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La gioia, la sensazione che riporta il titolo del film, è un breve momento all’interno della storia.
Un momento in cui tutto sembra essersi perfettamente allineato, in cui l’entusiasmo bambinesco viene fuori prorompente.
È quello il momento in cui Gioia, la protagonista, ha pensato che tutto sarebbe andato per il verso giusto, che quella felicità tanto agognata l’avrebbe finalmente raggiunta, che quel mondo così lontano sarebbe stato alla portata delle sue mani.
Pochi giorni dopo, la gioia è svanita. Buio.
[Trailer ufficiale de La gioia]
Gioia (Valeria Golino) è un’insegnante di francese di un liceo in provincia di Torino.
Vive con i suoi genitori ormai anziani, passa le sue giornate tra casa e lavoro e nessuna traccia di soddisfazione sembra mai attraversare il suo volto.
Si nasconde dietro dei grandi occhiali e dei vestiti troppo larghi. Gioia è in attesa di qualcosa, dell’occasione giusta per evadere e per conquistare quella vita che ha sempre desiderato.
Alessio (Saul Nanni) è uno studente dello stesso liceo con una madre assente e un amico di famiglia (Francesco Colella) che lo sfrutta per i suoi affari: Alessio è già piombato nel mondo degli adulti.
La notte si traveste e si esibisce, portando così a casa i soldi che servono per il suo sostentamento e quello della madre.
Se la protagonista è stata sempre chiusa in una scintillante gabbia dorata, Alessio sembra aver imparato troppo presto a sopravvivere.
Con Gioia il ragazzo annusa un’occasione per scappare, abbandonando finalmente quel posto che lo logora.
La donna, dal canto suo, con Alessio fiorisce: sorride, comincia a mettersi il rossetto e prova a togliere i suoi grandi occhiali.
La Gioia riprende il caso di cronaca del 2016 con protagonista una professoressa di 49 anni, Gloria Rosboch, e un ragazzo di vent’anni.
Nonostante molti fatti descritti nel film seguano le dinamiche del delitto, Nicolangelo Gelormini decide di allontanarsi dalla pura trasposizione della cronaca per andare a indagare altro; nel farlo la sua regia si compone anche di scene che hanno l’obiettivo di rappresentare le emozioni e l’immaginazione dei protagonisti.
La scalata di un albero, un bacio che sembra non finire mai: così Gelormini restituisce la vita a persone che altrimenti sarebbero rimaste intrappolate in un asettico articolo di giornale destinato a sbiadire.
[Gioia e sua madre in una scena del film]
La Gioia mette dunque al centro i personaggi e i loro universi, costruendo la storia intorno a questi.
Tesse le trame di un amore illusorio, dipinge il ritratto di una fredda provincia e di una casa buia e si concentra sulla solitudine e il vuoto esistenziale dei suoi protagonisti.
Vuoto che ognuno prova a colmare a modo proprio: Gioia con i suoi sogni, Alessio con la “fame” di soldi e successo e la madre di Alessio (interpretata da una magnetica Jasmine Trinca) con botox e vestiti aderenti che le danno l’illusione di eterna giovinezza e bellezza.
Seppur con le complicate implicazioni morali che si porta dietro, la storia è rielaborata nel film in una maniera che svincola dal giudizio.
Ciò che emerge è fragilità, compassione, comprensione e soprattutto delicatezza nel riportare a galla, dopo anni, una vicenda tragica; delicatezza nell’invitare lo spettatore a porsi le giuste domande.
Non chi è il colpevole, ma perché.
Perché un ragazzo arriva a fare questo?
Perché una donna di mezza età arriva a sentirsi così sola da intessere una relazione con una persona così tanto più giovane di lei?
Perché nella società di oggi si arriva a provare così tanta solitudine e disperazione?
Questa è la storia di una relazione che forse non si può nemmeno definire tale, inevitabilmente votata alla distruzione.
Nessuno è salvo: tutti sono stati vittime di loro stessi e di un sistema subdolo che ci rende sempre più soli.
Ognuno, per sopravvivere o per esistere, prova a ricavare quel flebile spiraglio di Gioia a modo proprio.
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