close

NUOVO LIVELLO

COMPLIMENTI !

nuovo livello

Hai raggiunto il livello:

livello

#CineFacts. Curiosità, recensioni, news sul cinema e serie tv

#Cinerama

Storia del Non-Cinema: film perduti, distrutti o mai realizzati - Cinerama 01

La Storia del Cinema è una storia fatta di molte, moltissime, perdite, di un non-cinema parallelo: si stima che sia andato perso o distrutto circa il 75% delle pellicole prodotte tra il 1900 e il 1913, e il 65% di quelle uscite tra il '13 e l’avvento del sonoro alla fine degli anni '20.

 

Le ragioni possono essere diverse, e vanno dalla passata percezione del Cinema alla banale composizione chimica delle pellicole.

 

Per i suoi primi decenni di vita, infatti, il Cinema non è mai stato considerato un’arte, quanto piuttosto un semplice affare economico: che senso avrebbe avuto, quindi, attivarsi per la conservazione delle pellicole?

 

Solo negli anni '30, con la nascita di una certa sensibilità, nascono le prime cineteche, e queste istanze prendono poi definitivamente piede grazie alla cinefilia delle Nouvelles Vagues.

 

 

[Cineteca Italiana di Milano, attiva dal 1947]

 

Questo iniziale disinteresse per la conservazione dei film è andato a braccetto con la costituzione chimica delle pellicole, almeno fino all'avvento del digitale.

 

Fino agli anni '50 il materiale scelto era il nitrato di cellulosa, altamente infiammabile e predisposto al rapido decadimento, al quale è succeduto il triacetato di cellulosa, ininfiammabile ma chimicamente instabile.  

Come ha fatto notare Paolo Cherchi Usai, il fatto che gran parte del vecchio materiale filmico sia andato perduto non è necessariamente un male, perlomeno da un certo punto di vista.

 

Infatti, se esso fosse riuscito a sopravvivere nella sua interezza, la profondità dell’analisi degli studiosi sarebbe stata certamente minore: la monumentale quantità di pellicole da studiare avrebbe imposto, del resto, approcci più limitati, soprattutto per i prodotti marginali.

 

La Storia del Cinema che studiamo e conosciamo, dunque, è un prodotto determinato dalla selezione, naturale, del materiale filmico.

In questa visione simil-darwiniana, la classica storia del cinema conta tanto quanto la storia del non-cinema, che però, è bene sottolinearlo, è un non-cinema solo per noi, i posteri.

 

Proviamo quindi a gerarchizzare questa paradossale storia del non-cinema, almeno per le pellicole delle quali sono rimaste tracce.

 

Esistono infatti film completati ma poi perduti, film completati ma poi distrutti o non distribuiti e film solo ideati o giusto iniziati.

 

 

[David Wark Griffith, regista di cui mancano cinque film]

 

Partiamo dalla prima categoria, la più scontata e numerosa, quella delle pellicole ultimate e perdute per cause di forza maggiore, parlando, in prima battuta, della stagione del muto.

 

Molti sono i lavori perduti di grandi nomi attivi prima dell’avvento del sonoro.

 

È il caso, ad esempio, di uno dei più importanti e studiati registi dei primi decenni della storia del cinema, David Wark Griffith.

Del celebre autore di The Birth of a Nation mancano cinque pellicole, uscite negli anni Dieci, in cui compaiono alcune delle interpreti più famose dell’epoca.

 

Parliamo di: The Englishman and the Girl, cortometraggio con Mary PickfordThe Battle of the Sexes, con Lillian Gish e un giovanissimo Rodolfo ValentinoThe EscapeThe Great Love, che conteneva riprese reali della Prima Guerra Mondiale, tra cui un bombardamento; The Greatest Thing in Life, sempre con la Gish; That Royle Girl.

 

Sono andati persi anche gran parte dei frutti del fortunato sodalizio tra il regista Thomas H. Ince e la due volte premio Oscar Mary Pickford, con oltre dieci pellicole, prodotte nei primi anni Dieci, smarrite.

 

Stessa sorte hanno avuto quattro film diretti da un altro pioniere della storia del cinema, Edwin S. Porter.

Si tratta di Hearts Adrift e Such a Little Queen, entrambi con la Pickford, The Crucible e The Eternal City, girato in gran parte a Roma.

 

 

[Mary Pickford, attrice di cui mancano decine di pellicole]

 

Rimanendo negli anni Dieci, del 1914 è l’unico film perduto di Charlie Chaplin, Her Friend the Bandit, del quale rimangono solamente pochi minuti.

 

Il tempo ha spazzato via anche molta della filmografia di Theda Bara, la prima grande femme fatale del cinema americano.

 

Proprio per la Bara, che rifiutò, era stato pensato il ruolo centrale de La regina di Saba, film perduto celebre per i suoi costumi particolarmente audaci.

 

Costumi che lasciano il posto alla nuda pelle in un altro celebre non-film, La figlia degli Dei, famosissimo per una scena di nudo della protagonista Annette Kellerman.

 

Colpiti sono stati anche molti altri registi nel gotha della Settima Arte, da Fritz Lang al quattro volte premio Oscar John Ford, da Cecil B. DeMilleHoward Hawks, da Jean Renoir a Josef von Sternberg.

 

Non tutti saranno però tristi della scomparsa delle proprie pellicole.

 

Frank Capra definirà il suo Per l’amore di Mike come "solo sette rulli di film mediocre", e simili saranno le parole di Alfred Hitchcock per il suo unico film perduto.

 

Oltre all'incompiuto Number 13, che sarebbe stato il suo primo lavoro in assoluto, il cineasta britannico vedrà infatti perso The Mountain Eagle, uscito nel 1926.

Il maestro del brivido lo bollerà come "un brutto film", conversando con un interlocutore niente male, François Truffaut.

 

Truffaut che avrà, curiosamente, parole simili per la sua prima opera cinematografica.

Il cineasta francese si mostrerà infatti felice della perdita del suo Une Visite, "un brutto cortometraggio in 16mm" proiettato solo privatamente nel 1955.

 

 

[Alfred Hitchcock e François Truffaut, registi con una pellicola perduta a testa]

 

Smarriti, o distrutti per chissà quali cause, sono stati anche due film in grado di trionfare agli Oscar: Nel gorgo del peccato, del 1927, per il suo protagonista, e Lo zar folle, del 1928, per la sceneggiatura (oltre ad altre quattro candidature, compresa quella come Miglior Film)

 

Gli anni Venti vedono poi, nella nostra storia in negativo, l’unico film perduto di Stanlio e Olio, Giù i cappelli, e uno dei casi più celebri del non-cinema.

 

Del 1927 è infatti Il fantasma del castello, horror con protagonista l'amatissimo Leon Chaney.

Il film, che registrò un ottimo riscontro al botteghino, vedeva Chaney prestarsi nelle doppie vesti di vampiro e investigatore.

Il regista, Tod Browning, realizzerà poi, otto anni più tardi, un remake, I Vampiri di Praga, col leggendario Bela Lugosi.

 

Per l’originale del '27 furono inoltre provati, in maniera sperimentale, dei dialoghi sonorizzati, ma alcune fonti incerte riferiscono che ci si fermò visto il cancro alle corde vocali di Chaney.

 

Stessa sorte hanno avuto molte altre pellicole con doppiaggi sperimentali e sonori parziali, il che rende evidente come l’oblio abbia inghiottito diversi manufatti dal grande valore storico, aldilà di grandi nomi e grandi produzioni.

 

È questo il caso, ripartendo da capo, di The Life of General Villa e The Indian Wars, entrambi del 1914.

 

Il primo vede comparire, in un ruolo marginale, lo stesso rivoluzionario messicano protagonista del biopic, mentre il secondo vede come attore protagonista, nel ruolo di se stesso, Buffalo Bill.

In The Indian Wars appare anche il generale Nelson Miles, colui che costrinse alla resa il leggendario capo apache Geronimo, che sarà molto più rappresentato sul grande schermo rispetto al suo avversario.

 

Vita futurista, primo film dell’avanguardia, esce invece nel 1916, diretto da Arnaldo Ginna e scritto da Filippo Tommaso Marinetti.

Il cortometraggio, dalla durata di tre minuti, mostra un gruppo di futuristi che importunano i clienti di alcuni caffè fiorentini, e contribuirà a gettare le basi per il Manifesto della Cinematografia Futurista.

 

 

[I futuristi Carlo Carrà, Filippo Tommaso Marinetti e Umberto Boccioni]

 

Purtroppo altre prime volte, come quella futurista, sono sparite dalla circolazione col tempo.

 

The Vampire, del 1910, mostra infatti per la prima volta la figura (che verrà ripresa dalla Bara) della donna-vampiro, mentre la pellicola russa Drakula porta sul grande schermo, nel 1920, il vampiro di Bram Stoker.

 

Dello stesso anno è Il mostro di Frankenstein, che potrebbe essere il primo horror italiano.

Vede invece l'inedita presenza di creature extraterrestri The First Men in the Moon, prima trasposizione di un romanzo di H.G. Wells.

 

Oltre ai filoni horror e fantascientifici, l'inesorabile Chronos ci ha privato anche di alcuni illustri predecessori cinematografici.

 

Del 1912 è infatti Salvata dal Titanic, la cui protagonista è una vera superstite della tragedia (e indossa lo stesso abito della sera del naufragio), mentre risale al 1916 l'italianissimo Avatar, diretto da Carmine Gallone, che anticipa, in modo parziale, alcune tematiche del kolossal di James Cameron.

 

The Isle of Lost Ships, uscito nel 1923, anticipa invece, di circa trent'anni, la strana attenzione per il triangolo delle Bermuda, e, tre anni più tardi, compare la prima versione cinematografica de Il grande Gatsby di Francis Scott Fitzgerald.

 

Sconfinando nel sonoro, del 1933 sono il primo anime parlato e Wasei Kingu Kongu.

Quest’ultimo, corto giapponese distrutto dall'atomica, si basa sulla storia di King Kong e porta sul grande schermo, per la prima volta, un Kaiju.

Ventuno anni prima di Godzilla, infatti, questa produzione nipponica anticipa la stagione dei mostri giganti.

 

 

[Godizilla, film del 1954 ritenuto erroneamente il primo sui Kaiju]

 

Le prime volte del nostro non-cinema riguardano però anche aspetti molto più tecnici, non per questo meno interessanti.

 

The Gulf Between, del 1917, fu infatti la prima pellicola colorata col Technicolor Process 1, e The Power of Love, del 1922, il primo film in 3D, realizzato con la tecnica dell’anaglifo.

 

Ben più importante è, però, il primo film d’animazione in assoluto: nel 1917 Quirino Cristiani, disegnatore argentino nato in provincia di Pavia, realizza infatti El Apóstol.

Cristiani impiega la tecnica della cut-out animation, la stessa di South Park, e confeziona una tagliente satira politica.

 

Sempre satiriche saranno altre due opere perdute dell’animatore, Sin dejar rastros, che sarà sequestrato su diretta richiesta del presidente argentino, e Peludópolis, primo lungometraggio animato con sonoro.

 

 

[Quirino Cristiani, autore del primo film d'animazione della storia]

 

Arriviamo infatti nell'era del sonoro, che si apre, convenzionalmente, nel 1927, con Il cantante di Jazz.

La separazione, nella mia analisi, è formale, ma non irrilevante.

 

Infatti, di molti film perduti, o distrutti, sopravvivono solo le colonne sonore, perlomeno quelle registrate sui dischi Vitaphone.

Il sistema sarà comunque, dopo un'iniziale fase di sperimentazione, soppiantato dalla registrazione direttamente su pellicola, tramite canali magnetici oppure ottici, rendendo solo convenzionale la distinzione.

 

Come è intuibile, le pellicole perse dopo l’avvento del sonoro sono decisamente meno, vista la nascita delle cineteche negli anni '30 e la progressiva rivalutazione artistica del Cinema.

 

Alcuni lavori andati persi, per un motivo o per un altro, sono però degni di nota.

 

È il caso di due particolari pellicole dirette da Alessandro Blasetti, Il caso Haller e L’impiegato di papà.

Entrambe, prodotte nei primi anni '30, sono remake di due successi stranieri: nel primo caso di Der Andere di Robert Wiene (autore de Il gabinetto del dottor Caligari), nel secondo di Ritorno alla felicità di Carl Boese.

 

Rimanendo in Italia, curiosa è poi la storia dei primi tre cortometraggi di Carlo Verdone.

 

I suoi Poesia solare, Allegoria di primavera ed Elegia notturna, realizzati tra gli anni '60 e '70, vennero infatti consegnati dall'attore-regista alla RAI, per uno speciale in programma.

Le tre pellicole andarono però sfortunatamente perse negli archivi di RaiTre, nei primi anni '80.

 

Simile sorte hanno avuto l'unico film diretto da un giovanissimo Peter Finch, premio Oscar per Quinto Potere, e il primo film del controverso regista Russ MeyerThe French Peep Show.

 

Per concludere, è doveroso citare anche un cortometraggio diretto nientepopodimeno che da Orson Welles, The Miracle of St. Anne, una bizzarra parodia filippina su Batman (girata senza autorizzazioni) e un discusso porno-gay su un prete attratto sessualmente da Gesù, Him.

 

 

[Carlo Verdone, attore-regista di cui sono andati persi i primi tre cortometraggi]

 

Passiamo ora, dopo questa lunga carrellata, alla seconda categoria del non-cinema, quella dei film completati ma distrutti o non distribuiti.

 

Partiamo subito con dei casi particolari, che potrebbero essere ascrivibili anche alla prima tipologia: i film distrutti durante le guerre o per motivi storico-politici.

 

È importante dividere due macrosettori, quello delle pellicole distrutte accidentalmente e quello delle pellicole distrutte consapevolmente.

 

Nel primo caso rientra il sopracitato Wasei Kingu Kongu, distrutto dai bombardamenti atomici del 1945.

In linea teorica, possiamo però far rientrare questo macrosettore nei film andati perduti, quasi assimilando le disgrazie belliche a una calamità.

 

Il secondo caso si rivela invece più interessante.

Sono documentate, infatti, diverse distruzioni di opere propagandistiche, soprattutto tra Prima e Seconda Guerra Mondiale.

 

Un esempio è l'americano The Spirit of '76, uscito nel 1917, che mostrava le atrocità commesse dai soldati inglesi durante la Rivoluzione Americana: il film, vista l'alleanza bellica tra Stati Uniti e Regno Unito, venne sequestrato e presumibilmente distrutto.

 

Scampò a una sorte simile The Battle Cry of Peace, kolossal di propaganda antitedesca del 1915: il pacifista Henry Ford intentò infatti una causa contro la pellicola, accusando il regista di essere pagato dalla lobby degli armatori, ma ne uscì sconfitto. 

Ad oggi il film risulta comunque perduto, ma le ragioni sembrano essere casuali.

 

Restando in tema, è fortemente evocativa anche la distruzione, ad opera delle armate sovietiche, di un film polacco sulla Guerra sovietico-polacca, nel tentativo di attuare una sorta di damnatio memoriae.

 

 

[La bomba atomica che nell'agosto del 1945 distrusse Wasei Kingu Kongu e molte altre pellicole]

 

Damnatio memoriae che è il fine di un’altra celebre distruzione, totalmente slegata da cause politiche.

 

Molti dei lavori del regista William Desmond Taylor, tra cui Anne of Green Gables, del 1919, vennero infatti distrutti dopo la sua morte.

 

Il motivo?

La scoperta, postuma, della scandalosa relazione tra il regista e l’attrice Mary Miles Minter, all'epoca diciannovenne.

 

Andarono incontro a distruzione postuma anche tutte le copie di una pellicola molto più recente, del 1972, Nobody Ordered Love, per volontà però del suo regista, Robert Hartford-Davis.

 

Non sono infatti pochi i casi di registi scontenti delle proprie opere, come abbiamo potuto osservare per Alfred Hitchcock e François Truffaut.

Insoddisfazione che, certe volte, porta proprio all'extrema ratio.

 

È il caso del primo film dei fratelli Marx e di una pellicola di Woody Allen.

 

Il primo lavoro del quintetto comico, il cortometraggio Humor Risk del 1921, non venne mai distribuito nelle sale (come Une Visite), e alcune fonti sostengono che Groucho Marx, profondamente insoddisfatto, ne abbia bruciato i rulli.

 

Diverso il caso di September, pellicola diretta dal regista newyorkese.

 

Il film venne infatti girato ben due volte, con due cast completamente diversi.

 

La prima versione, nella quale figuravano Sam Shepard e Charles Durning, venne infatti distrutta da Allen, a lavoro ormai ultimato.

La seconda, con Mia Farrow, venne invece distribuita nel 1987.

 

 

[Woody Allen, regista che distrusse la prima versione di September]

 

Ma arriviamo ora a quello che forse è il caso più celebre di tutti, segnalato, non a caso, da Virginia Scotti.

 

Stiamo parlando di The Day the Clown Cried, di e con Jerry Lewis.

 

La pellicola narra (o narrava?) la storia di un clown finito in un campo di concentramento nazista, anticipando almeno parzialmente La vita è bella.

 

La produzione del film iniziò nel 1972, con un Jerry Lewis non del tutto convinto del pesante contesto narrativo.

Le riprese furono parecchio incidentate, tra problemi economici e logistici e a un certo punto, nonostante fossero quasi ultimate, il produttore decise di defilarsi definitivamente, rendendo la distribuzione un miraggio.

 

Lewis rimase con un’unica copia, in videocassetta, contenente la maggior parte del materiale, montato in modo provvisorio.

I pochi che videro la pellicola parlarono però di un totale fallimento artistico, il che portò Lewis a tenere per sé l’unica versione esistente.

 

Nel 2013 il vecchio attore si disse "imbarazzato da quel film", aggiungendo un secco "non lascerò mai che nessuno lo veda".

 

A quanto pare, però, il comico, morto tre anni fa, avrebbe donato una copia alla Biblioteca del Congresso nel 2015.

La condizione?

L'impossibilità di proiettare il film per dieci anni.

 

Dunque, non ci resta altro che aspettare fino al 2025.

 

 

[Jerry Lewis, attore e regista del celebre film perduto The Day the Clown Cried]

 

Torniamo però adesso agli anni '30, per esaminare un altro caso decisamente famoso, quello de Il prato di Bezin di Sergej Michajlovič Ėjzenštejn. 

 

La pellicola avrebbe dovuto riprendere, e mescolare, due modelli: l’omonimo racconto di Ivan Turgenev e la leggendaria storia di Pavlik Morozov.

A grandi linee, la trama avrebbe narrato la storia di un giovane contadino deciso a denunciare il padre, reo di tradimento nei confronti del governo sovietico.

 

La produzione iniziò nel 1935 e si protrasse per circa due anni, quando venne fermata direttamente da Mosca.

La burocrazia comunista accusava infatti il regista sovietico di eccessivo intellettualismo e formalismo, che avrebbero oscurato l’intento politico-propagandistico della pellicola.

 

In effetti, pare che il film avesse preso una piega decisamente simbolica, con un profondo studio sull'iconografia religiosa e sul rapporto Bene-Male.

 

L'ingerenza politica bloccò dunque la produzione, che non riprese mai più.

Inoltre, negli anni '40, un bombardamento distrusse le bobine girate eliminando così ogni traccia della pellicola.

 

Solo nel 1960 vennero recuperati alcuni frammenti e si tentò una ricostruzione parziale, comunque ben lontana da quella che avrebbe dovuto essere la forma originaria.

 

Ecco dunque la storia di un non-film dal grande valore storico, visto il contesto, e artistico, visto il regista.

 

 

[Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, regista della non-pellicola Il prato di Bezin]

 

Superato questo unicum, è doveroso citare altri due casi, per concludere questa seconda categoria.

Entrambi vedono al centro la figura di un produttore.

 

Il primo è molto semplice e bizzarro, e interessa diversi film.

 

Nel 1924, infatti, un produttore della casa britannica Hepworth decise di distruggere innumerevoli bobine, nella speranza, viste le sue gravi difficoltà economiche, di ottenere argento dal nitrato delle pellicole.

 

Inutile dire come questo stupido tentativo ci abbia sottratto, irrimediabilmente, un numero non irrilevante di opere.

 

Il secondo caso riguarda invece i fratelli Warner.

 

Nel 1933 uscì infatti nelle sale Convention City, film particolarmente ricco di sesso e alcolismo, una delle pellicole della cosiddetta era pre-codice.

 

Tre anni primi era infatti comparso il Codice Hays, che aveva il compito di regolamentare moralmente il mondo hollywoodiano.

Fino al '34, però, il Codice non entrò effettivamente in vigore, e quei quattro anni videro un generale imbarbarimento delle produzioni.

 

Quando il Codice divenne effettivo, i Warner decisero di appoggiare in pieno la commissione simil-censoria, e giunsero, per ingraziarsela, a distruggere il film.

 

 

[Jack L. Warner, responsabile della distruzione di Convention City]

 

Dopo questa lunga lista di pellicole perse o distrutte, giungiamo alla terza categoria, l'ultima, più astratta, quella dei film solo pensati o giusto iniziati.

 

Per i seguenti casi, i più celebri, vi rimando alla Top 8 dedicata (diventata Top 7 dopo l'inaspettata distribuzione di Un giorno di pioggia a New York, di Woody Allen):

Something Got to Give di George Cukor;

Kaleidoscope di Alfred Hitchcock;

Superman Lives di Tim Burton;

Heart of Darkness di Orson Welles;

Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet di Federico Fellini;

Napoleone di Stanley Kubrick;

Leningrado di Sergio Leone.

 

Costruiamo però ora, con le non-pellicole rimaste escluse, una nuova Top 8, non gerarchica.

 

Primo caso: Don Chisciotte, di Orson Welles.

 

La pellicola, autofinanziata dal regista, non vide mai la luce per diverse ragioni.

La trama avrebbe dovuto vedere il celebre hidalgo e il fidato Sancio Panza catapultati nel mondo contemporaneo.

 

La produzione fu travagliata e saltuaria, e si estese per più di dieci anni, venendo poi bloccata dalla morte dell'attore protagonista nel 1969.

Welles tentò di proseguire con una controfigura, ma sorsero nuovi problemi.

 

Il regista avrebbe infatti voluto terminare il film con l'esplosione di una bomba atomica, ma il budget limitato e le difficoltà concrete fecero naufragare l'intero progetto.

 

Nel 1992 il regista spagnolo Jesús Franco montò le scene esistenti, seguendo i pochi appunti disponibili.

Il risultato fu aspramente criticato, e comunque non può essere considerato, almeno in toto, come un'opera di Welles.

 

 

[Orson Welles sul set di Don Chisciotte]

 

Secondo caso: Megalopolis, di Francis Ford Coppola.

 

Sembra che Coppola stia ancora lavorando a questo progetto, come annunciato l'anno scorso, ma è bene considerare che il primo annuncio della realizzazione risale al 2001.

 

La pellicola, a quanto pare, venne fermata dall'11 settembre, e avrebbe dovuto narrare del tentativo di un grande e ricco architetto di riprogettare, dopo un terribile disastro, la città di New York.

 

Il film, legato concettualmente e letteralmente al Metropolis di Fritz Lang, avrebbe dovuto essere decisamente grandioso, visto il budget stratosferico.

Vedremo quali saranno gli sviluppi.

 

Terzo caso: Ronnie Rocket, di David Lynch.

 

Lynch iniziò a concepire il film subito dopo l'uscita di Eraserhead, nel 1977, scrivendone la sceneggiatura.

 

La pellicola avrebbe dovuto narrare la misteriosa storia di un detective alla ricerca di una fantomatica seconda dimensione e di un nano in grado di controllare l'energia elettrica, che avrebbe dovuto essere il Michael J. Anderson di Twin Peaks.

 

Le eccessive stranezze resero però difficile reperire i fondi necessari, e il progetto rimase incompiuto, nonostante i numerosi tentativi del regista.

 

 

[David Lynch, mancato regista di Ronnie Rocket]

 

 

Quarto caso: Dune, di Alejandro Jodorowsky.

 

Avete presente il Dune del 1984 diretto da Lynch?

Ecco, se il progetto del folle Jodorowsky si fosse concretizzato non avremmo mai potuto assistere a quel flop.

 

Il bizzarro regista cileno aveva infatti tentato di adattare il romanzo di Frank Herbert parecchi anni prima, a modo suo: i Pink Floyd avrebbero dovuto realizzare la colonna sonora, mentre tra gli attori sarebbero figurati Orson Welles, Mick Jagger, Amanda Lear e Salvador Dalì.

 

Nonostante le favolose premesse, la mastodontica pellicola non fu realizzata a causa della paura dei produttori, che giudicarono il progetto troppo rischioso.

 

Sulla gestazione del film, purtroppo infruttuosa, è stato realizzato, nel 2013, il documentario Jodorowsky’s Dune, che approfondisce meglio la questione, facendo rimpiangere la non-produzione.

 

Quinto caso: Giraffes on Horseback Salad, di Salvador Dalì.

 

Ritorna nella nostra Top 8 l'eclettico artista spagnolo, che, nel 1937 scrisse la sceneggiatura di questa pellicola.

Il titolo rende l’idea dell’onirismo che avrebbe pervaso l’opera, che sarebbe stata un preziosissimo manufatto storico-artistico.

 

Il film venne scritto da Dalì per i fratelli Marx, e avrebbe dovuto narrare la storia d'amore tra un nobile spagnolo e una donna surrealista, della quale non sarebbe mai stato inquadrato il volto.

La MGM decise però di non produrre il film, che ritenne troppo strano e rischioso.

 

Del resto, una scena avrebbe dovuto mostrare delle giraffe andare a fuoco con indosso delle maschere a gas…

 

 

[Salvador Dalì, ideatore del mai realizzato Giraffes on Horseback Salad]

 

Sesto caso: La Condizione Umana, di Michael Cimino.

 

Anche qui il timore dei produttori ha frenato la realizzazione di un potenziale grande film.

 

Questa volta però un infausto precedente ha sbarrato la strada a Cimino, regista vincitore di due Oscar per Il Cacciatore.

Il suo I cancelli del cielo, flop clamoroso, portò infatti la casa di produzione United Artists al fallimento, rendendo il progetto una pericolosa scommessa.

 

Cimino tentò per molti anni di portare sul grande schermo La condizione umana, romanzo del 1933 di André Malraux ambientato nella Shanghai del 1927, durante un'insurrezione popolare.

 

Il regista avrebbe voluto con sé John Malkovich, Johnny Depp, Daniel Day-Lewis e Uma Thurman, ma della pellicola rimane solo sceneggiatura.

 

Settimo caso: Le Montagne della Follia, di Guillermo del Toro.

 

Come per Megalopolis, le possibilità che questo film possa ancora essere realizzato sono vive.

In ogni caso, la produzione della pellicola avrebbe dovuto iniziare nel 2011, con un budget di circa 150 milioni di dollari.

 

Questa trasposizione dell'omonimo romanzo di H.P. Lovecraft avrebbe dovuto essere prodotta da James Cameron e Tom Cruise, ma la Universal bloccò il progetto appena prima della produzione.

 

L'eventuale divieto ai minori fu infatti percepito dalla major come un rischio troppo elevato, soprattutto visto l'ingente investimento.

 

 

[Guillermo del Toro, regista del non-film Le Montagne della Follia]

 

Ottavo caso, tra Martin Scorsese e Christopher Nolan.

 

Chiudiamo questa Top 8 alternativa con una strana girandola tra questi due registi.

 

Il primo tentò infatti di realizzare un biopic sul pianista George Gershwin, seguendo una sceneggiatura di Paul Schrader, già autore di quella di Taxi Driver.

 

La Warner Bros si tirò però indietro, e preferì virare su un film su Dean Martin, sempre diretto dal regista newyorkese, che, per ironia della sorte, non fu mai realizzato.

 

Quando invece nel 2004 uscì The Aviator, fu, per una volta, Scorsese a costringere al blocco un altro progetto.

Christopher Nolan stava infatti lavorando alla sceneggiatura di Howard Hughes, biopic sull'aviatore, che sarà costretto, giocoforza, ad accantonare.

 

Un peccato, forse, perché il cineasta britannico la definirà "la migliore cosa che abbia mai scritto".

 

 

[Howard Hughes, su cui Martin Scorsese, e non Christopher Nolan, ha realizzato un biopic]

 

Termina qui questo estenuante viaggio nei meandri del non-cinema, e mi scuso per l’eccessiva lungaggine, dovuta vista la densità, e la bellezza, della tematica.

 

Ringrazio ancora Virginia Scotti per la segnalazione, così come tutti quelli che hanno proposto altri argomenti, molti talmente validi da portare a un'estensione del sondaggio (che avviene sul gruppo Facebook Cinefactsers!).

 

Cinerama Out.      

Chi lo ha scritto

TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE

CineFacts

Good&Bad

Stortod'autore

Lascia un commento



4 commenti

Tati23

6 mesi fa

Le trasposizioni come oggetto Don Chisciotte non devono portare molta fortuna ai registi, vedi anche Terry Gillian e i 25 anni di produzione del suo "L'uomo che uccise Don Chisciotte".

Bell'approfondimento, quante pellicole andate perse e mai riconosciute.

Rispondi

Segnala

Carmine Arcopinto

6 mesi fa

Sto provando a leggere per intero l'articolo ma mi deprimo sempre di più, chissà quanti film interessanti saranno andati perduti senza nessun modo di ricordarli

Rispondi

Segnala

Mattia Gritti

6 mesi fa

Carmine Arcopinto
Sicuramente moltissimi.
Nell'articolo sono citati solo quelli di cui si hanno tracce certe, ed anch'esse hanno dovuto sopravvivere per molti anni

Rispondi

Segnala

Nuriell

6 mesi fa

Molte di queste pellicole non le avrei guardate (o volute guardare) ma quando sento che vanno perse pellicole o dipinti o altre opere d'arte mi deprimo un po', sono perdite enormi, magari non per tutti ma per qualcuno sicuramente.

Nonostante questo credo anche che se cancellassimo un qualunque grande autore e tutte le sue opere (Mozart, Fellini, Picasso, ecc) non cambierebbe molto, ci sarebbero altri a perendere i lloro posto... sarebbe solo molto triste.

Rispondi

Segnala


close

LIVELLO

NOME LIVELLO

livello
  • Ecco cosa puoi fare:
  • levelCommentare gli articoli
  • levelScegliere un'immagine per il tuo profilo
  • levelMettere "like" alle recensioni