Articoli
#articoli
Il 31 dicembre arriverà al cinema Rocky sono io (titolo italiano di I Play Rocky), il nuovo film del Premio Oscar Peter Farrelly sulla genesi di Rocky e i primi anni travagliati del suo protagonista.
Il film è stato presentato alla Festa del Cinema di Roma e la reazione entusiasta del pubblico non ha tardato ad arrivare.
[Trailer ufficiale di Rocky sono io]
Al centro della pellicola c’è ovviamente Sylvester Stallone e a interpretarlo è Anthony Ippolito, una delle giovani promesse del Cinema hollywoodiano.
Anthony è noto al grande pubblico per aver già vestito i panni di un altro attore famoso: Al Pacino in The Offer, serie TV targata Paramount sulla genesi de Il padrino.
L'attore riesce a essere ugualmente credibile in ogni ruolo, soprattutto se pensiamo a quanto siano diversi l’uno dall’altro Stallone e Pacino.
La somiglianza con Sly, in questo caso, è davvero impressionante e in alcuni momenti del film sembra davvero di tornare indietro nel tempo al 1976.
Non è però solo un gioco di immagine: Ippolito somiglia moltissimo a Stallone, ma ci sono voluti duri allenamenti per raggiungere il fisico adatto e un discorso simile va fatto per la voce.
Se potete, infatti, cercate di vedere questo film in lingua originale per coglierne tutte le sfumature.
[Anthony Ippolito nel ruolo di Sylvester Stallone in Rocky sono io]
Rocky sono io svela il suo intento principale già nella scelta del titolo.
Sylvester Stallone voleva fare l’attore e non avrebbe rinunciato a quel ruolo per niente al mondo: l'allora ventinovenne si trovò a doversi destreggiare tra i lavori più faticosi, ad andare contro il proprio padre, a dormire per strada e a vendere addirittura il suo cane, che era per lui il migliore amico che avesse avuto.
Tutto pur di non abbandonare il suo sogno.
La fama però non arrivò e nemmeno le vere occasioni, così Stallone il futuro se lo costruì da solo e scrisse la sceneggiatura perfetta per se stesso.
Nacque così Rocky Balboa e la bozza per un film destinato a dare inizio a una delle saghe cinematografiche più fortunate della Storia del Cinema.
Rocky sono io prende spunto dall’unica condizione stabilita da Stallone per affidare la sceneggiatura nelle mani della produzione: lui avrebbe dovuto essere il protagonista, altrimenti il film non si sarebbe fatto.
[Una scena di Rocky sono io: Sylvester Stallone (Anthony Ippolito)r con il cane Butkus]
Lo spettatore vede in Stallone un uomo comune destinato a diventare qualcuno, un ragazzo coraggioso che non rinuncia all’ambizione della sua vita nemmeno quando lo stipendio da parcheggiatore non basta più per l’affitto e per il figlio in arrivo.
In un periodo storico per il Cinema in cui il denaro sembra in grado di comprare qualsiasi talento emergente, Rocky sono io vuole ricordare l’importanza di non vendersi.
Se non siamo i primi a credere in noi stessi, come possiamo pensare che a farlo siano gli altri?
Una storia di resilienza e di coraggio, di un ragazzo che è stato il primo a credere di potercela fare anche quando aveva tutti contro, persino il proprio padre (interpretato qui da Matt Dillon).
Rinunciare non è un’opzione, neanche quando il risultato sembra lontano anni luce o quando è il tuo stesso genitore a dirti che non diventerai mai famoso a causa del tuo viso o del modo in cui parli.
Rocky sono io vuole essere una celebrazione dell’umiltà e della perseveranza del suo protagonista, mettendone in luce le qualità e dimenticando qualsiasi ombra.
Non è un biopic che si perde in dettagli - tanti aspetti della vita di Stallone vengono solo accennati - mentre quelli più famosi sono messi in primo piano per permettere allo spettatore di riconoscere una storia che probabilmente già conosce, come la storia del cane Butkus venduto e subito ricomprato con i primi soldi ricevuti grazie al film.
[Anthony Ippolito in una scena di Rocky sono io]
Il pubblico vedrà esattamente ciò che si aspetta, il racconto di una persona e di un personaggio che ha sempre ammirato e la riconferma di tale ammirazione grazie alla ricostruzione del mito.
Un film sulla vita di Stallone e sulla genesi del suo capolavoro deve essere una storia che insegni qualcosa, deve essere di esempio come lo è stato Sly.
Rocky non parlava di vittoria, ma di resistenza e Rocky sono io ci spiega perché.
Rocky non è mai stato un film sulla boxe, è un film sulla rivalsa degli ultimi perché questo era il suo protagonista dentro e fuori dallo schermo, una pellicola che funziona perché ognuno di noi si possa rivedere in quel pugile sfortunato che alla fine, a suo modo, ce la fa.
Se non c’è nessuno a darti una parte, scrivi tu la storia e affidati il ruolo migliore.
___
CineFacts non ha editori, nessuno ci dice cosa dobbiamo scrivere né come dobbiamo scrivere: siamo indipendenti e vogliamo continuare a esserlo, ma per farlo abbiamo bisogno anche di te!
Articoli
Articoli
Articoli
