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#01 - La creatività è morta?

Se nell’episodio #00 ho mostrato la nascita di un’arte, l’entusiasmo degli artisti verso un qualcosa di sconosciuto riversato totalmente e con coraggio nelle loro locandine, in questo intendo mostrarvi che fine ha fatto quello spirito: è morto.

 

Negli ultimi decenni, infatti, i poster sono quasi sempre rientrati in determinate categorie grafiche dettate dal marketing che hanno ridotto all’osso il lato artistico.

 

Quest’analisi fu fatta quasi 10 anni fa, ma non ho trovato aggiornamenti in giro.

Quindi mi sono detto: “Dai, ora fai un minimo di ricerca, controlla se negli anni successivi sia nuovamente sbocciata la creatività. Tanto vedrai, al limite troverai quattro o cinque locandine in più”.

Ci sono andato vicino, ho trovato quattro o cinque categorie in più.

Ho impiegato 4 giorni per ricercare e impaginare le locandine. 

 

Segnatevelo da qualche parte: mai essere ottimisti.

Anche se dopo questa carrellata di cliché, probabilmente sarà impossibile esserlo in ogni caso.

 

 

1. La Donna in Rosso

 

 

 

 

Partiamo dal più antico di tutti: l’usanza di mettere una donna vestita di rosso in una locandina, infatti, ha almeno 60 anni.

Come stile negli anni è cambiato tanto senza cambiare mai, in realtà.

 

Voglio dire, immaginatevi nel 1952 quanto potesse essere potente quella locandina di Trinidad, con una Rita Hayworth in rosso che all’epoca probabilmente rasentava la pornografia. 

 

Negli anni poi le convenzioni sociali si sono evolute, ci siamo assuefatti a certi elementi che di conseguenza hanno perso di efficacia, ma la donna in rosso rimane un componente grafico molto potente, senza bisogno di andare a ricercare la provocazione o la sensualità.

Basti pensare alle ben più recenti locandine de Il favoloso mondo di Amélie, con Audrey Tautou, il suo caschetto, il suo sorriso più o meno giocondiano e appunto il vestito rosso visibile solo in zona spalle; oppure quella di Jackie, dove una camaleontica Natalie Portman addirittura si fonde con lo sfondo rosso grazie all’abito.

 

 

 

 

Come si può vedere, nonostante la veneranda età, questa scelta può ancora avere il suo perché, se usata bene (lapalissiano eh?).

 

 

2. La preferita dai Rolling Stones

 

 

 

 

Qui si scende di livello: si mantiene l’elemento rosso ma questa volta è una parte del corpo, femminile, con una notevole carica erotica. Sensualità e/o erotismo che saranno generalmente presenti nel film, in diverse modalità e quantità.

 

Per quanto il risultato possa risultare efficace, personalmente lo reputo alla stregua di chi su Facebook inizia un post con “TETTE” e poi scopri che voleva vendere il suo divano.

 

 

3. Settantasette

 

 

 

 

Scendiamo ulteriormente di livello: se la donna in rosso valorizza/sfrutta la bellezza di una Rita Hayworth o di una Marilyn Monroe, in questo caso si va di macelleria e si taglia via la parte superiore della donna, sfruttando quella inferiore, di spalle, a incorniciare altri elementi grafici. Glutei in vista a discrezione del designer.

 

A mio avviso è ancora più “mezzuccio” rispetto al precedente: non contano più i colori, non conta più l’attrice, conta solo il (metà) corpo della donna usato letteralmente come oggetto, nella fattispecie una cornice.

 

Un’altra “vigliaccata” di questa scelta è che dovendo il più delle volte mettere gli altri elementi all’interno del triangolo formato dalle gambe delle donne, l’area da riempire, e di conseguenza il lavoro da fare, si riduce potenzialmente del 66%.

 

 

4. Due piccioni con una fava

 

 

 

 

Ultimo della “trilogia del mezzuccio”: questo espediente consiste nel posizionare il personaggio femminile principale di spalle, ruotata di circa tre quarti e girata verso l’obiettivo o di profilo. Posizione strategica che consente con un singolo sguardo di vedere seno e glutei contemporaneamente. 

 

Per carità, nulla da ridire su una ventisettenne Rosario Dawson con degli attillati pantaloni in pelle nera sulla locandina di Clerks 2, ma nel contesto grafico rimane una furbata come le precedenti due categorie. Menzione “d’onore” anche alla variante con vista frontale.

 

 

5. La coppia a letto

 

 

 

 

Il film parla di una coppia e la loro relazione? Semplice! Foto di loro a letto e hai la locandina.

Fortunatamente non è stata la soluzione per i non pochi film strutturati in quel modo. 

Voglio dire, ma ve la immaginate la locandina di Antichrist di Lars von Trier con la vista dall’alto di Charlotte Gainsbourg e Willem Dafoe a letto, con la coda di una volpe che spunta da sotto il letto? Ecco.

 

Certo, rimane l’implicazione sessuale che, come abbiamo visto, vende sempre e da sempre, ma a mio avviso è una banalizzazione del film stesso (o magari è banale il film in sé, quindi onore all’onestà, ma ricordiamo qual è lo scopo di una locandina).

 

Per un film di Steve McQueen, tuttavia, questa tecnica è stata fatta evolvere con un risultato a mio avviso semplicissimo, ma di gran classe. Si vede un letto vuoto, disfatto, visto dall’alto, nessuna persona su di esso, solo il titolo: Shame.

 

 

 

 

 

6. La panchina

 

 

 

 

Variazione della precedente categoria: il letto si trasforma in una panchina facendo scomparire l’implicazione sessuale, sfruttando così la complicità tra due personaggi su tutt’altro piano (quando il soggetto sulla panchina non è da solo, ovviamente). 

 

Di nuovo: semi-banalizzazione gratuita del film, con una locandina che nella maggior parte dei casi dice solamente che il personaggio A e il personaggio B sono comprimari e la panchina serve a dare un contesto urbano e romantico al tutto. 

 

Come diceva un noto panchinaro del cinema: “…e non ho altro da dire su questa faccenda”.

 

 

7. Spalla contro spalla

 

 

 

 

Anzi, non è vero: dimenticavo questa variabile: senza più nemmeno la panchina.

Stesso discorso: A e B sono complici e “si coprono le spalle a vicenda”.

 

 

8. I settori

 

 

 

 

La cosa impressionante di questa nemmeno troppo nuova scelta artistica è che a volte escono pure dei risultati gradevoli, ma se la si analizza è di una semplicità/tristezza notevole:

- guarda l’area di lavoro

- dividila in almeno due settori di qualsiasi forma, dimensione, proporzione

- in ognuno di essi mettete le foto dei personaggi e magari qualche scritta

- ricordati del titolo, dei credits e di eventuali tag line

- personalizzate l’area al di fuori dei settori (facoltativo, bianco va bene uguale)

- finito.

 

Qual è il problema di questo design, vi chiedete? Nessuno, escludendo il suo essere inflazionato da decenni, funziona il 99% delle volte.

 

Ma vedete, il mio cervello non riesce in alcun modo a evitare di vederle tutte così:

 

 

 

 

E da oggi spero sarà uno scherzetto che vi farà anche il vostro ogni volta in cui vi troverete d’innanzi a questo tipo di poster.

 

 

9. Nel bianco dipinto di bianco

 

 

 

Un altro stile semplicissimo e utilizzatissimo (mi son contenuto nelle immagini o sarebbe stato poco leggibile come quello delle donne in rosso), che come il precedente funziona sempre ma non ti fa mai urlare al capolavoro (anzi).

 

Quella di Forrest Gump è diventata iconica solo dopo, grazie al successo del film, ma di nuovo ricordiamoci un dettaglio ovvio: le locandine escono prima del film.

E se osserviamo Tom Hanks seduto su quella panchina immerso nel bianco più totale sforzandoci di immaginare di non aver mai visto il film, il poster non ci dice niente. 

 

Chiaro: dopo la visione del film si collegano i vari puntini e si può interpretare il bianco come il mondo tutto suo in cui vive il protagonista, il suo candore (giust’appunto) e appunto l’importanza che ha quella panchina durante tutto il film.

 

Però ne converrete che non si può trovare un’interpretazione del genere (che tra l’altro è soggettiva) in ogni locandina di questa categoria, che il più delle volte vede semplicemente i protagonisti ritagliati e messi su uno sfondo totalmente bianco.

Però, appunto: funziona.

 

 

10. Le immagini all'interno del testo

 

 

 

 

Sotto un certo punto di vista questo è un mix delle ultime due categorie: abbiamo di nuovo i settori, ma questa volta sono “a forma di testo”, e intorno a essi uno sfondo monocromatico, ma non per forza bianco.

 

Un po’ meno spesso, ma comunque frequente, è la versione che al posto del testo come “contenitore per le immagini” opta per la sagoma del protagonista, circondata sempre dal solito sfondo monocromatico.

 

Stile relativamente recente, i lavori finali sono a mio avviso abbastanza gradevoli grazie anche ad una spropositata quantità di variabili che consente di ottenere risultati molto diversi tra loro, ma fra 5-10 anni probabilmente non ne potremo già più.

 

 

11. Il protagonista di spalle

 

 

 

 

Passi anni della tua vita a sentirti dire che dare le spalle alle persone è maleducazione, e poi…

Battute tristi a parte, è una variante della quarta categoria ma senza ricerca di sensualità o di evidenziare determinate parti del corpo.

 

Non essendo un design incentrato su quest'ultimo, il più delle volte è lampante una composizione fotografica di alto livello e il soggetto di spalle diventa poco più di una mera silhouette, ergo sono numerosi i risultati visivamente belli ed efficaci (vedasi appunto la locandina di Dunkirk, Watchmen, Walk the Line, etc).

 

 

12. Giallo

 

 

 

 

C’è un paradossale detto che dice “sei unico, proprio come tutti gli altri”.

Credo descriva perfettamente questo tipo di design.

 

Il giallo come colore dominante fa urlare alla locandina “ehi ciao sono un film originale e indipendente!” e se ci fate caso ci sono poster piuttosto gradevoli.

Altri invece sommano l’elemento del giallo ad altri cliché, quali settori, personaggi ritagliati su sfondo monocromatico, etc...

Alla lunga l'originalità diventa norma e la norma diventa noia.

 

 

13. Il titolo rosso sul bianco e nero

 

 

 

 

La triade bianco-nero-rosso è visivamente molto potente: i primi a rendersene conto sono stati probabilmente i nazisti, con la loro svastica nera in un cerchio bianco circondato da uno sfondo rosso.

 

Ci sono state piccole variabili sul tema, la fedeltà al bianco e nero è a volte trascurata, dando un viraggio ad una qualche tonalità (principalmente blu o giallo, ma non solo), oppure riducendo quasi del tutto l’intensità dei colori originali.

Un po’ più rara la scelta di sostituire il rosso con il giallo, ma la sostanza, alla fine, è quella.

 

 

14. A fuoco il bianco e nero

 

 

 

 

Variabile “tamarra” della precedente: abbiamo le stesse varianti sui colori, un forte contrasto, ma questa volta il titolo è variabile e viene introdotta una fiamma (o i suoi colori).

 

È impressionante il numero di film con Nicolas Cage il cui poster è stato realizzato in questo modo, può essere una coincidenza così come colpa di grafici burloni, non propriamente dotti cinematograficamente e facenti parte della categoria ovina presentata qui.

 

 

15. Facce artistiche

 

 

 

 

Questo tipo di design soffre con maggiore intensità dello stesso male di cui soffrono le locandine gialle.

 

L’estro al loro interno è evidente e porta ovviamente a risultati molto gradevoli e brillanti: prendiamo ad esempio il volto di Jim Carrey nel poster di The Truman Show, composto dai fotogrammi del film, o quello di Cage in Lord of War, per metà costituito da munizioni, o i vari teschi, composti nelle più disparate maniere (per lo più rami di alberi).

 

Appunto, tanto estro, ma alla fine il concetto è quello: prendi un volto/teschio e costruiscilo con altri elementi.

Vedilo fare mille volte e addio efficacia.

 

 

16. Occhio

 

 

 

 

Non troppo diverso dal precedente, lascia molto meno spazio all’estro e vede le sue uniche variabili nel “proprietario” del bulbo oculare, che può essere un uomo o una donna, un alieno o un animale, un mostro o un demone.

 

Sì: per lo più è utilizzato negli horror.

 

 

17. Gli occhi celati

 

 

 

 

“Gli occhi sono lo specchio dell’anima”.

Coprendoli si crea un senso di mistero, inganno, incertezza da cui scaturiscono ansia e disagio.

 

Ovvio, molto limitatamente (spero), ma lo scopo è quello.

 

 

18. Il riflesso negli occhiali

 

 

 

 

Dimenticandosi per un attimo di quanto sia stato usato questo sistema, non si può non riconoscergli una certa sagacia.

 

Prendete un Leonardo DiCaprio con gli occhiali da sole, che cosa avete?

Un Leonardo DiCaprio con gli occhiali da sole.

Ma mettete nel riflesso degli occhiali un cielo e cosa ottenete? Un pilota d’aerei.

 

Già, è così semplice: anziché limitarsi al volto del/la protagonista basta inserire un dettaglio nel riflesso, che può essere un contesto storico, geografico, un nemico o altro, che si dà maggior profondità al significato del poster.

 

Ora però possiamo ricordarci che l’hanno usato e riusato. Inoltre spesso i riflessi son realizzati coi piedi, ma magari sono troppo pignolo/ossessivo compulsivo io.

Avanti il prossimo.

 

 

19. Scriviamo in faccia alla gente

 

 

 

 

Personalmente non lo reputo un brutto stile, ma nemmeno una genialata. Le scritte da mettere sul volto di attrici e attori possono essere o il titolo o la tag line del film. 

 

La regola principale è lasciare scoperti gli occhi e, meno rigidamente, la bocca.

Salvo ovviamente casi particolari dove coprirli può avere un significato specifico (prendiamo ad esempio la locandina di Raw dove il titolo è sulla bocca, per ovvie ragioni, appunto).

 

Pare che questa scelta sia obbligatoria se nel film recita Matt Damon.

 

 

20. Gente che corre in città

 

 

 

 

Onestamente questo non l’ho mai capito, ma è una scelta piuttosto gettonata per film thriller/d’azione.

 

Gli ingredienti sono un ambiente urbano, persone che corrono (il più delle volte il/la protagonista) e una fredda tonalità blu, il tutto per dare al poster un tocco di tensione.

Non so, mai funzionato nella mia testa e il continuo utilizzo di questo metodo lo porta ai limiti del fastidioso.

 

 

21. Mufasa, sei tu?

 

 

 

 

Limite che, sempre secondo i miei gusti, è stato ampiamente superato con questa idea.

Scena normalissima in primo piano ma distante, nel cielo, persone giganti.

 

Come concetto nasce intorno agli anni ‘70, si ha una situazione analoga nella locandina del film Missouri del 1976 (tra le altre cose unica pellicola nel cui cast compaiono Marlon Brando e Jack Nicholson, con musiche di John Williams)

 

Tuttavia parliamo di quasi cinquanta anni fa, quindi innanzitutto abbiamo una locandina disegnata a mano da quel fenomeno di Bob Peak (sua anche una locandina di Apocalypse Now, che a mio avviso sfiora i livelli di un Caravaggio) e già solo per questo il valore artistico è notevolmente superiore.

Consideriamo però anche la differenza di mezzi a disposizione e il fatto che all’epoca fosse decisamente più innovativa di quanto possa essere oggi.

 

Ora la cosa è decisamente sfuggita di mano, sempre bypassando lo spropositato utilizzo di questo stile, e il passaggio dal disegno a mano al collage fotografico ha distrutto ogni pregio di quest’idea.

 

Per non parlare del fatto che il più delle volte è realizzata in modo pessimo, si guardi la locandina de Il mandolino del capitano Corelli (povero Nic).

 

Generalmente è utilizzato per i film romantici, e il cliché nel cliché è mettere i protagonisti in riva al mare e poi, di nuovo loro, giganti nel cielo magari mentre si scambiano effusioni.

Ma non per forza, lo ritroviamo in poster di film di tutt’altro genere, da Arrival (sigh) a Titanic, da Salvate il soldato Ryan a Noah, da Hell or High Water ad Armageddon (qui addirittura sono nello spazio). 

 

Interessante l’uso che ne è stato fatto nella locandina del film I Think We're Alone Now, film appena uscito negli USA con Peter Dinklage ed Elle Fanning protagonisti.

Si è tornati al disegno manuale e alla struttura dei vecchi poster, utilizzando però una colorazione piuttosto moderna.

Promossa.

 

 

22. Mufasa, Mufasa ovunque

 

 

 

 

Già: come si può intuire, questa è un’evoluzione dello stile precedente, e invece di 1-4 personaggi vediamo vere e proprie folle, di dimensioni variabili a seconda dell’importanza.

 

Anche questa nasce negli anni ‘70 e il colpevole è la Lucasfilm.

Esatto: i “grappoli” di personaggi ed elementi grafici vari nel cielo devono il loro successo a Guerre Stellari, che riuscì ad influenzare anche quell’aspetto del cinema, come si può evincere da locandine come quelle di Quel maledetto treno blindato del 1978 o Amici e nemici del 1979.

 

Nei decenni successivi fu usato relativamente con parsimonia fino all’arrivo della seconda trilogia di Guerre Stellari, la quale fece esplodere il fenomeno delle mandrie di entità colossali nel firmamento.

 

cinecomics Marvel ci sono andati subito a nozze (già, la DC almeno in questo vince: la locandina di Suicide Squad è unica nel suo genere e la bolgia di personaggi è giustificata, essendo stati messi in un fungo nucleare), potendo mettere tutto l’esercito di eroi e cattivoni che compaiono in ogni film.

 

L’apice dell’assurdità fu raggiunta con la locandina di Spider-Man: Homecoming, la cui prima versione aveva addirittura i personaggi “doppi”: c’era sia Spider-Man che Peter Parker, sia Tony Stark che Iron-Man, sia Adrian Toomes che l’Avvoltoio, più altre quattro persone.

Inutile dire che le reazioni negative del pubblico la fece ritirare e rifare del tutto.

Pubblico che però non si è accorto che non era nulla di nuovo.

 

Espediente tornato utilissimo infatti anche per Il Signore degli Anelli e ovviamente Lo Hobbit (per il primo film si sono trattenuti mettendo solo Bilbo, ma poi si sono dovuti sfogare nella versione giapponese della locandina, affollatissima), ma anche per film insospettabili come Baby Driver o il live action de La bella e la bestia il quale, avendo ricevuto discrete critiche sul fatto di aver provato a ripercorrere con troppa minuzia i passi del film animato del 1991, mi chiedo perché non abbia fatto lo stesso con la locandina.

 

Voglio dire…

 

 

 

…confronto infelice, no? 

 

 

In conclusione: come è stato detto in molti commenti dell’episodio #00, la locandina di un film dovrebbe essere il biglietto da visita del film ma, forse complici i trailer e il nuovo marketing digitale e i relativi formati, negli anni sono state spesso trascurate.

 

Il primo pensiero dovrebbe essere creare un qualcosa di mai visto prima, e invece vediamo la locandina di un film come Arrival nella stessa categoria di quella di Armageddon.

Perché come per i film in quest’epoca di reboot, remake, prequel e sequel, i poster soffrono della stessa mancanza di coraggio e si ritrovano quasi sempre intrappolati negli schemi che in altre occasioni hanno contribuito a riempire le sale.

 

E per la cronaca, di cliché ne stanno già nascendo altri: il più evidente forse è quello di usare toni fluorescenti derivati dal fuxia e dal ciano, molto vaporwave.

Un po’ à la The Neon Demon, per intenderci.

 

Tuttavia non bisogna disperare, le belle locandine esistono ancora e dopo un secolo di cinema l’originalità non è facile da trovare, quindi in un certo senso sono di maggior valore.

Anche se questo non deve essere un alibi. 

E se può consolarvi ci sono un sacco di versioni alternative di quelle dei film elencati in questo articolo, sempre ufficiali, che sono veri e propri gioielli.  

 

In attesa del prossimo episodio, che sarà un breve spin-off di questo, ricordate: è tutta colpa di Auzolle.

 

Chi lo ha scritto

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73 commenti

Yuri Pennacchi

2 mesi fa

Ogni volta che voglio dare un'occhiata veloce a dei dvd in negozi e bancarelle tocca sempre leggere e rileggere i titoli perché è quasi impossibile riconoscere a colpo d'occhio certi film dagli altri solo dalla copertina

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Alessandro Borgia

4 mesi fa

Bellissimi questi articoli , complimenti

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Dalila Croce

4 mesi fa

Bellissimo articolo! Mi trovo d'accordo praticamente su tutto.

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Samuel De Checchi

4 mesi fa

Ci vorrebbero più Don Draper.

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Marco Batelli

5 mesi fa

Bell'articolo, complimenti! E, visto che siamo in tema, mi permetto di segnalare un documentario trasmesso in questi giorni su Sky Arte: Pittori di cinema - 100 anni di manifesti cinematografici, che - diretto da Kevin Burke - "racconta come grandi artisti e professionisti impegnarono le loro doti creative nella ricerca della locandina di maggior impatto, donando al pubblico meravigliose illustrazioni che resteranno per sempre nella storia".

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Simona Franchini

5 mesi fa

Sono ovviamente d'accordo con tutto il ragionamento, ma credo anche che si possano considerare alcune eccezioni.
Il primo esempio che mi viene in mente riguarda le locandine gialle nel caso in cui questo colore venga associato al carattere folle di uno dei personaggi. Oppure ricordo anche la locandina di Moonlight, che mi colpì parecchio all'uscita del film.
Leggendo l'articolo mi sono anche chiesta una cosa: prendendo in considerazione, per esempio, la locandina di Infinity war, si può davvero condannare la Marvel per averci inserito tutti i personaggi presenti nel film? È un film che punta quasi tutto su questo aspetto, anche e soprattutto per attirare gente al cinema, lo trovo abbastanza coerente.
È chiaro che in ogni caso, come hai sottolineato tu, il problema rimane comunque l'abuso di particolari idee. Sicuramente poi va tenuto in considerazione il fatto che io sia totalmente ignorante per quanto riguarda il settore della grafica, quindi vedo tutto con occhi diversi dai tuoi 😅

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Arianna

5 mesi fa

Credo che inizierò a farci caso e a catalogare mentalmente tutte le locandine che vedrò 😂 Molto interessante comunque!

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Kevin Chiricò

5 mesi fa

Non guarderò mai più le locandine allo stesso modo di prima.😂

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Josephin Overwood

5 mesi fa

A me le locandine spalla contro spalla mi fanno sbregare.. sono un sacco impostati gli attori😂

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Rossella

5 mesi fa

Ciao Drenny, cosa ne pensi delle locandine "minimaliste" che hanno rifatto per alcuni film classici? Ti metto qui un esempio, spero non sia considerato concorrenza... https://www.screenweek.it/entries/poster/362363

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Sara Genovesi

5 mesi fa

Drenny sei meraviglioso ❤️

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Peter from Space

5 mesi fa

Grande articolo, fa molto pensare. Hai dimenticato la categoria "film italiano", ossia sfondo bianco/giallino e titolo rosso. Ora ce lo fai un articolo sui poster più originali?

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Nicolò Murru

5 mesi fa

Il protagonista di spalle direi un grande classico ormai.

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Drugo

5 mesi fa

Wow, un articolo proprio interessante

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Sebastiano Miotti

5 mesi fa

Grande Drenny! Due domande: ma lideay è sempre quella di catturare il pubblico in strada che passa a fianco ai cinema?
Vendo dalla lettura dell'articolo su Arrival, ecco, ricordo quella locandina come esempio di idea veramente banale e forviante. Può essere? 
Altra curiositài riflessi di cui parli sono fatto male perché non coerenti con l'illuminazione del volto?

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BubbleGyal

5 mesi fa

Mamma mia deve essere stato un lavorone partorire questo articolo e trovare tutte le locandine! Davvero vivissimi complimenti!! Erano tutti aspetti sotto i miei occhi da sempre ma che non avevo mai considerato. E comunque "saluti da Gallipoli" ora non me lo levo più dalla testa 😂

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Morena Falcone

5 mesi fa

”...il mio cervello non riesce in alcun modo a evitare di vederla così...”
—— GALLIPOLI!!! ——

AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH!!! :D
Ma io ti voglio tanto bene!!! Mi stavo strozzando con il caffè ma ti voglio bene uguale!
...ok, poco poco ti odio anche dato che ormai, essendo il germe di Gallipoli nella mia mente, qualunque sarà il grado di tensione o drammaticità che vorrà trasmettere la prossima locandina a sezioni che vedrò, non riuscirò a restare seria! :D

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Complimenti per l'articolo, divertente ma non banale. Hai confermato l'idea che mi ero fatto nel primo articolo di questa rubrica, che è fatta davvero benissimo!

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Piero Crea

5 mesi fa

Che figata di articolo!

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Bee

5 mesi fa

Articolo molto interessante. Mi hai fatto schiattare dal ridere! Mi piacerebbe vedere le locandine più originali ora.

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Jude

5 mesi fa

Quelle in stile Mufasa e quelle con la gente che corre per la città sono a dir poco imbarazzanti, ma secondo me la categoria peggiore in assoluto è quella delle gambe delle donne: al di là del pessimo messaggio che fanno passare, trovo che siano esteticamente agghiaccianti. Ho però un debole per le locandine con la sagoma di spalle del protagonista, lo ammetto 😅

P.S.= Drenny, mi sa che ti è finita per sbaglio la locandina di Dunkirk nel collage n°10 (quello con le immagini nelle scritte)

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Eugenio Donini

5 mesi fa

Aricolo interessante e divertente. Ora guarderò sicuramente le locandine sotto una luce diversa

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Marco Bonfiglio

5 mesi fa

Impressionante il numero di locandine uguali fra di loro. Adesso sarei curioso di vedere una top 10 (?) delle locandine più originali

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Marco Bonfiglio
Esatto, dopo aver letto questo articolo mi pare che siano tutte banali 😂😂

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Lu

5 mesi fa

Bravo Drenny!
La rubrica è davvero interessante, l'argomento "locandine" è spesso sottovalutato (anche dalle case di produzione evidentemente) ma contiene interessantissimi spunti di riflessione e per fortuna anche bellissime sorprese!

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Riccardo Sacchi

5 mesi fa

Bellissima questa rubrica! Al giorno d'oggi è veramente difficile trovare locandine belle belle belle. I produttori preferiscono puntare sul sicuro piuttosto che rischiare e fare qualcosa di originale. Però mi chiedo, come si può uscire da questa situazione di stallo artistico, e tornare ad avere delle belle locandine? Alla fine le composizioni sono già state provate più o meno tutte e gli schemi in base al tipo di film sono bene o male quelli.

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ZERO

5 mesi fa

Gran bell'articolo, secondo appuntamento con questa rubrica e confermo l'interesse che ho avuto la prima volta. Stile di scrittura conciso, dritto al punto, senza fronzoli e di facile comprensione, complimenti! =D

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Claudio Serena

5 mesi fa

Caspita potevi fare un post per categoria e camparci di rendita. E invece tutte in un super mega articolone! Uno sguardo su un aspetto che non aveva mai colto totalmente la mia attenzione. Ora, invece, ci starò molto più attento

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Ciulia

5 mesi fa

Dannazione, già inizio a vedere i settori come se fossero cartoline...
Mannaggia a te, mi piaceva così tanto come stile

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Luca Zenesini

5 mesi fa

Per questo amo gli "alternative movie poster" sono sempre tutti diversi... comunque bellissima rubrica

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Mells324B21

5 mesi fa

ahahahah

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Luca Pacifico

5 mesi fa

Sei un genio ahah. Trovo molto interessante quest'analisi,  ed utile a capire quella che è una grossa fetta del mondo del cinema: la pubblicità. Complimenti.

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Vi.

5 mesi fa

Dopo quest'articolo farò più attenzione alle varie locandine 😂 Mufasa ovunque però è necessaria in alcuni film! Prendi il Signore degli anelli, chi metteresti in locandina? Non puoi mettere l'anello per tutti e 3 i film e non hai un personaggio principale, quindi è giusto metterli tutti 😁

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Ciulia

5 mesi fa

Vi.
Beh avrebbero potuto mettere anello, torri,cancello di Mordor.
A me lo "Stile Mufasa" fa troppo ridere 😂

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Vi.

5 mesi fa

Ciulia
Diciamo che è molto cinecomic 😂 Però in alcuni casi rende dai 😄

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Mattia Malaspina

5 mesi fa

In ogni caso anche se poco originali e già viste, a me piacciono le locandine attuali, a volte riesco a farmene dare qualcuna al cinema o in un negozio che vende DVD e Blu-ray.
In più riesco a comprendere il motivo di come impaginare una locandina. Per esempio nella sezione "mufasa, mufasa ovunque" se é un film corale o dove i personaggi anche secondari hanno un ruolo chiave, é giusto metterli in locandina (Avengers, Baby Driver,...).
A volte fanno delle cappellate, tipo La bella e la bestia, magari ci avrei messo solo Gaston, ma il padre, la zia, la cugina e la prozia non servivano.

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Rossella

5 mesi fa

Mattia Malaspina
Credo che abbiano puntato sul calibro degli attori, per "La Bella e la Bestia"... In forma umana si vedono per pochissimi minuti, ma vuoi non mettere Ian McKellen e Emma Thompson sulla locandina? Io lo trovo assurdo... Capirei Gaston, come dici tu, ma gli altri...

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D’o In poi non riuscirò più a guardare le locandine allo stesso modo

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RayRJJackson

5 mesi fa

Alla Marvel ora stanno facendo le locandine tipo simmetriche.

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Il Greco

5 mesi fa

RayRJJackson
Sono locandine tipo quelle dei nuovi star wars, come da definizione dell'ultima categoria, con 2-3 forme geometriche facili da riconoscere.

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Wolvering

5 mesi fa

Per la serie "prendo quello che ha preso lui" ahahah

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Alessandro Vacca

5 mesi fa

Complimenti per la rubrica, ora farò più attenzione alle locandine e le classificherò.
Comincio a contare le locandine stile mufasa 😂

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Mardy Bum

5 mesi fa

Che bell'idea questo articolo! 
Sarebbe interessante continuare la lista (ed anche se infinita) la leggerei volentieri. Complimenti

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Dedina83

5 mesi fa

Bellissimo questo articolo... Mufasa mi ha fatta scassare 😂😂😂

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Alice Skywalker

5 mesi fa

Articolo interessante e divertente, complimenti! :)

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Alessandro Davani

5 mesi fa

È tutto giusto ed è una rubrica super interessante, ma c'è anche da dire che per forza le cose si assomiglino e prendano spunto da altre. Il cinema esiste da 123 anni, sarebbe difficile il contrario!

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Melancholia

5 mesi fa

Figata di rubrica!
A me quella di The Neon Demon ad esempio piace un casino, ma più che altro perché sono io che ho un'insana passione per il neon.

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Il Cionco

5 mesi fa

Quanto mi piace questa rubrica!
Ma le locandine della 6 (panchina) e della 9 (sfondo bianco) mi sembrano esattamente le stesse o sbaglio?

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Melancholia

5 mesi fa

Il Cionco
Avrà sbagliato a caricare la foto, anche perché nella sezione sulle panchine l'unica locandina con la panchina è quella di Forrest Gump ahhaahah

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Drenny

5 mesi fa

Il Cionco
Sì, grazie della segnalazione, ho dovuto toglierle tutte e ricaricarle che non mi convinceva una cosa, e nel ricaricamento ho cannato 😬

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Baxter

5 mesi fa

Come sempre il 'Redattore di Schrödinger' ha scritto un altro bellissimo articolo, sulla classificazione e cliché delle locandine dei film, e posso dire che questa rubrica è diventata la mia preferita di CineFacts.it 😍😜

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Angelo Di Domenico

5 mesi fa

Complimenti per l'articolo, oggettivo con qualche commento soggettivo, bello

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Maatz

5 mesi fa

Complimenti per l'articolo. Ormai l'90% è Mufasa potenziato, non se ne può più

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George Nadir

5 mesi fa

Bellissimo articolo. Avevo notato già qualche 'ripetizione' nelle locandine, tipo la 19 (Scritte in faccia) e ultimamente la 22 (MufasaXinfinito), soprattutto nelle locandine Marvel/Disney che si assomigliano tutte. Ma la tua analisi è davvero accurata.
Penso che qualcuno di questi luoghi comuni, se sfruttato bene, possa rendere qualche risultato apprezzabile. Altri sono solo delle vere pacchianate.
Poi ci sono i creatori di Deadpool che dissacrano la tua categoria 4, il che mi sembra geniale.
Dopo questa lunga carrellata di orrori o ridondanze mi viene da chiedere: "Allora, quali sono le Locandine veramente belle?" Via, facci un post sulle locandine creative o migliori della storia!!!

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Valeriano Fatica

5 mesi fa

Complimenti per l'articolo molto interessante, ora però aspettiamo la versione con quelle "originali".
Concordo pienamente con te sul fatto che sta uscendo la nuova moda alla "Neon Demon", l'ho notata da un annetto a questa parte e sto cominciando a storcere il naso,  però c'è da dire che come si sposano quei due colori è qualcosa di favoloso, mia moglie si è fatta la macchina con gli estreni "verdi" e gli interni "rosa"(ahahah).
La copertina di Forrest Gump prende un pò tutto: sfondo bianco-panchina-personaggio di spalle.
I generi che non sopporto proprio sono quelli con i particolari del corpo, la bocca e l'occhio in primis, ma comunque la maggior parte di quelli che hai elencato , faccio prima a scrivere quelli che "potenzialmente" mi piacciono : le scritte in faccia, il protagonista di spalle(fa molto il quadro di Friedrich), le immagini all'interno del testo e i settori, in quest'ultime due uno si può veramente divertire a creare qualcosa di "originale".
La copertina "vecchia" della "Bella e la Bestia" mi è capitata di rivederla poco tempo fa e ho pensato "WOW che spettacolo, è una delle più belle ed eleganti  illustrazioni/grafiche che ho visto WOW ".

Complimenti ancora per l'articolo!

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Andrea Mazziotta

5 mesi fa

Una bella analisi.Interessante e pure divertente!

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Tommaso

5 mesi fa

E come per l'articolo precedente, anche questo è perfetto ed interessante, credo che questa mancanza di creatività valga per tutto il cinema in generale. Ormai sei una garanzia

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Francesca Sica

5 mesi fa

Ormai hanno un programma di generatore di locandine 😂 comunque questa rubrica mette più hype dell'attesa dell' episodio successivo di una serie tv!

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iena plinsky

5 mesi fa

Complimenti! Ho letto tutto d’un fiato! Analisi davvero molto interessante.. aspetto di leggere anche le altre 🤤

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Niccolò Giannini

5 mesi fa

Che splendida analisi !!! Drenny mitico !!!

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Rossella D'Introno

5 mesi fa

È sicuramente evidente l’impoverimento artistico delle locandine degli ultimi anni, fortunatamente ogni tanto ne tirano fuori qualcuna più originale

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Elia Tron

5 mesi fa

Io sarò malato ma vi assicuro che molti film non li ho visti (o li ho visti dopo molto tempo) perché la locandina non mi piaceva 🙈 Un esempio? Forrest Gump, che ora è uno dei miei film preferiti! La morale penso sia quella di non giudicare un film dalla locandina, anche se fanno pena 😂

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Nuriell

5 mesi fa

Beh, escono una follia di film l'anno, è normale ridurre il lavoro per
la maggior parte delle locandine che non siano di film d'autore, inoltre
se una locandina funziona semplicemente non è conveniente tentare di
fare altro che magari non finzionerà allo stesso modo.
Tutta questioen di soldi, spendere meno (anche di sforzo mentale e artistico) per ottenere il massimo.

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Mi ha fatto troppo ridere Deadpool nel punto 4 ahahah.
Rubrica super interessante e in questo "episodio" anche molto divertente, e un po' deprimente.
Super Drenny ❤️

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Drenny

5 mesi fa

Riccardo Cappelletti
non dirlo in giro ma Wade Wilson è anche nel punto 1! 😏

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Drenny
AHAHAHAH mi è mancato il colpo d'occhio!

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Elena Mercuri

5 mesi fa

Avevo già letto una cosa del genere (probabilmente da un post sul gruppo) e me la ricordo la delusione che ho provato quando ho visto quanto si assomigliavano tutte le locandine una vicina all’altra perché l’ho appena provata di nuovo.

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Drenny

5 mesi fa

Elena Mercuri
Sì sì, l'ho detto, è un aggiornamento di un'analisi che è in giro da diversi anni, con un approfondimento all'85% soggettivo e al 15% tecnico. In cuor mio, all'inizio, pensavo e speravo ci fosse MOLTO meno da aggiornare, e invece... 😐

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Davide Sciacca

5 mesi fa

Una delle cose che si perderà se in un triste futuro passeremo allo streaming 100% saranno probabilmente le locandine, e a me dispiace un sacco, camera mia ne è tappezzata... ma leggendo il tuo articolo Drenny quasi passa la tristezza, vista la deriva presa 😂

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Giuseppe Abbate

5 mesi fa

Su "gente che corre in città" sono morto 😂 Comunque vero ci sono tantissimi cliché e li hai messi in evidenza in modo perfetto. I creativi e persone capaci di creare qualcosa di nuovo e di artistico secondo me ci sono sempre, forse sono meccaniche dettate dal mercato? Le persone si allontanano sempre più dalla sensibilità artistica e questo si rispecchia anche su quello che il mercato deve mostrare alla gente per vendere. È solo un mio pensiero ovviamente non so se può avere un senso 😅

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Teo Youssoufian

5 mesi fa

finirà che userò sempre la pancetta e non il guanciale. 

ti prenderei a schiaffi per quanto sei bravo ❤️

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Drenny

5 mesi fa

Teo Youssoufian
Prendetevi una stanza noi due!

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