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RNFF 2021: quando il Cinema racconta la voglia di evadere

L'annuale edizione del RNFF, il Ravenna Nighmare Film Festival, si è conclusa lasciandoci una certezza: mai come in questi anni il Cinema ha sentito il bisogno di raccontarci il nostro stesso desiderio di evadere.

 

Sembra proprio essere la necessità di fuggire - archetipo narrativo antico quanto l'arte stessa - il fil rouge della selezione curata con grande coerenza dal festival ravennate.

 

[Il trailer del RNFF 2021]

 

 

Quello dell'evasione è un argomento che può essere declinato secondo numerose sfaccettature e una kermesse particolarmente attenta alla diffusione del Cinema di genere come il RNFF non poteva che cogliere la palla al balzo per raccontarci un tema così aderente allo sviluppo dei tempi.

 

Un tema, senz'altro, potenziato da una situazione pandemica che ha costretto lo stesso festival, nelle ultime due edizioni, a dover curare una versione online della propria proposta.

 

Mediante l'horror, il thriller psicologico, la fantascienza e la distopia pura, il Ravenna Nightmare Film Festival è riuscito a raccontare tanto l'evasione fisica da un luogo ostile e l'evasione mentale da uno stato di oppressione quanto il loro contrario: l'assoluta impossibilità di immaginare e attuare alcuna soluzione di fuga.

 

 

[The Alternate di Alrik Bursell, film vincitore del RNFF 2021, racconta con linearità e un linguaggio fruibile dell'ipocrisia dietro ogni apparente idillio, soprattutto se raggiungibile attraverso uno schermo]

 

 

I due film trionfatori nel Concorso Intenzionale Lungometraggi del RNFF, The Alternate di Alrik Bursell, vincitore dell'Anello d'oro al Miglior Film Lungometraggio e Post Mortem di Péter Bergendy, vincitore del Premio della Critica alla Miglior Regia, sono due espressioni fortissime e per certi versi antitetiche di questo concetto.

 

The Alternate, infatti, ipotizzando la possibilità di raggiungere attraverso gli schermi dei nostri device una dimensione parallela alla nostra attinge da un immaginario piuttosto in voga nei nostri giorni. 

 

Immaginare un luogo idilliaco in cui un incontro tra noi e i nostri alter ego può essere fatale non rappresenta un'innovazione assoluta, ma la regia funzionalmente virtuosa di Bursell e l'assoluta coerenza con un filone tematico molto ben strutturato negli ultimi anni di audiovisivo (si parla di film di genere no?) hanno permesso all'opera di vincere il premio più prestigioso del festival, che lo ha riconosciuto come la pellicola al contempo più attuale e funzionale alla trasmissione del messaggio di fondo.

 

[Alrik Bursell introduce al pubblico del RNFF 2021 il suo The Alternate]

 

 

Stesso discorso, ma su binari completamente diversi, può essere fatto da Post Mortem, film premiato dalla Critica del RNFF con le seguenti motivazioni: 

 

"Quello che abbiamo particolarmente apprezzato di 'Post Mortem' è soprattutto il fatto di come il Cinema di genere diventi una metafora di grande intelligenza per parlare del contesto storico e geografico di riferimento. 

Crediamo che l'horror sia da sempre il genere maggiormente in grado di farci riflettere sui grandi momenti storici, solo che succede raramente con pochi film: Post Mortem è uno di quei pochi ed è stata davvero una bellissima sorpresa”

 

Genere e messaggio, dunque: ancora una volta sullo stesso piano.

 

Il film di Péter Bergendy, probabilmente l'opera di maggior richiamo dell'intero festival, raggiunge dei picchi di estremo interesse proprio grazie a questa commistione e alla sua potenza metaforica.

 

 

[Post Mortem, miglior regia al RNFF, è in questi giorni in programmazione sui canali Rai: potete recuperarlo grauitamente su Raiplay]

 

Post Mortem ci racconta, mediante la storia di un fotografo post mortem e di una bambina, l'oppressione di un villaggio che sembra non trovare pace: dopo la prima guerra mondiale è arrivata la spagnola, dopo la spagnola sono arrivati i fantasmi.

 

Gli abitanti del villaggio, così come gli stessi fantasmi, non trovano pace, intrappolati in una dimensione bianca, una sorta di altrove dal quale non è possibile evadere.

 

Per mezzo di un racconto in costume che parla di guerra, malattia e fantasmi, infatti, Péter Bergendy ci parla della condizione del suo popolo e dell'umanità in genere: non a caso l'opera è stata selezionata dall'Ungheria per la corsa all'Oscar 2022 per il Miglior Film Internazionale.

 

Chissà che non riesca a strappare almeno un posto in shortlist.

 

 

[Infinite Sea di Carlos Amaral è stato uno dei nostri film preferiti in concorso al RNFF]

 

 

Al di là dei film premiati, però, l'intera selezione del RNFF ci ha raccontato la potenza del desiderio di evasione, assecondando tanto direttrici storicamente consolidate quanto traiettorie insolite.

 

I nostri film preferiti tra i non premiati dal Concorso, Amigo e Infinite Sea, raccontano usando il genere due condizioni opposte e speculari.

 

Entrambi i film ci sono due anime legate da un sentimento, che si ritrovano a essere isolati dal contesto circostante.

Da un lato l'amicizia, dall'altro l'amore.

 

Da un lato una storia di assistenzialismo che potrebbe sfociare nella guerra fratricida, dall'altro una storia di viaggio - fisico e mentale - di due ragazzi che si ritrovano a voler abbandonare una terra ormai devastata.

 

Alla claustrofobia thriller del film di Oscar Martín si contrappone il senso di sconfinata apertura dell'opera di fantascienza intimista di Carlos Amaral, voce intrigantissima del nuovo cinema portoghese.

 

 

[Call for Dreams è arrivato al RNFF dopo essersi fatto apprezzare in tutto il mondo, Italia compresa, grazie a un suo precedente passaggio su Amazon Prime Video]

 

 

Entrambi i film trasmettono un potentissimo senso di desolazione e, parlandoci del desiderio di fuga, ci spiegano come l'essere umano è, per sua stessa natura, dipendente dal contatto con il prossimo ben più che dalle proprie stesse pulsioni.

 

Discorso assolutamente paragonabile a quello intrapreso da Ran Slavin, regista di Call for dreams, film di apertura del Concorso internazionale del RNFF e altra opera assolutamente da segnalare.

 

La pellicola, che racconta ancora una volta della realizzazione dei sogni come mezzo di fuga della realtà attraverso l'intreccio metafisico tra eventi che si svolgono in luoghi del mondo distantissimi tra loro - il Giappone e l'Israele - presenta un immaginario già maturo e ci dice che il suo autore, precedentemente disimpegnatosi come compositore, può rappresentare un nome da seguire nel prossimo futuro.

 

 

[Tra le restanti opere presentate al RNFF, In the Shadows di Erdem Tepegöz è espressione di quel Cinema che conosce a menadito i propri modelli letterari: si tratta di una distopia in cui tutti sono perennemente controllati. Vi ricorda qualcosa?]

 

 

Anche le restanti opere in concorso al RNFF, Playdurizm di Gem Deger, In the Shadows di Erdem Tepegöz, Carmen Vidal Female Detective di Eva Dans e The Boy Behind the Door di David Charbonnier e Justin Powell si inseriscono perfettamente nel solco tematico di questa edizione.

 

Che i protagonisti si trovino in una dimensione virtuale e sinistra, in una distopia in pieno stile 1984, in un regime politico in cui nessuno è al sicuro o vittime del più classico dei rapimenti, l'importante è sempre ricercare una fuga, un orizzonte nuovo che ci faccia sentire meno oppressi.

 

Pur con le loro imperfezioni, infatti, queste opere contribuiscono a scolpire nella nostra mente un messaggio univoco: tutti, a modo nostro, abbiamo bisogno di fuggire.

 

Un festival che voglia definirsi coerente con lo spirito dei tempi non può ignorarlo.

 

Che sia il Cinema a raccontarci tutti ciò, però, non è una novità: che cos'è, in fondo, la Settima Arte se non una delle più belle forme di evasione mai inventate dall'uomo?

 

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