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Blade Runner 2049: il miracolo di Villeneuve - Recensione

“Non avete mai visto un miracolo”

 

Scrivere qualcosa su Blade Runner 2049 merita secondo me una riflessione più ponderata del solito e non un post scritto di getto. 

Quindi se non siete seduti o avete altro da fare... passate dopo, perché le cose che ho da dire sono parecchie.

 

Sono fortemente legato al film di Ridley Scott del 1982, tanto da essermelo tatuato addosso, e quando un paio di anni fa uscì la notizia del “sequel” ammetto che la mia reazione fu un misto di incredulità e imbarazzo… 

Perché farlo? Che bisogno c’era, oltre al logico interesse commerciale?

 

Le millemila versioni uscite nel tempo non erano già sufficienti a dire tutto quello che c’era da dire in proposito? 

Beh, una volta visto il film di Villeneuve mi sento di dire che un bisogno c’era. 

 

Perché credo di aver visto un’opera di fantascienza che innanzitutto non tradisce lo spirito del film originale, ma che in più si pone come Il Film di fantascienza di questo decennio, se non addirittura del secolo corrente.

 

 



Credo si possa uscire dal timore reverenziale che ogni cinefilo - o quasi - prova nei confronti del film con Harrison Ford e Rutger Hauer, quel film che segnò un’epoca, che non fu capito all’uscita ma che divenne super cult con gli anni, che inventò un immaginario e anticipò uno stile e che porta dentro di sé una delle citazioni più famose di sempre, quelle “lacrime nella pioggia” che hanno subìto qualunque parodia e storpiatura possibile, frase (mis)conosciuta anche da chi non ha mai visto il film: sintomo che siamo davanti ad un’icona che esce dal proprio sentiero cinematografico e si trasforma in patrimonio culturale mondiale.

 

Se ne può uscire e mi sento di dichiarare che non solo Blade Runner 2049 è secondo me un grandissimo film, ma anche che con le dovute proporzioni culturali non ha assolutamente nulla da invidiare al suo fratello più vecchio.

 

 

 

 

Il film si poteva sbagliare in tanti modi diversi, e immagino lo stato d’animo della produzione tutta sapendo benissimo di avere a che fare con il sequel di un film ritenuto “intoccabile” (nonostante la presenza di un remake, riuscito o meno, non tolga nulla al film originale c’è sempre questa sorta di ritrosia innata), ma anche sforzandomi non riesco a trovare in Blade Runner 2049 dei difetti sostanziali che possano farmelo valutare in maniera negativa.

 

Denis Villeneuve è un regista che non è autore, non scrive le proprie sceneggiature - l’unico suo film scritto in autonomia è Maelström, del 2000, poi un paio di collaborazioni ma più nessuna vera sceneggiatura - eppure le storie che sceglie di dirigere mostrano più punti in comune: 

- c’è sempre un personaggio messo di fronte ad un dilemma etico e morale, costretto a chiedersi cosa sia corretto fare nel nome di ciò che ritiene giusto, tanto da spingere lo spettatore a chiedersi cosa farebbe al suo posto, e

- ci sono sempre personaggi femminili non banali, con una predilezione per le madri. 

 

E visivamente ha sempre dimostrato di amare gli establishing shot, quei campi lughissimi che si usano solitamente per ambientare il film nel tempo e nello spazio.

 

 



Blade Runner 2049 si infila perfettamente nella sua poetica. 

 

Sulla fotografia di Roger sei così bravo da fare schifo Deakins è inutile soffermarsi più di tanto: il DoP ha vinto l'Oscar per questo film alla sua 14esima nomination in carriera, è un vero pittore del fotogramma e qui più che altrove riesce a rendere ogni inquadratura un vero e proprio quadro. 

 

Davvero: si potrebbe prendere un frame a caso del film, stamparlo e appenderlo in una galleria d’arte e credo che nessuno avrebbe da ridire.

 

I toni spaziano dal bianco lattiginoso all’ocra marziano, dalle luci rosa shocking e blu elettrico del neon all’oro degli interni, e spesso si muovono attorno ai protagonisti come fossero anch’esse un personaggio del film, vive, presenti, quasi parlanti, immagini che al cinema fanno veramente vivere la sindrome di Stendhal e che almeno da questo punto di vista impongono questo film come uno dei più belli degli ultimi 50 anni.

 

 



Gli establishing shot tanto famosi in Blade Runner trovano quindi in Villeneuve un entusiasta prosecutore, quei quadri che rendono un film “bigger than life” dove l’occhio può spaziare guardandosi attorno per godere di tutto ciò che vede. 

 

Anche i tempi sono dilatati, stirati, la lentezza diviene un pregio e aiuta la contemplazione, e anche in questo aspetto il fratellino del 2017 non è poi così diverso da quello del 1982. 

 

Ho apprezzato la scelta di non esagerare né con la CGI (molte delle location sono reali, i set sono costruiti e il green screen è stato usato un numero di volte “che si contano sulle dita di una mano”) né con gli effetti moderni all’interno del film: gli schermi e i device con cui interagiscono i personaggi non sono aggeggi eye candy ma sono il naturale progresso di quelli di 30 anni prima. 

 

Certo, abbiamo gli ologrammi giganti che sono notevolmente migliorati e una Joi che in futuro soppianterà le app come Tinder - e scusate ma i primi piani su Ana De Armas sui 500mq della Sala Energia dell’Arcadia di Melzo mi hanno fatto saltare qualche battito - ma tutto ha un senso, un equilibrio. 

 

 



C’è però una sostanziale e, a parer mio splendida, differenza: 

Se nel primo film il protagonista era un essere umano - sì lo so, ci torno dopo - con i “lavori in pelle” che prendevano coscienza della loro artificialità e non accettavano il proprio destino (non volendo essere “terminati”) qui il protagonista è un lavoro in pelle che conosce e accetta la propria condizione il cui mondo è sconvolto dalla scoperta di essere un essere umano. 

 

O almeno così crede lui, e noi con lui fino al colpo di scena. 

 

Blade Runner 2049 gioca sull’ambiguità dei ruoli lungo tutto il film, con un “villain” che non è chiaro se sia o meno umano (un Jared Leto che a quanto pare ha voluto indossare lenti a contatto opache per essere cieco) e che soprattutto non chiarisce e anzi gioca con il quesito che ci ha accompagnato per 35 anni. 

 

Se Rick Deckard sia o meno un androide ce lo chiediamo da sempre, da quando la versione director’s cut ha inserito quell’unicorno in sogno, aprendo discussioni che molti pensavano di vedere risolte in questo film. 

E invece no.

 

 

 

 

Ed è un bene che Wallace faccia quella battuta a Deckard, inserita secondo me con un’intenzione extra diegetica dagli sceneggiatori, perché non è questo il fulcro di questo film. 

 

BR2049 è un sequel atipico proprio perché sceglie di toccare tangenzialmente i temi del primo film e andare per la sua direzione. 

Se Deckard sia un androide o meno non è importante ai fini del racconto e quindi la cosa viene liquidata con una battuta che strizza l’occhio ai fan, a maggior ragione a quelli che da questo film aspettavano proprio quella risposta.

 

 



 

Ma è il ruolo delle donne, di tutte le donne del film ad avermi colpito maggiormente… 

Perché sottintende che la speranza è che il futuro sia riservato a loro e che la società possa diventare una società matriarcale. 

 

Perché praticamente non esiste lo stereotipo della donna “di contorno”, cosa a cui il cinema hollywoodiano ci sta abituando ultimamente, e l’unica che potrebbe esserlo è invece uno dei personaggi più affascinanti dell’anno. 

 

Il superiore di K è donna, l’antagonista principale di K è donna (un’androide che ha un nome e che tra le altre cose ordina che ai lavori in pelle maschili non vengano date caratteristiche troppo umane), così come è donna Mariette (un’androide di piacere che mostra una spiccata sensibilità), è donna colei che guida la rivoluzione, e sono donne RachelAna Stelline: i miracoli del film.

 

 



Un’androide partoriente (ecco il ruolo delle madri tanto caro al regista) che dona la vita ad un’androide che finirà con il creare dei ricordi, dei mondi: la creazione di un artifizio, creata da un artifizio, che nasce da un artifizio che non avrebbe dovuto procreare. 

 

Chi sostiene che questo film non sia profondo o si è addormentato, o non l’ha capito, o l’ha visto mentre aggiornava facebook, oppure davvero non me lo spiego.

 

Gli uomini nel film sono un contorno, a partire dal protagonista Ryan Gosling, degli stanchi vascelli che navigano all’interno dei luoghi e che consapevoli del proprio ruolo nella società non si aspettano nient’altro. 

 

Il nexus ad inizio film, il “nostro” K (che tra l’altro viene chiamato Joe e si chiama K, e dato che il protagonista de Il Processo di Franz Kafka si chiama Josef K ed è un uomo che accetta il proprio destino pur non comprendendolo mi viene da pensare che non sia una coincidenza), Rick Deckard, Wallace, compiono tutti delle azioni nel film ma nessuna è davvero la causa scatenante di qualcosa. 

 

Sono le donne a cambiare le situazioni, sono le donne ad avere in mano i destini di tutti.

 

 



E sono le donne ad essere in maggioranza nella splendida, inquietante, sbalorditiva scena d’amore “a 3”, dove non c’è un essere umano nemmeno a cercarlo, dove le identità si sovrappongono e si stratificano, dove i desideri indotti si mescolano con l’inevitabile voglia di contatto fisico, e il rapporto tra K e Joi è secondo me uno dei più interessanti della cinematografia del XXI secolo. 

 

Prende quello visto in Her di Spike Jonze e lo proietta 30 anni avanti. 

 

“Tutto quello che vuoi sentirti dire”

Recita lo slogan di Joi, ma K ci crede lo stesso. 

 

Se ne vergogna, perché la suoneria del device è per lui motivo di imbarazzo, è cosciente dell’artificiosità di Joi ma… ci crede lo stesso.

 

 

 

 

Perché quando Joi pronuncia quel “ti amo” carico di disperazione e rammarico un attimo prima di sparire per sempre, K le crede. 

E le crediamo anche noi. 

 

Dimenticandoci che quel “ti amo” non era altro che “tutto quello che vuoi sentirti dire”.

 

Il film invece non ci dice tutto quello che volevamo sentirci dire, perché a differenza di Blade Runner ci pone di fronte alla filosofia più che alla fantascienza, alla speranza più che alla disperazione, e anche se quel finale colmo di rassegnata soddisfazione con un K che si lascia andare nella neve ci vuole ricordare le famose “lacrime nella pioggia” il film va altrove, prende un’altra strada.

 

 



E ci voleva un coraggio infinito a prendere quella strada, perché milioni di persone aspettavano con i fucili puntati questo sequel che in effetti… sequel non è. 

Difatti a tantissimi non è piaciuto. 

 

Oltre a chiedermi come sia possibile, oltre a volerlo rivedere al più presto (anche se so che la visione su uno schermo più piccolo di un cinema non avrà la stessa violenza espressiva) mi viene da dirmi che sì, è vero: non ho mai visto un miracolo.

 

Ma stavolta ci sono andato molto vicino.

 

 



 

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53 commenti

Jaimy

9 giorni fa

bellissima recensione, concordo su tutto! Film splendido, degno del suo predecessore

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Alessio Gagliardi

3 mesi fa

Un film davvero notevole. Li ho appena rivisti uno dopo l´altro e devo dire che non ho notato nessun calo. La narrazione dei due si intreccia perfettamente tanto che ognuno dei due ha una sua storia ma allo stesso tempo formano una trama corale.

E poi Joi. Ecco se crei un personaggio cosí, che funziona perfettamente solo nel rapporto con K, quindi tanto di cappello pure a Gosling, hai fatto il tuo mestiere.

Perché il nuovo dubbio dopo la questione replicante sí/replicante no del primo Blade Runner riguardo Deckard, é ora AI autocosciente sí/ AI autocosciente no di Joy.

Che gran film.

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Francesco Zambon

10 mesi fa

Ti ringrazio per la recensione. Ammetto che ero desideroso di conoscere il tuo giudizio sopratutto dopo quel no! In slow motion in un tuo video parlando al riguardo di questo sequel.
A me è piaciuto tantissimo. Sia come "2" non invasivo rispetto al primo ma pieno di significato con una trama decisa. Sia Come film assestante. Potrebbe penso diventare una nuova pietra d'angolo per gli amanti del genere.

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Eugenio Magni

11 mesi fa

Ora mi hai messo un sacco di voglia di recuperarlo

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Matteo Tocci

12 mesi fa

Gran bella recensione! 
Anche io avevo il terrore per questo film, ed anche io sono stato stracontento di dovermi ricredere, non tanto per il lato tecnico mostruoso, ma perché sono riusciti a sviluppare una storia coerente e fedele allo spirito del primo. 
Chiaro, "Blade Runner" è uscito nel 1982 quindi avrà sempre maggiore importanza storica e culturale, ma come scritto nella recensione, questo secondo capitolo non ha così tanto da invidiargli. 
Probabilmente il mio preferito del 2017!

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Jude

1 anno fa

Meravigliosa recensione, ricordo che l'avevo già letta sul gruppo ma è così ben fatta che meritava una rilettura. Inutile dire che sono completamente d'accordo, e il riferimento alla sindrome di Stendhal lo trovo quanto mai appropriato: è un film così splendido che ti riempie letteralmente gli occhi, di bellezza e di commozione. Peccato davvero non avere più la possibilità di vederlo sul grande schermo... Viene voglia di crearsi un cinema in casa solamente per rivederlo!

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Francesco Alfi

1 anno fa

Io sono uno di quelli che ha amato Blade Runner 2049, e per me ha poco da invidiare al cult suo predecessore. Una fotografia eccezionale oltretutto. Uno dei pochi sequel che merita di esistere in questo secolo caratterizzato da un mare di reboot, prequel ecc.; e meritava molto più riconoscimento, anche perché non siamo più negli anni 80 dove un Blade Runner di Scott poteva essere snobbato, anche perché essendo il suo sequel meritava davvero una chance che probabilmente in molti non gli hanno dato per preconcetti senza fondamento. Quelli sono il male del cinema, ed il film di Villeneuve li ha smentiti totalmente. Chapeau.

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Blade runner 2049 è uno dei pochi sequel che hanno motivo di esistere e che non sono stati fatti tanto per spremere ancora soldi da una vecchia saga. Villeneuve è un signor autore, la fotografia è folgorante e adoro il fatto che le scenografie siano per la maggior parte reali, perché si nota la differenza rispetto all'uso del green screen.
Sono stata completamente inglobata da questo film e non ho neanche sentito le 2 ore e mezza, sinceramente. E' questo quello che un sequel/reboot dovrebbe fare: non darti l'illusione di rivivere il primo film con qualche frase ad effetto o palese riferimento, ma raccontare una storia diversa con la stessa atmosfera e lo stesso spirito. Il vecchio protagonista è presente, ma non ingombrante. Le connessioni col primo BR ci sono, ma non sono fondamentali.
Il bello di K è che è completamente diverso da Deckart, ma in qualche modo complementare. Invece di un umano che mette in dubbio la sua autenticità, un androide che crede di poter essere nato, di essere frutto dell'amore.
Il momento in cui queste si scopriranno essere solo illusioni mi ha spezzato il cuore. K non ha niente all'inizio del suo viaggio e lo sa: è sfruttato come uno schiavo, non ha una famiglia e la sua ragazza è una finzione. Poi arriva la speranza, che lui non aveva mai osato neanche sfiorare col pensiero, che lo travolge tutto di un colpo. Comincia a credere pure lui di essere stato voluto da qualcuno. Alla fine del suo viaggio scopre che non è speciale, non ha una famiglia, non ha la sua donna. Non ha mai avuto niente di tutto questo. Resta solo la consapevolezza di essere solo un mezzo, essere stato sfruttato. Di nuovo. Come sempre.

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Matteo Mazzuto

1 anno fa

Condivido pienamente

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Bellissima recensione. Secondo me il miglior film del 2017, è a dir poco una meraviglia visiva e proprio non capisco come abbia fatto a floppare al botteghino in quella maniera, per fortuna si è rifatto all'Academy vincendo 2 Oscar meritatissimi.

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Danilo Canepa

1 anno fa

Villeneuve con questo film ha confezionato un piccolo gioiello; non solo soddisfa a pieno le aspettative di chi aveva adorato il primo film ma crea un'opera fruibile anche per i neofiti del mondo di Rick Deckart. Visivamente poi è sublime, come del resto impone lo stile del regista canadese. Consiglio di recuperare Polytechnique, lungometraggio sempre più attuale che limitandosi a raccontare un fatto tragico invita a riflettere sulle atrocità che la mente umana è capace di concepire

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Federico Rossato

1 anno fa

Chiunque abbia visto questo film ha visto "cose che voi umani non potreste immaginarvi": uno dei migliori sequel mai fatti dal genere umano e replicante.

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Saul Goodman

1 anno fa

Uno spettacolo per occhi,cuore e anima.Un film semplicemente perfetto,che mi ha lasciato un effetto in sala come pochi altri.Un diamante!

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Edoardo Gottifredi

1 anno fa

il mio film preferito del 2017, veramente meraviglioso

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ZERO

1 anno fa

Sono uscito dal cinema pensando solo: "è stato impeccabile". Non c'è una singola cosa di questo film che mi ha fatto storcere il naso. La storia, la regia, la fotografia, le musiche, le scene d'azione, gli effetti speciali. Perfetto. Non dico che dovrebbe rappresentare uno standard per tutti gli altri film ma quantomeno mandare un messaggio chiaro: è così che vanno girate le pellicole nel 2018!

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Giorgia

1 anno fa

Io sono una di quelli che è andato al cinema credendo di vedere svelato il mistero di Dekard... ma sono contenta che questa mia credenza sia stata disattesa. Questo film mi ha catturato talmente tanto che ogni tanto dovevo ricordarmi di sbattere le palpebre: non volevo perdere neanche un millisecondo di quel quadro vivente. La sceneggiatura poi mi è sembrata proprio a puntino. Penso che sia uno dei film più belli che abbia mai visto al cinema

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Enrico Foà

1 anno fa

Oltre all'atmosfera, che secondo me Villeneuve ha riprodotto benissimo, credo che anche la musica sia stata curatissima, mantiene lo stesso stile del primo BR facendoti immergere ancora di più in questo stupendo film... Hans Zimmer grandissimo come sempre.

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denvermotel

1 anno fa

La mia percezione su questo film è stata che un produttore abbia preso una sceneggiatura di fantascienza e l'abbia schiaffata nel mondo di Blade Runner modificando quelle 4 cose che potessero legare i due film.
Il film mi è piaciuto sia a livello di sceneggiatura e regia ma non mi è piaciuto come sequel di Blade Runner.

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Simone Richini

1 anno fa

Bellissimo questo film, a livello di gusti puramente personali l'ho pure preferito a quello di Scott.
Ogni volta che lo vedo rimango con la mascella smontata per quello che Villeneuve porta su schermo, sia per quanto riguarda il lato artistico (pienamente d'accordo sul fatto che ogni frame potrebbe essere un quadro), sia per la trama, che mi porta, oltre che ad affezionarmi ai personaggi, a notevoli spunti di riflessione ogni volta diversi.

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Oltre alla fotografia (che lascia davvero senza fiato, nonostante purtroppo non sono riuscito a vederlo in sala) mi è piaciuto molto il finale silenzioso, in contrapposizione con l'inarrivabile monologo di Blade Runner

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Claudio Serena

1 anno fa

Per me per quanto riguarda tematiche, dialoghi, atmosfera, stile e qualità non c'è partita. Soprattutto per tematica e stile. Il primo ha praticamente inventato un genere. E Blade Runner 2049 non lo reinventa o rivoluziona (come invece fa Arrival a mio avviso).
Resta il fatto che Villeneuve ha fatto un buonissimo film partendo da un presupposto che avrebbe annichilito moltissimi altri.
Si discosta dall'originale per forma e sostanza, e questa è stata una scelta che ritengo giusta.
Stiamo parlando del sequel di un film epocale.
Quindi anche facendo un ottimo lavoro, come fa Villeneuve, si parte da una posizione di svantaggio. Come un handicap di punteggio.
Inoltre, sui contenuti e sulla trama, non è all'altezza del nome che porta. Troppo ingombrante.
Quando viene detto "il sequel che si è meritato" non sono d'accordo. Io penso che potevano tranquillamente lasciarlo in pace. Sono sostanzialmente contrario a sequel, prequel, reboot.

Temo molto per la possibilità lasciata aperta per un ulteriore film.

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Francesca O.

1 anno fa

Recensione a dir poco perfetta... 😊 Ho adorato BR2049, e vederlo in sala è stata un'esperienza unica. L'ho trovato molto "affettuoso" nei confronti del vecchio Blade Runner, ma al tempo stesso riesce nella delicatissima impresa di portare l'attenzione su una sfera più intimistica e privata, e lo fa in maniera impeccabile. Il processo di immedesimazione con K è inevitabile, ci illudiamo con lui, ci interroghiamo con lui sull'importanza delle nostre radici, fino a chiederci, sul finale, cosa ci renda davvero umani: il posto da cui veniamo? Un'anima, come ipotizza Gosling parlando con il suo superiore? Oppure l'individuazione di una causa per cui combattere fino alla fine e per cui dare un senso, uno scopo, alla nostra esistenza? Personalmente, l'ho trovato davvero emozionante, mi ha toccata nel profondo... quando un film riesce ad accostare una tale potenza visiva e di contenuti, credo anch'io che si possa dire di aver assistito ad un piccolo miracolo... 😊 Complimenti per la bella riflessione sul ruolo delle donne, non è stato un aspetto a cui ho fatto caso fin da subito, ma ripensandoci non posso che essere d'accordo!

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Angela Pilato

1 anno fa

Una visione potentissima, penso che per qualsiasi amante della fantascienza sia una pietra miliare. Ricordo con tristezza quante persone abbiano abbandonato la sala a metà visione o siano rimaste al cellulare per tutta la durata del film. Ma forse va bene così, se fosse piaciuto a tutti o fosse diventato un film "da hashtag" non sarebbe stato così poetico. Poi su Roger Deakins oh, c'è poco da dire appunto 😍😂

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kree.stina

1 anno fa

anche io l'ho adorato ed ogni volta che lo vedo scopro qualche elemento che non avevo notato che me lo fa amare ancora di più

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Adriano Meis

1 anno fa

Tutto bello tutto giusto, ma...no Vangelis no party.

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Claudio Serena

1 anno fa

Adriano Meis
un po' di Vangelis c'è nel finale 😄

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Adriano Meis

1 anno fa

Claudio Serena
Comunque no party

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Andrea Mauri

1 anno fa

Un film IMMENSO.
Ed i motivi per cui lo reputo un film immenso sono già stati tutti elencati in questa ottima recensione. Volevo invece spendere due parole ancora sul comparto tecnico, che, a mio avviso (e come poi sottolineato anche dall'Oscar alla fotografia e l'Oscar agli effetti speciali), tocca vette altissime. E non parlo solo della fotografia, ma del connubio che si crea tra comparto visivo e comparto sonoro e che ti immerge in un'esperienza di visione del film davvero unica (molto probabilmente anche dovuta al Dolby Atmos della sala Energia di Melzo). 
E poi c'è quella scena d'amore che meriterebbe solo lei una standing ovation di dieci minuti. Una scena dall'impatto emotivo devastante, originale ed oserei epocale, dove viene mostrato il forte desiderio umano della carne in un rapporto d'amore puramente spirituale, un desiderio umano in un rapporto dove, appunto, di umano non c'è effettivamente nulla. Ma alla fine quel sovrapporsi di identità, di corpi e di "anime" rispecchia forse quanto di più umano ci sia.

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Francesca O.

1 anno fa

Andrea Mauri
Assolutamente d'accordo su tutto, non avrei saputo esprimere con parole migliori la poesia di quella scena d'amore.

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Samuel De Checchi

1 anno fa

Io credo che Blade Runner 2049 sia uno dei migliori sequel mai fatti ed uno sbalorditivo film di fantascienza in se. Se non ci fosse stato il suo predecessore, molto probabilmente sarebbe lui il cult assoluto.

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iena plinsky

1 anno fa

Samuel De Checchi
Sono d’accordo

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Claudio Serena

1 anno fa

iena plinsky
L'ultima frase è la chiave di lettura.
Il film di Villeneuve è splendido ma Blade Runner c'è e ci sarà sempre.
Stiamo parlando del sequel di un film epocale.
Quindi anche facendo un ottimo lavoro, come fa Villeneuve, si parte da una posizione di svantaggio. Come un handicap di punteggio.

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Il miglior film tra quelli che ho visto nel 2017: uno spettacolo visivo e riflessivo che mi ha colpito profondamente, e questa recensione ha aggiunto ulteriore fascino e me lo fa apprezzare ancora di più. Grazie!

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Dav 9000

1 anno fa

E' un film talmente violento dal punto di vista espressivo (come dice la recensione) che ti lascia interdetto la prima volta. E' un film atipico, coraggioso e stupendamente riflessivo. Penso che abbia vinto alla stragrande qualsiasi sfida potessero avergli lanciato precedentemente, per quanto in molti vogliano cercare (senza successo) qualcosa su cui criticarlo.

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Nuriell

1 anno fa

Io l'ho guardato sperando bissasse il primo film, mi sono annoiato per tutto il tempo, per me è stata una delle più cocenti delusioni dello scorso anno.

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Maatz

1 anno fa

Bellissima recensione, quoto praticamente tutto quello che hai scritto.... probabilmente è il film che mi è piaciuto di più del 2017, ho amato la sua fotografia, i suoi silenzi, le inquadrature e soprattutto la profondità della parabola di K

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Tommaso

1 anno fa

Recensione perfetta, a mio parere il miglior "sequel" realizzato a tanti anni di distanza dall'originale. A livello di fotografia ed impatto visivo è pazzesco

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Davide Sciacca

1 anno fa

Non si può aggiungere molto a questa recensione.
Io onestamente devo ammettere che la prima volta che lo vidi non colsi perfettamente il finale: non colsi il suo ribellarsi sia agli uomini sia agli androidi per rimarcare la propria indipendenza decisionale, per rimarcare il proprio essere umano che muore per qualcosa di giusto. Tutta la parte finale mi parve inizialmente confusa. Dopo averlo riguardato mi sono dato dello scemo infinite volte.
E' un film che non ha nulla da invidiare all'originale, a parte forse nelle musiche, che ricalcano le originali di Vangelis ma forse si sarebbe potuto dare qualcosa di più. Sceneggiatura, scenografia, regia, fotografia, recitazione: questo film ha davvero tutte le carte in regola.

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Andrea Vagnoli

1 anno fa

Recensione stupenda, film straordinario, pazzesco, incredibile!
Uno dei più bei film che abbia mai visto in sala!!
Questa recensione mi aveva emozionato leggendola nelle settimane dopo la visione del film e che mi ha fatto oltremodo piacere rileggere adesso! 😃

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Dale Cooper

1 anno fa

D'accordissimo con te in tutto e per tutto. Mi son venuti i brividi mentre vedevo il film, e leggendo questa recensione mi son venuti di nuovo ricordandolo...

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Jude

1 anno fa

Dale Cooper
Idem! E se penso che le prossime volte dovrò guardarlo sullo schermo della tv o del pc mi viene una tristezza...!

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Elessar _

1 anno fa

sono d'accordo con te. questo film è stato davvero una bella sorpresa, e ringrazio tutti i giorni per aver deciso di andarlo a vedere sul grande schermo. non ricordo un altro film dove sono riuscito a godermi cosi tanto la fotografia. ma poi c'è harrison ford/indy/han, ma di che parliamo?😍

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Antonio Ciriello

1 anno fa

Questo film fu una rivelazione. Come te ero preoccupato per le strade che questo film potesse prendere, per il peso che si portava dietro, per le aspettative e le critiche che erano già pronte. E invece tutto è stato spazzato via dal lavoro di Villeneuve. Perchè se è vero che la fotografia è impressionante, c'è da dire che il regista canadese riesce a toccare delle corde capaci di toccare l'animo dello spettatore, riesce a trasformare film di fantascienza in disquisizioni filosofiche sul senso della vita, sull'amore, la morte, l'individualità. L'avevo già apprezzato per i precedenti lavori, e ho cominciato ad amarlo per Arrival (che secondo me rimane il miglior film fantascientifico dell'ultimo decennio almeno), e con Blade Runner si è confermato. Ora lo aspetto al varco con un film ancor più impegnativo, visto il materiale sorgente, ossia Dune. Il capolavoro di Herbert è un ciclo epico e inimitabile, un unicum nella fantascienza, una potenza simbolica che non so come sarà possibile replicare su pellicola, ma se c'è un regista che negli ultimi anni si è contraddistinto per queste sfide che sembravano perse in partenza questi è sicuramente Villneuve. 
PS la domanda alla quale avrei voluto più di tutti una risposta è: "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?"

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Alessandro Vacca

1 anno fa

Uno dei film più belli degli ultimi anni, un Villeneuve che dopo Arrival riesce a realizzare un altro ottimo film fantascientifico rischiando il linciaggio dai fan del film originale.
Ho visto il film in sala con pochissime persone ed è stata forse l'esperienza migliore avuta al cinema, 3 ore di film che sono volate, una fotografia perfetta e delle interpretazioni perfette nonostante la quantità di dialoghi sia minima.
Mi trovo nella tua stessa situazione Teo, non vorrei che la visione a casa rovini la magia che mi ha dato averlo visto in sala.

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Samuele Monzani

1 anno fa

Recensione stupenda, sono d’accordo su praticamente tutto. E vorrei sapere come si fa a lamentarsi dell’eccessiva durata di questo film, per quanto mi riguarda poteva andare avanti anche un’altra ora.

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SViulenz

1 anno fa

Per me il miglior film uscito nel 2017

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Elia Tron

1 anno fa

Completamente d'accordo. Ho amato ogni singola inquadratura dipinta sullo schermo. Non riuscivo a staccarmi dallo schermo, sono uscito dal cinema con uno stupore una meraviglia mai provati. Devo ammettere di averlo apprezzato più del predecessore (che ho comunque apprezzato e di cui riconosco l'importanza).
Capolavoro!

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Luca Buratta

1 anno fa

Capisco esattamente cosa intendi Teo: l'ho visto in sala, l'ho amato, ho preso il Blu-ray appena uscito, ma non l'ho ancora rivisto per paura di non rivivere quell'emozione, per la voglia di mantenere il ricordo di quella fantastica prima visione. 
Pur non essendo un grandissimo fan di Blade Runner - amo il film, ne riconosco il grande valore nella storia del cinema, ma non ne sono un fanatico ecc - avevo comunque un certo timore su questo sequel, non tanto per la trama, quanto proprio per la poetica visiva e per le intenzioni. Ma una volta letto che lo avrebbe diretto Villeneuve mi sono tranquillizzato, perché era esattamente il regista adatto allo scopo. E infatti non ha deluso; Blade Runner 2049 non solo non tradisce la visione dell'originale, ma aggiunge, plasma, contribuisce ad ampliare quel contesto in modo perfettamente coerente, con addirittura il merito di aggiungere location alla città così iconica che è una vera e propria protagonista del prequel, mantenendo comunque quel tipo di look e quell'impostazione visiva. Tanto è vero che non si avvertono i trentacinque anni di distanza tra un film e l'altro, 2049 è una credibilissima prosecuzione che sembra girata qualche settimana dopo l'originale. Nonostante le tre ore di durata, alla fine ne volevo ancora, sarei stato pronto ad altre 3 ore di quel mondo, tanto ero preso e tanto ero felice di quello che stavo vedendo. 
Personalmente, arrivo a dire che se ripenso alla mia prima visione dell'originale Blade Runner e alla prima visione di questo seguito, non nascondo di aver preferito 2049. Sicuramente il primo BR ha avuto un impatto decisivo sulla storia del cinema e non solo (basti guardare Maniac su Netflix, e il suo stile futuristico-retrò preso di peso da BR...), ma fare un sequel a 35 anni di distanza, renderlo coerente pur con il rischio immenso di tradire la visione di un autore come Ridley Scott e scontentare mezzo mondo, e soprattutto fare un BEL film, con una trama godibile, girato divinamente, con degli spunti di riflessione molto interessanti, significa saperci fare tanto e Villeneuve merita molto molto rispetto. In un'epoca di sequel e prequel che nascono come funghi, sarebbe "bastato" fare un filmettino d'azione riprendendo qualche location del capitolo precedente, il film avrebbe incassato anche di più, ma sarebbe stato dimenticato dopo qualche settimana. Invece Villeneuve ha VOLUTO dire qualcosa e lo ha voluto fare coniugando il suo stile e l'immaginario che tutti ci aspettavamo dal film, con un grande tatto.
E Ana de Armas è bona. Tanto.

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Antonio Ciriello

1 anno fa

Luca Buratta
Diciamocelo, tutti ci saremmo innamorati di Ana de Armas che ci dice "Tutto quello che vuoi sentirti dire". Ologramma o meno. Esagerata in questo film.

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LEONIDA

1 anno fa

Luca Buratta
bel commento , letto tutto dall'inizio alla fine  e la frase che più racchiude tutte le emozioni del film è l'ultima😂

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Francesco Costa

1 anno fa

Teo articolo semplicemente coinvolgente, non potevi recensirlo meglio. È un film pazzesco, ricordo che ritornato a casa dopo la visione in sala ho voluto farne una personale recensione per cercare di mettere nero su bianco tutte le emozioni che mi ha suscitato..stupendo..un film che come hai detto, diverrà probabilmente un cult intoccabile alla pari del primo BR o perché no, anche di più.

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Recensione meravigliosa tanto quanto questo film.
L’ho amato davvero in ogni suo aspetto, forse anche più del primo

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Drugo

1 anno fa

Una recensione fantastica.
Concordo a pieno con tutto, la prima volta che l' ho visto sono rimasto folgorato da ogni elemento del film, dalla fotografia, fino alla trama in se, lo reputo uno dei miei film preferiti.

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