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Le Armonie di Werckmeister: il martirio della balena e la brevità della memoria

L'eclissi di sole è alle porte. È un'eclissi astronomica, ma è anche politica, sociale... umana.

 

È proprio parlando dell'eclissi che inizia Le Armonie di Werckmeister, film del 2000 diretto da Béla Tarr e tratto dal romanzo Melancolia della resistenza, scritto da László Krasznahorkai, fedele sceneggiatore del regista ungherese.

Continua anche il sodalizio con la montatrice Agnes Hranitzki e il compositore Mihály Víg.

 

Jànos Valuska (Lars Rudolph), il ragazzo che distribuisce i giornali, tenta di spiegare agli ubriaconi in una locanda - tipiche figure segnate e decadenti del cinema tarriano - che nei riguardi dell'eclissi bisogna provare meraviglia e non paura.

 

Il buio non seguirà per sempre e il cielo non cadrà.

 

 

 

La stessa notte giunge in questo piccolo paesino in cui fa sempre freddo un misterioso circo con due inquietanti attrazioni: un nano mefistofelico chiamato Principe e una balena imbalsamata e sfigurata.

 

Se da un lato i paesani sono irritati dalla presenza del circo in un momento tanto difficile e inquietati - ma morbosamente attratti - dalla natura delle suddette attrazioni, dall'altro Jànos è sinceramente incuriosito nei riguardi della balena.

È l'unico ad intrufolarsi nel container in cui questa si trova: i suoi occhi grandi si caricano di pietà nei riguardi della bestia e di meraviglia di fronte alle potenzialità del creato.

 

Seppur imbalsamata anche la balena sembra guardare Jànos carica della stessa pietà, è come se l'animale conosca il destino del ragazzo e del mondo intero.

Come se l'ultimo sentimento impresso nei suoi occhi vitrei sia delusione e rassegnazione nei confronti del destino che spetta all'umanità. 

 

 



La balena nei paesi nord europei è sempre stata centrale nell'economia.

In un clima ostile, dove gli ortaggi sembrano non trovare posto e gli allevamenti costano più di quel che rendono, la caccia alla balena è sempre stata una colonna portante nel sostentamento delle popolazioni scandinave. Oltre al cibo venivano utilizzati anche grasso e pelle.

Proprio per questa ragione la caccia alla balena ha assunto nel corso dei secoli un valore rituale.

 

Oggi la sensibilità delle persone è notevolmente aumentata: basti pensare alle polemiche scaturite intorno al Grindadráp, il massacro di cetacei presso le Isole Fær Øer in Danimarca.

L'obiettivo della mattanza ormai è più propiziatorio che economico. La balena è infatti diventata più un piatto tradizionale che necessario, ma rappresenta una sorta di rito di iniziazione: molti ragazzini partecipano per l'affermazione della propria maturità e forza.   

 

Se vogliamo vederla in senso generale sicuramente non possiamo non parlare del desiderio di dominazione dell'uomo sulla natura, ma non è sicuramente questo il punto focale del film di Tarr; il regista ungherese infatti ci parla di come l'essere umano inganna e martoria il più debole e di come la violenza fine a se stessa sia l'exploit della frustrazione.

 

La balena è un gigante innocuo e particolarmente longevo, appartiene agli abissi.

È stata considerata guida protettrice grazie ai suoi versi che fungevano da aiuto a trovare la via in mare e simbolo della carità, in quanto il suo sacrificio era indispensabile alla sopravvivenza delle tribù celtiche.

 

 

Il grande cetaceo nel film di Tarr diventa trofeo imbalsamato di chissà quale conquista; qualunque questa sia non può che apparire insensata di fronte all'apocalisse.

 

 



I cittadini di quel paese senza nome, aizzati dal Principe, rivoltano un ospedale, senza pietà nei riguardi di anziani e malati.

Un vecchio, malato e nudo, guarda dritto verso di noi. La presenza sulla Terra della bestia è antichissima e inoltre delle recenti scoperte hanno confermato che i più antichi antenati dei cetacei sono terrestri.

 

La balena rappresenta la memoria della Terra come l'anziano la memoria della Storia.

Ricordare è importante per non ripetere gli stessi errori. Eppure la memoria dell'essere umano sembra essere molto più fragile della tela di un ragno.   

 

Le Armonie di Werckmeister parla dell'Ungheria tradita sia dal comunismo e dall'Occidente, delle masse ignoranti e plasmabili, del fantasma dell'Olocausto, del terreno fertile su cui le dittature piantano i loro semi, ma anche delle gang che seminano il terrore tra le nostre strade, persino dei cyberbulli che in una massa anonima di dati riescono a rovinare la vita di una persona per sempre e soprattutto dell'indifferenza verso le morti degli emigranti durante i loro lunghi esodi.

 

Parla dell'Ungheria, ma anche del resto dell'Europa e del mondo intero. 

 

Il male nasce dove c'è mancanza di spirito critico, la capacità di immedesimazione, la totale assenza di empatia.

Nel mondo in cui tutti vogliono salvare le proprie chiappe dall'eclissi, la sensibilità di Jànos è l'ultimo barlume di umanità.

In un mondo in cui il male è normale e il bene è malvisto, Jànos è il folle.

 

Folle come Nietzsche che impazzisce di fronte alla vista di un cavallo maltrattato, incipit de Il cavallo di Torino, l'ultima opera del regista ungherese. 

 

 



Un altro riferimento interessante alle balene è nella Bibbia, nel Libro di Giona che descrive la predicazione del profeta Giona a Ninive.

In un primo momento il protagonista decide di ribellarsi a Dio e viene inghiottito da un grande pesce, presumibilmente una balena o comunque uno dei mostri degli abissi della tradizione biblica.

Rimarrà nel ventre dell'animale per tre giorni e per tre notti, lunghe ore in cui approfitta per riflettere e pregare.

 

Il ventre del grande pesce rappresenta un luogo sicuro, una sorta di nido al di fuori dello spazio e del tempo in cui Giona può fuggire dalla realtà, prendersi del tempo necessario per acquisire coraggio oppure precipitare nell'oblio delle sue paure.

Di cosa ha paura Giona?

Della gigantesca capitale come non ne aveva mai viste, ma anche degli assiri: non tanto banalmente per la paura del rigetto ma perché, al contrario, considerava i pagani indegni di avere il favore di Dio.

 

Ancora una volta la parabola è di un uomo annebbiato dalla paura del diverso. 

 

Ispirato al Libro di Giona è sicuramente il capitolo in cui Pinocchio viene inghiottito da un grosso animale marino.

Sia se si voglia vedere la fiaba di Carlo Collodi come un'allegoria massonica sia se la si voglia vedere come un'opera di formazione e sulla crescita, il tempo passato all'interno della bestia marina è necessario per assumere consapevolezza di sé.

 

Quando la balena è martoriata, abbandonata nel centro di una piazza, ridicolizzata in un circo, non c'è luogo di riflessione.

Sopprimere la balena è come annullare i momenti dedicati al ragionamento: è possibile solo agire.

 

Il popolo di Tarr è un'unica marionetta informe senza il tempo e la conoscenza per acquisire coscienza di sé.   

 

 

 


Carità, empatia... memoria.

Un nuovo orrore minaccia il mondo e l'umanità.

 

Jànos è il nostro eroe-non-supereroe: è destinato a venire schiacciato da una nuova eclissi.

Si trincera nel muro dei suoi sogni.

 

Per Tarr il mondo ha bisogno degli empatici ma allo stesso tempo brutalmente li rigetta. 

Il cordone di solidarietà è per l'umanità l'unica possibile armonia di Werckmeister.

 

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11 commenti

Gabriele Perego

7 mesi fa

Ho appena terminato la visione di questo film. Sono senza parole. Il finale è di una bellezza straziante l'ho preferito di pochissimo al Cavallo di Torino ma ancora di Tarr devo recuperare quasi tutto

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SViulenz

8 mesi fa

Analisi molto interessante, di Tarr devo recuperare ancora praticamente tutto. Ho visto solo Damnation e mi ha molto affascinato.

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Lorenza Guerra

8 mesi fa

SViulenz
Allora questo non potrà che piacerti! :D

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Sebastiano Miotti

8 mesi fa

Grazie Lore!
Ho anche pensato al mio amato Moby Dick

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Lorenza Guerra

8 mesi fa

Sebastiano Miotti
Mea culpa, non l'ho mai letto, anche se l'ho pensato facendo le mie ricerche non l'ho voluto mettere per questo!

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Federico Rossato

8 mesi fa

Cosa c'è di più umano di un film di Tarr? E cosa c'è di più umano, troppo umano, di Tarr stesso? L'empatico è il coraggioso idiota di cui il mondo ha bisogno ma, forse, non quello che si merita.

Comunque meraviglioso articolo e rinnovo il commento che feci sotto "Suspiria": chapeau!

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Lorenza Guerra

8 mesi fa

Federico Rossato
Esattamente, "l'empatico è il coraggioso idiota di cui il mondo ha bisogno ma, forse, non quello che si merita" rappresenta sia il personaggio di Janòs sia il mio modo di vedere il mondo. 
Sarò stata troppo influenzata da L'idiota di Dostoevskij che ho letto da adolescente ma questo è il tipo di cinema che preferisco, un cinema che sia anch'esso in qualche modo empatico.

Grazie mille, come sempre :3

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Federico Rossato

8 mesi fa

Lorenza Guerra
Ti consiglierei, caso non lo conoscessi o non l'avessi letto, "Elogio dell'idiozia" di Riccardo Dal Ferro sulla questione "idiota". Finiti i consigli di lettura, sono d'accordo con l'idea di un cinema votato all'empatia. Sarà per la mia formazione teatrale, o così spaccio la mia passione per il rendermi ridicolo davanti ad una platea, ma sono profondamente convinto che l'unica cosa autentica di ciò che si possa vedere sia l'emozione. Daniel Day Lewis, per citare un mostro, non è bravo poiché morfologicamente un camaleonte, bensì perché riesce a creare una risonanza nello spettatore rendendolo partecipe di un sentimento. Noi siamo come monadi che iniziano a risuonare nel momento in cui percepiamo qualcosa di simile davanti a noi: empatizzo ergo sum.

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Angela

8 mesi fa

Bella, mi è piaciuta questa recensione, un film da vedere che devo assolutamente recuperare, grezie 😍

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Lorenza Guerra

8 mesi fa

Angela
Grazie :3 può piacere o non piacere, ma Tarr è un autore da conoscere almeno un pochino! E secondo me questo film può essere un ottimo inizio

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