D: Qual è la differenza di approccio nella regia tra film più marcatamente "fantasy" come Iron Monkey o Once Upon a Time in China 2 e film d'azione moderni come Tiger Cage, che richiedono molte scene di lotta corpo a corpo, senza l'utilizzo dei cavi?

 

Yuen Woo-ping

Nei film come Once Upon a Time in China il contesto storico e il tono richiedevano un certo tipo di movimento più elaborato, più stilizzato.

Nei film d'azione moderna si toglie molto, si va di sottrazione.

Il metodo di ripresa è diverso, innanzitutto: se il movimento è limitato all'interno dell'inquadratura, allora la macchina da presa si deve muovere insieme al combattimento.

Non voglio che ci sia mai un momento in cui si vede qualcuno fermo ad aspettare, ogni inquadratura deve essere in movimento, deve seguire il flusso del combattimento.

La macchina da presa è fluida: solo così la scena funziona.

 

D: Riguardo all'uso dei cavi nelle coreografie delle scene di combattimento, ad esempio ne La tigre e il dragone: qual è la loro vera funzione?

Servono solo a creare un bell'effetto visivo o sono anche uno strumento espressivo?

 

Yuen Woo-ping

Nel vecchio stile di Hong Kong, all'epoca dei miei primi film, il combattimento non era reale, né voleva sembrarlo: era la dimostrazione di un combattimento.

Ti colpisco, ma non ti tocco davvero, è tutto costruito, tutto stabilito precedentemente.

Oggi ogni scena di lotta è un vero scontro, perché gli attori e le attrici si avvicinano davvero.

I cavi servono a mostrare l'impatto del contatto: se non li usi, il colpo arriva qui [mima una mossa, ndr] e si ferma. Con il cavo, il contatto si propaga e si amplifica: visivamente è più eccitante, mostra una forza maggiore.

 

D: È cresciuto in una famiglia di artisti marziali e di acrobati: questo ha influenzato il modo in cui costruisce le scene d'azione? 

 

Yuen Woo-ping 

La nostra generazione era diversa. Eravamo molto seri, molto sinceri nel nostro lavoro.

Quando ero studente, ad esempio, ero molto forte fisicamente

 

 

[Una scena di Blades of the Guardians: Wind Rises in the Desert]

 

D: Parlando di Once Upon a Time in China 2: quanto è stato difficile costruire la magnifica scena finale sulle scale a pioli? 

 

Yuen Woo-ping

Su quella scena devo essere onesto, ricordo poco perché ho lavorato al film solo parzialmente.

Lo stesso vale per il primo capitolo della serie: anche lì ho preso in mano il progetto a metà strada. Per la scena in questione, probabilmente è stato qualcun altro a completarla.

Non posso prendermi tutto il merito.

 

D: Con quali collaboratori si è trovato meglio nel corso della sua carriera?

 

Yuen Woo-ping

Donnie Yen ha fatto diversi film con me di cui sono molto contento.

Con Jackie Chan ho realizzato un gran numero di lavori che mi rendono felice: è forse la collaborazione più ricca che ho avuto. 

 

D: Come lavora quando arriva sul set?

Ha già in mente le immagini o la visione della scena d'azione e delle coreografie si costruisce sul posto? 

 

Yuen Woo-ping

Non ho niente in testa quando leggo la sceneggiatura, tutte le immagini mi arrivano quando sono sul set, quando vedo la location.

Arrivo, guardo, osservo come si forma l'atmosfera, la luce, lo spazio... da lì viene tutto.

Tutti gli elementi della costruzione visiva nascono da quell'occasione concreta, da ciò che quella situazione ti suggerisce. 

 

D: The Miracle Fighters è probabilmente il suo film più folle: è fantasy, commedia, dramma, tutto insieme.

Com'è nata quella storia in particolare? 

 

Yuen Woo-ping

Avevo già fatto molti film di kung fu tradizionali e, all'epoca, volevo realizzare qualcosa di diverso: un dramma popolare cinese con elementi mitologici, qualcosa che assomigliasse a una leggenda.

Ho accettato il progetto e guardando indietro è stato un periodo difficile, perché non esisteva la tecnologia di oggi.

Per far uscire il fuoco dalle dita di un personaggio ho dovuto consultare un chimico, un autentico scienziato, per capire quali sostanze usare per ottenere quell'effetto.

All'epoca era richiesto molto più studio, molto più lavoro di ricerca, e anche molte più prove ed errori. 

 

Era un'epoca diversa... e quella diversità ha creato quel film. 

___

 

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