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8 cose che fino ad oggi non sapevi su 2001: Odissea nello spazio

2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick è una creatura cinematografica con cui l’appassionato di Cinema si trova a dover fare i conti molto presto: svetta nelle classifiche dei film più blasonati di tutti i tempi, tra i più amati dagli addetti ai lavori; è un titolo che attira il giovane cinefilo come una mosca il miele.

 

Il 12 dicembre si celebra l'anniversario della sua prima proiezione in Italia, avvenuta nel 1968. 

 

Chi ha avuto la fortuna di ammirare 2001: Odissea nello spazio anche in una sala cinematografica gremita si sarà reso conto che, a prescindere dall'eterogeneità degli spettatori per età e sesso, è probabile che il pubblico sia sprofondato in uno stato di trance nei primissimi secondi di proiezione.

 

La condivisione di un’esperienza è ciò che rende la sala insostituibile, soprattutto quando i respiri di centinaia di persone diverse si sincronizzano di fronte a un capolavoro - e in questo caso non si può che usare il termine con cognizione di causa - così sontuoso.

 

 

[Il trailer di 2001: Odissea nello spazio]

 

 

È quindi lecito domandarsi: da dove ha origine l’aura così intensa da rasentare il mistico che ammanta il titolo di fantascienza firmato Stanley Kubrick? 

 

La prima risposta, istintiva ma sincera, si rifà a una delle affermazioni più compiaciute e semplici da propinare rispetto quello opere che classifichiamo come "di difficile decodificazione": 2001: Odissea nello spazio non è un titolo da capire, ma da percepire. 

 

Questo assunto, banalmente associato a decine di pellicole, più o meno frammentate sotto vari aspetti tecnici o narrativi, ha in realtà un fondamento nella filosofia e confluisce persino nel sentimento religioso: l’arte attinge a piene mani dalla bellezza e a sua volta la bellezza può essere mezzo diretto per percepire la divinità.

 

I meccanismi istintivi/emozionali a cui si applicano filtri logico/razionali - siano essi paragoni con le proporzioni auree o gli studi sull’evoluzione del concetto di gusto - mancano di un tassello che renda perfettamente analizzabile quella sensazione totalizzante e catartica che investe uno spettatore di fronte una grande opera d’arte.

 

2001: Odissea nello spazio è una delle magna opera della Settima Arte: non c’è elemento del film, estetico, narrativo o musicale, che non sia stato orchestrato da Stanley Kubrick con maniacale precisione.

 

Il Cinema non è che l’interazione tra più arti, equilibrio tra ingredienti, sapiente direzione di vari professionisti; il regista in tal senso è l’artista più vicino alla divinità, con il dovere demiurgico di orchestrare le varie sezioni e la possibilità di mettere in scena una porzione, reale o immaginaria, di mondo. 

 

[FIlm vs realtà: i set rotanti di 2001 Odissea nello spazio. L'effettista Douglas Trumbull all'epoca aveva meno di trent'anni; dopo 2001: Odissea nello spazio la sua carriera decollò... Incontri ravvicinati del terzo tipo Blade Runner vi dicono niente?] 

 

 

Considerando il rapporto utilitaristico bidirezionale con cui l’arte sfrutta le domande esistenziali per rendersi grande - e a sua volta diviene mezzo per tentare di rispondere ai suddetti quesiti - è evidente come questa sensazione di amore a prima vista che può coinvolgere lo spettatore fin dai primi minuti di 2001: Odissea nello spazio non sia affatto ingiustificata o superficiale.

 

Da dove veniamo, dove andiamo, chi siamo: sono questi tre i fulcri tematici su cui si erge la pellicola di Stanley Kubrick. 

 

Volendo però accostarci ad argomentazioni meno nebulose, premiamo il tasto rewind e partiamo da un giorno di primavera nel 1964, quando Stanley Kubrick  - all’epoca trentaseienne e reduce del grande successo de Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba - incontrò lo scrittore Arthur Charles Clarke in un bar di New York.

 

Erano anni particolarmente prolifici per quanto riguardava le innovazioni tecnologiche e scientifiche della NASA: questo dato influì sicuramente sul modo in cui i due artisti si approcciarono al tema fantascientifico di 2001: Odissea nello spazio. 

 

 

[Stanley Kubrick e Arthur C. Clarke: le due menti dietro 2001: Odissea nello spazio] 

 

 

Alla fine del 1964 erano già state scritte le prime pagine attorno alle quali si sarebbe sviluppata la sceneggiatura del film di Kubrick e la bozza dell’omonimo romanzo di Clarke, due opere gemelle e complementari, strettamente interconnesse.

 

La maggior parte delle pellicole fantascientifiche, fino a quel momento, era stata identificata come produzione di serie B, certamente non in grado di poter dare risposte concrete ai grandi interrogativi esistenziali che da sempre affliggono l'animo dell’essere umano. 

 

Chiaramente c’erano state le dovute eccezioni, provenienti perlopiù dal Vecchio Continente: Metropolis di Fritz Lang ad esempio è una pietra miliare della Storia del Cinema - seppur all’epoca non fu approvato con unanime entusiasmo dalla critica - così come alcune incursioni nel genere della fantascienza da parte di alcuni registi della Nouvelle Vague.

 

 

[Il trailer di Agente Lemmy Caution: missione Alphaville, film che oscilla tra il noir e la fantascienza, diretto da Jean Luc-Godard nel 1965]

 

 

"Se capisci '2001' completamente, abbiamo fallito.

Volevamo sollevare molte più domande di quelle a cui abbiamo risposto" furono le parole di Clarke dopo il rilascio delle "opere gemelle".

 

2001: Odissea nello spazio ha sancito la definitiva investitura della fantascienza a genere nobile: non si trattava più necessariamente di eccezioni, ma di una nuova possibile regola.

 

Immaginare un futuro possibile vuol dire anche esaminare tutti i meccanismi sociologici, psicologici, evolutivi che possono portare a determinate conseguenze tecnologiche, scientifiche, politiche, artistiche e persino linguistiche - come nel recente Arrival (2017) di Denis Villeneuve. 

 

Siamo nel periodo della Guerra Fredda: nel 1972 uscì Solaris di Andrej Tarkovskij, un film magnifico che meriterebbe un'analisi a sé stante, ma che fu pubblicizzato ingiustamente come "la risposta sovietica a 2001: Odissea nello spazio".

 

La contesa per la conquista dello spazio, dunque, non riguardava solo la sfera del reale, ma anche quella artistica.

 

Le due opere rappresentano però due approcci diametralmente differenti a simili domande di natura metafisica; 2001: Odissea nello spazio racconta di un'umanità tesa ineluttabilmente al progresso, prodotto di una società affamata di conquiste e conoscenze; Solaris parla invece della consapevolezza di non poter mai totalmente far proprio l'assoluto e della necessità di mostrare il modo in cui l'ignoto plasma i labirinti della memoria.

  

[Il trailer di Solaris: il film di Tarkovskij non è entrato per una manciata di voti tra gli 8 migliori film del decennio 1960/1969 secondo la redazione di CineFacts.it, mentre 2001: Odissea nello spazio svetta vittorioso al primo posto]

 

 

Il parallelismo tra Solaris e 2001: Odissea nello spazio è interessante non per una sterile contesa alla "medaglia d'oro della fantascienza", ma come espressione culturale di società diverse e per la maniera in cui i due grandi autori hanno deciso di plasmare la dimensione spaziale.

 

Da On the silver globe di Andrzej Żuławski a High Life di Claire Denis, passando per piccole perle come Moon di Duncan Jones a The whispering star di Sion Sono, non c'è fantascienza che non sia in parte riverbero degli oceani di intuizioni e genialità di 2001: Odissea nello spazio e Solaris.

 

In 2001: Odissea nello spazio curiosità e violenza sono due motori che lavorano in sincrono.

 

L'australopithecus, genere estinto di primati della famiglia degli ominidi nostri progenitori, trova un monolite nero.

Dopo aver incrociato l'oggetto alieno e averne subito la miseriosa influenza, il primate comprende di poter usare l'osso di una carcassa come arma.

Il primo strumento bellico delle migliaia che caratterizzeranno la Storia dell'umanità. 

 

La Storia delle armi e lo sviluppo tecnologico percorrono binari paralleli, soprattutto negli Stati Uniti.

 

Il personaggio di HAL 9000, il supercomputer di bordo della nave spaziale Discovery nel film, nonché uno dei cattivi più menzionati, inquietanti e imitati dell'intera Storia del Cinema, è il tripudio del progresso scientifico.

Un Polifemo di cavi e circuiti incapace - almeno in principio - di sbagliare, ma pienamente in grado di provare il più corrosivo dei sentimenti umani: il livore. 

 

Il design così singolare di HAL 9000 non è ovviamente casuale: come sottolineato dallo stesso Kubrick, la connessione tra l’Ulisse di cui cantò Omero nella sua Odissea e David Bowman (Keir Dullea) - protagonista del film e naufrago stellare - evidenzia il parallelo tra il mostruoso Polifemo che tentò di imprigionare Ulisse e il supercomputer Heuristic ALgorithmic.

 

La forza dell'iconica creatura dell'epica classica sta nella forza e nella stazza, quella di HAL 9000 è nella sua intelligenza. 

 

La pericolosità dell’intelligenza artificiale è un argomento ampliamente dibattuto, ma che difficilmente riesce a esaurire il suo fascino: mai come in 2001: Odissea nello spazio però si è percepita la paura dell'uomo di vedersi superato in ciò che più lo caratterizza e differenzia dalle altre creature: una intelligenza (apparentemente) superiore. 

 

 

[Conoscevate questo cinefact?]

 

Il monolite si ripresenterà invece nelle fasi cruciali di 2001: Odissea nello spazio. 

 

Nell'omonimo romanzo ne viene chiarita l'origine aliena; Kubrick però lavora per sottrazione, privando lo spettatore di una spiegazione plausibile e, in un certo senso, confortevole.

Il monolite è rappresentazione concreta di concetti astratti: la curiosità per l'ignoto e la dimensione temporale in cui l'Essere Umano si è trovato a compiere delle scelte ineluttabili. 

 

L'umanità in 2001: Odissea nello spazio tende a progredire con sicurezza, trainata dalla volontà di conquista - o forse potremmo anche dire volontà di potenza? - anche quando questo desiderio spinge a esplorare il cosmo, spaventoso e affascinante. 

 

Citare la volontà di potenza permette di esplorare uno dei tanti piani di lettura di un film così denso di significati come 2001: Odissea nello spazio, probabilmente uno dei più evidenti e affascinanti: il legame tra questa pellicola e Friedrich Nietzsche, in particolare con l'opera Così parlo Zarathustra, libro del filosofo tedesco pubblicato in più parti tra il 1883 e il 1885. 

 

Riassumere un'opera di tale importanza non solo è superficiale ma è persino rischioso, così tanto che il pensiero di Nietsche è stato anche più volte filtrato e riadattato per scopi politici.

D'altra parte tracciarne una rapida linea guida permette di costruire uno scheletro su cui costruire un'analisi più corposa della pellicola di Stanley Kubrick.

 

Nell'opera di Friedrich Nietsche vengono affrontati principalmente tre temi: il superuomo, la già citata volontà di potenza e l’eterno ritorno.

Il superuomo è colui che, assodata la morte di Dio, affronta attivamente la perdita delle certezze, supera i falsi moralismi e si libera dalle catene di un'etica sorpassata con la determinazione e la capacità di guidare gli altri verso una nuova realtà. 

 

Il superuomo inoltre è quello che affronta con coraggio e propositività l'eterno ritorno, la ripetizione eterna di tutti gli eventi e le realtà della Storia del mondo. 

 

In 2001: Odissea nello spazio è possibile individuare una corrispondenza tra l'avvento del superuomo profetizzato Friederich Nietzsche e lo star child, nonché tra il viaggio metaforico dell'umanità nella Storia e quello fisico degli astronauti là dove le leggi della fisica perdono il loro valore.

Lo star child è la fase finale dell'evoluzione dell'essere umano, concepito nel grembo dell'universo, scevro dai legami familiari, ed è un bambino perché se è vero che la Storia si ripete allora il primo mattone nel percorso non può che essere posto da un feto. 

 

Il preludio di Also sprach Zarathustra, Op. 30, la sinfonia composta da Richard Strauss nel 1896, è stato usato da Stanley Kubrick all'inizio e alla fine del film, come testa e coda di un serpente uroboro: la ricorsività della musica sancisce il legame con il filosofo tedesco e rimarca il concetto di eterno ritorno. 

 

Non tutta la critica dell'epoca accolse 2001: Odissea nello spazio con l'entusiasmo con cui se ne parla oggi; "Somewhere between hypnotic and immensely boring" ("Da qualche parte fra l'ipnotico e l'immensamente noioso") furono le emblematiche parole del New York Times, per esempio.

 

Kubrick portò a casa solo la statuetta per i Migliori Effetti Speciali nonostante le quattro candidature ai Premi Oscar 1969.

 

Effetti che risultarono talmente suggestivi da aver originato una delle più bislacche e famose teorie del complotto della Storia dell'Uomo: quella che associa il nome del regista al (supposto) finto sbarco sulla Luna nel 1969.

 

In occasione dell'anniversario dell'uscita italiana di 2001: Odissea nello spazio ecco a voi otto curiosità sul film, sperando possano arricchire ancora di più una visione già di per sé eccezionale. 

 

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Posizione 8

Tutto quello che avreste voluto sapere sul monolite e non avete mai osato chiedere

 

Secondo il romanzo di Clarke, il suggestivo monolite di 2001: Odissea nello spazio è composto da pura energia, ideata e originata da una specie aliena molto più avanzata di quella umana. 

La famosa lastra nera non è stata concepita nel modo in cui la conosciamo: l'idea originale prevedeva uno schermo trasparente che avrebbe mostrato agli australopitechi come usare armi e altri oggetti.

 

L'idea - fortunatamente - fu scartata in favore del misterioso e affascinante e imponente oggetto. 

 

Inizialmente, inoltre, non avrebbe dovuto avere la sua forma caratteristica: avrebbe dovuto essere un tetraedro, che però non rifletteva la luce in maniera adeguata.

Un problema simile si presentò per i successivi tentativi che vedevano coinvolti un cubo trasparente e un parallelepipedo in polimetilmetacrilato.

 

La proposta definitiva - come ben sappiamo - si dimostrò vincente: secondo quanto riportato dalla rivista Rolling Stone, nel bel mezzo di una proiezione dell'epoca un giovane si alzò durante una delle apparizioni del monolite, corse lungo il corridoio del cinema urlando: "È Dio! È Dio!"

Alla fine della rincorsa il ragazzo si schiantò contro lo schermo.  

 

Evidentemente ispirata a 2001: Odissea nello spazio è la lunga serie di installazioni comparse lo scorso anno in diversi Stati nordamericani ed europei.

 

Il 2020 è stato infatti segnato - oltre che dalla pandemia - anche dai The Most Famous Artists 2020 che disseminarono in giro per il mondo monoliti argentati alti tra i 3 e 3,5 metri, suscitando reazioni piuttosto variegate.

 

i titoli dei giornali si chiedevano se si trattasse di opere umane o lasciti alieni: quello che risultò certo sin dai primi ritrovamenti è che gli autori dell'operazione, a prescindere dal loro pianeta di origine, erano rimasti particolarmente colpiti dal film di Stanley Kubrick!

 

Posizione 7

HAL 9000 - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare le intelligenze artificiali

 

Immaginate un cattivissimo robottino mobile con una dolce voce femminile: era questa l'idea originale per HAL 9000.

O meglio, per Athena

 

Diverse sono state le voci che si sono susseguite prima che Stanley Kubrick optasse definitivamente per Douglas Rain.

L'attore e doppiatore canadese non incontrò mai personalmente Keir Dullea: nonostante tutte le interazioni tra HAL 9000 e Dave Bowman le tracce audio destinate a dare vita alla terribile intelligenza artificiale furono tutte registrate e aggiunte in post produzione. 

 

Il regista, inoltre, era un giocatore di scacchi migliore di HAL 9000!

O, per meglio dire, dell'automa sul set: Kubrick lo batteva spessissimo definendolo "a bubbling pisswit" (per eleganza è meglio non tradurre).

 

Secondo diverse fonti, la sigla del computer di bordo inoltre sarebbe stata ottenuta prendendo l'acronimo IBM e scegliendo le tre lettere immediatamente precedenti dell'alfabeto.

Nonostante il fascino di questa ipotesi è bene sottolineare come Clarke abbia sempre smentito l'idea e spiegato che l'acronimo HAL non è altro che la sigla di Heuristic Algorithmic.

 

Si possono trovare moltissimi riferimenti a HAL 9000 nella cultura pop, come nelle serie TV di animazione South Park e Simpson.

 

Moltissime anche le intelligenze artificiali considerabili "parenti" di HAL 9000: da GERTY nel già citato Moon di Duncan Jones, all'onniscente Devs dell'omonima serie di Alex Garland, passando per gli androidi di Westworld.

Facendo un'incursione nel mondo videoludico non si può che citare GlaDOS di Portal, il cui nome vuol dire proprio "forma di vita genetica e sistema operativo su disco".

 

Chissà se il buon HAL 9000 sarebbe fiero dei suoi - evolutissimi - nipotini. 

 

Posizione 6

Extreme makeover: edizione australopitechi 

 

Ad eccezione dei due cuccioli di scimpanzé, tutti i primati in 2001: Odissea nello spazio sono interpretati da esseri umani in costume. 

 

In un primo momento, però, gli interpreti avrebbero dovuto avere un aspetto molto più simile a quello umano; il timore di Kubrick e della sua troupe era quello di incorrere in un rating X da parte della Motion Picture Association of America, che avrebbe categoricamente vietato il film a tutti i minori di 16 anni. 

 

Se vi steste chiedendo per quale ragione, la risposta è abbastanza ovvia: avete mai visto degli australopitechi vestiti?

 

L'attore comico scozzese Ronnie Corbett venne  utilizzato come modello per il make-up, ma alla fine non apparve nella versione finale del film. 

A comparirvi fu invece Dan Richter nel ruolo del più importante dei primati, il cosiddetto Moonwatcher; la sua partecipazione non si limitò alla mera interpretazione di una scimmia, ma anche all'ideazione della coreografia - di concerto con Stuart Freeborn, addetto al trucco e ai costumi - per tutte le comparse. 

 

Richter divenne così famoso da avvicinarsi a John Lennon e Yoko Ono di cui diventò fotografo esclusivo, oltre a scrivere Moonwatcher's Memoir: A Diary of 2001, a Space Odyssey per raccontare quell'esperienza che gli cambiò la vita. 

 

Per creare il trucco degli australopitechi, i tecnici e i makeup artist hanno prima di tutto realizzato una sottostruttura del cranio in plastica con una mascella incernierata; in seguito hanno modellato i volti con della gomma e aggiunto i capelli una ciocca per volta, in un procedimento simile a quello che si utilizza per realizzare le parrucche.

 

Sono stati poi applicati denti e lingue finte per nascondere le bocche degli interpreti che, a loro volta, usavano la lingua per azionare i meccanismi interni.

Alla fine di questo lungo processo, al confine tra l'ingegneria e l'arte del makeup, degli attori erano visibili sono gli occhi. 

 

Nemmeno le sequenze dei nostri pelosi progenitori sono esenti dalla riappropriazione e dall'assorbimento ad opera della cultura pop.

 

Da Ben Stiller e Owen Wilson alle prese con un Mac in Zoolander ai protagonisti di The Big Bang Theory, passando ancora per i sempreverdi Simpson: citiamo solo poche gocce nell'oceano di tutte le imitazioni delle sequenze con protagonisti il Moonwatcher e il suo branco.

 

Posizione 5

Così parlo Stanley Kubrick 

 

Se c'è qualcosa che sicuramente ci permette di associare il regista newyorkese al superuomo nietzscheano è la sua capacità visionaria.

 

La pellicola di Kubrick e il romanzo di Clarke, in modo piuttosto differente nei due campi di riferimento, sono stati senza alcun dubbio dei precursori non solo di diverse correnti artistiche, ma anche di alcune innovazioni tecnologiche. 

 

Gli astronauti della missione Giove utilizzano un tablet per giocare a scacchi e leggere le notizie; questa correlazione non è soltanto conseguenza di una supposizione: è stata persino usata da Samsung nei primi processi contro Apple.

 

Era il 2011 quando iniziò la “battaglia dei tablet” tra le due case di produzione tecnologica: quella coreana le tentò davvero tutte pur di danneggiare l’iconico avversario statunitense, che aveva appena lanciato con successo l'iPad.

Samsung cercò di far annullare il brevetto del famoso tablet, sottolineando la somiglianza tra l'aggeggo usato dagli astronauti nel film e il nuovo prodotto del brand di Steve Jobs. 

 

Gli schermi per trascorrere il tempo in aereo, le videochiamate, le stazioni spaziali (la prima è stata lanciata solo nel 1971), il turismo spaziale (nuova frontiera della Space X di Elon Musk e della Blue Origin di Jeff Bezos), HAL 9000 stesso che, in moltissime sue funzioni, ricorda Cortana e Alexa...

La pellicola di Stanley Kubrick è stata indubbiamente lungimirante.

 

Torniamo ancora da HAL 9000: 2001: Odissea nello spazio e in particolare l'intelligenza artificiale hanno ispirato lo scienziato americano Pete Bonasso, che ha ideato un computer ispirandosi per struttura, compiti e funzionamento a quello di quello che è uno dei suoi film preferiti. 

Si chiama Case ed “è in grado di pianificare, gestire attività per una base planetaria e può interagire con gli utenti attraverso un software di dialogo”

 

La nostra speranza è che Case non diventi mai inquietante o pericoloso quanto HAL!

 

Posizione 4

Cosa ha ispirato 2001: Odissea nello spazio?

 

Per quanto siamo tutti concordi sul fatto che Stanley Kubrick sia stato un genio e dando per assodato che ogni cinefilo lo abbia annoverato almeno una volta tra i propri registi preferiti, è chiaro che le idee per 2001: Odissea nello spazio non siano nate dal nulla. 

 

Innanzittutto, banalmente, per la stesura del film è stata fondamentale l'attività letteraria antecedente di Clarke: come già noto, lo scrittore ha suggerito il suo racconto La sentinella (1948) sulla scoperta di un artefatto alieno sulla Luna, come base di partenza per il concept.

 

Non solo La sentinella: la scena di apertura del film ha elementi in comune con un altro racconto, cioè Incontro all'alba (1959), in cui tre scenziati atterranno su un pianeta ai margini della Via Lattea dove interagiranno con una razza indigena di bipedi molto arretrata.

La scena finale è invece ispirata a Le guide del tramonto romanzo di Clarke del 1953 che si articola in due secoli di futura Storia dell'umanità. 

 

Secondo Vincent Lobrutto, autore di Stanley Kubrick. L'uomo dietro la leggenda, una delle ispirazioni visive e sonore di Stanley Kubrick è stata Universe (1960), un cortometraggio di animazione del National Film Board of Canada.

 

 

Il film, dalla durata di 29 minuti, fu apprezzato persino alla NASA per la sua rappresentazione realistica dello spazio. 

 

Tra le varie ispirazioni per la stesura di 2001: Odissea nello spazio è possibile annoverare anche il mediometraggio Road to the stars (1957) diretto da Pavel Klushantsev, in particolare nella sua accurata rappresentazione dell'assenza di gravità e di una stazione spaziale rotante.

 

Posizione 3

2001: Odissea nello spazio e le collaborazioni mai avvenute

 

I Pink Floyd e Stanley Kubrick, pur non avendo mai effettivamente collaborato, sono sempre stati accumunati nell'immaginario collettivo: non soltanto per una vicinanza temporale, ma anche per le atmosfere evocative e il rigore stilistico. 

 

In un'intervista al magazine Uncut il batterista dei Pink Floyd Nick Mason dichiarò che il gruppo avrebbe desiderato dare il proprio contributo alla colonna sonora di 2001: Odissea nello spazio, ma il regista declinò l'offerta. 

A loro volta i Pink Floyd non concessero a Stanley Kubrick i diritti per l'utilizzo di una parte della suite di Atom Heart Mother in Arancia Meccanica (1971).

 

Nonostante le mancate collaborazioni con i Pink Floyd 2001: Odissea nello spazio influenzò ampliamente anche la Storia della Musica successiva: da Space Oddity di David BowieLower your eyelids to die with the sun dei M83, decine di artisti hanno scelto questa pellicola come fonte d'ispirazione per i loro brani e album musicali. 

 

In seguito alla visione della serie animata Astro Boy Stanley Kubrick desiderò che il leggendario mangaka Osamu Tezuka - soprannominato "dio dei manga" - si occupasse della direzione artistica di 2001: Odissea nello Spazio. 

Purtroppo Tezuka dovette rifiutare per motivi logistici, ma mostrò a più riprese il suo entusiasmo verso l'opera di Kubrick; dichiarò inoltre di ascoltare la colonna sonora originale del film mentre lavorava ai suoi manga. 

 

Chissà se lo star child è a conoscenza degli avvenimenti di una linea temporale parallela in cui Stanley Kubrick ha lavorato con dei giganti come i Pink Floyd e Osamu Tezuka! 

 

Posizione 2

A cavallo tra scienza e ossessione

 

Uno dei tantissimi motivi per cui questa pellicola è memorabile è anche la cura che Kubrick e Clarke riservarono alla verosimiglianza scientifica. 

 

2001: Odissea nello spazio, ad esempio, è il primo film di fantascienza che rinuncia ai rumori dei motori delle astronavi nello spazio.

 

La versione preliminare della pellicola prevedeva un incipit diverso: il regista aveva girato un documentario in bianco e nero con una raccolta di interviste ad alcuni dei più importanti scienziati di quel periodo, e aveva intezione di usarle come apertura.

Fortunatamente l'idea è stata scartata: il film ne avrebbe guadagnato in comprensibilità, ma perso in spessore artistico.

 

I due autori chiesero all'astronomo Carl Sagan una consulenza riguardo la rappresentazione delle intelligenze extratterestri.

 

L'idea iniziale era quella di mostrare gli alieni come degli umanoidi, ma Sagan li persuase a non farlo. 

 

Secondo una testimonianza di Clarke, Stanley Kubrick voleva addirittura stipulare una polizza assicurativa, poiché temeva eventuali perdite nel caso in cui fossero emerse informazioni riguardo l'intelligenza extraterrestre prima del lancio del film.

 

Carl Sagan commentò: "A metà degli anni '60 non veniva eseguita alcuna ricerca di intelligenza extraterrestre e le possibilità di imbattersi accidentalmente in intelligenze extraterrestri in un periodo di pochi anni erano estremamente ridotte.

I Lloyds di Londra hanno perso una buona scommessa".

 

Posizione 1

Kubrick in the Stargate with diamonds

 

2001: Odissea nello spazio non è stato un successo commerciale immediato e, per questo motivo, la Metro-Goldwyn-Mayer pensò di ritirarlo dalle sale.

 

D'altra parte, gli esercenti notarono un grande incremento di giovani tra gli spettatori che pare amassero godersi la celebre sequenza dello stargate sotto l'effetto di droghe psichedeliche. 

 

È divertente, paradossale e anche un po' controverso, ma possiamo dire che i trip sotto acidi hanno contribuito al successo del film!

 

Volendo andare un po' più a fondo, però, è lecito chiedersi come si sia ottenuta la lisergica sequenza nello stargate, in cui si alternavano vivide immagini di volo spaziale su territori alieni - nella realtà la maggior parte del materiale era stato girato in Arizona e sopra la Monument Valley - e sprazzi di colori psichedelici. 

 

Quando 2001: Odissea nello spazio uscì nelle sale l'ipotesi più accreditata era che Kubrick avesse ottenuto l'effetto in volo tramite solarizzazione: la stessa tecnica fotografica che era stata usata nelle celebri fotografie di Richard Avedon per i Beatles.

Solo anni dopo venne fuori che le riprese per cui era stato incaricato Robert Gaffney non erano mai state solarizzate.

L'effetto lisergico ottenuto era dovuto alla manipolazione in fase di stampa della pellicola delle matrici di ciano, magenta e giallo, .

 

Sicuramente più facile a dirsi che a farsi! 

 

Douglas Trumbull, il geniale responsabile degli effetti speciali del film, dopo ben nove mesi mesi di esperimenti inventò la tecnica dello slitscan: lo strumento sfruttava un procedimento fotografico a striscia per cui l'otturatore della macchina rimaneva aperto a lungo mentre le immagini venivano registrate direttamente sulla celluloide e non un fotogramma alla volta.

 

Con lo slitscan vennero elaborate quindi immagini astratte tratte da libri di Optical Art, circuiti stampati, fotografie di cristalli e strutture molecolari al microscopio elettronico. 

 

L'esplosione di materia cosmica venne ottenuta tramite interazioni tra diverse sostanze chimiche.

 

Durante il procedimento, secondo la moglie del regista, "ribolliva tutto come in un calderone, sembrava di essere in una fucina di streghe".

 

Magia, scienza, tecnologia, fantascienza.

 

Quando il termine "capolavoro", forse, non è abbastanza.

 



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