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British Gangster: 8 film da non perdere (non diretti da Guy Ritchie)

Da Guy Ritchie in poi i film sulla criminalità britannica hanno subito una rinascita

Guy Ritchie è con tutta probabilità il regista responsabile - seppur indirettamente - della rinascita dei film sui criminali britannici e di un sotto-genere molto caro al Cinema d'oltremanica, quello dei gangster movie Made in UK.

 

Oltre a lanciare la sua carriera, l'uscita di Lock & Stock - Pazzi scatenati nell'estate del 1998 ha infatti provocato un rinnovato interesse nei confronti delle storie incentrate sulla criminalità dis-organizzata del Regno Unito, oggetto a partire dagli anni successivi di un numero infinito di lungometraggi e serie TV (su tutte Peaky Blinders).

 

Lo stesso Ritchie tornò nelle sale giusto due anni dopo con un'altra perla come Snatch - Lo strappo, a cui seguirono i meno acclamati - ma comunque apprezzati - Revolver, RocknRolla e infine il più recente The Gentlemen del 2019, non a caso pubblicizzato come il suo ritorno alle origini.

  

[Il trailer di Lock & Stock - Pazzi scatenati]

 

 

Le tematiche trattate e i luoghi nei quali si muovono i suoi bravi ragazzi non sono però certo delle novità per il pubblico inglese, il cui Cinema si era già soffermato più volte su quei bassifondi - perlopiù londinesi - abitati da piccoli criminali pieni di soprannomi, abituati a fare avanti e indietro dal carcere e sempre in attesa del colpo della vita.

 

L'ex signor Madonna ha il merito di essere riuscito a svecchiare il genere dei crime movie infondendogli nuova linfa grazie a una buona dose di ironia e a ritmi frenetici cadenzati non solo dalla colonna sonora, ma anche e soprattutto da uno stile di montaggio più in linea con gli anni '90 e il terzo millennio.

 

Va comunque precisato che crime movie è un "termine ombrello" sotto il quale si tende a raggruppare film di diverso tipo; la tradizione britannica privilegia soprattutto due filoni: quelli incentrati su una rapina - compiuta generalmente non da un ladro professionista, ma da una banda improvvisata - oppure sulla scalata del mondo della malavita da parte di un singolo gangster.

 

L'ascesa e la caduta di quest'ultimo viene però raccontata con toni decisamente meno epici rispetto ai cugini d'oltreoceano, per i quali quella del gangster risulta invece una figura a tratti mitica, in grado di influenzarne pesantemente l'immaginario.

 

 

[Un frame da C'era una volta in America, pietra miliare del cinema statunitense]

 

 

Del resto parliamo sempre di una nazione fondata sul mito della frontiera che, a un certo punto, ha dovuto fare i conti con uno spazio non più illimitato, passando così dal fuorilegge di un West non più selvaggio al gangster alla conquista della grande città.

 

Finita la frontiera, la metropoli ne ha quindi preso il posto diventando il luogo nel quale mettere in atto il sogno americano: l'idea che potenzialmente chiunque, con la giusta motivazione, possa riuscire a realizzare i propri sogni a prescindere dalla sua condizione iniziale.

  

Il gangster ne rappresenta il lato oscuro e più estremo perché lo interpreta e lo attua decidendo di non giocare secondo le regole, utilizzando proprio la metropoli come campo di battaglia dal quale però deve prima o poi allontanarsi, simbolicamente o proprio fisicamente.

 

Quando i criminali statunitensi raggiungono il successo finiscono sempre per lasciare il loro quartiere per provare a mischiarsi con l'alta società, trasferendosi in lussuosi attici in centro o in ville nei sobborghi.

 

 

[Tony Montana nella vasca idromassaggio della sua villa in una scena di Scarface]

 

Di contro, l'influenza di una società profondamente classista e mai percepita come pienamente "scalabile" porta invece l'immaginario britannico a restituire delle figure che, anche nel pieno dell'ascesa al potere, non riescono mai ad allontanarsi del tutto dal vecchio quartiere.

 

L'alta società inglese è infatti rappresentata dalla nobiltà che, anche quando decaduta, non accetta mai di accogliere elementi provenienti dalla borghesia o ancora peggio dal proletariato: può farci affari, ma senza percepire il rapporto come paritario. 

 

Piuttosto che al Max Bercovicz di C'era una volta in America o al Michael Corleone della trilogia de Il padrino, i criminali del Regno Unito assomigliano più al Carlito Brigante di Carlito's Way: l'obiettivo non è tanto la legittimazione sociale, ma accumulare abbastanza soldi per lasciare il Paese e vivere di rendita in una qualche località balneare.

 

 

[Ray Winstone criminale in pensione in Sexy Beast - L'ultimo colpo della bestia]

 

Tolto Brighton Rock del 1948 - classico dell'intero Cinema d'oltremanica e fortemente influenzato dai gangster movie hollywoodiani degli anni '30 (non a caso negli Stati Uniti uscì con il titolo di Young Scarface) - la nuova generazione di film sui criminali a tinte british tende a seguire le linee guida tracciate dai loro predecessori tra gli anni '70 e '80.

 

In particolare i loro principali modelli risultano essere Carter (1971), Quel lungo venerdì santo (1980), Vendetta (1984) e Mona Lisa (1986): i primi tre sono una variazione del tema del ritorno alle origini del gangster e dell'impossibilità di tagliare definitivamente i ponti col passato.

 

Il film con Michael Caine diretto da Mike Hodges (Get Carter) parla di un criminale stabilitosi da tempo a Londra e prossimo a una fuga in Sud America con la compagnia del suo boss, costretto però a rimandare la partenza in seguito alla morte del fratello e alla necessità di vendicarlo.

 

In Quel lungo venerdì santo il protagonista è Bob Hoskins, che interpreta un gangster imborghesito (è il padrone incontrastato della capitale nella quale regna la pace da un decennio) che vedrà la sua leadership messa in discussione proprio nei giorni in cui sta chiudendo un affare in grado di renderlo un legittimo uomo d'affari.

 

 

[Bob Hoskins in una scena di Quel lungo venerdì santo]

 

 

Vendetta - il cui titolo originale è The Hit - racconta la storia di due sicari, il veterano Braddock (John Hurt) e l'inesperto ma pericoloso Myron (Tim Roth), inviati in Spagna per catturare un pentito (Terence Stamp), entrato diversi anni prima nel programma di protezione testimoni.

 

Mona Lisa - film grazie al quale Bob Hoskins si aggiudicò il premio per la Migliore Interpretazione Maschile al Festival di Cannes - offre invece un altro topos del genere che, come vedremo, è stato più volte rivisitato nel corso degli ultimi anni: quello dei criminali usciti di prigione desiderosi di rifarsi del tempo perduto, ma allo stesso tempo tentati dalla possibilità di condurre una vita al di fuori dell'illegalità.

 

Come spesso capita all'industria cinematografica occidentale questo genere ha dovuto fare i conti con un periodo buio, terminato grazie al successo di critica e al buon riscontro al botteghino di Lock & Stock, portando di riflesso le varie case di produzione a focalizzarsi su progetti simili dopo averli scartati per anni.

 

Non presenti nella Top 8, ma comunque meritevoli di qualche riga, sono Face - Criminali per caso (1997) e 44 Inch Chest (2009): il primo è un insolito heist movie con Robert Carlyle, uscito poco prima di questo rinascimento e incentrato sulle conseguenze di una rapina compiuta da una banda di criminali provenienti dallo stesso quartiere popolare.

 

[Il trailer di Face - Criminali per caso]

 

 

I toni sono più seri rispetto a quelli di Guy Ritchie, mentre la frenesia data dalla colonna sonora e dal montaggio sembra influenzata almeno in parte da Trainspotting di Danny Boyle (la presenza nel cast di Damon Albarn dei Blur non è certo casuale).

 

Da segnalare anche un tentativo da parte della regista Antonia Bird di inserire la narrazione all'interno di un contesto più ampio, accennando a una critica sociale in stile Ken Loach, che però rimane fin troppo sullo sfondo in favore di uno sviluppo che alla lunga non si discosta troppo da quello del tipico thriller d'azione Made in USA.

 

44 Inch Chest è un adattamento di un'opera teatrale di Louis Mellis e David Scinto, sceneggiatori anche di questa versione cinematografica ma soprattutto autori del copione dell'acclamato Sexy Beast - L'ultimo colpo della bestia, uno dei crime movie più apprezzati degli ultimi decenni.

 

La storia si svolge quasi esclusivamente in una casa abbandonata, all'interno della quale una vecchia banda di criminali ha deciso di riunirsi per rapire, seviziare e probabilmente uccidere il giovane amante della moglie di uno di loro.

 

 

[Una scena di 44 Inch Chest]

 

Discorso a parte merita infine In Bruges - La coscienza dell'assassino di Martin McDonagh, che sfrutta il genere come pretesto per riflettere sull'esistenza - tra l'altro riadattando ottimamente il modello dei due sicari "in trasferta" - proponendo così un'opera che va ampiamente oltre il gangster movie.

 

Buona lettura e buone visioni!

 

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Posizione 8

Gangster n°1

di Paul McGuigan, 2000

 

Un criminale senza nome sulla cinquantina (Malcolm McDowell) scopre casualmente che il suo vecchio boss Freddie Mays (David Thewlis) è appena uscito di prigione dopo aver scontato una condanna di 30 anni.

 

Mentre si prepara all'atteso confronto risolutivo inizia a ricordare il periodo della sua ascesa al potere quando, poco più che ventenne, scalò velocemente le gerarchie fino a diventarne il fidato e pericoloso braccio destro.

 

Buona parte della storia è ambientata alla fine degli anni '60 con Paul Bettany nei panni di una versione più giovane del protagonista, in una delle sue interpretazioni migliori di una carriera tutt'altro che priva di prove convincenti.

 

Gangster n°1 nasce come opera teatrale dei già citati Louis Mellis e David Scinto, che avrebbero dovuto scrivere anche la sceneggiatura del film ma decisero di lasciare il progetto a causa di alcune divergenze creative con la produzione, venendo sostituiti dallo sceneggiatore Johnny Ferguson.

 

L'esaltazione dello stile di vita del gangster - cene in locali esclusivi, vini pregiati, vestiti e accessori all'ultima moda - sembra qui utilizzata per mettere in risalto la superficialità dell'intera società dei consumi, trovando tra l'altro più di un punto in comune con American Psycho, uscito nello stesso anno.

 

Il protagonista prende Mays come modello in un rapporto via via sempre più morboso - con un velato sottotesto sessuale - fino a portarlo a prenderne letteralmente il posto, indossandone gli abiti (su tutti un fermacravatta con le iniziali FM) e stabilendosi nel suo appartamento, senza poi apportare nessuna modifica nel corso dei decenni.

 

Disponibile su Prime Video - Full Action 

 

Posizione 7

Sexy Beast - L'ultimo colpo della bestia

di Jonathan Glazer, 2000

 

Dopo aver provato ad adattare per il grande schermo il loro spettacolo, Mellis e Scinto abbandonarono la produzione di Gangster n°1 - insieme al regista Jonathan Glazer - per dedicarsi allo sviluppo di questo film.

 

Il risultato è uno dei crime movie più riusciti degli ultimi decenni e che tra l'altro permise a Ben Kingsley di ricevere una candidatura ai Premi Oscar 2002 per la sua interpretazione del criminale Don Logan.

 

Dopo aver messo a segno il grande colpo Gary "Gal" Dove (Ray Winstone) si è ritirato in Spagna, dove passa le giornate a prendere il sole e godersi la vita nella sua villa insieme alla moglie e a una coppia di amici.

 

Questo idillio verrà però interrotto dalla chiamata e dalla successiva visita dell'ospite indesiderato Don Logan (Kingsley), un vecchio complice intenzionato a reclutarlo per un'ultima rapina.

 

Gal ha ormai voltato pagina, ma al tempo stesso sa di non poter rifiutare la proposta: l'ex collega è troppo pericoloso e a prescindere risulta essere solamente un messaggero inviato per ricordargli quello che già sapeva.

Da una vita come la loro non si può realmente uscire, al massimo puoi concederti una vacanza in attesa del prossimo colpo.

 

La formazione drammaturgica della coppia di sceneggiatori è evidente e si traduce in una storia - per ampi tratti - più teatrale che cinematografica: la tensione è palpabile, ma a guidarla non è tanto l'azione quanto la qualità dei dialoghi e lo sviluppo dei rapporti tra i vari personaggi.

 

Disponibile su Prime Video - Full Action 

 

Posizione 6

The Pusher

di Matthew Vaughn, 2004

 

Daniel Craig è uno spacciatore senza nome, il cui approccio ricorda più quello del fondatore di una start-up o di un fondo d'investimento con tanto di piano per uscire dal giro non appena avrà guadagnato abbastanza soldi.

 

Offre un prodotto di primo livello preparato da un promettente chimico (Tom Hardy), ha poliziotti sul libro paga, un'agenzia di viaggi per giustificare le sue entrate, un commercialista che gli ricicla i soldi e rispettati criminali a curare la sicurezza.

 

Proprio a un passo dal ritiro, il boss Jimmy Price - suo principale cliente - gli chiederà di trovare la figlia di un socio in affari e soprattutto di supervisionare per lui l'acquisto di una partita di ecstasy da un pesce piccolo chiamato il Duca: sarà l'inizio della fine.

 

Il debutto alla regia di Matthew Vaughn (il cui titolo originale è Layer Cake) sembra ambientato nello stesso universo di Guy Ritchie, condividendone il fatalismo ma provando a trattare temi e personaggi in maniera realistica rispetto ai toni più leggeri del collega.

 

Il protagonista non vede sé stesso come gli altri criminali, bensì come un imprenditore temporaneamente prestato alla malavita, all'interno della quale si muove con circospezione e intelligenza, facendo sempre attenzione a non pestare i piedi alla persona sbagliata, credendo così di poterne uscire quando vorrà senza doversi sporcare le mani.

 

Proprio attraverso il suo punto di vista esterno ci vengono mostrate tutte le contraddizioni di un mondo (riflesso del nostro) non regolato dal cosiddetto codice d'onore - seguito giusto dai pedoni - ma dal caos e dai capricci dei più forti, moderni e capricciosi dei dell'Olimpo pronti a distruggere chiunque possa risultare una minaccia, anche solo potenziale.

 

Disponibile su Netflix

 

Posizione 5

Bronson 

di Nicolas Winding Refn, 2008

 

Il biopic su uno dei più folli e violenti criminali della Storia britannica non poteva che essere diretto da NWR, qui al suo secondo film in lingua inglese dopo Fear X e un momentaneo ritorno in Danimarca per realizzare gli altri due capitoli della trilogia di Pusher.

 

Tom Hardy interpreta Michael Gordon Peterson, meglio noto come Charles Bronson (conosciuto anche con i nomi di Charles Ali Ahmed e Charles Arthur Salvador), carcerato per buona parte della sua vita e più volte costretto all'isolamento a causa del suo comportamento violento.

 

Si tratta di una delle prime prove da assoluto protagonista dell'attore e soprattutto quella che lo ha reso noto al grande pubblico - insieme a RocknRolla (uscito in quello stesso anno) - aprendogli le porte di quell'Inception che segnò l'inizio della sua collaborazione con Christopher Nolan.

 

In Bronson - pur essendo quasi del tutto privo di neon e di musica elettronica - si può già percepire l'evoluzione di Refn, che raggiungerà poi il suo culmine con Solo Dio perdonaThe Neon Demon e la miniserie Too Old To Die Young.

 

Il film non prova a giustificarne il comportamento andando a cercare una causa scatenante (rispetto al tipico criminale britannico Peterson è cresciuto in una famiglia della classe media), ma vuole offrirci un ritratto per quanto possibile verosimile e senza filtri di un personaggio anarchico e totalmente fuori dagli schemi.

 

Non a caso, più che puntare su una trama vera e propria, NWR si limita a seguire il protagonista incontrastato dell'opera in un viaggio all'interno della sua mente, alternando momenti reali a intermezzi nei quali il personaggio si rivolge direttamente a noi dal palco di un teatro, provando a intrattenerci con qualche sketch.

 

Disponibile a noleggio su Chili, Apple TV, TIMVision e Google Play 

 

Posizione 4

Mr. Nice

di Bernard Rose, 2010

 

Anche quest'opera si apre con il suo protagonista che si rivolge al pubblico dal palco di un teatro, ma rispetto a Bronson si tratta di un biopic più tradizionale, incentrato su uno degli spacciatori più famosi nella storia del Regno Unito.

 

Rhys Efans (House of the Dragon) presta il suo volto ad Howard Marks, insolito criminale cresciuto nel Galles rurale ma laureato ad Oxford, prestigiosa università alla quale ha potuto accedere tramite una borsa di studio.

 

Il suo incontro con gli stupefacenti avviene durante i mitici anni '60 grazie ai compagni di dormitorio, ma per farne una professione - trovando così la sua vocazione - ci vorrà l'arresto di uno di loro e la richiesta di trasportare dell'hashish al posto suo per evitargli spiacevoli conseguenze.

 

La sua parabola lo porterà a relazionarsi con il combattente dell'IRA James McCann (David Thewlis), sceicchi e agenti dei servizi segreti, riuscendo a farsi assolvere dall'accusa di spaccio sostenendo di essere sempre stato un infiltrato del governo e a sfuggire agli arresti domiciliari fingendo un sequestro.

 

I punti in comune con il personaggio di Johnny Depp in Blow sono molteplici e non casuali, a partire da frasi a effetto come "Nei giornali chiamano quelli che spacciano come pusher, come se fosse difficile riuscire a piazzarla!", e dalla loro costruzione come affascinanti antieroi, contrapposti a un sistema repressivo e reazionario che dichiara arbitrariamente cosa sia illegale per motivi non certo legati alla salute della popolazione.

 

L'errore di Marks però sta proprio nel seguire l'esempio di George Jung e altri criminali statunitensi, ovvero farsi guidare dalla fama e dal brivido di infrangere costantemente le regole, invece di incassare le proprie fiches e lasciare il tavolo da gioco da vincenti. 

 

Disponibile su Prime Video

 

Posizione 3

London Boulevard

di William Monahan, 2010

 

Ammetto di aver visto questo film solamente di recente, essendo stato per anni ingannato dalle varie sinossi che mi davano l'idea di un incontro tra Guardia del corpo con Kevin Costner e il più classico degli action thriller in cui recita Jason Statham quando non viene diretto da Guy Ritchie.

 

Harry Mitchell (Colin Farrell) è un rispettato gangster vecchia scuola che ha appena scontato la sua pena senza fare nomi né lamentarsi; per ripagarlo gli viene offerto un lavoretto come esattore e la possibilità di vivere nella lussuosa dimora di un medico indebitato.

 

Lui ha però giurato a sé stesso di non tornare più in prigione e accetta quindi di occuparsi della sicurezza di Charlotte (Keira Knightley), attrice semi-reclusa a causa dei paparazzi e più in generale non più in grado di reggere il suo status di icona mondiale.

 

Il modello è quello del già citato Mona Lisa e, più in generale, dei criminali britannici usciti dal carcere che da una parte sono tentati dai guadagni facili del ritorno alla malavita, ma dall'altra ne temono anche i rischi valutando così di abbandonare per sempre il loro mondo.

 

Nel suo caso la scelta del protagonista non appare in realtà così difficile e l'inizio di una prevedibile storia d'amore con Charlotte non farà altro che confermarlo: la strada però non sembra avere alcuna intenzione di chiudere con lui.

 

Farrell qui è nel pieno del suo rilancio, cominciato con In Bruges - La coscienza dell'assassino di due anni prima e dettato dalla scelta di abbandonare le grandi produzioni hollywoodiane in favore di progetti meno pubblicizzati, ma ottimamente realizzati a livello di scrittura, regia e recitazione.

 

Da segnalare tra l'altro la presenza nel cast di Stephen Graham (The Irishman) e due autentici veterani del genere come Ray Winstone e David Thewlis.

 

Disponibile su Sky, NOW e Rai Play con pubblicità 

 

Posizione 2

Dom Hemingway

di Richard Shepard, 2013

 

Come in London Boulevard anche qui il modello è quello dei criminali appena usciti di galera: il film racconta la storia di uno scassinatore (Jude Law) a dir poco sopra le righe e desideroso di incassare una meritata ricompensa dopo 12 anni dietro le sbarre senza fare nomi.

 

La prima tappa di Dom Hemingway sarà una visita all'uomo che in sua assenza ha cresciuto la figlia (Emilia Clarke) e assistito l'ex moglie morta di cancro per ringraziarlo a modo suo, ovvero pestandolo a sangue e accusandolo di avergli rubato la donna.

 

I tre atti del film sono chiaramente separati tra loro e rappresentano tre fasi differenti della vita del protagonista fuori dal carcere, immediatamente invitato nella villa francese del boss (Demián Bichir) per una festa in suo onore.

 

Dom però non sembra felice di essere finalmente fuori ma impaziente di ricervere il premio per il suo silenzio, a cui seguirà l'immancabile e istintivo richiamo della strada che infine lascerà spazio ai tentativi di riconciliazione con la figlia, nel frattempo diventata madre e poco propensa ad accoglierlo nella propria vita.

 

Un po' come in Bronson anche l'opera di Richard Shepard si regge soprattutto sull'interpretazione di un Jude Law in forma smagliante, beneficiando però anche della presenza di un ottimo cast di supporto, su tutti il sempre poco considerato Richard E. Grant.

 

La trama, di contro, non risulta esattamente a prova di bomba - pagando l'ambizione di combinare tra loro più generi - ma nonostante questo si può comunque contare su un paio di scene memorabili, diversi colpi di scena e un finale che cita contemporaneamente Sexy Beast e Mona Lisa.

 

Disponibile su Disney+

 

Posizione 1

Legend

di Brian Helgeland, 2015

 

Tom Hardy torna per la terza volta in questa Top 8 nel doppio ruolo dei gemelli Kray, criminali che presero il controllo di Londra durante gli anni '60 per poi cadere in disgrazia alla fine di quello stesso decennio.

 

L'attore si trova qui a interpretare due personaggi profondamente diversi tra loro, che permettono a Brian Helgeland di inserirsi nell'eterno dibattito dei gangster movie: provare a tirarsi fuori dalla strada attraverso soldi e potere o accettare la propria natura di fuorilegge?

 

Il partito di Max Bercovicz contro quello di Noodles, poi riproposto anche dai due adattamenti di Romanzo criminale in cui il Libanese e il Dandi facevano accordi con la Mafia e i servizi segreti, mentre il Freddo e Bufalo puntavano ad arricchirsi accettanto però il loro status di comuni criminali.

 

Reggie è affascinante, carismatico, intelligente, ambizioso, estremamente violento ma solo quando serve, suo fratello Ronald è invece uno psicopatico - dimesso da un manicomio a suon di minacce - che vuole semplicemente dare libero sfogo ai suoi istinti.

 

Il primo si innamora di Frances (Emily Browning), punta a sistemarsi dialogando con la criminalità d'oltremanica e assumendo un abile commercialista (l'immancabile David Thewlis) per gestire i loro guadagni investendo in attività legali.

 

Ronnie minaccia i clienti del loro club esclusivo frequentato dall'alta società, passa il suo tempo dividendosi tra i suoi amanti e le visite alla madre nel vecchio quartiere, ma soprattutto aggredisce o uccide chiunque non gli vada a genio.

 

I Kray rappresentano tutte le contraddizioni dei gangster: spietati al punto giusto e perfetti per vincere una guerra, ma assolutamente incapaci di regnare in tempo di pace e abbandonare del tutto questa vita, fino ad arrivare all'auto-sabotaggio.

 

Disponibile su Sky, NOW e Rai Play con pubblicità 

 



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