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8 coppie di inseparabili amici cinematografici

Questo momento, quello dell'incipit, è consuetudine venga usato per fare un cappello d'apertura che sia utile ad offrire al lettore una panoramica sull'argomento trattato, in questo caso il rapporto d'amicizia fra due individui all'interno di una narrazione cinematografica.

 

Il problema di partenza, tuttavia, credo stia nell'estrema fluidità e inintelligibilità del concetto: cos'è l'amicizia?

 

Ciascuno di noi probabilmente risponde al quesito in maniera differente, attribuendo a questo rapporto affettivo parametri e valori diversi a seconda della propria sensibilità e formazione.

 

 

[Si insultano, si sparano, ma... non ditemi che - a modo loro - questi due non siano amici!]

 

L'enciclopedia Treccani definisce in maniera efficace questa osservazione, affermando come "tutti sappiamo cos'è l'amicizia.

Tutti la conosciamo e, in misura maggiore o minore, ne godiamo. Tuttavia, darne una definizione è difficile. Nessuna teoria psicologica, filosofica o poetica, infatti, può pretendere di spiegare completamente questo rapporto umano universale".

 

E il Cinema?

Come si è disimpegnata la Settima Arte per rappresentare e definire questo rapporto affettivo nel corso dei suoi 127 anni di Storia?

 

Le proposte in pellicola di legami d'amicizia fra due individui sono semplicemente infinite e incredibilmente diversificate in termini di dinamiche e approcci autoriali.

Potremmo comiciare parlando della complicità femminile fra coetanee, come nel caso di Enid (Thora Birch) e Rebecca (una giovanissima Scarlett Johansson), BFF protagoniste di Ghost World, teen movie ultra-musicale, feroce e sarcastico con uno splendido Steve Buscemi.

 

O ancora al recente - e riuscitissimo - La rivincita delle sfigate, opera prima di Olivia Wilde che vede protagoniste Amy e Molly, due adolescenti fuori dal comune che affrontano uno dei momenti più importanti della loro giovinezza: la festa di diploma e la notte di follie che la precede.

 

E le amicizie fra uomo e donna esistono?

Sono possibili?

 

Beh, secondo molti autori, sì, esistono e sono pure meravigliose: Ettore Scola ne sa qualcosa.

 

 

[Affetti nati in Una gornata particolare]

 

Ci sono poi le casistiche più disparate, comprensive di una vasta gamma di ibridazioni relazionali ed emotive. Cosa intendo?

 

Semplice: pensate ad esempio a tutti quei rapporti che incrociano l'idea di allievo/mentore accostandosi vertiginosamente al concetto di amicizia più puro.

 

Il pensiero vola immediatamente a Scoprendo Forrester, ottimo Gus Van Sant del 2000 che racconta l'avvicinamento fra due figure molto particolari e diverse tra loro: Jamal (Rob Brown), ragazzo di colore di rara intelligenza ma destinato probabilmente a un futuro di difficoltà, come quello di tanti altri sedicenni neri del Bronx; e poi William Forrester (Sean Connery), ex scrittore, cinico e disilluso e ritiratosi in uno stato di autoreclusione assoluta.

 

Dopo un'iniziale diffidenza i due si trasformeranno da discepolo e maestro ad amici legati da un rapporto d'affetto e stima profondissimo.

 

 

[Anche Pacha e Kuzko, inizialmente, non vanno molto d'accordo... ma poi formano una bella squadra, no?]

 

Quanti esempi del genere si protrebbero fare?

 

Su due piedi vengono in mente ovviamente Léon (Jean Reno) e Matilda (Natalie Portman) dell'indimenticabile cult di Luc Besson, "Jimbo" Jim Hawkins e Long John Silver de Il pianeta del tesoro, o il violentissimo duetto di contrasti - poi risolto in amicizia - fra Cuba Gooding Jr. e Robert De Niro in Men of Honor - L'onore degli uomini.

 

E le amicizie interspecie del mondo dell'animazione?

Cielo, non finiamo più.

 

La dolcezza e la complicità di Satsuki e Totoro, i contrasti e la crescita di Red e Toby nemiciamici, il percorso per la conquista del proprio posto nel mondo di Sir Lionel Frost (Hugh Jackman) e Mister Link (Zack Galifianakis)... si potrebbe andare avanti all'infinito visto che, come vedremo anche nella seconda posizione di questa top 8, gli Studios di Animazione di Disney, Pixar, Laika e Ghibli hanno costruito le proprie fortune parlando soprattutto di amicizia.

 

L'affinità intellettuale e affettiva fra due individui è stata declinata nel Cinema anche sotto forma di "triangolo", composto quindi da tre individui con un vertice comune.

A chi mi riferisco?

 

Ma ovviamente a Bubba (Mykelti Williamson) - Forrest Gump (Tom Hanks) - Tenente Daaaaan (Gary Sinise), "doppia coppia" di BFF nel classico di Robert Zemeckis del 1994.

 

 

[Splendida la coppia d'amici de L'uomo che volle farsi re, formata da Sir Michael Caine e Sir Sean Connery]

 

Vogliamo guardare all'attualità più stringente?

 

Il Festival di Cannes ci ha appena regalato Le otto montagne, un film che descrive con sensibilità rara il rapporto di stima e affetto che lega due esseri umani. 

Tanti esempi diversi fra loro, ma uniti da un pensiero di fondo sostanzialmente comune: "amico" significa una persona che possa condividere le nostre vette senza inorridire dei nostri abissi.

 

Su richiesta - guarda un po' - dei nostri Amici di CineFacts.it abbiamo selezionato 8 coppie di inseparabili amici cinematografici.

 

Come sempre abbiamo cercato di sbizzarirci, scegliendo produzioni che spaziano dal Cinema britannico classico alla New Hollywood, dall'animazione al Cinema italiano contemporaneo.

 

 

[Amici fuori e dentro lo schermo? Ma questi due adorabili cialtroni, ovvio!]

 

 

Sperando che la selezione di questo mese (rigorosamente in ordine cronologico e non di merito) vi piaccia, magari arricchendovi di qualche spunto, vi chiediamo: qual è la vostra coppia preferita di best cinematografici? 


[Introduzione a cura di Adriano Meis]

  

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Posizione 8

Clive Candy e Theo Kretschmar-Schuldorff 

Duello a Berlino, Michael Powell ed Emeric Pressburger (1943)

 

Riflettere sul sodalizio che ha legato Michael Powell ed Emeric Pressburger per oltre una dozzina di film conduce simultaneamente, tre le altre cose, a due termini in apparente contraddizione: classicità e sperimentazione.

 

Sul primo versante, poco o nulla di un sostantivo spesso impiegato per descrivere una successione lineare, per istituzionalizzare a posteriori un segmento come quello, ad esempio, della Hollywood aurea; sul secondo, nemmeno un rimasuglio di quelle aspirazioni da cultura alta - non di rado venate di elitismo, e da ciò spesso appiattite - che ne hanno permeato parecchie concretizzazioni.

 

Nel corso della loro carriera, gli "arcieri" hanno saputo coniugare, nel segno della fruibilità immediata, un'anima letteraria più rivolta al passato e uno slancio (prevalente) propriamente cinematografico, ben rinvenibile nelle ricerche cromatiche e di montaggio, anche interno: proprio un tratto di irrealtà determinato dal Technicolor - in grado di spingere nel terreno degli archetipi - e l'estrosa gestione spaziotemporale di una trama spalmata su di oltre quarant'anni caratterizzano Duello a Berlino, un film che è anche un film sull'amicizia.

 

Dal 1902 agli anni '40, intercettando due conflitti mondiali, si dipana infatti un'avventura in grado di avvicinare, come nel migliore (o nel peggiore) dei pamphlet pacifisti, i due lati della barricata, metonimicamente incarnati dal britannico Clive e dal tedesco Theo.

 

Ma lungi dal sostare in tale dimensione, comunque alleggerita da massicce dosi di ironia, assistiamo come chiarisce Il Morandini ad un sentito "omaggio a quei valori - l'onore, lo spirito di casta, l'amore, l'amicizia - che la cultura del Novecento ha rimosso o screditato".

 

Nostalgia e cameratismo - sentimenti non necessariamente positivi - sono certo presenti, ma è una purezza anacronistica (astorica) che non ha nulla di meccanico o buonista nel suo riguardare un nucleo di (quasi)invarianza a rendere la pellicola un classico con la maiuscola, un Classico paradossale.

 

Disponibile in Home video

 

[A cura di Mattia Gritti

 

Posizione 7

Oscar e Felix 

La strana coppia, Gene Saks (1968)

 

Nel dover scegliere una coppia di amici cinematografici da proporre al lettore, vista l’abbondantissima proposta sul tema, la logica mi spingerebbe verso opzioni “ricercate”, sottotraccia, poco note.

 

Eppure, se penso al concetto di amicizia applicato al Cinema, non c’è verso: mi vengono in mente immediatamente Walter Matthau e Jack Lemmon, ossia Oscar e Felix, adorabili cialtroni de La strana coppia, film del 1968 di Gene Saks.

 

La commedia - tratta dall’omonima pièce teatrale di Neil Simon - racconta di Felix Ungar, appena lasciato dalla moglie e prossimo al divorzio, che cerca riparo a casa dell’amico e compagno di nottate di poker Oscar Madison.

 

I due sono il giorno e la notte: Oscar, disordinato e approssimativo, è un giornalista sportivo che adora fare casino con gli amici, fumare il sigaro e fare il farfallone con ogni bella ragazza che gli capita a tiro.

Felix, al contrario, è un maniaco della pulizia e dell’ordine, nevrotico, salutista pieno di tic, allergie e reazioni nervose al suo stress apparentemente autorigenerante ("FFFFNA'!!").

 

La convivenza forzata dei due origina così una serie di gag e sketch esilaranti, immortali, rimasti a pieno merito nella memoria collettiva di ogni appassionato di Cinema che possa definirsi tale.

 

Matthau e Lemmon, coppia di amici anche nella vita e duo comico esplosivo, si ritrovarono nei panni dei due personaggi di The Odd Couple a trent’anni di distanza, in un sequel che si riassume efficacemente in una battuta del vecchio Oscar:

 

“Felix, non è cambiato niente: io sono sempre un porco e tu un aspirapolvere".

 

Ma questa è un’altra storia. 

 

Disponibile in Home video

 

[A cura di Adriano Meis]

 

Posizione 6

Joe e Ratzo 

Un uomo da marciapiede, John Schlesinger (1969)  

 

Un uomo da marciapiede non è forse il primo titolo citato quando si parla dei gloriosi anni della New Hollywood, ma è innegabile che si tratti di un’eccezionale rappresentazione delle tematiche care agli autori statunitensi che, in quegli anni, volgevano lo sguardo alla Nouvelle Vague e al Neorealismo per scardinare l’immagine della Promised Land.

 

I due protagonisti, Joe Buck (John Voight) ed Enrico Rizzo (Dustin Hoffman) - detto Ratzo o Sozzo, nell’adattamento italiano - sono due simboli perfetti del disfacimento dell’american dream.

 

 

Il primo è un aspirante cowboy che dal Texas si trasferisce a New York in cerca di fortuna come gigolò: non è nient’altro che una parodia di se stesso e del mito del cowboy, totalmente ribaltato e deriso, simbolo di una mascolinità ormai superata.

 

Il secondo è Ratzo, italoamericano che vive di espedienti, zoppo e con una bronchite cronica: l’emblema di tutti quei migranti che avevano attraversato mezzo mondo attratti dalle promesse del Nuovo Continente per poi diventare dei reietti, incapaci di stare al passo con la modernità.  

 

È nella loro inadeguatezza e solitudine che Joe e Ratzo si trovano e si prendono cura l’uno dell’altro, condividendo ogni pasto e giaciglio improvvisato.

 

Emarginati da una società che li guarda come se fossero fenomeni da baraccone - ma anche dalla propria incapacità di adattarsi al mondo moderno - si barcamenano tra le vie luride di New York, sospinti da una speranza che si manifesta attraverso attimi fugaci di felicità.

 

Se la calda e accogliente Florida non è nient’altro che l’ennesima crudele illusione, è la loro amicizia a tenerli ancorati alla propria umanità, prima che venga spazzata dalla marea dell’indifferenza.  

 

Disponibile a noleggio su Apple TV e Prime Video 

 

[A cura di Nadia Pannone]

 

Posizione 5

Henri Charrière e Louis Vega 

Papillon, Franklin J. Schaffner (1973)

 

A questo mondo tutto ha un prezzo ma è quando i requisiti minimi per la sopravvivenza vengono a mancare che ci si rende conto di quanto siamo disposti a pagare e quanto si discosta il valore economico oggettivo da quello umano soggettivo che attribuiamo a qualcosa.

 

Per ragioni di pura convenienza si può arrivare a pagare anche per una relazione di natura solitamente spontanea come quella dell’amicizia: è così che nasce il rapporto tra lo scassinatore Henri Charrière (Steve McQueen) e il falsario Louis Dega (Dustin Hoffman), i protagonisti di Papillon entrambi condannati ai lavori forzati nella terribile colonia penale dell’Isola del Diavolo, nella Guyana francese.

 

Henri, uno squattrinato forte e scafato, chiamato Papillon per la farfalla (papillon in francese) tatuata sul petto, non riesce a pensare ad altro se non a fuggire dall’isola.

 

Louis, uomo ricco dalla mente brillante ma impacciato, incapace di badare da sé alla sua pelle, capisce subito quanto sia a rischio la sua incolumità in un ambiente carcerario in cui la corruzione è all’ordine del giorno.

 

 

Dunque nulla più che un contratto verbale: la protezione di Louis in cambio di soldi con cui ottenere la barca della salvezza per Papillon, denaro per comprare la sua libertà.

 

Il rapporto tra Papillon e Louis, però, diventerà molto di più che un accordo vincolato a una promessa pecuniaria, trasformandosi in una profonda amicizia fondata su lealtà e affetto.

 

Tratto dal romanzo autobiografico di Henri Charrière e diretto da Franklin J. Schaffner, Papillon è la rappresentazione dell'amicizia come bene inestimabile, scambiabile solo con merce di altrettanto valore come la propria vita. 

 

Disponibile su Prime Video e RaiPlay

 

[A cura di Morena Falcone]

 

Posizione 4

James e Margaret Anne 

Ratcatcher - Acchiappatopi, Lynne Ramsay (1999)

 

Crescere è, già di per sè, una faccenda alquanto complicata.

 

Crescere in un sobborgo di Glasgow ricoperto di immondizia, zeppo di gang giovanili e sito nei pressi di un canale in cui il rischio di annegamento è dietro l'angolo, può essere un autentico incubo: anche per questo, in fondo, esistono gli amici.

 

James e Margaret Anne, protagonisti di Ratcatcher, film di esordio di Lynne Ramsay, crescono in un simile contesto degradato: lui deve fare i conti con una famiglia allo sbando e con la morte del suo amico Ryan, annegato mentre giocavano insieme, lei invece viene continuamente molestata da una gang locale.

 

James è ancora un bambino, Margaret Anne è già una giovane donna.

 

Eppure si trovano quasi per caso, cominciano a volersi bene e spendono insieme le loro poche ore serene: in un mondo tanto sudicio, provano a tenere il volto pulito mediante dei piccoli gesti. 

Si comunicano il proprio reciproco affetto senza saper realmente esprimersi: condividono il momento del bagno, si rilassano con un asciugamani in testa.

 

Sono l'uno per l'altro una nicchia di serenità. Rappresentano, forse, la reciproca promessa di un sentimento ancor più grande.

 

Alle porte, però, per entrambi c'è anche la necessità primaria di evadere da un lembo di mondo che non può essere bonificato.

Ecco perché la loro amicizia è un idillio destinato a segnare la loro vita per sempre: rappresenta gli ultimi scampoli di un'innocenza che sta definitivamente per abbandonarli.

 

E per questo merita di essere vissuta pienamente e ricordata per sempre.

 

Disponibile in Home video

 

[A cura di Jacopo Gramegna]

 

Posizione 3

Mark e Kurt

Old Joy, Kelly Reichardt (2006)

 

Staccare.   

 

Staccare la spina dalle nostre vite, dalla nostra routine, dai problemi, dalle ansie quotidiane, per immergersi nella natura delle foreste dell’Oregon.

 

Per i due amici protagonisti di Old Joy diretto da Kelly Reichardt, il viaggio serve proprio a staccare per rielaborare un sentimento - quello dell’amicizia - e renderlo catartico.

 

 

Sappiamo poco di loro due, direi praticamente nulla, se non che Mark sta per diventare padre mentre Kurt continua a cercare la propria strada attraverso la frequentazione di corsi universitari per lui abbastanza inutili.

 

Ciò che traspare però a inizio film, negli sguardi, negli atteggiamenti, è che entrambi in passato sono stati legati da una profonda amicizia, ma ora il trascorrere del tempo li ha portati su binari della vita differenti.

 

 

Kelly Reichardt sceglie di far parlar poco i due protagonisti, donando ampio respiro ai momenti di iato, quasi a voler dare a Kurt e Mark - e a noi spettatori - il tempo necessario per (ri)scoprire sé stessi e quel legame unico che pareva fosse scomparso.

 

Non importa perciò quanto tempo si è stati lontani l'un l’altro e gli interessi divergenti che si sono coltivati negli anni, se l’amicizia alla base è profonda e sincera, quest’ultima riesce sempre a portare serenità, rendendo gli attriti iniziali superfici lisce sulle quali camminare.

 

Old Joy racchiude in poco più di 70 minuti un sentimento talmente complesso che trova nei silenzi dei due personaggi le parole perfette per essere descritto.

 

Disponibile su MUBI 

 

[A cura di Emanuele Antolini]

 

Posizione 2

Gioia e Tristezza 

Inside Out, di Pete Docter e Ronnie Del Carmen (2015)

 

La Pixar Animation Studios ha sempre portato coppie di amici particolarmente memorabili, dalle amicizie più classiche e conosciute come Woody e Buzz di Toy Story o Mike e Sulley di Monsters & Co. a quelle più particolari come Remy e Linguini in Ratatouille o Arlo e Spot ne Il viaggio di Arlo e così via.

 

Il suo target di riferimento, ovvero la famiglia, ha sempre permesso di dare spazio a un aspetto molto importante della vita sociale, rendendo l’amicizia a volte protagonista principale della scena, altre volte un ruolo marginale ma necessario ai fini della narrazione.

 

In Inside Out l’amicizia gioca un ruolo particolare perché forse è difficile connotare le due protagoniste, Gioia e Tristezza, come amiche - considerando che sono emozioni - ma le dinamiche di affetto e stima reciproca che si vanno a creare durante il loro viaggio riprendono le stesse di altri grandi importanti road movie della Pixar stessa.

 

Gioia, Tristezza, Disgusto, Rabbia e Paura vivono nella mente della piccola Riley Andersen, il luogo da dove esse “manovrano” la vita della bambina generando dei ricordi.

 

Nonostante siano sempre in contatto tra loro, esse non hanno rapporti particolarmente stretti, limitandosi ad essere coinquiline, complice la marcata gelosia di Gioia nei confronti delle altre emozioni, in particolar modo di Tristezza.

 

In un momento particolarmente drammatico nella vita della “loro” bambina, Gioia e Tristezza si ritrovano ad affrontare insieme varie situazioni inaspettate, stabilendo pian piano una connessione molto definita l’una con l’altra. 

 

Senza fare spoiler, sarà proprio l’amicizia tra le due a innescare la catena che cambierà per sempre la vita di Riley e delle altre emozioni.

 

Disponibile su Disney+

 

[A cura di Eris Celentano]

  

Posizione 1

Mirko e Manolo

La terra dell'abbastanza, Damiano e Fabio D'Innocenzo (2018)

 

Nella desolazione della periferia romana, seduti all’interno di un’auto datata, Mirko (Matteo Olivetti) e Manolo (Andrea Carpenzano) mangiano con foga due panini con la cicoria.  

 

Poco importa se i pezzi cadono e sporcano sedili e vestiti, sono le risate insensate di due adolescenti carichi di paure e speranze a rendere prezioso quel momento.  

 

Amici fin da bambini, legati da una viscerale amicizia fraterna, i giovani protagonisti de La terra dell’abbastanza finiscono implicati in un tragico incidente stradale e scoprono di aver inaspettatamente messo fine alla vita di un uomo malavitoso.  

 

Il loro è un rito d’iniziazione involontario che li inserisce nelle grazie di un importante capo clan, trasformandoli improvvisamente in gelidi assassini senza pietà, inclini allo sfruttamento della prostituzione e al traffico di vite umane.  

 

In Mirko e Manolo si manifestano tutti gli umori di una generazione che sa spingersi oltre, condannata alla sopportazione, in un contesto di criminalità dove la sofferenza è sinonimo di debolezza.   

 

Il rapporto che li lega si definisce a partire dal desiderio di raggiungere una forma di imperturbabilità per divenire finalmente insensibili agli orrori di una periferia assassina.  

 

Questa terra dell’abbastanza sembra allo stesso tempo l’unico luogo sul quale poter costruire un futuro dignitoso, ben lontano da quello delle loro famiglie condannate a vite di stenti e miseria.  

 

I fratelli D’Innocenzo, al loro primo lungometraggio, scelgono una raccapricciante lucidità di sguardo per indagare i sentimenti di Mirko e Manolo.  

 

Il film vive nel contrasto tra campi lunghi e primi piani invasivi, fotografati in modo straordinario da Paolo Carnera, che mettono in risalto l’energia drammatica dei due giovani - e quasi esordienti - attori protagonisti.

 

Disponibile su RaiPlay 

 

[A cura di Matilde Biagioni]

 



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1 commento

Andrea Siri

29 giorni fa

ottima top come al solito, personalmente quando si parla di amicizia non posso fare a meno di pensare al film d'animazione Dreamworks, La strada per El Dorado e alla spassosa chimica tra Tullio e Miguel.
"Miguel e Tullio, Tullio e Miguel, forti e potenti dei"😂

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