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Nei giorni della Mostra del Cinema di Venezia è stato presentato tra gli eventi speciali dell'Italian Pavilion La tenerezza del serpente, terzo lungometraggio di Samantha Casella, regista indipendente e sperimentale, del cui percorso artistico vi abbiamo a lungo parlato nella nostra intervista alla regista del 2019.
La sua produzione artistica è proseguita con il suo primo lungometraggio, Santa Guerra (disponibile su Prime Video), e il successivo Katabasis - presentato anch'esso tra gli eventi paralleli alla Mostra di Venezia 2024, risultando una delle pellicole italiane più premiate dell'annata in festival di tutto il mondo: La tenerezza del serpente è come se adesso chiudesse un cerchio.
Grazie al buon successo internazionale dei suoi predecessori, il terzo film ha trovato una distribuzione di tutto riguardo: l'opera è infatti stata resa disponibile al pubblico internazionale attraverso un QR Code presente all'interno della copia digitale di The Hollywood Reporter, a partire dal 3 settembre 2026.
[Trailer ufficiale de La tenerezza del serpente]
La tenerezza del serpente chiude infatti quella che la regista stessa definisce Trilogia del Subconscio, strutturata su sensazioni, traumi e visioni personalissime.
L'opera narra dell'enigmatica Sofia, un’attrice coinvolta in una relazione morbosa con una giovane collega, che un giorno riceve un copione che racconta di un’antica comunità matriarcale dominata da una strega che esige sacrifici umani.
Sofia percepisce strani echi che ricollegano la sua storia a quella narrata nel film: così i confini tra passato e presente tendono a sgretolarsi, trasformando la realtà in un incubo senza tempo in cui Sofia dovrà confrontarsi con il proprio lato oscuro.
Se dalla sinossi percepite chiaro il modello lynchiano, non siete lontani dalla verità: il regista di Missoula è direttamente citato anche nella scenografia dell'opera ma come al solito, anche per La tenerezza del serpente, Samantha Casella attinge a un pantheon di riferimenti artistici e letterari - prima ancora che cinematografici - davvero molto ampio.
Già dall'incipit è agevole comprendere come ci si trovi dinanzi a un'opera quasi completamente anti-narrativa, caratteristica che la regista ha sempre espresso con grande coraggio e coerenza: lunghi silenzi e dialoghi stratificati si alternano a immagini estremamente evocative e frammentarie, personaggi inquietanti e repentini cambi di fotografia.
Come nel precedente Katabasis, Samantha Casella interpreta anche il ruolo della protagonista dell'opera, mettendosi a nudo su più livelli: fisico, psicologico e artistico.
Oltre alla sua prova c'è da segnalare il debutto, notevole, di Gina Rose Pieri nel complesso ruolo della partner - in un senso molto vicino a quello bertolucciano - della protagonista.
[La tenerezza del serpente è un atlante di riferimenti in cui è obbligatorio perdersi]
L'intera opera, ulteriormente impreziosita dalle prestigiose firme di Kim Allen e Kathryn Kluge (già compositori per Silence di Martin Scorsese), è fedele al suo nome: un'autentica dissezione delle contraddizioni dell'animo umano.
La tenerezza del serpente è dunque una dolorosa riflessione sulla duplicazione delle esperienze: la finzione che si sovrappone alla vita, il passato che sfocia nel presente, l'altrui che si impossessa del proprio, il sogno che diventa indistinguibile dalla realtà.
Una divagazione personalissima su temi universali e profondamente cinematografici per una regista che al suo terzo lungometraggio può già mostrare una grande produzione corente malgrado la propria - apparente - osticità.
Durante l'evento la regista ci ha raccontato che La tenerezza del serpente potrebbe non solo chiudere la trilogia del subconscio, ma anche essere il capitolo di apertura di un nuovo trittico, al fine di completare un ciclo di cinque opere personali.
Un progetto ambizioso, per una carriera che siamo curiosi di continuare a seguire.
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CineFacts segue tantissimi festival, dal più piccolo al più grande, dal più istituzionale al più strano, per parlarvi sempre di nuovi film da scoprire, perché amiamo il Cinema in ogni sua forma: non potevamo dunque mancare l'appuntamento con la Mostra di Venezia!
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