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The Gentlemen - Recensione: Guy Ritchie torna dai suoi amati gangster

Quello che traspare una volta terminata la visione di The Gentlemen è solo una cosa: Guy Ritchie è tornato finalmente a divertirsi.

 

 

Regista che si è fatto conoscere al grande pubblico grazie alla sua particolare visione del gangster movie, Guy Ritchie nel corso degli anni è riuscito a crearsi una sua poetica, un modo di fare Cinema battezzato Hyperlink.

 

Le sue sceneggiature - che riguardano quasi sempre cose da gangster - sono caratterizzate da una cronologia narrativa abbastanza contorta: c’è la storia principale che all’apparenza sembra lineare, che al suo interno contiene una fitta rete di sottotrame le quali nel corso del film - spesso mediante l’uso di flashback - si dipanano fino al finale dove ogni elemento ritorna al suo posto. 

 

[Il trailer in lingua originale di The Gentlemen]

 

 

Tutto ciò è unito sapientemente da un montaggio ipercinetico e personaggi sempre molto caratterizzati, nonostante spesso alcuni abbiano poco minutaggio rispetto ad altri.  

 

Nel 2009 però Guy Ritchie partì per la conquista degli Stati Uniti e il suo Cinema andò pian piano a spegnersi.

 

Gli ultimi anni per il regista di Snatch non sono stati facili, infatti se il pubblico lo ha quasi sempre premiato in termini di incassi - eccezione fatta per King Arthur - la critica ha stroncato i suoi ultimi film accusandolo di aver perso quella cifra stilistica che ha contribuito a rendere popolare il suo Cinema.  

 

Nel 2018 però arrivò l’annuncio che Guy Ritchie sarebbe tornato alle origini nella sua amata Inghilterra ed ecco che abbiamo finalmente tra di noi The Gentlemen.

 

 

[Il solito magnetico Matthew McConaughey]

 

La storia ruota intorno a Mickey Pearson (Matthew McConaughey), un gangster americano trapiantato in Inghilterra che ha in mano il monopolio dello spaccio dell’erba.

 

Mickey è stanco di condurre la vita da malavitoso e la sua idea è quella di vendere tutta la sua impresa per 400 milioni di dollari al miliardario Matthew Berger (Jeremy Strong) per poi ritirarsi a una vita borghese insieme a sua moglie Rosalind (Michelle Dockery).  

 

Ovviamente niente andrà per il verso giusto, per colpa di personaggi più o meno raccomandabili che per un motivo o per l’altro vogliono la sua caduta.  

 

Guy Ritchie dal primo all’ultimo minuto di The Gentlemen gioca con lo spettatore disordinando e mettendo le cose al proprio posto di continuo.  

 

La trama ci viene narrata sotto forma di sceneggiatura da Fletcher - un grandissimo Hugh Grant - che nel tentativo di vendere informazioni preziose al braccio destro di Mickey, Raymond Smith (Charlie Hunnam), sviluppa il racconto e noi attraverso gli occhi di Raymond - in un interessantissimo gioco metacinematografico - approfondiamo la storia.  

 

 

[Hugh Grant in The Gentlemen ci regala una delle migliori prove della sua carriera] 

 

Questa scelta dà modo a Ritchie di riprendere l’Hyperlink Cinema che lo ha sempre caratterizzato esplorando tutto quel sottobosco criminale che nel corso degli anni abbiamo imparato ad amare.

 

C’è la voglia del regista di Lock & Stock di sbarazzarsi di ogni elemento per famiglie che ha caratterizzato il suo Cinema degli ultimi anni, così come quella di ribadire che è ancora in grado di fare film alla sua maniera. 

 

Di questa scelta a volte ne risente il risultato finale, dato che in alcuni momenti si ha la sensazione che ci sia un’eccessiva verbosità a discapito di qualche scena d’azione, una decisione però necessaria per permettere a Fletcher - e quindi a noi spettatori - di mettere ogni pezzo del puzzle al proprio posto.

 

Come sempre nei film di Ritchie la volgarità è tanta - questa volta anche dotata di una verve provocatoria - ma sempre inserita al posto giusto, al momento giusto e con il classico humor inglese.

 

Non traspare artificiosità in The Gentlemen, bensì la voglia di un regista di creare mondi e personaggi sopra righe che possano divertire e affascinare il pubblico.

 

 

[I costumi di The Gentlemen sono semplicemente perfetti]

 

Da questo punto di vista ogni personaggio del film è caratterizzato a dovere, passando da un improbabile coach di MMA con un accento super irlandese (Colin Farrell) a un reporter privo di scrupoli (Eddie Marsan) in grado di mettere in seria difficoltà un gangster. 

 

[Menzione d'onore alla colonna sonora e alla scelta delle musiche]

 

 

Sebbene The Gentlemen sia un film di puro intrattenimento, Guy Ritchie durante la narrazione prende posizione più volte contro le droghe pesanti lanciando un messaggio a quel mondo giovanile che purtroppo sta riscoprendo l'eroina.

 

Famiglie lacerate dal dolore, ragazzi rinchiusi in case popolari piene di sporcizia, sono tutte situazioni che Ritchie ci mostra - giustamente - senza edulcorazione. 

 

The Gentlemen risulta essere un film divertente, genuino e dotato di personaggi carismatici, con una storia "à la Guy Ritchie" e un comparto tecnico impeccabile.

 

Se amate il Cinema del regista brittanico lo amerete, mentre se il suo stile vi è sconosciuto... vi divertirete ugualmente.

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2 commenti

Lorenzo Gronchi

7 mesi fa

Davvero interessante come film e le messa in scena fatta di continui Flashback mi ha stupito piacevolmente! Grandi prove attoriali da parte di tutti! Adesso andrò a recuperarmi un pò di vecchi film che mi mancano di Ritchie!

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ZERO

7 mesi fa

Molto interessante, non conoscevo questo film e amando alla follia i vari The snatch, lock and stock e rock 'n rolla sono strafelice che il buon vecchio Guy Ritchie sia tornato a fare film come piace a lui! Non vedo l'ora di recuperarlo!

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