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E' l'ultima battuta? - Recensione: un nuovo inizio?

È l'ultima battuta? è il terzo film da regista di Bradley Cooper, stavolta alle prese con le fragilità di un uomo di mezza età 

Titolo originale: Is This Thing On?
Genere: Commedia, Drammatico
Regia: Bradley Cooper
Sceneggiatura: Bradley Cooper, Will Arnett, Mark Chappell
Cast: Will Arnett, Laura Dern, Bradley Cooper
Distribuzione: The Walt Disney Company Italia
Uscita Italia: 2 aprile 2026
Durata: 121 minuti
Paese: USA

È l'ultima battuta?(titolo italiano di Is This Thing On?) è un film che parla di nuovi inizi e lo fa tanto sul piano letterale quanto su uno più metaforico.

 

Alla sua opera terza, infatti, Bradley Cooper sembra aver trovato una chiave per rileggere il suo modo di fare Cinema, abbandonando in parte lo sfarzo di grandi stelle - reali o fittizie - del firmamento statunitense per dedicarsi alla quotidianità e alla crisi di un uomo borghese di mezza età.

 

[Trailer ufficiale di È l'ultima battuta?]

 

 

Il film ci racconta uno scorcio della vita di Alex Novak, cinquantenne alle prese con una crisi con sua moglie Tess: il fatto che debbano separarsi è la prima notizia che apprendiamo come spettatori, dopo una sequenza di apertura in cui il protagonista interpretato da un ottimo Will Arnett appare totalmente dissociato e schiacciato dalla realtà in cui si trova.

 

A differenza dei protagonisti di Volveréis, infatti, Alex e Tess non hanno l'urgenza di ribadire costantemente a tutti quanto bene stiano in relazione alla loro separazione. 

È l'ultima battuta? affronta dunque il processo di ricostruzione della vita di un uomo di mezza età, con un lavoro stabile (nella finanza, per quel poco che possiamo capire) e impellenze terrene: la sistemazione in una nuova casa, la gestione dei due figli, la comunicazione della notizia ai conoscenti, la voglia di non stravolgere completamente le proprie abitudini. 

 

Bradley Cooper affronta la materia con un approccio totalmente nuovo: assieme al direttore della fotografia Matthew Libatique predilige totalmente l'uso della macchina a mano, arrivando a imbracciare la cinepresa in prima persona per incollarsi ai suoi personaggi nel loro percorso di evasione dalla crisi.

Proprio in una delle vie di fuga che il protagonista trova fortunosamente si può riconoscere il trait d'union con il resto della filmografia del regista.

 

Alex Novak incontra la stand-up comedy e ne viene travolto, al punto da renderla uno dei pilastri su cui fondare questa nuova parte della sua vita.

 

 

[Le complicazioni del rapporto di una coppia matura sono tra i temi principali di È l'ultima battuta?]

 

 

Non tutto delle prime opere del regista nativo della Pennsylvania - A Star Is Born e Maestro - è ovviamente stato dismesso: È l'ultima battuta? continua a mostrarci le contrapposizioni tra la vita privata e la vita pubblica, seppur meno esposta, del suo protagonista. 

 

A ispirare l'opera c'è la vera storia del cabarettista inglese John Bishop, co-autore del soggetto e co-produttore del film.  

Bishop aveva raccontato la sua storia a Will Arnett, che si è affiancato a lui e a Mark Chappell per la scrittura di quello che sarebbe poi diventato il soggetto del film.

 

È l'ultima battuta? però è da considerarsi anche come un progetto estremamente familiare di due grandi amici come Bradley Cooper e Will Arnett che insieme scrivono il soggetto e producono un film che sembra fatto su misura per entrambi. 

Se per il regista potremmo essere dinanzi, come detto, a un nuovo inizio o un'evasione dalle caratteristiche macroscopiche del Cinema a cui l'abbiamo sempre ricondotto, anche per l'attore protagonista È l'ultima battuta? potrebbe rappresentare la miglior prova della carriera, finemente ritagliata sul suo corpo e sulla sua voce, che dopo una lunga e prolifica carriera nel doppiaggio, vengono organicamente valorizzati da Cooper. 

 

Arnett, ovviamente, ci ha messo del proprio cimentandosi in prima persona con la stand-up comedy a tempo pieno.

 

La cinepresa sembra enfatizzarne le rughe, i capelli bianchi, gli occhi sgranati: l'ossessione del passaggio del tempo e le sue conseguenze sono un altro tratto inequivocabilmente riconducibile a Bradley Cooper, che nel suo fraterno amico sembra costruirsi una sorta di doppelgänger che può concedersi un invecchiamento leggermente più sereno e una vita pubblica meno sfibrante.

Non a caso anche Cooper tende a voler scomparire dall'opera, attribuendosi il ruolo secondario dell'amico Balls, quasi completamente sopraffatto dai suoi insuccessi.

Che sia il primo indizio di una nuova fase in cui Cooper non reciterà più nei suoi film? 

 

Malgrado È l'ultima battuta? sia quasi integralmente filtrato da uno sguardo maschile, il talento di Laura Dern trova comunque il modo di emergere e risplendere, rappresentando un efficace contraltare in un'opera che riesce a non essere del tutto risucchiata nel tallonamento del suo protagonista, ma che si apre gradualmente a una prospettiva sempre più ampia sul rapporto di coppia.

 

 

[In È l'ultima battuta? Bradley Cooper e Will Arnett trovano anche modo di fare riferimento a un loro celebre Q & A sul Liverpool]

 

 

La convergenza di elementi tanto personali rende il film un interessante spazio di riflessione sulla crisi personale, di mezza età e di coppia, ma siamo sicuri che a essere in crisi sia la coppia, intesa come espressione minima della società?  

 

È l'ultima battuta? quasi inaspettatamente si incasella poi nel filone, sempre più popolato, di opere sulle coppie che non riescono davvero a lasciarsi.

Un elemento ricorrente del nostro tempo, con radici economiche e sociali tanto profonde da non poter essere trascurate, come invece il film di Cooper sembra fare.

 

La scelta di scollegare completamente la coppia dal substrato su cui si poggia, rendendo la crisi frutto di insoddisfazioni personali e mancata comunicazione depotenzia un po' l'opera in una seconda parte che assume una svolta maggiormente ottimistica, rendendo meno organico e incisivo il lavoro di costruzione effettuato con la cinepresa nella prima parte. 

Senza un appiglio al proprio contesto di riferimento, i personaggi tendono a una leggera infantilizzazione, che li colloca nel solco di una storia che alla fine sembra spogliarsi della sua carica acre e delle sue nevrosi tendendo alla consolazione più che a una catarsi dello spettatore.

Le risposte che l'opera propone a tutte le domande che solleva sembrano, per ora, situarsi nel mezzo, non esplorare fino in fondo le proprie potenzialità.

 

L'operazione di definitivo abbandono delle dinamiche hollywoodiane per Cooper sembra dunque rimandata a un prossimo futuro, ma la scelta di proporre come opera terza un film come È l'ultima battuta? si presenta coraggiosa e decisamente intrigante per un uomo probabilmente sospeso tra diverse istanze produttive e creative.

 

 

[È l'ultima battuta? rappresenta con ogni probabilità la miglior prova della carriera di Will Arnett]

Ciò che è certo è che non dovremo aspettare troppo per scoprire se davvero È l'ultima battuta? rappresenterà una nuova svolta per il suo autore.

 

Con tre film in otto anni, senza mai abbandonare del tutto gli impegni attoriali e produttivi, Bradley Cooper ha mostrato grande capacità di tenere un passo spedito ed efficiente, imprescindibile nel contesto hollywoodiano.

 

Bisognerà solo comprendere in quale direzione sceglierà di muoversi.  

____ 

 

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