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1917 - Recensione: una corsa contro il tempo tra trincee e disumanità

Trincee infernali, fango, fame, ordini a cui non ci si può sottrarre e la propria vita che dipende dalla morte di un altro uomo.

 

 

Condizioni di vita disumane, il terrore costante di essere tenuti sotto mira da un cecchino: 1917 è il tentativo, meravigliosamente riuscito, di far provare allo spettatore l'orrore della Grande Guerra, facendolo immergere negli eventi che caratterizzarono l'anno più cruento del primo conflitto mondiale.

 

I due soldati Schofield (George MacKay) e Blake (Dean-Charles Chapman), appartenenti all'esercito britannico, ricevono l'ordine di consegnare un messaggio al colonnello Mackenzie (Benedict Cumberbatch) per avvertirlo di annullare un'imminente operazione bellica che, a causa di un'imboscata tedesca, si risolverà certamente nella perdita di 1600 uomini, tra cui il tenente Blake (Richard Madden), fratello del Blake protagonista.

 

 

 

Per portare a termine ciò che agli occhi di tutti sembra una missione suicida, i due protagonisti avranno le ore contate e dovranno attraversare i territori nemici, oltrepassando la famosa Linea Hindenburg: fortificazioni difensive di vario genere (filo spinato, trincee, basi per le mitragliatrici) che si estendevano per circa 160 km nel nord-ovest della Francia e da cui, nel febbraio del 1917, l'esercito tedesco iniziò la ritirata mettendo in atto la tattica della "terra bruciata".

 

La trama è essenzialmente questa e segue eventi storici realmente accaduti.

 

Alla fine del film, proprio quando ci chiediamo se le vicende narrate e i personaggi descritti siano o meno frutto della fantasia degli sceneggiatori, ecco che nei titoli di coda appare la dedica a un certo Alfred Hubert Mendes che con le sue storie ha ispirato il film.


E, dopo qualche ricerca a riguardo, pensi che tutti dovrebbero essere grati al nonno del regista Sam Mendes per aver condiviso con il nipote i racconti di quando, durante la Prima Guerra Mondiale, combatteva nella 1st Rifle Brigade.

 

 

[Da sinistra verso destra: Dean-Charles Chapman, George MacKay]

 

Più o meno romanzati che siano, però, di film tratti da storie vere ne abbiamo visti tanti, soprattutto se consideriamo il genere dei film di guerra.

 

Dunque cos'è che rende 1917 unico nel suo genere?

 

Sam Mendes:
"Oh, by the way: it's all going to be one-shot."

Oh, a proposito: sarà tutto un piano sequenza.

 

Questo è stato ciò che la co-sceneggiatrice Krysty Wilson-Cairns si è sentita dire al telefono da Sam Mendes alla fine della chiamata con cui lui le chiedeva se volesse prendere parte al progetto.
Dopo che lei aveva già mostrato il suo più totale interesse.

 

Probabilmente in quel momento la Wilson-Cairns si è messa al computer e via di F4

 

 



Poi però si è fatta coraggio e, fianco a fianco con Mendes (anche sceneggiatore del film), ha affrontato il problema, cioè scrivere una sceneggiatura adatta per un unico lunghissimo piano sequenza, con tutti i rischi che questo porta con sé: una narrazione che potrebbe risultare noiosa, dialoghi che potrebbero diventare ripetitivi o sembrare addirittura forzati.

 

Lei stessa ha dichiarato che, all'inizio, non aveva idea da dove partire e ha provato a chiarirsi le idee chiedendo aiuto a Google, ma con scarso successo.

 

Doveva realizzare qualcosa che non era mai stato fatto, inventare un nuovo modo di scrivere una sceneggiatura e, in un certo senso, reinventare il lavoro stesso di sceneggiatrice, come si è effettivamente visto durante le riprese: cinque minuti per aggiungere una quarantina di righe in sceneggiatura perché in quel preciso momento era realistico sentire i soldati non protagonisti discutere, cambiamenti dell'ultimo minuto nelle battute di un protagonista, cancellare completamente alcune battute lasciando dei semplici silenzi perché, per quel particolare momento della storia, erano più credibili di mille parole.

 

Dalla sceneggiatura della coppia Mendes-Wilson-Cairns si capisce subito l'intento del regista: una messa in scena realistica, libera da spettacolarizzazioni inutili ma con la volontà di essere spettacolare e coinvolgente agli occhi dello spettatore proprio per questa sua devozione al realismo.

 

 

[Sam Mendes sul set con gli attori protagonisti Dean-Charles Chapman, a sinistra, George MacKay a destra]

 

Fin dai primi minuti in sala ci sentiamo coinvolti in prima persona nelle vicende narrate, inseguiamo costantemente i protagonisti avanzare nelle trincee, correre, schivare topi, scivolare e strisciare nel fango, sui resti decomposti di soldati, i loro corpi ormai inglobati nelle barriere di terra, irriconoscibili e distinguibili solo per le divise.

 

Soffochiamo con Schofield e Blake per la polvere delle esplosioni, soffriamo con loro le perdite che l'orrore della guerra porta con sé.


Siamo sempre con loro in una linea temporale mai interrotta da flashback o flashforward: il loro tempo è il nostro tempo e questo ci porta a empatizzare al massimo livello.

 

 

 

 

Krysty Wilson-Cairns:

"It doesn’t matter how cool the shooting would be or having amazing locations.

If you don’t care about Schofield, then what’s the point?

In my opinion, and I know that Sam shares that, we only really ever thought about the emotions of the story, the emotions of the character, and the emotions of the audience."

 

Non importa quanto sarebbe stata bella la ripresa o avere location incredibili.

Se non ti importa di Schofield, allora a che serve?

Secondo me, e so che anche Sam [Mendes, ndr] è d'accordo, abbiamo sempre solo pensato alle emozioni della storia, alle emozioni del personaggio, e alle emozioni del pubblico. 

 

Guardando la bellissima featurette di 1917 rilasciata a settembre scorso dalla Universal Pictures, ci rendiamo conto di quanto la scelta del piano sequenza unico sia stata una sfida non solo per gli sceneggiatori, ma anche per il cast, i cameramen e tutto il reparto tecnico.

 

 

 

Cameramen il cui lavoro era una via di mezzo tra quello dei centometristi e quello dei giocolieri, tecnici che hanno trovato i modi più ingegnosi per riuscire a gestire e muovere le camere per grandi distanze affinché seguissero i personaggi nelle loro corse contro il tempo, nelle loro fughe attraverso terre e ambientazioni sempre diverse e tutte in esterno.


Altro problema, questo degli esterni, che ha impegnato non poco il reparto fotografico capeggiato dal grande direttore della fotografia di 1917 Roger Deakins (Le Ali della Libertà, Fargo, 14 nomination agli Oscar e una statuetta vinta per la Miglior Fotografia di quel miracolo di Blade Runner 2049) che, infatti, racconta come sia stato difficile scegliere i giusti momenti per girare, considerando che anche delle semplici nuvole, modificando la luce sul set, compromettevano la riuscita realistica del singolo piano sequenza.

 

Ovviamente il film non è stato girato davvero in unico piano sequenza, ma l'obiettivo era rendere il montato finale come lo fosse, dunque era fondamentale che nella luce così come nella resa dei colori tra un'inquadratura e l'altra non ci fosse differenza.

 

 

[Il direttore della fotografia Roger Deakins con in mano l'ALEXA Mini]

 

In 1917 l'efferatezza della guerra, non caratteristica esclusiva della Grande Guerra ma dei conflitti in generale, viene rappresentata con particolare forza tramite scene di sopravvivenza di un personaggio a scapito della vita di un altro "che aveva il tuo stesso identico umore ma la divisa di un altro colore.".

 

Perché alla fine, indipendentemente dalle diverse motivazioni (?) per cui inizia una guerra, si risolve sempre tutto in una grande Guerra di Piero in cui l'istinto alla sopravvivenza porta alla disumana azione dell'uccisione dei propri simili.

 

Ottima l'interpretazione di George MacKay, visto per la prima volta sul grande schermo nel 2003 nelle vesti del famoso bambino di verde vestito dell'Isola che non c'è (Peter Pan, di P.J. Hogan), ricordato probabilmente dai più per aver recitato in Captain Fantastic e ora arrivato a lavorare con Sam Mendes nel suo 1917.

 

Una prova sicuramente difficile per un giovane attore con alle spalle una filmografia non tra le più ricche, ma decisamente superata.

 

Altro attore con non troppo Cinema nel suo curriculum è Dean-Charles Chapman - conosciuto per essere stato tra gli interpreti di Tommen Baratheon nella serie Il Trono di Spade - anche lui degno di menzione.

 

La coppia con MacKay-Chapman funziona benissimo ed è sicuramente anche merito loro se l'esperienza immersiva dello spettatore va a buon fine.

 

 


 

Benedict Cumberbatch e Colin Firth, rispettivamente interpreti del colonnello Mackenzie e del generale Erinmore, impreziosiscono la pellicola nonostante le loro brevissime parti.

 

Cumberbatch, in particolare, riesce a far detestare il suo personaggio pronunciando pochissime battute, in maniera magistralmente odiosa.

 

Ultimo attore in ordine di apparizione, in 1917 troviamo Richard Madden - divenuto celebre nei panni di Robb Stark de Il Trono di Spade e visto recentemente in Rocketman - in una toccante interpretazione che accompagna il film verso la sua conclusione.

 

 

[Benedict Cumberbatch nei panni del colonnello Mackenzie]

 

Cosa potrebbe mancare a un film così emozionante e denso come 1917?

 

Le musiche?

No, non mancano neanche quelle.

 

Ci ha pensato il buon Thomas Newman (Pomodori Verdi Fritti alla Fermata del Treno, Le Ali della Libertà), compositore quattordici volte candidato agli Oscar, feticcio di Sam Mendes che, con l'eccezione del film American Life, ha sempre composto le colonne per i film del regista fin dai tempi di American Beauty.

 

Guardando 1917 ci sono particolari momenti in cui ci si viene pervasi dalla musica, che sia per la malinconia vibrante degli archi e del piano, che sia per l'emozione dei tamburi che incalzano che vengono esaltati dagli ottoni: il tutto si fonde con le immagini in un connubio coinvolgente.

 

 

[Il compositore Thomas Newman]


Per la scenografia troviamo un'altra personcina interessante, un certo Dennis Gassner (Era mio Padre, The Truman Show, Big Fish, Blade Runner 2049, Oscar per la Miglior Scenografia nel 1992 per Bugsy) che ha fatto un lavoro incredibile con la ricostruzione di quei due chilometri di trincee dell'esercito britannico, con le trincee tedesche, con i resti di una città in fiamme.


Lui e tutta la sfilza di artigiani, carpentieri, scultori, pittori e artisti di tutti i tipi che invadono lo schermo con i loro nomi quando arriva il momento dei titoli di coda.

 

 

[Lo scenografo Dennis Gassner sul set di 1917]

 

Sam Mendes firma un'opera che, al momento, in Italia ha appena iniziato a far parlare di sé grazie alle recenti vittorie dei Golden Globe per il Miglior Film Drammatico, Miglior regista e alla nomination per Miglior Colonna Sonora e per le recentissime nomination per la 92ª edizione dei Premi Oscar. 

 

1917 ha ottenuto ben 10 nomination tra cui Miglior Film, Miglior Regia, Miglior Sceneggiatura Originale, Miglior Fotografia, Miglior Scenografia, Migliori Effetti Visivi, Miglior Colonna Sonora, Miglior Trucco e Parrucco, Miglior Montaggio Sonoro e Miglior Sonoro.

 

 

[92ª edizione dei Golden Globes: Sam Mendes riceve i Golden Globes per Miglior film drammatico e Miglior regista]


1917 uscirà il 23 gennaio nelle sale italiane.

 

E per un film del genere non c'è altra possibile destinazione se non quella di una sala cinematografica.

 

Portate rispetto a zio Sam (Mendes) e a tutti coloro i quali hanno compiuto questa impresa e correte al cinema nei giorni di programmazione!

 

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20 commenti

Sky

5 mesi fa

Film da recuperare assolutamente.

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Antonio Petta

8 mesi fa

Film da vedere obbligatoriamente al cinema, solo al cinema riesce a trasmetterti tutti le sensazioni e emozioni che riesce a trasmetterti il film

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Francesco Broccoli

8 mesi fa

FIlm visto ieri sera, davvero bellissimo, 2h in cui personalmente mi sono sentito immerso in quanto veniva raccontato.
Ritengo che personalmente la scelta del piano sequenza, seppur finto, abbia davvero aiutato questo senso di immersione nella vicenda e non è stato un semplice virtuosismo fine a se stesso.

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Sara Pastura

8 mesi fa

Che film meraviglioso! Il montaggio in piano sequenza ti fa sentire parte dell’azione, soffri insieme ai protagonisti, cadi nel fango insieme a loro, cerchi di schivare i proiettili nemici... davvero un’opera magistrale!

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Giorgia Leonardi

8 mesi fa

Grazie per aver condiviso questo behind the scenes (oltre alla recensione ovviamente)!!
L'ho visto ieri sapendo solo che aveva vinto ai golden globes contro diversi film decisamente rilevanti già usciti quest'anno ed ero curiosa. Ho fatto quasi fatica a seguire la trama all'inizio talmente ero stupita dall'infinito pianosequenza e concentrata nel trovare i punti in cui riconoscere gli escamotages che permettessero di connettere due "scene". Di fatto quindi hai soddisfatto la mia curiosità riguardo alle tecniche con cui è stato girato il film, anche se vorrei saperne di più.
Ho davvero apprezzato l'alternarsi del ritmo, che permette di alleggerire la tensione in alcuni punti per poi far cogliere l'imprevedibilità della vita in guerra improvvisamente e inaspettatamente.
Altra cosa che mi ha colpito è come ci siano altre mille storie raccontate brevissimamente ai margini laterali dello schermo; varrebbe la pena di vederlo più volte solo per cogliere quei momenti.
Infine il minutaggio così esiguo per gli attori più rilevanti e noti dà proprio l'idea di come spesso si raccontino le guerre al seguito di grandi uomini, ma alla fine chi combatte e compie azioni eroiche, senza però aver chiesto di andare in guerra nè avere la vocazione per la vita militare, sia proprio il soldato semplice, un ragazzo, quasi un bambino. Questa è la guerra per la maggior parte degli uomini, questa è la guerra di Piero.

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Morena Falcone

8 mesi fa

Giorgia Leonardi
Guardando gli altri soldati che si vedono in trincea, anche io spesso mi chiedevo quale fosse la loro storia.

Contenta ti sia piaciuta la recensione e soprattutto il film! :)

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Mike

9 mesi fa

Bellissimo davvero! Concordo su tutto quanto detto. Immersivo emozionante

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Samuele Rossi

9 mesi fa

Visto ieri sera in sala...che dire, confermo tutto quello che è riportato nella recensione

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Giulia Quercia

9 mesi fa

Ho sempre preferito i film con lunghi piani-sequenza ma alternati a montaggio, piuttosto che quelli in finto unico piano-sequenza, ma ciò non toglie che dietro a questo film ci sia senza dubbio un lavoro molto curato. Non vedo l’ora di vederlo in sala e sono sicura che mi innamorerò.

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Alessandro Galli

9 mesi fa

Dopo aver letto questo articolo l’attesa per l’uscita del film diventa insopportabile

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