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Oscar 2017: The Epic Fail

La vittoria di Moonlight, con il colpo di scena più incredibile della storia della cerimonia

Nella storia degli Oscar ci sono stati tanti momenti memorabili, per certi aspetti unici nella loro singolarità. 

 

Abbiamo assistito a un vincitore, il nostro Roberto Benignisalire sulla sedia e arrivare sul palco camminando sulla testa degli spettatori (tra i quali un divertito Steven Spielberg, che gli tiene la mano per non farlo cadere). 

 

Si è vista una donna nativa americana (rivelatasi poi un'attrice) ritirare il premio al Miglior Attore per Il Padrino al posto di Marlon Brando e tenere in sue veci un discorso di protesta a difesa delle minoranze etniche.

 

Abbiamo assistito a Jack Palance che alla bellezza di 73 anni si mette a fare i piegamenti sul palco, subito dopo aver vinto la statuetta come Miglior Attore Non Protagonista per il film Scappo dalla città - La vita, l'amore e le vacche. 

 

 

 

 

E ancora, un uomo che corre nudo alle spalle del presentatore David Niven durante l'edizione 1973.

 

O come non citare anche il bacio tra Adrien Brody e Halle Berry, nel 2004?

E così via, molti altri ancora (alcuni di questi li avete già visti negli articoli precedenti della suddetta rubrica). 

 

Quello che è successo nel 2017, però, non conosce paragoni; non solamente all'interno della lunghissima tradizione degli Academy Awards (89 edizioni in totale, dal 1929) ma, allargando un attimo la prospettiva, anche nella storia dell'entertainment americano tout court.

 

È mezzanotte passata a Los Angeles.

Siamo al capolinea della cerimonia, manca solo l'annuncio della categoria più importante, quella di Miglior Film, che come da tradizione viene annunciata per ultima.

 

A decretare il titolo trionfatore ci sono i Bonnie e Clyde della New Hollywood, Warren Beatty e Faye Dunaway, riunitisi sul palco proprio in occasione del 50esimo anniversario del capolavoro firmato Arthur Penn.

 

La La Land è il titolo favorito, lo era già prima della serata, avendo portato a casa, fino a quel momento, tutti i premi possibili (dal Golden Globe al BAFTA).

Beatty apre la busta, legge il nome, temporeggia qualche secondo, rivolge un'occhiata interrogativa alla collega; Faye, sottovalutando l'atteggiamento di Beatty (o semplicemente non capendolo a pieno) e pensando si trattasse evidentemente solo di un gioco o comunque di un modo come un altro per tenere il pubblico volutamente sulle spine, si mette a ridere e ci pensa dunque lei ad annunciare il nome che vede scritto (o così pare) sul foglio bianco contenuto nella busta: La La Land

 

Produttori e cast si abbracciano e salgono sul palco; è il momento dei ringraziamenti finali, la serata è conclusa e tutte le star hanno già un piede fuori dal teatro, pronte per andare a festeggiare al consueto Vanity Fair Party.

 

 


 

Ma qualcosa va storto.

Si vedono vari tecnici arrivare scuri in volto (dopo ben un minuto e cinquanta secondi, televisivamente un'eternità), avvicinarsi all'intera crew e interrompere la festa.

 

Si scopre che è stata letta la busta sbagliata. Il vero vincitore è Moonlight.

 

Il cambio di guardia che avviene nei secondi successivi è surreale: l'intero equipaggio di La La Land abbandona il palco e viene sostituito da quello del film di Barry Jenkins.

Tutto il pubblico è paralizzato; uno smacco senza precedenti.

 

"We made history tonight",

dichiarerà un'attonita Emma Stone in sala stampa, alla fine della cerimonia.

 

Quella frase, detta tra il serio e il faceto, va presa esattamente alla lettera; l'episodio che si è consumato al Dolby Theatre il 26 febbraio 2017 sarà ricordato per sempre.

Non importa quanti anni dovranno passare, che siano uno, dieci o cinquanta; quei sette, interminabili minuti finali, di fatto, sono già entrati nella storia.

 

Non ha nemmeno senso scervellarsi e spremere le meningi per cercare di capire se si sia trattato di un errore umano o di qualcosa di preparato.

 

 



La PricewaterhouseCoopers, società di consulenza che da diversi anni è preposta alla conta dei voti e alla messa su carta dei vincitori, si scuserà pubblicamente il giorno dopo, e quello dopo ancora, dichiarando le proprie responsabilità per aver fatto finire la busta sbagliata (quella per la Migliore Attrice Protagonista al posto di quella per il Miglior Film) nelle mani di due confusi, ma incolpevoli presentatori.

 

Ma di fronte a una cosa così grande, così inaspettata, così kafkiana, le spiegazioni (per quanto necessarie) non sono mai interessanti.

È troppo tardi, lo era già un minuto dopo la fine dello spettacolo; la frittata era bella che fatta e la macchina dei media si era già messa in moto.

 

Le 14 nomination di La La Land, il record del giovane Damien Chazelle, il record di Viola Davis, le meritate vittorie della Stone e di Casey Affleck, la tripla statuetta a Moonlight, la mancata nomination di Amy Adams per Arrival, una dolce sedicenne che canta "How Far I'll Go", l'ingresso nel teatro dei turisti, le battute contro Trump, la scomparsa di Bill Paxton: tutto dimenticato.

 

Da oggi in poi, le cose che ci ricorderemo ripensando all'89esima edizione degli Oscar saranno il faccione imbarazzato di Warren Beatty, il labiale "Oh My God" di Emma Stone catturato dalle telecamere, la risata soffocata di Ryan Gosling e il produttore di La La Land Jordan Horowitz che, dal palco, con ancora la statuetta dorata tra le mani si rivolge ai colleghi di Moonlight dicendo:

"Non è uno scherzo, avete vinto voi, venite qui"

 

 



All'edizione 2009 dei Grammy Awards, Kanye West era improvvisamente salito sul palco durante il discorso di ringraziamento di Taylor Swift, aveva tolto il microfono dalle mani della cantante e aveva urlato pubblicamente che il premio in questione (Miglior Video Femminile) sarebbe dovuto andare a Beyoncé.

 

Certo, attimi di imbarazzo e agitazione, ma tutto era stato messo sotto il tappeto in poche settimane; alla fine si era trattato sì di un evento non previsto, ma comunque non così eclatante come poteva sembrare in diretta.

Detto in altri termini, stiamo parlando di due gravità completamente diverse, come il furto di un televisore e una rapina in banca a mano armata.

 

Un personaggio particolare come Kanye West, tra l'altro, aveva fatto anche di peggio in passato.

Inoltre, in quell'occasione, una sportiva Beyoncé, salita a ritirare un premio successivo, aveva chiamato a sé la mortificata Swift, per permetterle di concludere il suo discorso bruscamente interrotto pochi istanti prima.

 

Insomma, una toppa era stata messa già la sera stessa, in qualche modo.

 

 



Per potersi avvicinare al medesimo grado di incredulità provata in sala, qualcuno ha ritirato fuori l'analogo episodio che vide protagonista il presentatore Steve Harvey al momento dell'incoronazione di Miss Universo nel 2016 (Harvey che era stato anche citato dallo stesso Jimmy Kimmel, subito dopo la mega gaffe).

 

Ma anche in tal caso l'esempio non è pienamente calzante: non è lo stesso campo da gioco e nemmeno lo stesso campionato.

 

Con tutto il rispetto per una gara di bellezza, gli Oscar sono un evento a parte.

Hanno sempre avuto un certo grado di sacralità, come se fossero una sorta di astrazione; uno show nel quale tutto è preparato nei minimi dettagli con mesi e mesi di anticipo, guardato da milioni di persone in tutto il mondo e aspettato ogni anno da cinefili di ogni età e nazione.

 

Non sono dei festival, come quelli di Venezia, Cannes o Berlino; non sono nemmeno i Golden Globe o i SAG Awards, giusto per restare in territorio a stelle e a strisce.

 

Che gli Oscar piacciano o non piacciano, e che la loro effettiva rilevanza sia sempre stata gonfiata o meno, è una cosa di poca, pochissima importanza, perché quello che conta davvero (per gli organizzatori, in primis) è il modo con cui un certo messaggio viene trasmesso e recepito, e in questo gli USA sono i maestri per antonomasia: l'istituzionalizzazione dell'evento, la sua mediaticità e la sua spettacolarizzazione.

 

Che si tratti di cinema, del Superbowl o dell'elezione del Presidente, poco importa; tutto deve essere bellissimo, tutto deve essere perfetto, tutto deve essere "secondo programma".

 

Quello che è successo è al di fuori di ogni tipo di logica di spettacolo.

Forse per qualcuno di noi (europei ed estranei a certi meccanismi) questo errore potrà essere preso alla leggera, un modo come un altro per farsi due risate e offrire pretesti per la creazione di fantastici meme (alcuni sono davvero spassosi, bisogna dirlo), ma in territorio hollywoodiano questo fatto equivale a un suicidio di massa; un trauma difficilmente elaborabile, almeno non nel breve termine. 

 

 



Questo errore ha fatto cadere per sempre la maschera della sacralità, ad una cerimonia che è sempre stato considerata, a buon diritto, tra le più importanti al mondo, anche al di fuori dei confini cinematografici.

 

È un'esagerazione, direte voi?

Può darsi; in ogni caso, potreste sempre andare a chiedere un parere alla presidente dell'Academy (oggi ex), Cheryl Boone Isaacs, talmente sotto shock da non aver nemmeno predisposto, il lunedì mattina seguente, l'aggiornamento del sito ufficiale con tutti i nomi dei vincitori.

 

Per tutte queste ragioni, dunque, mi sono permesso di inserire così presto l'episodio incriminato in questa mia rubrica: una nuova pagina della storia degli Oscar era stata scritta e, probabilmente, si tratta della più incredibile di tutte.

 

"Warren, WHAT DID YOU DO?!?".

 

Qui trovate la mia recensione di La La Land.

 

Qui di seguito potete trovare invece il video originale dell'episodio.

Le espressioni delle persone sul palco e le reazioni del pubblico sono assolutamente deliziose.

 

 

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2 commenti

Yuri Palamini

5 anni fa

Già, si sarebbero potuti proprio risparmiare l'apertura della busta, il vincitore era ed è quello!

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Sasuke

5 anni fa

esatto..... il problema è che tutti sapevano che il miglior film era LA LA LAND per quello si sono sbagliati 🙈

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