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Wildwood - I segreti del bosco proibito - Recensione: arte umana

Travis Knight e Laika Studios tornano dopo sette anni di attesa con un film spettacolare 

Titolo originale: Wildwood
Genere: Animazione, Avventura, Fantasy
Regia: Travis Knight
Sceneggiatura: Chris Butler
Cast (voci): Carey Mulligan, Mahershala Ali, Peyton Elizabeth Lee
Distribuzione: Notorious Pictures
Uscita Italia: 22 ottobre 2026
Durata: 132 minuti
Paese: USA

Laika Studios torna al cinema con Wildwood - I segreti del bosco proibito, diretto da Travis Knight e realizzato grazie all’impegno corale di artisti esperti di stop-motion, da sempre il cuore di questo prezioso studio d’animazione.

 

Prue McKeel (Peyton Elizabeth Lee) è un’adolescente disillusa, convinta che i suoi genitori siano un po’ troppo fuori dagli schemi e fin troppo protettivi col fratellino Mac, che non deve essere assolutamente portato fuori casa.

Un giorno Prue resta da sola col fratellino e, nonostante prometta ai genitori di restare a casa, disobbedisce portandolo a spasso per la città.

Dopo aver incontrato anche il suo compagno di classe Curtis (Jacob Tremblay), i tre si ritrovano in un piccolo parco dove accade l’inspiegabile: una turba di gracchianti corvi si scaglia sul piccolo Mac e lo rapisce.

 

Prue, senza pensarci due volte, si lancia all’inseguimento e finisce ai margini del bosco di Portland, dove nessuno osa andare; convintasi che l’unico modo per salvare Mac sia addentrarsi nel bosco, si fa spazio tra l’edera ed entra, seguita dallo spaventato Curtis.

 

[Trailer ufficiale di Wildwood - I segreti del bosco proibito]

 

 

Un grande ritorno 

 

Anche se sono passati tanti anni dall’uscita del bellissimo Mister Link, sappiamo che Laika non si è mai fermata: Wildwood è, infatti, stato in lavorazione per circa quindici anni.

Acquisiti i diritti sull’omonima opera letteraria, Travis Knight aveva già chiaro nel 2011 che realizzare un adattamento del genere avrebbe richiesto non solo moltissimo tempo, ma anche una tecnologia che ai tempi sembrava pura fantascienza.

Nonostante questo, Knight era convinto che sarebbero riusciti a portare avanti un prodigio tecnologico di tale importanza al momento giusto.

A film uscito, possiamo dire che l’attesa è sicuramente valsa la pena.

 

La magnificenza artistica

 

Una scelta curiosa è stata quella di promuovere il film non solo attraverso i classici trailer, ma proprio parlando esplicitamente dello studio e del suo lavoro con la stop-motion, diffondendo notizie sul mondo dell’animazione che prima sembravano interessare solo a pochi nerd appassionati; nell’era dell’IA generativa utilizzata per creazioni artistiche di dubbio gusto, questa scelta è risultata assolutamente vincente.

 

Sembra infatti quasi superfluo decantare la magnificenza di quest’opera dal punto di vista animato: Wildwood mostra qualcosa di più unico che raro e segna un momento apicale per la Storia dell’animazione stessa. 

 

Ancora più bello, inoltre, sapere che questa maestria del mezzo non è fine a se stessa né un mero virtuosismo; al contrario, è allo stesso tempo un inno alla bellezza della stop-motion - e dell’umanità che c’è dietro - e un bisogno di raccontare una storia sospesa nel tempo, un ritorno a una visione più classica e vicina alle origini, con una prospettiva visivamente più ricca e avvincente.

 

 

[Un particolare di Prue in Wildwood - I segreti del bosco proibito]

 

Un coming of age fuori dagli schemi… pur restando negli schemi

 

I film sull’adolescenza sono molti, soprattutto quando si parla di film d’animazione, nonostante ciò Wildwood porta avanti una prospettiva magari poco innovativa, ma senza dubbio coraggiosa.

 

Il film infatti ha una struttura che non si allontana dai precedenti film dello studio, risultando così molto riconoscibile e facilmente catalogabile all'interno della poetica di Laika, ma anche singolare se non addirittura prezioso.

Mentre tanti dettagli che riguardano intrinsecamente la trama vengono esplicitati e raccontati dai personaggi stessi, l’evoluzione che questi subiscono è legata a dinamiche che non necessitano di ulteriori spiegazioni.

 

La crescita, la perdita, il cambiamento, la morte, la rivoluzione: ci sono così tanti elementi, a volte anche solo piccoli guizzi, che inquadrano il mondo di Wildwood con una poetica imponente, conflittuale e difficilmente dimenticabile. 

 

Il cuore del film è l’umanità che c’è dietro

 

Wildwood è uno di quei film che dimostra quanto l’animazione non sia un genere, ma un vero e proprio mezzo, necessario per rendere unica una determinata tipologia di storie.

Un racconto così concreto e al contempo magico sembra possibile solo in un contesto in cui il lavoro degli artisti non solo è tangibile, ma si sente in modo così dirompente che quasi attraversa la quarta parete.

Quando sembra che ci si stia abituando alla visione arriva uno scatto, un’imperfezione, necessaria e umana, che ci ricorda cosa c’è dietro.

A qualcuno sembrerà sentimentale, ad altri meschino o addirittura sbagliato, ma è qui che l’opera si evolve definitivamente creando una connessione unica tra spettatore e artisti.

 

Non è un caso che Laika ci tenga così tanto a ricordare cosa succede dietro allo schermo, valorizzando una particolare comunicazione, invisibile e silenziosa, tra lo spettatore, il film e le mani che ci hanno lavorato.

 

Conclusioni 

 

Wildwood, paradossalmente, potrebbe rischiare di non essere ben accolto a causa della semplicità della sua trama; tuttavia, sarebbe un errore evidenziare in maniera negativa qualcosa che funziona comunque molto bene e che, data la grande mole di dettagli, non poteva permettersi complicazioni senza creare disastri. 

 

L’allontanamento da questa sovrabbondanza di scrittura permette a Wildwood di innalzare facilmente tutti gli altri elementi cinematografici fondamentali come regia, fotografia, animazione e colonna sonora, mettendo in scena un’opera di assoluto splendore.

___

 

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