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Kenneth Branagh racconta Mayday, tra commedia e azione

L'attore irlandese interpreta Nikolai, una spia russa che rome gli stereotipi della Guerra Fredda

Cosa succede quando un pilota della Marina statunitense viene abbattuto in territorio nemico e a salvargli la vita è un ex agente del KGB ossessionato dalla cultura USA? 

 

È da questa premessa che parte Mayday, dal 4 settembre disponibile su AppleTV, diretto da John Francis Daley e Jonathan Goldstein: ambientato nell’Unione Sovietica del 1987, dove Troy “Assassin” Kelly (Ryan Reynolds) stringe un’improbabile alleanza con l’uomo che lo ha salvato, Nikolai Ustinov (Kenneth Branagh).

 

[Trailer ufficiale di Mayday]

 

 

Appassionato di Cinema, in particolare di Top Gun, Nikolai accoglie Troy, gli cura le ferite e arriva persino a sottoporlo a un intervento chirurgico, ma dietro l’apparente eccentricità del personaggio si nasconde un uomo molto più complesso di quanto il classico stereotipo della spia sovietica potrebbe suggerire.

 

“Come Odisseo, che viene descritto nel mito originale come scaltro e astuto, anche il mio personaggio è scaltro e astuto. 

Devi esserlo, perché è così che rimani vivo”, ci racconta Branagh nel corso di una conferenza stampa a Los Angeles.

 

La particolarità di Nikolai, però, sta proprio nella sua imprevedibilità.

È lontano dal consueto cliché della spia russa fredda e impenetrabile che abbiamo visto in tanti thriller ambientati durante la Guerra Fredda.

 

Branagh lo descrive così: 

"È un personaggio complesso ed è spietato quando si tratta di violenza, se deve ricorrervi.

È chiaramente molto ben addestrato e poi è estremamente economico nella sua brutalità letale. Così diventa un individuo molto sorprendente, perché è così volatile ed è altrettanto capace di farvi ridere con battute deliziosamente ingenue e quasi infantili.

 

Credo che contribuisca a tenere il pubblico con il fiato sospeso, ti chiedi se Troy e Nik saranno davvero un bene l’uno per l’altro e se, alla fine, saranno leali.

Quindi, una parte di quella personalità strana e complessa che i registi e gli sceneggiatori hanno creato è proprio ciò che mantiene fortemente vivo l’elemento di imprevedibilità del film”.

 

Nikolai è un uomo attratto dalla cultura statunitense, ma perché è così affascinato da una cultura apparentemente così lontana dalla sua?

Secondo Branagh la risposta è soprattutto nella condizione di isolamento in cui vive il personaggio. 

 

“Nikolai è in isolamento e poi è in esilio.

Cerca simboli di ciò che sembra libertà, di ciò che sembra potere, di ciò che appare moderno e di ciò che sembra tecnologicamente avanzato.

E quindi penso che veda tutto questo nella cultura statunitense, che esprime una specie di libertà e di impulso che forse non sente di avere, o che non sentiva di avere in quella che è stata la sua vita precedente nel KGB. 

 

Quindi gli Stati Uniti sono una sorta di fari nel suo isolamento, in quella regione rurale e isolata della Russia”. 

 

 

[Kenneth Branagh e Ryan Reynolds in Mayday]

 

 

Secondo Kenneth Branagh è importante che Mayday, oltre a essere un film d’azione, sia anche una commedia, perché è proprio attraverso la commedia che i personaggi riescono a rivelare la propria umanità. 

 

“Il film ci mostra come, attraverso l’umorismo, esiste una via accelerata verso la comprensione, perché spesso l’umorismo nasce dal riconoscimento di aspetti condivisi.

Abbiamo situazioni familiari - il rapporto di Troy con suo padre e quello di Nikolai con sua figlia - che sono, credo, molto umane e che non dipendono dal fatto che tu sia una spia, un agente del KGB o un membro dell’Air Force statunitense.

 

Dipendono da una sorta di comprensione di cosa significhi essere umani. In una storia come questa, un buddy movie che è un film d’azione e una commedia, hai una posta in gioco altissima, hai un conto alla rovescia, hai conseguenze di vita o di morte”.

 

È proprio questa combinazione di tensione e leggerezza a definire il tono del film.

Mayday è, da una parte, un thriller ambientato negli ultimi anni della Guerra Fredda; dall’altra, è la storia di due uomini provenienti da mondi apparentemente inconciliabili che finiscono per costruire un rapporto. 

 

A quale film si potrebbe paragonare Mayday? 

 

“Visivamente e attraverso il suono e lo stile di ripresa, una sorta di film che guarda indietro agli anni '80, un thriller di spionaggio o politico, e trasformarlo in una buddy comedy, evocando il mondo di un film come Prima di mezzanotte”.

 

Il riferimento a Prima di mezzanotte di Martin Brest non è casuale. 

 

“Perché, per quanto si ricordino le sequenze d’azione e i grandi momenti di quel film, ciò che porti via da quel film è la dolcezza e la tenerezza del rapporto tra i personaggi di Robert De Niro e Charles Grodin”. 

 

Se c’è però un film che definisce Nikolai più di ogni altro, è Top Gun.

Perché proprio il film con Tom Cruise? La risposta, secondo Branagh, sta anche nel momento storico in cui è ambientato Mayday. 

 

“In questo film siamo a soli due anni dalla caduta del Muro di Berlino. 

Suppongo che ci siano gli estremi opposti, dopo aver attraversato l’intensità della Guerra Fredda, la crisi dei missili di Cuba, la corsa allo spazio, tutte le cose che hanno coinvolto questa competizione tra Russia e Stati Uniti.

Ma un film come Top Gun esemplifica una sorta di abbaglio, una celebrazione della velocità, dell’esuberanza, del potere maschile, di una sorta di dominio scintillante, che potrebbe rientrare sotto la parola ‘libertà’, se si crede che tutte queste cose ne facciano parte.

E immagino che fosse tutto agli estremi, ai poli opposti”.

  

Cosa ha richiesto interpretare Nikolai?

Branagh ci racconta che ha avuto soltanto tre settimane prima dell’inizio delle riprese.

 

“È stato tutto un lavoro sugli stunt, in realtà. 

Si trattava di praticare lentamente la coreografia, abituarsi ad assorbire i colpi, aumentare la velocità, fare molto yoga, fare stretching. 

Un uomo di una certa età ha bisogno di un po’ più di tempo semplicemente per riscaldarsi e fare defaticamento.

 

E anche così, ti procuri comunque parecchi graffi!”.

 

 

[Una scena di Mayday]

 

 

Branagh ha dovuto anche familiarizzare con il linguaggio delle scene d’azione e con il modo in cui sarebbero state filmate.

  

“Ho dovuto capire lo stile di ripresa dei ragazzi, il punto di vista e la visione di Loyd Bateman, il nostro coordinatore degli stunt, per tutte le versioni pre-visualizzate dei combattimenti.

Erano balletti elaborati e spesso John e Jonathan volevano girarli con inquadrature più larghe o riprendere ampie sezioni di queste scene, dicendo:

‘Beh, guardate, si vedrà che siete voi. Si capirà chi è Ryan. Non vogliamo ricorrere agli effetti visivi. Ragazzi, vogliamo farlo tutto in macchina da presa’.

 

Quindi la sfida è stata lanciata fin dall’inizio”. 

 

Infine, quale Cinema ama il Branagh regista e quali pellicole hanno influenzato il suo lavoro dietro la cinepresa?  

 

“Amo Sentieri selvaggi di John Ford: lo stile visivo, la vastità, i colori primari... Ma anche tutto il Western, tutto John Wayne, la scala e la poesia di quel genere.

Soprattutto la poesia. E proprio Sentieri selvaggi e Orizzonti di gloria di Stanley Kubrick sono stati, sorprendentemente, tra i riferimenti per Thor, il film Marvel che ho diretto. 

Se qualcuno vuole farmi delle domande sui dutch angle in Thor, risponderei: ‘Guardate Orizzonti di gloria e capirete che questo è il mio modo di rubare a un Maestro!’."

 

E i personaggi?

 

"Sicuramente Paul Newman in Nick mano fredda. 

Quel film aveva una potenza visiva incredibile. 

Che si tratti del personaggio di Kirk Douglas in Orizzonti di gloria, oppure dell’iconico ribelle cinematografico di Newman, che definisce quel tipo di figura rinnegata, eroica e fuggitiva, li ho amati tutti”.  


[articolo a cura di Silvia Nittoli]

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