close

NUOVO LIVELLO

COMPLIMENTI !

nuovo livello

Hai raggiunto il livello:

livello

#CineFacts. Curiosità, recensioni, news sul cinema e serie tv

#articoli

Alien e Aliens: genesi e consacrazione del mito xenomorfo

Alien e Aliens - Scontro finale tornano in sala grazie a Lucky Red: scopriamo insieme la Storia di una delle più grandi saghe hollywoodiane

Sono passati oltre quarant'anni dall'uscita di Alien, ma il terrificante mito xenomorfo sembra non aver perso un'oncia della propria forza.

 

Diffusosi nella cultura pop anche grazie a sequel, reboot, prequel, libri, fumetti, videogame e merchandise di ogni sorta, il terrificante alieno al centro della saga inaugurata (e rivitalizzata) da Ridley Scott è divenuto ben presto uno dei più importanti mostri elaborati nella modernità: un aspetto del tutto imprevedibile nel momento della prima stesura dell'opera che ha dato vita alla sua leggenda.

 

 

[Il trailer di Alien Nights: iniziativa di Lucky Red che riporta al cinema Alien e Aliens - Scontro finale dal 29 al 31 maggio]

 

 

L'impatto di Alien sulla Settima Arte è storicizzato: ovunque potrete leggere di come si tratti di un film che ha segnato indissolubilmente ben due generi, l'horror e la fantascienza, rivoluzionandone definitivamente la percezione generale, tanto in chiave commerciale quanto sotto un profilo autoriale.

 

Come però spesso accade nella Storia del Cinema e dell'arte in generale non tutto è chiaro dall'inizio. Anzi, spesso alcuni dei più incredibili successi provengono da storie produttive travagliate, da una scarsa fiducia generale e dalla pervicace convinzione di alcuni cineasti, più che mai decisi a lasciare il proprio segno sull'industria. 

Non sarebbe altrimenti spiegabile come un'opera nata quasi come un "B-Movie" abbia potuto dar vita a una delle saghe blockbuster più influenti di Hollywood.

 

Il ritorno al cinema dei primi due capitoli della saga grazie alle Alien Nights proposteci da Lucky Red è, dunque, l'occasione perfetta per raccontare la storia di come è nata - e come si è sviluppata - la mistica attorno alla figura dello xenomorfo e come una serie di scelte oculate compiute da artisti più che mai ispirati ha dato vita a un successo lungo oltre quattro decenni.

 

 

[Un sorridente Dan O'Bannon sul set di Dark Star, film di John Carpenter che contiene numerosi elementi poi riproposti in Alien]

 

 

Le origini della saga non sono da ricercare tra le scartoffie e le bozze di Ridley Scott.

 

Le vere idee fondanti dell'opera nacquero in California, tra la fine degli anni '60 e l'inizio degli anni '70. A elaborarle fu Dan O'Bannon, brillante studente di Cinema alla University of Southern California, che proprio tra i banchi del prestigioso ateneo cominciò a stringere legami con altri aspiranti cineasti e a farsi notare per il suo umorismo e il suo acume.

 

Tra le sue amicizie a quei tempi c'era un certo John Carpenter, un aspirante regista che lo coinvolse nel proprio progetto di tesi di laurea. Inzialmente si trattava di un mediometraggio in 16mm di circa 45 minuti, intitolato The Electric Dutchman e pensato per essere una versione umoristica e quasi parodica di 2001: Odissea nello spazio scritta partendo da ulteriori ispirazioni come Kaleidoscope, racconto breve di Ray Bradbury.

 

Carpenter e O'Bannon si divisero esattamente a metà la paternità dell'opera: furono co-autori di soggetto e sceneggiatura e oltre a quello Carpenter curò la regia e le musiche mentre O'Bannon si occupò del montaggio, degli effetti e fu il protagonista del film.

Il costo complessivo si aggirava sui 6000 dollari.

 

Ispirati da quanto fatto qualche anno prima da un altro ex studente di USC divenuto un rampante regista hollywoodiano, George Lucas con L'uomo che fuggì dal futuro, i due decisero di estendere l'opera.

 

Non era, però, un'operazione semplice: il college impedì loro di usare il girato, che quindi fu direttamente trafugato da Carpenter negli archivi della scuola, che in un secondo momento accettò la cosa perché pensò che sarebbe stata un'ottima pubblicità per i propri corsi.

 

 

[Dopo l'esperienza sul set di Dark Star, O'Bannon ebbe diversi problemi con Carpenter perché cercò di ottenere i crediti sulla regia del film: Alien fu dunque la sua occasione di riscatto]

 

 

Grazie a un'altra amicizia illustre di Dan O'Bannon, John Landis, i due entrarono in contatto con il produttore Jack Harris, trovarono e ricevettero dei fondi anche dal distributore canadese Jack Murphy, riuscendo a racimolare circa 60mila dollari per espandere il film.

 

Malgrado i tagli, le aggiunte e le ingerenze produttive già pressanti anche per una produzione così povera, al film furono aggiunti circa 45 minuti, girati stavolta in 35mm, e venne distribuito nelle sale con il titolo di Dark Star.

Non fu un gran successo al botteghino, vista anche la distribuzione molto limitata, ma di lì a poco sarebbe divenuto un cult assoluto anche grazie all'home video.

 

Pur nella propria assoluta povertà di mezzi, Dark Star conteneva in nuce alcuni degli elementi che avrebbero condotto al successo di Alien: l'idea dell'equipaggio visto come degli autentici "blue collar", dell'alieno portato all'interno dell'astronave dalle azioni umane e il rapporto con le comunicazioni con la Terra.

 

Proprio mentre lavorava a Dark Star, O' Bannon conobbe e collaborò per la prima volta con Rob Cobb, concept artist che risulterà fondamentale per il successo di Alien.

 

 

[Oltre che in Dark Star e in Alien, Rob Cobb sarà concept designer per opere di assoluto culto come Guerre Stellari, I predatori dell'arca perduta e Ritorno al futuro: l'architetto dei vostri sogni]

 

 

Durante la travagliata produzione di Dark Star Dan O' Bannon cominciò dunque a riscrivere il concept alla base del film, deprivandolo di tutto il proprio humour perché si rese conto di quanto soggettivo possa essere l'umorismo.

 

La prima stesura era lunga appena 20 pagine e fu chiamata Memory, a causa della graduale perdita di memoria che avrebbe afflitto l'equipaggio dell'astronave rappresentata al suo interno. 

Tra le principali ispirazioni pare ci fosse Queen of Blood, film prodotto da Roger Corman nel 1966, ma al mood generale della stesura contribuirono gli eventi che afflissero O'Bannon per Dark Star: odiava il rapporto con la produzione, litigò con Carpenter per la suddivisione dei meriti per la regia del film e la pellicola non incassò molti soldi.

Tutto ciò lo portò a somatizzare la propria tensione, venendo afflitto da un costante mal di stomaco. Una sensazione che tornerà utile al momento di ultimare Alien.

 

Proprio grazie a una proiezione di Dark Star al Filmex Festival O'Bannon venne avvicinato da Ron Shusett, che aveva opzionato i diritti di Ricordiamo per voi di Philip K. Dick: voleva che O'Bannon lo adattasse per lo schermo e infatti tutto ciò avverrà, ma solo nel 1990 quando i due furono tra le menti dietro Atto di forza di Paul Verhoeven.

 

Il feeling con Shusett fu immediato e i due decisero di portare avanti i propri progetti parallelamente: il primo lavoro su cui si concentrarono fu They Bite, che parlava di creature fossili ritrovate a seguito di uno scavo che evolvendo gradualmente avrebbero ucciso chiunque si fosse messo sulla loro strada. 

A sua volta l'idea venne da un fumetto breve, chiamato Seeds of Jupiter, raffigurante una creatura tentacolare che cresceva nello stomaco di un umano che involontariamente ingoiava dei semi alieni, emergendo proprio dallo stomaco. 

 

Nel frattempo, però, ogni progetto fu messo in stand-by. O'Bannon fu contattato da Alejandro Jodorowsky per la realizzazione del suo Dune.

Ma questa, come sapete, è un'altra storia. Nella fase di preparazione di Dune, O'Bannon incontrò l'illustratore Moebius, anch'egli coinvolto nel progetto, per ammazzare il tempo i due si misero a collaborare alla stesura di The Long Tomorrow, racconto a fumetti scritto a quattro mani, che finì sull'edizione francese della rivista Heavy Metal nel 1976.

 

Si trattava di uno dei pilastri fondanti del genere cyberpunk, anche se nessuno poteva ancora immaginarlo.

 

 

[Una delle tavole di The Long Tomorrow: un'estetica che tornerà preponderante per l'opera di Scott successiva ad Alien, l'altrettanto geniale Blade Runner]

 

 

Dopo la fallimentare esperienza di Dune, O'Bannon rientrò negli USA dopo 6 mesi in Francia in condizioni piuttosto disperate: chiese a Rob Cobb di ospitarlo e tornò a lavorare con Ron Shusett su un'idea che incorporasse Memory e They Bite: Star Beast.

 

Il titolo definitivo arriverà solo all'ennesima riscrittura dell'opera quando l'onnipresenza della parola "alieno" nella sceneggiatura rese evidente quale fosse il titolo perfetto per l'opera: Alien

 

Le difficoltà economica nel portare in scena numerosi alieni spinse l'autore a ridurre a uno solo il numero di creature extraterrestri presenti nell'opera, ma l'intero secondo atto più tendente allo slasher che alla fantascienza fu mutuato da un'ulteriore idea di O'Bannon, che porterà anche all'episodio da lui ideato all'interno del film Heavy Metal, nel 1981.

 

A questo punto della storia fu George Lucas a svolgere un nuovo, inaspettato ruolo d'impulso per l'evoluzione di Alien: il regista di Guerre Stellari chiamò O'Bannon per ottenere una consulenza su come costruire il modello 3D che rappresentava le modalità di distruzione della Morte Nera nel suo film. 

La somma racimolata grazie a Lucas permise a O'Bannon di contattare personalmente l'artista H.R. Giger, inviandogli un assegno da mille dollari, le bozze di Cobb e una lista di elementi da tenere in considerazione per dar vita allo xenomorfo.

 

Rob Cobb ebbe peraltro un ruolo determinante nel concept di Alien: fu lui a suggerire che il sangue avrebbe dovuto essere corrosivo, rendendo la distruzione del mostro praticamente impossibile.

 

 

[Se vi imbattete nei lavori originali di H.R. Giger per Alien noterete che tutti riportano la dicitura "O'Bannon": il motivo è semplice, quei lavori sono stati tutti pagati direttamente dallo sceneggiatore prima ancora che il film fosse in produzione]

 

 

A questo punto O'Bannon implementò alcuni elementi che avevano avuto un'ulteriore grande influenza su di lui: rubò esplicitamente da diversi elementi da Terrore nello spazio di Mario Bava e dalla letteratura di H.P. Lovecraft, oltre che l'intera sequenza finale direttamente da Andromeda, film del 1971 di Robert Wise

 

Una volta completata la sceneggiatura era il momento di cominciare a pensare a chi avrebbe prodotto il film: la prima idea fu, ovviamente, quella di rivolgersi a Roger Corman, sia per la diretta influenza dei suoi lavori sugli autori, sia per la sua capacità di lavorare con budget molto bassi. 

Malgrado il progetto potesse essere troppo costoso per le sue abitudini Corman si disse interessato, soprattutto laddove O'Bannon e Shusett non avessero trovato una produzione dal budget più alto per finanziare l'opera.

 

Poco prima della firma dei contratti un altro amico dei due, il dipendente di 20th Century Fox Mark Haggard, lesse la sceneggiatura e chiese due settimane di tempo per fornir loro un'alternativa.

 

Haggard passò la sceneggiatura a Walter Hill e David Giler, che ai tempi lavoravano come script doctor alla Fox e avevano recentemente fondato la loro casa di produzione, la Brandywine Productions assieme al ben più esperto Gordon Carroll: dal 1969 i tre avevano prodotto due opere, ma non si erano mai avventurati in un film di fantascienza.

 

[Brandywine Productions è ormai sinonimo di Alien in tutto il mondo]

 

 

Hill trovò la sceneggiatura terribile, ma fu sconvolto dall'idea del chestburster, l'alieno che riemergeva direttamente dall'interno dello stomaco di uno dei membri della ciurma spaziale.

 

Tanto bastò per scatenare l'interesse di Brandywine per il copione. 

Le negoziazioni con O'Bannon durarono circa 2 mesi e condussero al seguente accordo: l'ideatore fu pagato mille dollari per 6 mesi di opzioni sulla sceneggiatura, alle quali si sarebbero aggiunti 20mila per lui e 15mila per Shusett nel momento in cui l'opzione sarebbe stata attivata.

Al momento del definitivo OK per la produzione del film, invece, i due avrebbero guadagnato circa 150mila dollari. 

O'Bannon ottenne anche di poter supervisionare il set grazie al simbolico ruolo di consulente per il visual design dell'opera, Shusett invece sarebbe comparso come produttore esecutivo del film. 

 

Quando l'opzione fu inevitabilmente sfruttata a O'Bannon venne subito assegnato un ufficio - si dice per tenerlo buono, visto il suo carattere fumantino - e lui si mise a capo degli artisti che avrebbero dovuto contribuire all'estetica del film: tra le sue prime mosse vi fu quella di far assumere Rob Cobb. Il film non era però ancora ufficialmente in produzione.

Affinché il film ricevesse la "green light", fu determinante il successo di Guerre stellari. 

 

Inizialmente 20th Century Fox non era convinta sull'opzione di spalleggiare Brandywine nella produzione del film: a capo dell'azienda c'era però Alan Ladd Jr., l'uomo che aveva dato via libera a Guerre stellari e che - avendo intuito le potenzialità commerciali della fantascienza - non vedeva l'ora di poter produrre altri progetti spaziali magari dal contenuto più dark, al fine di variare la propria proposta.

 

 

[Alan Ladd Jr. è un pilastro della produzione della fantascienza e non solo: ha dato il via libera a Guerre Stellari, ad Alien e a Balle Spaziali]

 

 

Ladd vedeva Alien come un "B-Movie:" furono i suoi dipendenti Hill e Giler a dirgli che il modo per far funzionare il film sarebbe stato far credere a tutti di trovarsi davanti a una produzione di serie A.

 

I due si offrirono anche di stravolgere personalmente il copione, a totale insaputa di O'Bannon. Come avrete capito, Dan O'Bannon non amava i produttori - da lui definiti addirittura come dei "troll assetati della creatività degli artisti" - né accettava che la propria creatura venisse stravolta.

Questo portò a una diatriba tra lui, Hill e Giler, che fu risolta direttamente dalla Writers Guild of America, che sancì che i crediti come sceneggiatore dell'opera dovessero essere attribuiti unicamente a O'Bannon.

 

Rispetto alle idee originali, però, i due di Brandywine avevano effettuato numerosi cambiamenti, come l'idea di inserire due donne nel cast - tra cui la protagonista - il rapporto con intelligenza artificiale e la presenza di un androide nell'equipaggio. 

 

A questo punto restava solo da capire chi potesse dirigere l'opera e farla sembrare effettivamente un blockbuster.

 

 

[Ridley Scott fu il definitivo deus ex machina per la realizzazione di Alien]

 

 

Si pensò a Peter Yates e Jack Clayton, che però morirono prima di poter ricevere effettivamente la proposta.

 

La stessa fu allora girata a Robert Altman, che si mostrò del tutto disinteressato nel dirigere "uno stupido film di mostri". Fu contattato Robert Aldrich, che però quando interrogato su come girare la scena del facehugger si lasciò andare alla triste uscita: "basta tirare un fegato in faccia a un attore".

Si parlò anche di Steven Spielberg, che era anche interessato, ma non avrebbe mai potuto trovare il tempo di inserire anche la produzione di Alien nel suo calendario affollato. 

 

L'ovvia scelta per la regia fu allora lo stesso Walter Hill, che stava emergendo come uno dei nomi di punta della New Hollywood.

Hill non si mostrò però così collaborativo verso i suoi colleghi: si presentava raramente agli studios, non era in grado di fornire riscontri sui design delle scenografie e affermò di non avere alcuna predilezione per gli effetti speciali.

Hill decise allora di lasciare la regia del film, concentrandosi su I guerrieri della notte.

 

A quel punto un quasi disperato David Giler si imbattè ne I duellanti, opera dell'esordiente Ridley Scott, capace di ottenere una menzione come Migliore Opera Prima al Festival di Cannes. Sconvolto dal talento pittorico di Scott, Giler mostrò l'opera ai suoi collaboratori: tra i più scettici ci fu ovviamente Dan O'Bannon, che si chiedeva cosa c'entrasse tutto ciò con la fantascienza. A fare da ponte tra USA e il regista britannico ci fu Sandy Lieberson, a quei tempi a capo di Fox UK: Lieberson aveva conosciuto Scott anche grazie alla casa di produzione di spot fondata dallo stesso regista.

 

Ridley Scott lesse il copione e se ne innamorò, ma fu costretto a rifiutare. 

 

Il regista era già coinvolto in un altro progetto spaziale, una versione di Tristano e Isotta in formato space-opera, in cui sarebbero confluite ispirazioni letterarie come Dune e modelli cinematografici come 2001: Odissea nello spazio, Guerre Stellari e Lawrence D'Arabia oltre che diretti riferimenti al fumetto Heavy Metal, illustrato da Moebius.

 

 

[Prima ancora di Alien, Ridley Scott aveva mostrato tutto il proprio talento con I duellanti]

 

 

Scott disse che se non fosse stato impegnato in quel progetto avrebbe senz'altro accettato.

 

Provvidenziale fu a quel punto una valutazione di Paramount, produttrice di Tristano e Isotta: ritenendo si fosse spinto troppo oltre, la casa di produzione consigliò a Scott di riscrivere il film e di lì a breve il progetto saltò. 

 

Siamo nel gennaio 1978: Scott contatta la Fox per sapere se cercano ancora un regista per Alien e, sentendo una risposta affermativa, sale sul primo volo disponibile per Los Angeles; a quel punto la sua mente brulica di idee e ispirazioni che sarebbero tornate utili in gran parte per il suo nuovo film.

La percezione generale in Brandywine era però che i soldi stanziati per il film fossero pochi: Iver Powell, un altro dei produttori del film, stimò come insufficienti i 4,5 milioni di dollari stanziati e ottenne una riunione per la ridiscussione del budget.

 

L'apporto di Ridley Scott in quella fase fu fondamentale: realizzò degli accurati storyboard dell'opera e, in un confronto con O'Bannon sulle fattezze del mostro i due ebbero un'intuizione geniale.

O'Bannon mostrò a Scott il Necronomicon realizzato da H.R. Giger e i due scelsero insieme la stessa immagine per la rappresentazione dello xenomorfo. 

 

I due si intendevano alla meraviglia e il motivo è presto detto: Tra le principali ispirazioni di Ridley Scott per il suo film c'era The Long Tomorrow.

Vi dice qualcosa? Era proprio il racconto scritto da Dan O' Bannon e illustrato da Moebius per Heavy Metal. 

 

Scott prenderà ispirazione dallo stesso racconto anche per Blade Runner, ma anche questa è un'altra storia.

 

Le riunioni per lo stanziamento dell'extra budget andarono così bene che si passò a un complessivo di 8,5 milioni di dollari e 13 settimane di lavorazione, effettuando sugli storyboard alcuni tagli che sarebbero tornati più che utili per i sequel. 

I produttori si affannarono a far vedere al regista varie opere sci-fi: Scott però prediligeva altre ispirazioni, essendo i citati 2001, Guerre stellari e Incontri ravvicinati gli unici film di fantascienza che lo avessero davvero convinto.

Più che guardare ai classici del genere il regista britannico voleva girare il suo Non aprite quella porta, ambientato nello spazio. 

 

Questo rende la sua iconica tagline “Nello spazio nessuno può sentirti urlare” a dir poco perfetta.

 

 

[Due dei fautori principali del successo della saga di Alien: Sigourney Weaver e Ridley Scott]

 

 

A quel punto quasi tutti i tasselli erano al proprio posto: un'idea su cui furono tutti d'accordo al momento della realizzazione di Alien fu quella di rendere l'equipaggio come un gruppo di "camionisti nello spazio", costretti a lavorare su questo grande pezzo di metallo che viaggiava per l'universo.

 

La scelta di assegnare il personaggio di Ellen Ripley, protagonista del film, a una donna fu quasi una scelta di necessità: sotto un profilo commerciale si riteneva vantaggioso dare una rappresentazione forte della donna all'interno di un film di mostri, ma al contempo Alan Ladd Jr. fu contento di questa scelta, essendo stato rapito dalla prova fornita da Tippi Hedren ne Gli Uccelli di Alfred Hitchcock.

 

Essendoci solo sette personaggi in scena grande importanza fu data al cast, che doveva essere composto da attori di grande spessore che tenessero il passo con la grande potenza espressiva della regia di Scott.

Le due direttrici del casting, Mary Selway nel Regno Unito e Mary Goldberg negli USA, fecero un lavoro leggendario.

 

Anche qui vi furono non pochi intoppi: Tom Skerritt, il primo a venire contattato dalla produzione, aveva inizialmente rifiutato la parte perché non convinto dall'indecisione sulla scelta del regista e dalla povertà del budget.
Harry Dean Stanton non voleva accettare la parte perché non amava la fantascienza e i mostri, venendo convinto solo dal paragone propostogli da Scott tra Alien e Dieci piccoli indiani.

John Hurt era impegnato su un set in Sudafrica, quindi al suo posto fu scritturato Jon Finch, che però si ammalò al primo giorno di riprese, permettendo a Hurt di tornare nel progetto. 

 

Veronica Cartwright - scelta perché presente da bambina ne Gli Uccelli e già abituata al genere di fantascienza - inizialmente avrebbe dovuto interpretare la protagonista e non la timoniera Lambert: fu avvisata del cambiamento solo al momento della prova costume e accettò, anche se riluttante. 

Solo l'esperto Ian Holm sembrò accettare il ruolo senza alcun tipo di problema, fornendo l'ennesima prova di livello in una carriera magnifica.

 

Sigourney Weaver, invece, fu l'ultima a entrare nella produzione: all'epoca era semi-sconosciuta al Cinema, essendo stata fino a quel momento un'attrice prettamente teatrale. Mai scelta fu più azzeccata.

Per risparmiare tempo e denaro, gli ultimi provini della protagonista furono effettuati su parti di set effettivamente realizzate, in maniera tale che le prove potessero riguardare la recitazione, la fotografia e la scenografia contemporaneamente.

 

Il risultato fu strabiliante.

 

[Lo stesso Ridley Scott racconta il personaggio di Ripley: la scelta di renderlo un personaggio femminile e il provino con Sigourney Weaver]

 

 

Oltre all'eccellente cast gran parte del successo del film è da ritrovarsi all'interno della sua estetica del tutto innovativa.

 

Il mostro, figlio del lavoro congiunto, tra gli altri, di H.R. Giger e Carlo Rambaldi, è un'assoluta meraviglia e le strutture attraverso le quali si muove hanno fatto la Storia del Cinema. 

La Nostromo - chiamata così in omaggio al romanzo di Joseph Conrad ma che inizialmente doveva chiamarsi Leviathan - è figlia del lavoro congiunto di più artisti. 

 

Ron Cobb, a cui O'Bannon diede l'impulso di lavorare sugli interni, era fortemente improntato sul realismo: 

Chris Foss, invece, aveva il compito di lavorare sugli esterni dell'astronave e aveva uno stile stravagante: i due, dapprima in competizione, cominciarono a lavorare in sinergia sotto la direzione di O'Bannon prima Foss che lasciasse il progetto.

 

In ogni caso gli esperti scenografi Brian Johnson e Nick Allder non riuscivano a sopportare l'indecisione della produzione riguardo i modelli da selezionare definitivamente, quindi scelsero dei modelli a caso tra le varie opzioni e le portarono ai Bray Studios, che avrebbero dovuto completare le costruzioni: Ron Hohn e Bill Pearson realizzarono un modellino di legno che rappresentava la sintesi delle parti da loro preferite.

Quando lo vide, Ridley Scott diede il via libera senza battere ciglio.

 

Venne realizzata una riproduzione metallica del modello più grande del normale, inizialmente lunga circa 2,5 metri ma che poi raggiunse i 3,5 metri: il tutto era funzionale alla grande attenzione che Scott voleva riservare all'astronave con delle riprese estremamente ravvicinate. 

Al modello furono poi aggiunte delle luci da Dennis Lowe, su diretta ispirazione derivante da Incontri ravvicinati del terzo tipo.

 

Parte delle luci vennero poi rimosse e il modello, inizialmente giallo, venne ricondotto al grigio per dare un'impressione maggiormente "vissuta" e lugubre alla navicella.

 

 

[Lo straordinario cast di Alien]

 

 

Se guardando il film avete avuto un'incredibile sensazione di realismo, la cosa dipende proprio dall'insieme di queste scelte compiute dalla crew che lavorò su Alien.

 

Ogni dettaglio del film era effettivamente funzionante e spesso tratto da materiali di scarto di vecchi aerei di guerra: anche la scena dell'atterraggio della Nostromo, così tumultuoso per volontà dello stesso O'Bannon, vennero girate fisicamente, sollevando il modello con una gru. 

A fare il resto ci pensò l'enorme talento narrativo e artistico di Ridley Scott, che trasformò il film in un horror gotico nello spazio.

 

L'alieno, alla cui crescita corrispondeva il montare della tensione del film, si fece una presenza rarefatta ma inarrestabile all'interno dell'immagine, il suo senso di incombenza si trasferì all'intera opera, rendendo la Nostromo un castello medievale disperso nell'oscurità dell'universo. 

Mai prima di allora si era vista una così perfetta fusione di fantascienza e orrore; anche i temi morali sollevati rispetto alle intelligenze artificiali e alla natura oscura del genere umano erano di assoluto spessore.

Grazie ad alcuni tagli sapienti il film abbandonò la strada della violenza e imbracciò quella della tensione, evitando il rating X e potendo così sprigionare tutto il proprio potenziale commerciale. 

 

Il film incassò circa 185 milioni di dollari nel mondo, ricevette numerosi premi (incluso l'Oscar per i Migliori Effetti Visivi) e diede vita alla nascita di un fenomeno che possiamo ammirare tutt'ora.

 

 

[Complice la saga di Alien, Sigourney Weaver è divenuta una collaboratrice ricorrente tanto di Ridley Scott quanto di James Cameron

 

Il successo di Alien e la sua azzeccata scelta per il finale, portarono Walter Hill e David Giler a pensare subito a un sequel ma, ancora una volta, sul piano produttivo le cose si fecero tutt'altro che semplici.

 

Alan Ladd Jr. aveva infatti lasciato 20th Century Fox per fondare la sua The Ladd Company, mentre il suo sostituto Norman Levy era del tutto contrario alla produzione di un seguito, credendo che sarebbe stato un disastro, visto che non aveva generato abbastanza seguito da crearsi una nicchia di mercato per cui valesse la pena proseguire. A complicare le cose ci fu anche una causa legale tra Brandywine e Fox: il gigante produttivo aveva dichiarato che il primo film fosse andato in perdita, malgrado l'evidente successo planetario, rifiutandosi di distribuire la giusta quantità di ricavi alla casa di produzione di Hill, Giler e Carroll. 

Le due parti trovarono un accordo solo nel 1983: tra le condizioni pattuite c'era che Fox avrebbe prodotto il sequel di Alien, ma senza l'obbligo di distribuirlo. 

 

Nel frattempo l'oppositivo Levy fu sostituito da Joe Wizan, che invece era ben disposto verso la produzione di un sequel e quindi anche Brandywine cominciò a cercare uno sceneggiatore, su impulso del proprio responsabile di sviluppo Larry Wilson: fu proprio quest'ultimo a imbattersi nella sceneggiatura di un film ancora in corso di produzione, Terminator, scritto dal poco più che esordiente James Cameron.

 

 

[Oltre a James Cameron, tra i fautori dell'ottimo risultato di Aliens c'era Gale Ann Hurd, già fondamentale per il successo di Terminator]
 

 

A convincere definitivamente Wilson della spendibilità di quel nome per il progetto ci fu la sua collaborazione come co-sceneggiatore a Rambo 2 - La vendetta: Cameron aveva la flessibilità e lo spirito produttivo giusto per imbarcarsi nel progetto.

 

Appena contattato, nel novembre 1983, James Cameron scrisse in tre giorni un trattamento di 42 pagine per quello che ai tempi si chiamava Alien II, basato su un'idea fornitagli da Giler e Hill: quella di affiancare Ripley a dei soldati. 

Il problema era però trovare ulteriori basi finanziarie solide, visti i rapporti complessi con Fox, ma a quel punto un nuovo cambio di gestione in cima alla casa di produzione permise al progetto di trovare nuova linfa.

Nel 1984 Lawrence Gordon fu messo a capo della casa di produzione e, complice un periodo con pochi progetti in fase di sviluppo, controllò quali fossero i possibili sequel a propria disposizione, imbattendosi nel trattamento di Cameron.

 

Complice un ritardo sul set di Terminator, dovuto agli obblighi contrattuali di Arnold Schwarzenegger, Cameron riuscì ad espandere la sceneggiatura fino a 90 pagine, ricevendo l'apprezzamento di Fox: a quel punto, però, il rampante regista voleva anche dirigere la pellicola. 

Il successo inaspettato ma folgorante di Terminator fece cadere ogni ulteriore dubbio: a quel punto, malgrado l'ovvia difficoltà derivante dal confrontarsi con un'opera fondante come Alien, James Cameron restò fermo sulle proprie posizioni, assicurandosi di poter lavorare col miglior team possibile. 

 

Fu una sua esplicita richiesta quella di coinvolgere nella produzione la sua compagna dell'epoca, Gale Ann Hurd, che produrrà tutti i suoi film fino al 1991.

 

 

[James Cameron era così sicuro del successo del sequel di Alien da scrivere "Alien $" su una lavagnetta: ecco come nacque il titolo inglese Aliens]
 

 

La sceneggiatura fu completata poco prima dell'inizio di uno sciopero degli sceneggiatori di Hollywood ma il problema, come sempre in questi casi, non poteva che riguardare il budget. 

 

Fox stimava che ci volessero circa 35 milioni di dollari, ma Gale Ann Hurd affermò ne bastassero 15,5 ricevendo in cambio un'offerta di 12 milioni, che però sarebbero stati davvero troppo pochi contando le richieste spropositate di Sigourney Weaver, che dopo aver inizialmente rifiutato la parte verrà pagata l'astronomica cifra di un milione di dollari, a cui va sommata una percentuale sugli incassi dell'opera.

 

Proprio sul ritorno della protagonista ci furono varie dispute che spinsero Cameron e Hurd a prendersi una vacanza, sposandosi e andando in luna di miele: al loro ritorno, però, il lavoro di Lawrence Gordon per ottenere il via libera aveva dato i propri frutti, con un budget di circa 18,5 milioni di dollari.

Il cast fu completato con delle aggiunte di spessore come Bill Paxton e Lance Henriksen: quest'ultimo era il più scettico di tutti, dovendo interpretare un androide dopo le magnifiche prove fornite da Ian Holm in Alien e da Rutger Hauer in Blade Runner. 

Il rapporto con gli attori fu immediatamente buono, l'improvvisazione fu incoraggiata e ben accolta, ma i problemi maggiori per Cameron arrivarono con diversi suoi collaboratori.

 

Al momento di cominciare le riprese ai Pinewood Studios di Londra, nel settembre 1985 i problemi non sembravano placarsi: parte della crew percepiva Cameron e Hurd rispettivamente come un inesperto e una raccomandata. 

L'originario direttore della fotografia, l'esperto Dick Bush, non ascoltava in alcun modo le richieste di Cameron e venne sostituito con Adrian Biddle e problemi analoghi ci furono tra il regista e il suo assistente Derek Cracknell, il cui licenziamento portò a un breve sciopero sul set. 

 

Cameron non aveva familiarità con il contesto britannico e minacciò si spostare la produzione, cosa impossibile per questioni di budget e scheduling di altre opere Fox: i tempi erano così ristretti che James Horner cominciò a comporre le musiche mentre erano ancora in corso le riprese.

A fine produzione Cameron si mostrò esausto e non ebbe parole dolci per buona parte della troupe, ma il temperamento mostrato su quel set risultò decisivo per il successo della sua carriera.

 

Aliens - Scontro finale era finalmente pronto a vedere la luce, stavolta - per la gioia di Brandywine - con una sceneggiatura targata proprio da Walter Hill, David Giler e James Cameron.

 

Con buona pace di Dan O'Bannon, che non fu mai coinvolto nel progetto.

   

 

[Lance Henriksen, depositario di alcuni cambiamenti tematici dei sequel di Alien, è anche protagonista di un omaggio diretto a Dark Star: la scena in cui si presenta usando il coltello è pressoché identica nel film di Carpenter]

 

 

Tra le novità introdotte da Aliens - Scontro finale vi sono l'idea di inserire nell'opera uno sguardo sull'infanzia, quella di ribaltare completamente il rapporto con l'intelligenza artificiale, l'intuizione di ampliare le informazioni sul ciclo evolutivo degli xenomorfi e quella di rafforzare ulteriormente il ruolo di Ripley, che fu pensata da James Cameron come un'evoluzione della sua Sarah Connors, stavolta privata di ogni difesa proveniente dall'esterno. 

 

Non a caso, l'opera si apre con una presa di coscienza: Ripley è ormai sola nell'universo, alla deriva sulla navicella Narcissus, essendo trascorsi ben 57 anni terrestri dagli eventi di Alien. 

Cameron implementò inoltre nella sceneggiatura un'idea che covava da tempo: anni addietro aveva scritto Mother, una storia ambientata in una stazione spaziale in cui faceva la comparsa un imponente esoscheletro.

 

Tra le trovate più azzeccate del trio di sceneggiatori vi fu anche quella di ribaltare completamente i toni dell'opera: se il film di Ridley Scott era fondato integralmente su un tono orrorifico, Aliens virò chiaramente sull'action, cogliendo lo spirito dei suoi tempi. 

James Cameron fece comprendere il cambio di scenario ai suoi collaboratori con una metafora da luna park: "Se Alien è una casa degli orrori, questo film dovrà essere come le montagne russe".

 

Delle montagne russe che fruttarono oltre 130 milioni di dollari.

 

 

[Aliens - Scontro finale ci regala un incontro tra tre femminilità diverse: infantile, adulta e aliena, introducendo l'idea della regina]

 

Dopo due esperienze produttive così travagliate e stimolanti, la saga di Alien si è guadagnata ben presto la nomea di essere un banco di prova determinante per carriere in rampa di lancio.

 

Alien³ e Alien - La clonazione furono affidati a registi rampanti come David Fincher e Jean-Pierre Jeunet, con risultati meno detonanti ma con la chiara idea di aver contribuito alla costruzione del mito xenomorfo. 

Un mito che, complice il recente ri-coinvolgimento di Ridley Scott nella trilogia prequel, iniziata con Prometheus e proseguita con Alien: Covenant, sembra più vivo e potente che mai.

Un'intera mitologia nata grazie a uno stupido B-Movie sui mostri. Per fortuna però, non tutto è sempre chiaro dall'inizio.

 

Poter ammirare nuovamente in sala Alien e Aliens - Scontro finale ci fornisce, dunque, una nuova occasione per poter godere una volta in più della bellezza del Cinema: un'arte capace di lasciar germogliare autentiche leggende su terreni a dir poco impervi, malgrado una generale mancanza di fiducia.

 

Become a Patron!

 

Ti è piaciuto questo articolo?

Sappi che hai appena visto il risultato di tanto impegno, profuso nel portarti contenuti verificati e approfonditi come meriti!

Se vuoi supportare il nostro lavoro perché non provi a far parte de Gli Amici di CineFacts.it?

Chi lo ha scritto

TI POTREBBERO INTERESSARE ANCHE

Lascia un commento



close

LIVELLO

NOME LIVELLO

livello
  • Ecco cosa puoi fare:
  • levelCommentare gli articoli
  • levelScegliere un'immagine per il tuo profilo
  • levelMettere "like" alle recensioni