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Le 8 storie più affascinanti dietro agli oggetti di scena di Harry Potter

La saga di Harry Potter è stata a tutti gli effetti un fenomeno cinematografico del genere fantasy capace di far appassionare generazioni appartenenti a diverse fasce di età ma, in particolare, coloro che all’epoca dell’uscita del primo capitolo erano bambini o giovani adolescenti. 

Una miriade di piccoli fan cresciuti al suono di incantesimi e maledizioni, ragazzini che avrebbero desiderato più di ogni altra cosa prendere quel treno dal binario 9¾ per recarsi a Hogwarts, che avrebbero fatto qualunque cosa pur di ricevere la lettera di convocazione per frequentare la famosa Scuola di Magia e Stregoneria al posto della lista dei libri di testo da comprare per andare in quella - noiosissima - per Babbani.

 

 

 

Del resto avrebbe mai potuto una lezione di biologia competere con una di Cura delle Creature Magiche tenuta da Rubeus Hagrid?

 

Avreste mai scelto di fare la corsa campestre con i vostri compagni di classe piuttosto che farvi insegnare da Madama Bumb a sfrecciare su una scopa per poi partecipare a un torneo di quidditch?

Non avreste forse preferito le lezioni di Pozioni del professor Severus Piton (un esigente Alan Rickman) invece di studiare legami ionici e covalenti con la vostra insegnante di chimica?

 

Il mondo magico di Harry Potter è nato dalla penna di J.K. Rowling, scrittrice inglese di fama ormai mondiale la quale, nel 1997, consegnò al pubblico il primo di quelli che sarebbero stati una lunga serie di successi, tra i più grandi trionfi editoriali del XX secolo.

 

Fu quello l’anno dell’uscita di Harry Potter e la pietra filosofale, primo di 7 capitoli che tennero sulle spine i lettori di tutto il mondo fino al 2007, quando con Harry Potter e i Doni della Morte si concluse la saga del maghetto più celebre al mondo.

 

 

[Il sogno di tutti: andare a Hogwarts per poi fare pratica di incantesimi sulla zia no-vax di turno... tanto i Babbani non sanno che è vietato!]

 

 

A fronte di questo fenomeno globale il Cinema non è rimasto con le mani in mano: risale al 2001, infatti, l’adattamento del primo romanzo.

 

Il regista Chris Columbus (Mamma, ho perso l’aereo, Mrs. Doubtfire) diresse i primi due capitoli della saga cinematografica - La pietra filosofale e La camera dei segreti - prima di passare il testimone al collega Alfonso Cuarón (I figli degli uomini, Roma) che lavorò al terzo capitolo intitolato Il prigioniero di Azkaban.

 

Harry Potter e il calice di fuoco fu l’unico film della saga a essere diretto dal regista Mike Newell (Donnie Brasco, Mona Lisa Smile) a cui successe David Yates, regista che si occupò de L’Ordine della Fenice, Il principe mezzosangue, di entrambi i capitoli finali de I Doni della Morte e che, ultimamente, ha preso le redini della saga Animali Fantastici: una carriera quasi completamente dedicata a maghi e streghe!

 

 

[La professoressa di Divinazione Sibilla Cooman (Emma Thompson) è tra i personaggi che si vedono meno nella saga di Harry Potter ma che, allo stesso tempo, viene ricordato da tutti i fan per il suo essere stralunata e completamente fuori dal mondo]

 

 

Negli 8 lungometraggi dedicati al giovane Harry Potter abbiamo visto tanti personaggi: alcuni ci hanno accompagnati fin dalle prime scene e lasciati solo con la conclusione della saga, altri sono apparsi solo in alcuni capitoli ma, nonostante ciò, sono rimasti nella mente di tutti i fan anche grazie all’incredibile lavoro fatto da truccatori e costumisti (fondamentale a riguardo Jany Temime).

 

Il protagonista indiscusso è Harry Potter, personaggio interpretato dall'ormai famosissimo Daniel Radcliffe (che ci ha messo un po' per far capire al mondo di non essere solo un bravo mago), il quale nei film viene costantemente affiancato dai suoi due migliori amici, veri e propri sostegni senza i quali, probabilmente, non sarebbe riuscito a superare tutti gli ostacoli trovati lungo il percorso.

 

Stiamo parlando di Hermione Granger (Emma Watson) e Ron Weasley (Rupert Grint) che, insieme a Harry, formano un trio protagonista di mille peripezie.

 

Professoressa McGranitt:

"Mi domando perché ogni volta che succede qualcosa ci siate in mezzo voi tre!"

 

Ron Weasley:

"Mi creda, professoressa, è la stessa domanda che mi faccio anch'io da sei anni!"

 

 

[Hermione Granger, Ron Weasley e Harry Potter: passano gli anni, ma le spiegazioni alla professoressa McGranitt restano!]

 

 

Il mondo magico di Hogwarts e dintorni ha affascinato così tanti spettatori che, come per ogni saga di successo che si rispetti, tantissimi oggetti di scena che si vedono nei film sono diventati ambiti prop che ogni fan vorrebbe aggiungere alla propria collezione.

 

Scope, bacchette, sciarpe e cappelli, divise delle squadre di quidditch e abiti per le feste, trofei, gadget: qualunque cosa possa esistere nella nostra realtà, ma trasposta in un mondo magico come quello che è stato rappresentato nei film della saga di Harry Potter.

 

In questa Top 8 vi presentiamo alcuni tra gli oggetti di scena che hanno più da raccontare, a partire dalla loro ideazione fino al modo in cui sono stati usati (e a volte distrutti) sul set dei film.

 

Il tutto farcito con aneddoti legati a personaggi, professionisti di settore e da curiosità riguardo alcune scene.

 

C'è uno dei prop qui di seguito che vorreste avere più di tutti?

No? Non vi credo! 

 

Ehi, chi gradisce un goccetto di Veritaserum?

 

[Immagine di copertina di Drenny DeVito]
 

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Posizione 8

Baule, Boccino d’oro, Pluffa e Bolidi

 

Il baule contenente l’attrezzatura sportiva del Quidditch ci viene mostrato per la prima volta nel primo capitolo della saga, quando vediamo Oliver Baston (Sean Biggerstaff), capitano della squadra dei Grifondoro, tenere una sorta di lezione privata di quidditch a Harry, che è appena diventato Cercatore.

 

Il lavoro congiunto del dipartimento grafico, di quello degli oggetti di scena e del team degli effetti speciali ha dato come risultato un bellissimo prop che, al suo interno, ne contiene tanti altri. 

 

L’aspetto vecchiotto e malconcio del baule è stato voluto dal responsabile degli oggetti di scena Pierre Bohanna per dare l’idea che quella fosse l’attrezzatura usata da tutte le generazioni di atleti passati da Hogwarts.

 

Il dipartimento grafico, però, decise che l’interno del baule dovesse essere curato maggiormente: è così che come risultato finale si è ottenuto un baule il cui coperchio presenta una superficie interna decorata con otto stemmi colorati.

 

Questi, a loro volta, ne circondano uno di più grandi dimensioni, apribile e decorato con i quattro animali simbolo delle quattro casate.

 

All’interno di questo stemma-finestrella viene conservato il velocissimo Boccino d’oro (placcato davvero di oro) il cui design doveva proprio dare l’idea di questa sua caratteristica: dunque perché non dotarlo di un qualche elemento che ne esaltasse l’aerodinamicità?

 

Il concept artist Gert Stevens e il direttore artistico Stuart Craig si spremettero le meningi e, scartando idee come l'aggiunta di ali di libellula e pinne di pesce, optarono per quel paio di eleganti ali che conosciamo bene e che simulano delle piccole vele.

 

Pierre Bohanna diede il suo contributo ideando per il Boccino un corpo in tipico stile Art Nouveau e, dal momento che ai tecnici del suono ricordava un colibrì per forma e dimensioni, questi associarono alla sferetta dorata un suono che ricordasse proprio il verso del minuscolo uccello.

 

Ma nel baule del quidditch non c’è solo il Boccino d’oro, anzi, la maggior parte del suo volume serve a contenere la Pluffa e i due Bolidi incatenati.

 

La prima Pluffa fu realizzata interamente in cera e utilizzata come modello per le successive quattro, che di cera avevano solo il guscio esterno (l’interno era di polistirolo).

Questo guscio era di colore rosso per simulare un rivestimento in cuoio e venne graffiato di proposito per rimanere sempre fedeli all'idea di attrezzatura sportiva usurata.

 

Gli oggetti più pericolosi del quidditch sono senza dubbio i Bolidi, palle di ferro che, colpite con mazze appropriate, possono disarcionare dalle scope i giocatori più esperti.

 

I Bolidi usati per le riprese, però, vennero realizzati in plastica e resina e, se per la Pluffa si scelse un suono sordo, per i “rognosi” Bolidi il sound designer Martin Cantwell (La fabbrica di cioccolato, Baby Driver) sovrappose il suono della propria voce al verso del diavolo della Tasmania.

Posizione 7

Divise e protezioni per il Quidditch

 

“Volevamo che i ragazzi le trovassero belle, anche se non sembravano contemporanee.”

 

Proprio come dichiarato da Judianna Makovsky - la costumista de La pietra filosofale - l’idea di base per la realizzazione delle divise fu che quegli indumenti dovessero comunicare una certa vicinanza al mondo accademico, ricordando le uniformi degli studenti inglesi del XIX secolo ma, allo stesso tempo, sottolineare la solennità del gioco del quidditch, sport millenario.

 

Girare le scene delle partite di quidditch nei primi film, quando la tecnologia dell’epoca non concedeva troppe comodità, non era semplicissimo per gli attori (non solo stuntmen) che, oltre a dover stare sospesi dai tre ai sei metri e mezzo da terra o seduti su un braccio meccanico, dovevano anche simulare di volare su una scopa schivando Bolidi, lanciando la Pluffa o inseguendo il Boccino d’oro, il tutto indossando abiti non esattamente ordinari.

 

Per lasciare quanta più libertà di movimento possibile a chi recitava, le divise dovevano essere realizzate tenendo conto del "fattore praticità" e del fatto che un vero giocatore di uno sport così pericoloso avrebbe di certo indossato anche delle robuste protezioni. 

Quindi, in questo caso, non solo l’occhio voleva la sua parte ma… anche braccia e gambe!

 

Il risultato ideato da Makovsky - ispirata dalle divise degli schermidori e dei tennisti del secolo passato - prevedeva pantaloni bianchi per tutti e maglie a maniche lunghe con i colori delle rispettive case.

 

Una comoda tunica a maniche corte, degli stessi colori delle maglie, veniva indossata sopra tutto il resto e completata dalle protezioni che ne La pietra filosofale erano molto simili a quelle dei giocatori di cricket e polo: parabraccia che coprivano anche il dorso delle mani, parastichi e ginocchiere, tutto in cuoio e super imbottito.

 

Lindy Hemming - costumista de La camera dei segreti - non apportò cambiamenti sostanziali nelle divise di quidditch, se non quella riguardo la scelta di un tessuto più leggero che permettesse alle tuniche di muoversi in maniera più fluida e dare l’impressione di azioni di gioco più veloci.

 

Da Il prigioniero di Azkaban in poi a occuparsi dei costumi troviamo Jany Temime e le innovazioni furono tante, già a partire proprio dal terzo capitolo della saga: innanzitutto si resero necessari rinforzi e imbottiture per i pantaloni perché, a fronte del veloce progredire della tecnologia, si iniziarono a girare scene sempre più acrobatiche e veloci.

 

Per far sì che i fan della saga guardassero ai giocatori di quidditch come a qualcosa di non molto diverso dai loro idoli sportivi babbani, Temime diede uno stile più giovanile alle divise realizzandole in nylon, aggiunse un paio di occhialoni simili a quelli da aviatore come accessorio e su schiena e braccia delle tuniche appose nome e numero degli atleti.

 

Le divise non subirono altre grandi modifiche fino alla fine della saga, se non quelle che ne Il principe mezzosangue vediamo indosso agli studenti che si presentano ai provini per entrare in squadra: comode tute grigie con cappuccio, tuniche-pettorine numerate per individuare il ruolo a cui si ambisce e protezioni.

Riguardo queste ultime, vista negli anni la crescente pericolosità delle partite, per le divise dei portieri vennero aggiunti componenti per proteggere meglio il torace, le spalle e la testa.

 

Un divertente aneddoto riguardo queste protezioni lega i personaggi di Ron e Cormac McLaggen (Freddie Stroma), entrambi aspiranti giocatori dei Grifondoro per il ruolo di portiere: nonostante la corporatura dei due attori fosse uguale, per far sì che il primo risultasse più esile rispetto al secondo, e quindi sfavorito nel superare i provini, a Grint vennero fatte indossare protezioni di due taglie più piccole, mentre a Stroma vennero irrobustite.

Posizione 6

Ruba il Boccino! e Broom Broom Kit

 

Che i gemelli Fred e George fossero i burloni di casa Weasley è stato chiaro fin dalla loro prima apparizione: che l’autorità da rispettare fosse il genitore o il professore di turno non faceva differenza, perché i due fratelli non si sono mai fatti sfuggire l’occasione per combinarne una delle loro.

 

Da semplici battute a scherzi in grande stile (Dolores Umbridge non potrà che confermare), tutti sempre divertenti e ben riusciti… o quasi!

 

Osserviamo Fred e George mentre si scambiano vicendevolmente le identità più e più volte, riuscendo a confondere tutti, mamma Molly (Julie Walters) inclusa; seguiamo i due scapestrati quando ne La camera dei segreti fanno “evadere” Harry da casa Dursley in Privet Drive, tutto usando l’auto rubata del padre, l’inconsapevole Arthur Weasley (Mark Williams).

 

Li vediamo addirittura maneggiare rari oggetti magici come la Mappa del Malandrino ne Il prigioniero di Azkaban, rubata durante il loro primo anno a Hogwarts al custode Gazza (David Bradley).

 

Un particolare oggetto legato ai personaggi di Fred e George, apparso solo in una scena tagliata del terzo capitolo della saga ma che è poi stato riprodotto nel nostro mondo di babbani, è il Ruba il Boccino! (Snitch Snatcher!).

 

Gioco da tavola ispirato allo sport più seguito da streghe e maghi, si scorge mentre i gemelli Weasley sono intenti a giocarci nella Sala Grande.

 

Il design grafico di Ruba il Boccino! è stato opera di Miraphora Mina ed Eduardo Lima che pensarono potesse essere realistica l’esistenza di un gioco dedicato al quidditch in un mondo in cui quello fosse il primo sport in assoluto.

 

Possiamo dire che Mina e Lima stanno a Ruba il Boccino! come Peter Adolph sta al Subbuteo!

 

Con Ruba il Boccino!, infatti, si simula una partita di quidditch con tanto di replica in cartoncino dello stadio di Hogwarts, torri degli spettatori e giocatori-pedine sulle loro scope, pronti per essere fatti “volare manualmente” nel campo.

 

I fan più accaniti, si sa, vogliono anche i prop delle scene tagliate!

È così che è nato Ruba il Boccino! - Il Gioco del Quidditch, gioco il cui obiettivo è “acchiappare” il Boccino d’oro… pescandolo dal mazzo!

 

Un altro assurdo oggetto, che questa volta vede Fred e George Weasley direttamente coinvolti come creatori, è il Broom Broom Kit apparso ne Il principe mezzosangue, nella scena ambientata all’interno del negozio di scherzi Tiri Vispi Weasley, dove l'oggetto viene venduto. 

 

Il Broom Broom Kit è un vero e proprio armamentario per personalizzare la propria scopa (broom in inglese): alette laterali, punte per il manico, alettone posteriore e razzo fiammante da tenere appeso al proprio bolide volante!

 

Anche in questo prop c’è lo zampino di Mina e Lima che però, nel caso specifico, si sono fatti aiutare dalla collega Lauren Wakefield, menzionandola poi sulla confezione di cera per lucidare le scope, la Cera per la Cura delle Scope L. Wakefield’s!

Posizione 5

Trofei e Sala dei Trofei

 

Tutta questa magia ha evidentemente ispirato anche gli scenografi che hanno lavorato alla realizzazione delle scenografie della saga di Harry Potter e che, con semplici ma efficaci trucchetti, sono riusciti a sfruttare un unico set per quelle che sul grande schermo ci sono sembrate essere addirittura tre diverse camere di Hogwarts!

 

È quanto è accaduto con il set della Sala dei Trofei, luogo della Scuola di Magia e Stregoneria in cui vengono custoditi tutti i riconoscimenti consegnati negli anni agli studenti che si sono distinti in diverse discipline.

 

Così come “alle scale piace cambiare”, sul set di Harry Potter questo valeva anche per gli ambienti di ripresa: il set destinato alla Sala dei Trofei, rinnovato con nuovi pavimenti, luci e con l’aggiunta di vetrate nella parte inferiore delle colonne, si è trasformato in quello della Stanza delle Necessità!

 

Perché poi non bere - sempre lì dentro - dell’ottimo idromele insieme al professor Horace Lumacorno (Jim Broadbent)?

Proprio così: quello che ne Il principe mezzosangue vediamo come ufficio del professore di Pozioni è sempre lo stesso set usato in precedenza per la Sala dei Trofei e la Stanza delle Necessità.

 

Riguardo la Sala dei Trofei c’è poi un divertente aneddoto rispetto il contenuto di questa stanza.

Il dipartimento che si doveva occupare degli oggetti di scena era consapevole del fatto che una camera con quel nome dovesse essere piena zeppa di ogni tipo di premio: targhe, coppe, medaglie, trofei di qualunque dimensione, forma e materiale.

 

Questo, però, si traduceva in una montagna di lavoro per un reparto che aveva già il suo bel da fare.

La soluzione a quel punto fu tanto semplice quanto originale: gli addetti ai lavori avrebbero fatto razzia nelle bancarelle, nei mercatini dell’antiquariato, avrebbero partecipato alle aste e comprato qualunque oggetto che fosse stato un vero trofeo o che avesse avuto il potenziale per diventarlo con poco lavoro.

 

Grazie a un semplice restyling di tutto il bottino, dovendo solo rendere tutto un po’ più “magico”, il reparto che si occupava dei prop di scena realizzò quasi tutto ciò che si vede nella Sala dei Trofei (pochissimi furono i pezzi creati da zero) con molto meno lavoro rispetto a quanto non avesse pensato inizialmente.

 

Come era avvenuto per la cera Wakefield’s, anche per alcuni nomi di vincitori da apporre sui trofei si pensò di sfruttare quelli di chi lavorava sul set e, addirittura, quelli dei loro parenti!

Altri nomi furono presi dai libri di Rowling e, anche se si vedono per pochi secondi o in maniera poco chiara, questi rappresentano piccoli easter egg, di quelli che piacciono tanto ai fan.

 

È il caso della scena de La pietra filosofale in cui Hermione, volendo motivare Harry - appena nominato Cercatore - porta l’amico a vedere la targa che era stata assegnata per meriti sportivi anni prima a suo padre, James Potter, anch’egli Cercatore nella squadra dei Grifondoro.

 

Nei pochi secondi in cui la targa viene inquadrata da vicino, accanto al nome di James Potter leggiamo anche M.G. McGonagall, nome originale della professoressa McGranitt (Maggie Smith), e capiamo così che la buona Minerva era un’ottima giocatrice di quidditch all'epoca in cui era una studentessa di Hogwarts.

 

Sulla destra inoltre si scorge un'altra targa su cui riusciamo a leggere con difficoltà “per gli speciali servizi a Hogwarts” e, in una scena tagliata de La camera dei segreti, si capisce che quello era il Premio Speciale per i Servigi resi alla Scuola, l’unico assegnato a Hogwarts fino a quel momento e vinto da un certo Tom Marvolo Riddle (qualcuno ricorda l'anagramma del nome?).

 

Posizione 4

La coperta dei Chudley Cannons, gadget e giornali sportivi

 

Ogni volta che nasce un fenomeno e che questo genera un grande seguito di pubblico - una band musicale, il personaggio di un fumetto o una saga cinematografica - una parte dei fan diventa accanita collezionista e ricercatrice di ogni tipo di gadget attinente alla passione in oggetto.

 

È quanto accade anche nel nostro mondo di tifosi sportivi babbani, per esempio quando appendiamo alla pareti della nostra camera il poster della squadra di rugby preferita, collezioniamo e scambiamo figurine di calciatori, compriamo i guantoni sponsorizzati dal nostro boxeur preferito.

 

Trascurare tutto questo, non dare il giusto spazio al merchandising correlato al mondo del quidditch in un mondo in cui quello è il primo sport, sarebbe stato un errore.

Tutt’altro è stato invece l’approccio del dipartimento degli oggetti di scena e degli scenografi che si sono premurati di curare nel dettaglio anche questo aspetto.

 

In Harry Potter e il calice di fuoco vediamo un po’ di gadget, come quelli sul comodino di Seamus Finnigan (Devon Murray) che, essendo di origini irlandesi, tifa per la Nazionale della sua terra natìa.

 

Tra i personaggi principali, Ron è un supporter niente male: tifoso dei Cannoni di Chudley (Chudley Cannons in originale), è nella sua stanza d’infanzia, nella Tana (casa Weasley), che custodisce ogni tipo di oggetto della sua squadra del cuore.

 

Adesivi attaccati ovunque su pareti e specchi, poster accanto al letto ma, soprattutto, la coperta dei Cannoni di Chudley lavorata all’uncinetto da Mamma Weasley.

Prop desiderato da tantissimi fan, è visibile la prima volta all’inizio del quarto capitolo della saga, quando Hermione arriva nella Tana e sveglia Harry e Ron prima di andare a vedere la finale di Coppa del Mondo di quidditch tra Irlanda e Bulgaria e, per una seconda e ultima volta, ne Il principe mezzosangue.

A causa degli eventi che coinvolgono la Tana nel sesto capitolo di Harry Potter, per coerenza con la storia, la bellissima coperta di Ron non poté essere più utilizzata nei film successivi.

 

Essendo il personaggio di Molly Weasley eccellente nel lavorare ai ferri, la scenografa Stephenie McMillan volle che la coperta di Ron venisse realizzata da una vera magliaia: fu così che venne chiamata a rapporto Shirley Lancaster, la quale non solo realizzò il bellissimo copriletto dei Cannoni di Chudley, ma anche le sciarpe, i maglioni che vengono regalati in casa Weasley per Natale e tutto ciò che è "sferruzzato" e compare nei film.

 

Per quanto riguarda la stampa sportiva, non sono poche le riviste tramite cui potersi informare sulle ultime novità del mondo del quidditch e, a questo proposito, il dipartimento di graphic design diede un notevole contributo nella trasposizione cinematografica della saga letteraria.

I già citati Miraphora Mina ed Eduardo Lima realizzarono un’edizione del Seeker Weekly in cui si parla della possibile retrocessione dei Cannoni di Chudley e, sotto lo pseudonimo di Miro Limus crearono Squadre di Quidditch di Inghilterra e Irlanda.

 

I Magnifici Sette (Flying with the Cannons) è un altro pilastro della cultura sportiva degli amanti del quidditch, in particolare dei tifosi dei Cannoni.

 

La cosa più incredibile non è tanto l’aver riportato nei film di Harry Potter le varie pubblicazioni che vengono citate nella saga letteraria, e non è nemmeno l’aver creato appositamente per i film edizioni speciali di riviste e giornali.

 

A lasciare increduli è il fatto che i grafici che hanno lavorato a questo aspetto si siano premurati di curare tanto le copertine quanto i contenuti interni - che non si sarebbero mai visti – di ogni libro o simile, così che fossero coerenti con la storia e potessero ottenere il via libera direttamente da J.K. Rowling.

 

Posizione 3

Abbigliamento e accessori dei tifosi

 

Sugli spalti di ognuna delle quattro tifoserie risalta il colore dominante della squadra/casata in questione: rosso e oro per i Grifondoro, verde e argento per i Serpeverde, giallo e nero per i Tassorosso e blu e bronzo per i Corvonero.

 

Questo è stato merito del lavoro congiunto del dipartimento degli oggetti di scena, di quello grafico e, ovviamente, anche del reparto costumi.

 

Gli oggetti creati appositamente per le scene in cui si vedono i tifosi esultare sugli spalti furono i più vari: si va da semplici gagliardetti e bandierine a striscioni che dovevano essere tenuti da più persone, da tamburelli a delle specie di martelli-maracas da far risuonare per sostenere i propri beniamini.

 

A partire da Il prigioniero di Azkaban l’attenta e pignola costumista Jany Temime curò non solo i costumi dei giocatori di quidditch, ma lavorò anche a quelli dei tifosi, considerando soprattutto la loro età e la normale tendenza adolescenziale a esprimere se stessi anche attraverso l’abbigliamento.

 

Vennero realizzate magliette, felpe, tute, cappellini di lana, sciarpe, mantelline, tutto con i colori della casata e i loghi della squadra in bella mostra.

 

Ogni personaggio, in base alla sua vicinanza più o meno stretta con il mondo non magico, doveva mostrare nel proprio modo di vestire una maggiore o minore aderenza alla moda babbana: l’esempio perfetto è la differenza di stile tra Hermione e Luna Lovegood (Evanna Lynch).

 

Quest’ultima, pur facendo parte dei Corvonero, simpatizza per la squadra dei Grifondoro e, avendo diversi amici come la stessa Hermione o Harry, Ron, Neville e Ginny in quella casata, ne Il principe mezzosangue la troviamo sugli spalti in mezzo ai tifosi della squadra rosso e oro.

 

Nonostante la gran confusione non è per niente difficile individuare la bizzarra Luna in mezzo al pubblico: a differenza di una più sobria Hermione, con una semplice sciarpa dei Grifondoro attorno al collo, Luna indossa un importante cappello a forma di testa di leone.

 

L’idea di un accessorio così originale e bizzarro, assolutamente in linea con il personaggio, fu del concept artist Adam Brockbank che propose diverse versioni dello stesso cappello: un leone ruggente e delle falde con inclinazione asimmetrica o un felino più amichevole, quasi sorridente, con tanto di cappellino e sciarpa dei Grifondoro e avente le zampe appoggiate sul bordo esterno delle falde.

 

Fu però un suggerimento di Evanna Lynch a illuminare Brockbank: l’attrice chiese se fosse possibile realizzare un leone che desse l’impressione di stare mangiando la testa della persona su cui era appoggiato!

 

“La cosa più bella di interpretare Luna è che quando indossi i suoi vestiti, che nessuna persona sana di mente metterebbe mai, esci da te stessa e ti senti libera.

Il cappello leonino è la sintesi perfetta di questo modo di essere. [...] Inoltre era molto leggero e comodo; non ricordavo nemmeno di averlo in testa, anche se tutti continuavano a guardarmi.

Fu divertentissimo!”

 

Il risultato fu esattamente quello che desiderava Lynch, con l’ulteriore aggiunta che il leone venne animato così da far sembrare che seguisse i discorsi tra Luna e i suoi compagni di tifoseria!

 

Posizione 2

La motocicletta di Hagrid

 

Rubeus Hagrid (Robbie Coltrane) è uno dei personaggi presenti in tutti i capitoli della saga di Harry Potter e a cui risulta molto facile affezionarsi.

 

Mezzogigante con mansioni di guardiacaccia e custode delle chiavi della Scuola di Magia e Stregoneria, leale amico di Albus Silente (Richard Harris/Michael Gambon) che negli anni a Hogwarts acquisirà ruoli di responsabilità sempre maggiore, Hagrid diventa grande amico anche di Harry e dei suoi due compagni di avventure Ron e Hermione.

 

Vista la passione di Hagrid per le creature magiche più strane, grazie a lui veniamo a conoscenza di tantissimi animali che popolano il mondo magico: le acramantule come Aragog, gli ippogrifi come Fierobecco, i cani a tre teste e i draghi dorsorugosi norvegesi come Fuffi e Norberto.

 

Difficile non ricordarsi un tipino così particolare come Hagrid, soprattutto se in un mondo in cui ci si sposta in sella alle scope lui usa… una motocicletta volante!

 

La prima volta che vediamo la moto volante di Hagrid corrisponde alla prima apparizione del personaggio: la scena di apertura de La pietra filosofale ambientata a Privet Drive, subito dopo l’incontro tra il professor Silente e la professoressa McGranitt, vediamo arrivare un grosso omone barbuto - in compagnia di un neonato molto speciale stretto a sé - in sella a una bianca Triumph Bonneville T120 650 del 1959.

 

 

Anni dopo, per girare le scene della Battaglia dei Sette Potter ne I Doni della Morte - Parte 1, si rese di nuovo necessaria una moto da far guidare a Hagrid: questa volta però dotata di sidecar, visto che con Hagrid avrebbe viaggiato anche (un) Harry.

 

Non essendo più disponibile la Triumph Bonneville se ne scelse una quanto più somigliante possibile e la decisione ricadde su una Royal Enfield Bullet 500 Classic C5 color carta da zucchero, dotata di un sidecar Watsonian... e di un efficientissimo dispositivo booster anti-Mangiamorte!

 

In realtà la scelta fu una, ma le moto che si dovettero procurare per le riprese furono ben sette: un paio erano destinate agli stuntmen e avevano un motore più potente, una venne modificata aggiungendo cinghie e sedili in fibra di vetro cosicché questi componenti riuscissero a sostenere il peso di uno stuntman vestito con il costume di Hagrid.

 

Un’altra moto ancora venne utilizzata nella scena in cui Hagrid e Harry atterrano in quella sorta di acquitrino adiacente a Tana Weasley, durante la quale la moto venne fatta procedere lungo dei binari immersi nell’acqua.

 

Il resto delle motociclette venne sfruttato per altre scene, come ad esempio quella dell’inseguimento nella galleria (il Queensway Tunnel di Liverpool) dove Hagrid si produce in un 360° flip, come se avesse uno skate sotto ai piedi!

 

Posizione 1

Scope a due posti

 

Nell’ottavo e ultimo capitolo cinematografico della saga di Harry Potter, I Doni della Morte - Parte 2, assistiamo a una spettacolare scena ambientata nella Stanza delle Necessità.

 

I tre amici protagonisti Harry, Ron e Hermione sono intenti a cercare un Horcrux quando, improvvisamente, vengono interrotti da Draco Malfoy (Tom Felton), Goyle (Josh Herdman) e Blaise (Louis Cordice): le cose non procedono in maniera esattamente pacifica tra i due gruppi rivali e tutto degenera quando Goyle lancia la maledizione dell’Ardemonio.

 

L’Ardemonio è una maledizione difficilissima da controllare, generatrice di un fuoco che assume le sembianze di diversi animali (serpenti, draghi, felini) e capace di distruggere ogni cosa ostacoli il suo incedere.

 

Mentre i tre Grifondoro tentano di scappare dalle fiamme, Ron cade su un mucchio di scope ed è qui che le vediamo per la prima volta: le speciali scope a due posti!

La scopa che Ron lancia a Harry ha un manico piuttosto ricurvo con staffe triangolari decorate, quella che alla fine verrà guidata da Hermione somiglia a una Firebolt e anch’essa ha un paio di staffe.

Il mezzo volante che Ron tiene per sé - ideato dalla disegnatrice Julia Dehoff - ha un manico dritto con in punta un inconsueto cappuccio metallico a cui è appeso un anello (nessun'altra scopa in tutta la saga è decorata con un elemento del genere) e, nella zona delle setole, presenta una sorta di parafango.

 

In origine quest'ultimo elemento doveva essere in stoffa, successivamente si pensò di renderlo più massiccio così che fosse realistica la sua funzione di supporto per l’imbottitura a U, realizzata con lo stile delle selle americane ottocentesche.

 

Hermione, inoltre, non si vede mai volare su una scopa in tutta la saga se non in questa scena e, in effetti, ne Il prigioniero di Azkaban il suo urlo “Non mi piace volare!” quando con Harry è in groppa a Fierobecco è piuttosto indicativo.

Nella scena dell’Ardemonio, però, dimostra di sapersela cavare piuttosto bene anche sulla scopa e fa da guida per Harry e Ron che, insieme ai loro passeggeri Draco e Blaise, la seguono in volo per scappare dalla Stanza delle Necessità.

 

Per la prima volta si trovarono dunque a recitare due attori insieme su un’unica scopa.

Le scene in questione, inoltre, non erano neanche poi così tranquille: le acrobazie erano diverse, bisognava quindi che il “braccio di salvataggio” (nome con cui il dipartimento degli effetti speciali si riferiva a una scopa a due posti) fosse resistente e sicuro.

 

"L'attore sulla scopa doveva afferrare le braccia di quello sulla montagna di tavoli e sedie e farlo passare sul retro della scopa, stile cowboy.

Non fu affatto facile, ma credo che alle fine la scena sia venuta benissimo."

 

Dalle parole di John Richardson, addetto agli effetti speciali, traspare tutta la soddisfazione di essere risuciti a realizzare una tecnologia che permettesse di girare delle scene difficili ma esattamente come le avevano pensate. 

 

Per la parte finale della fuga dalla Stanza delle Necessità invasa dall'Ardemonio ci si affidò al lavoro di due stuntmen che, in sella al braccio di salvataggio, fecero le veci di Harry e Draco.

Il braccio venne collegato a un binario che accelerava velocemente fino a un punto definito in cui si sarebbe fermato bruscamente: quello era il punto in cui gli stuntmen si sarebbero dovuti lanciare. 

"La sfida era che si trattava di un'acrobazia in tempo reale con un impatto reale a terra."

 

Ma a giudicare dal risultato anche il regista della seconda unità Stephen Woolfenden non può che ritenersi soddisfatto!

 



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