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Sto pensando di finirla qui - Recensione: Kaufman meandri nei della con Charlie memoria

Guardate immediatamente Sto pensando di finirla qui: è il nuovo film di Charlie Kaufman, già sceneggiatore di Essere John Malkovich, Se mi lasci ti cancello, Il ladro di orchidee e autore e regista di Synecdoche, New York e Anomalisa; se il mio invito alla visione vi sembra perentorio è perché vuole esserlo, dato che personalmente credo di avere appena visto un film meraviglioso che gioca con l'oggetto Cinema per restituirci qualcosa che solo il Cinema può raggiungere. 

 

 

La memoria, i ricordi, l'identità, le possibilità: da sempre questi temi hanno fatto parte del Cinema di Charlie Kaufman, che questa volta trova nel romanzo Sto pensando di finirla qui di Iain Reid un'ottima base per proseguire il suo discorso. 

 

La storia è apparentemente semplice: una giovane coppia che si frequenta da appena un mese e mezzo si mette in viaggio in macchina durante una nevicata per andare a trovare i genitori di lui, che non sa però che la ragazza sta riflettendo sul fatto che sarebbe meglio concludere la loro relazione. 

 

Le cose però si mostrano subito diverse. 

 

 

 

Il viaggio in macchina dura più del normale ed è pieno di discorsi e di momenti quasi carveriani tra i due protagonisti. 

 

Da spettatori sentiamo i pensieri di lei, e l'atmosfera generale ci comunica qualcosa di sbagliato, di deviato, come se ciò a cui stiamo assistendo fosse in realtà una metafora o un'allegoria. 

 

Una volta giunti nella casa dei genitori di lui gli eventi iniziano a mescolarsi: passato e presente non seguono più la linea temporale corretta, i nomi si confondono così come gli aneddoti che continuano a cambiare, le foto non rappresentano ciò che dovrebbero e il tutto assume un aspetto sempre più thriller, se non a tratti quasi horror. 

 

Sto pensando di finirla qui si inserisce perfettamente nella poetica di Kaufman, costringendoci a non perdere mai l'attenzione nella speranza di trovare a un certo punto un filo logico che ci possa aiutare a sbrogliare il costante accumulo di elementi 'strani', anche se alla fine il filo non ci verrà mai presentato. 

 

E certamente non aiuta a capire molto di più l'ironico e breve film nel film che compare a un certo punto, "diretto da Robert Zemeckis". 

 

 

[La strana cena di Sto pensando di finirla qui: i quattro interpreti sono clamorosi]

 

 

Sogno e incubo si sovrappongono, la fotografia di Lukasz Zal - due volte candidato agli Oscar per Ida e Cold War - costringe in un nostalgico 4:3 cose e personaggi, trasformando Sto pensando di finirla qui quasi in un kammerspiel, che nel finale diventa addirittura un omaggio all'espressionismo tedesco. 

 

I protagonisti vengono spesso incastrati tra le linee e gli oggetti dell'appartamento, gli stipiti, i corrimano, le porte e gli impalli contribuiscono a creare un clima di oppressione visiva, che accompagna quella psicologica che continua a crescere durante il corso del racconto. 

 

Anche gli esterni, per modo di dire dato che metà del film si svolge nell'abitacolo di un'automobile, vengono continuamente sporcati con un'immagine tutt'altro che neutra, infastidita dalla caduta della neve e dalla sporcizia del parabrezza e dei finestrini, con in aggiunta il reparto audio che sfrutta il rumore dei tergicristalli o quello di un cane - che si scuote via di dosso l'acqua - per sovrapporre strati alla colonna sonora. 

 

Ho trovato le interpretazioni degli attori di Sto pensando di finirla qui strepitose: a partire dagli eccezionali Jessie Buckley - nei panni della ragazza di cui non abbiamo certezza del nome - e Jesse Plemons - nei panni di Jake - che lavorano su una sceneggiatura complicatissima che non dà mai punti di riferimento e che impedisce un qualsivoglia sviluppo dei personaggi. 

 

 

 Sto pensando di finirla qui 

 

I reiterati sbalzi umorali di Jake e i continui salti temporali, le incongruenze nei raccordi di montaggio e di edizione con i protagonisti che cambiano abiti, età e a un tratto anche connotati sono un'autentica gioia per chiunque abbia voglia di affrontare un racconto che ha tantissimo da dire oltre a ciò che viene mostrato.

 

Un 'bravo' va anche agli interpreti dei genitori di Jake, con un David Thewlis impegnato in un ruolo breve ma soprattutto una Toni Collette scintillante, che riesce a inquietare con un sorriso e a commuovere con uno sguardo. 

 

Sto pensando di finirla qui è un film che sfiora l'esasperazione, ma che avviluppa i nostri sensi costringendoci a continuare a guardare, per provare a capire, a trovare una chiave di lettura, a scardinare un puzzle suggestivo che mette al centro le emozioni e le relazioni.

 

I momenti in cui possiamo riconoscerci non sono pochi: chi di noi non ha mai provato quella sgradevole sensazione che accompagna la consapevolezza di aver concluso una relazione, ma di non sapere quando e come iniziare il discorso con il partner? 

 

Chi non si è trovato di fronte a delle scelte, per poi sorprendersi tempo dopo a ripensare a quei momenti e a riflettere sul fatto che forse sarebbe stato meglio compiere la scelta alternativa? 

 

 

Sto pensando di finirla qui 

Nel film c'è anche spazio per diversi riferimenti a un'alternative pop culture, con addirittura un'attenta e approfondita recensione di Una moglie, film del 1974 di John Cassavetes, e varie digressioni su una canzone degli anni '30, i saggi di David Foster Wallace e quelli di Guy Debord

 

Gli scambi tra i due protagonisti in merito a questi riferimenti culturali mostrano una netta differenza tra il viaggio di andata e quello di ritorno da casa dei genitori, e la cosa aiuta chi volesse trovare un'interpretazione del film. 

 

Personalmente ho trovato una chiave, ma credo che Sto pensando di finirla qui non abbia 'una soluzione' che sia corretta e giusta per tutti. 

 

Il film è totalmente in mano allo spettatore, che ci troverà dentro quello che la sua esperienza di vita e le sue scelte passate gli suggeriranno. 

 

Senza dubbio però sono convinto di aver visto un film meraviglioso, che sposta un po' più in là i limiti di quello che si può raccontare al Cinema e che dimostra che la Settima Arte, se data in mano a chi è in grado di manipolarla a dovere, può regalarci meraviglie visive e sensoriali. 

 

Charlie Kaufman ha a mio avviso nuovamente fatto centro, riuscendo a mettere in scena un racconto originale fatto di vero Cinema, recitato da interpreti eccezionali e che non si conclude affatto con i titoli di coda, ma che continua a comunicare dentro di noi. 

 

Spoiler da qui in poi

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 Sto pensando di finirla qui 

 

Sto pensando di finirla qui 

Spoiler da qui in poi 

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A mio avviso Sto pensando di finirla qui è un titolo rivelatorio. 

 

Non tanto per le intenzioni della protagonista, ma per quelle dell'inserviente della scuola: credo che tutto il film sia semplicemente il suo pensiero, la ricostruzione frammentaria e frammentata nella mente di un uomo solo e anziano, che sta riflettendo se togliersi la vita o no. 

 

Lucy - o Cindy, Louisa, Lucia - risponde al telefono per due volte durante la visita ai genitori di Jake e sente la voce di un uomo maturo che le dice che ormai c'è solo una domanda a cui bisogna rispondere. 

Penso che la domanda sia qualcosa simile a "Perché?". 

 

Perché continuare a vivere una vita solitaria, in preda al rimorso e al rimpianto per ciò che non c'è stato e non ci sarà mai? 

 

Jake e Lucy sono la stessa persona, sono solamente due rappresentazioni del pensiero del bidello, che forse è proprio lo stesso Jake ormai anziano. 

Quella famosa sera di "quarant'anni fa" lui non chiese mai il numero di telefono a quella ragazza, non si conobbero e non nacque nulla. 

 

Sto pensando di finirla qui è quindi secondo me la rappresentazione di quello che gli sarebbe piaciuto accadesse. 

Lei stessa, nell'incontro con lui nei corridoi della scuola, rivela quale sia la verità: non si ricorda di Jake e aggiunge anche che non vede perché dovrebbe, essendo stato una delle centinaia di non-relazioni avute nella vita. 

 

Ecco allora che si spiega come mai i genitori di Jake sembra che viaggino nel tempo e passino da giovani, a maturi, ad anziani, fino addirittura alla morte della mamma. 

Si spiegano gli abiti del bidello nella lavatrice a casa dei genitori, si spiega quella fotografia che raffigura prima Lucy e poi Jake. 

 

Diventano anche chiari i ruoli delle ragazze della gelateria, evidenti problemi di un giovane Jake e della sua difficoltà nell'interagire con le ragazze, e dello sfogo sul braccio della ragazza che serve loro i gelati, sfogo presente infatti anche sulla mano di Jake. 

Sto pensando di finirla qui 

 

Sto pensando di finirla qui 

 

Jake l'inserviente ripensa a cosa gli sarebbe piaciuto, mescolando parti di vita vissuta e parti di esistenza inventata.

 

Quando arriva alla fine del suo viaggio interiore inizia un balletto, che in poche battute mette in scena un idillio: l'incontro, l'innamoramento, il matrimonio. 

 

Ma ecco che un Jake inserviente irrompe nella scena e uccide il Jake idealizzato, esattamente come metaforicamente Jake uccise se stesso tanti anni fa, non riuscendo a comunicare con quella ragazza e costringendosi a un'esistenza solitaria, nella quale come dice sua mamma "non ha mai avuto amici". 

 

Quale che sia l'interpretazione "corretta", questa che ho scritto è quella a cui ho pensato io. 

Ma come ho scritto in precedenza sono convinto che non sia necessariamente l'unica interpretazione. 

 

Sto pensando di finirla qui è un film che parla di memoria e di coscienza e che lavora con la nostra memoria, con la nostra coscienza. 

 

È un film che cambia a seconda di chi lo guarda, come fanno i ricordi con il passare del tempo. 

Come cambiamo noi crescendo e riflettendo su ciò che è stata la nostra esistenza: guardandoci indietro, forse abbiamo tutti un momento che ha cambiato le cose. 

 

Ma sicuramente ognuno di noi a volte si trova a fantasticare su come sarebbe stata la sua vita se avesse compiuto un gesto che nella realtà non ha compiuto mai: Sto pensando di finirla qui ci mostra cosa sarebbe stata la vita di Jake. 

E personalmente mi è piaciuta davvero tanto. 

Chi lo ha scritto

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11 commenti

Gioza

1 mese fa

Visto ieri, e dopo averlo fatto sedimentare come suggerito da Paolo nel podcast mi sento di condividere il tuo punto di vista. Alcune parti non le avevo colte, altre non mi tornano del tutto, però ho la certezza che è un film da consigliare. È stato in grado sia di farmi immedesimare sia di farmi completamente uscire dalla storia durante le sequenze più stranianti.
Ho solo un dubbio per chi è più esperto di me: nel finale soprattutto, ma penso anche prima, vengono fatti molti riferimenti a musical, in particolare Oklahoma! Secondo voi la visione di questo musical può aiutare/è necessaria ai fini di una maggiore comprensione?

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Alex Lenoci

1 mese fa

Appena finito di vedere, un film davvero complesso da interpretare e che passa dal thriller all'horror da una scena all'altra. Mi ha colpito davvero l'intreccio e.
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Spoiler
Si nota già nelle prime scene che qualcosa non va e soprattutto capiamo che ci si trova in una sorta di pensiero stagnante in cui Jake continua a immaginarsi questa sua fantasia (il cassonetto con decine di bicchieri di gelato) in cui i due protagonisti si fondono in alcuni punti(nei quadri, nelle foto e nel percepire i pensieri). Davvero un prodotto che merita di essere visto

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ThePoleMan

1 mese fa

Ho visto il film stanotte dopo aver letto la tua recensione (fermandomi naturalmente allo spoiler) e poi ho sentito il podcast dove ne parlavi. Tra le varie cose che hai scritto una mi trova totalmente d’accordo; il voler andare fino in fondo e cercare di mettere in ordine i pezzi del puzzle. Mi è piaciuto molto proprio perché, come dici tu, le interpretazioni del film possono essere diverse in base a quello che lo spettatore vede o pensa. Ho letteralmente amato la storia e i momenti “letterali”. La cosa più bella per me è lei che recita “Dogbone”

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Samuele Murò

1 mese fa

D’accordo con la tua chiave di lettura
SPOILER
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Ho pensato anch’io che fosse tutta una riflessione nella mente del bidello che secondo me è palesemente Jake; mi è piaciuto molto il fatto che vengano approfonditi e trattati diversi argomenti, tipo poesia, fisica, musica...

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Questo me lo guardo assolutamente

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Edoardo

1 mese fa

SPOILER
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Mi trovo d'accordo con la tua interpretazione ma trovo sia un po' troppo confuso per essere soltanto una proiezione mentale, una riflessione di un uomo anziano e solo e depresso. Penso possa avere più senso, anche rispetto a quanto viene detto e avviene alla fattoria, se si aggiunge una probabile malattia degenerativa (probabile i corpi di Lewis) a uno stadio quasi avanzato da cui è affetto il "protagonista". Da qui la confusione nei ricordi e forse anche il punto di partenza sulla riflessione riguardo "il porre fine alle cose"

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Angelo Santoro

1 mese fa

Interpretazione molto interessante. Di Kaufman ho visto i tre must... Se mi lasci ti cancello, Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee... per quanto visionari e destrutturati li ho trovati più lineari di quest'ultimo... e proprio per questo motivo mi è piaciuto anche di più... mi è piaciuto nelle sequenze più lunghe e immobili quando i protagonisti viaggiano in auto in mezzo alla bufera... mi è piaciuto nelle citazioni presenti nei dialoghi e mi è piaciuto per i riferimenti e tributi a vari generi cinematografici e a registi come Lynch (nell'incasinare continuamente i punti di riferimento) o Kubrick (per l'inquietudine e la tensione traslate all'infinito quasi senza soluzione di continuità). Lo consiglio a chi pensa che il cinema debba ogni tanto colpire direttamente allo stomaco senza passare per il cervello.

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Tati23

1 mese fa

Volevo già vederlo, ma Dopo questa recensione la mia curiosità è salita parecchio.

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Greta Soncin

1 mese fa

Dopo questa recensione mi è venuta ancora più voglia di vederlo!

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Giorgia Ferraro

1 mese fa

Anche io l'ho visto appena uscito! Mi è piaciuto tantissimo, l'ho trovato malinconico e stranissimo.
Ho letto prima il libro che ha ispirato il film e secondo me Kaufman ne ha colto l'atmosfera e il tono, lasciando però libera interpretazione nel finale.

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