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C'era una volta a... Hollywood: l'amore ha l'amore come solo argomento - Recensione

C'era una volta a... Hollywood è senza ombra di dubbio uno dei film più attesi, più chiacchierati e più anticipati degli ultimi anni: quando sul campo di gioco entra Quentin Tarantino le masse impazziscono, il web esplode e se in più il cast è quello della Champions League hollywoodiana si può immaginare a che livello siderale viaggino le aspettative. 

 

Aspettative che spesso, nella vita come al cinema, uccidono il momento in cui poi ci si gusta quello che tanto si attendeva, e nella filmografia del regista di Knoxville C'era una volta a... Hollywood è a mio avviso l'opera meno tarantiniana e allo stesso tempo quella che più ne racchiude le manie, i feticci e gli amori. 

 

Il film è costruito come un gigantesco ritratto di un'epoca che non c'è più: l'epoca in cui Hollywood stava riscoprendo una nuova identità, sballottata tra la fine del grande star system e l'inizio di quella che sarebbe stata poi denominata New Hollywood. 

 

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La Los Angeles del 1969 che si vede in C'era una volta a... Hollywood è in pieno periodo Flower Power: le illusioni di un mondo felice sbattono la faccia contro l'orrore della Guerra del Vietnam, il movimento hippy fa proseliti ovunque e la protesta che si gonfia nelle strade si riversa anche nel Cinema, ammazzando i vecchi miti con la voglia di qualcosa di nuovo. 

 

Rick Dalton (Leonardo DiCaprio) è esattamente questo: un vecchio mito. 

 

Protagonista di una serie western di successo si ritrova a fare i conti con il tempo che passa e con il fatto che non ha più ruoli da protagonista positivo che creino empatia con il pubblico, ma al contrario viene utilizzato come vecchia gloria da far prendere a pugni dal nuovo eroe di turno. 

 

Accanto a lui c'è la sua controfigura e ormai amico fraterno Cliff Booth (Brad Pitt), che gli fa anche da autista e da balia. 

 

 

[Leonardo DiCaprio e Brad Pitt: una vera bromance la loro in C'era una volta a... Hollywood]
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In C'era una volta a... Hollywood questi due personaggi sono soltanto dei vascelli che servono a Quentin Tarantino per trasportare lo spettatore all'interno di quel mondo e di quell'epoca, grazie a uno straordinario lavoro del reparto scenografia che ha riportato Los Angeles indietro nel tempo di mezzo secolo, grazie ai costumi, alle musiche e alla pellicola in 35mm, 16mm e addirittura 8mm utilizzata dal direttore della fotografia Robert Richardson per replicare quel tipo di pastosità d'immagine che oggi il digitale non riesce ancora a farci rivivere. 

 

Il viaggio nel tempo e nel Cinema è accentuato da continui passaggi tra colore e bianco e nero e da un aspect ratio mai domo, che passa dal classico 2.39:1 fino al televisivo 1.33:1, facendo vivere il grande schermo di vita propria.

 

C'era una volta a... Hollywood è confezionato alla perfezione: da ogni inquadratura trasuda la passione del regista nei confronti di quell'epoca e del Cinema di quegli anni, e come spettatori assistiamo ad una vera dichiarazione d'amore che si traduce in lunghissimi quadri dedicati ai paesaggi, o al percorso in macchina da un luogo all'altro.  

 

 

[C'era una volta a... Hollywood ricrea alla perfezione la Los Angeles del 1969]

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E non solo il Cinema in quanto tale viene travolto dall'affetto tarantiniano, perché anche la televisione di quel momento, anche gli stessi mestieranti della televisione e del Cinema ricevono lo stesso abbraccio: con uno dei protagonisti che nella vita fa lo stuntman viene palesato l'amore nei confronti di chi il Cinema lo faceva davvero sporcandosi le mani e spaccandosi le ossa.

 

Tutto questo amore però va secondo me a inficiare il racconto, il cosiddetto storytelling

 

Da sempre penso che Quentin Tarantino sia un grandissimo sceneggiatore di personaggi e un grande regista di attori: capace di dare vita a volti e maschere che, nonostante si vedano per un minutaggio risibile nel film, non vengono mai dimenticati. 

 

I suoi personaggi sono solitamente il motore delle sue storie: ciò che a loro succede e come loro reagiscono ci spinge a volerne conoscere i destini, e la loro umanità a volte fin troppo terrena dà spesso luogo a monologhi irresistibili, battute memorabili e situazioni che rimangono impresse.  

 

 

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In C'era una volta a... Hollywood tutto ciò viene meno perché Tarantino sceglie di illustrarci un mondo, piuttosto che raccontarci una storia. 

 

Di conseguenza i suoi protagonisti sono quasi impalpabili e il loro destino mi ha appassionato meno del previsto durante la visione del film. 

 

Le performance dei due attori principali sono però lo stesso clamorose: a mio avviso tra i due spicca di più Brad Pitt, grazie a un personaggio più rotondo, interessante e crepuscolare, con un passato orribile e un atteggiamento strafottente che conquista e che dà modo all'attore di sfoggiare le sue capacità, grazie anche a una delle scene più riuscite dell'intero film, girata come se fosse un western pur non essendolo. 

 

 

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Leonardo DiCaprio inanella un'altra prova straordinaria, chiamato qui ad interpretare il ruolo di un attore vanesio, che si rende conto essere vicino alla fine dei suoi giorni di gloria ma che si rende poco conto di cosa gli succeda intorno, impegnato com'è su se stesso e il proprio ego, un po' sciocco e per questo anche molto tenero. 

 

Los Angeles nell'estate del 1969 significa necessariamente anche Cielo Drive, Sharon Tate e Manson Family, e chiunque abbia sentito parlare della sinossi di C'era una volta a... Hollywood si è chiesto cosa e in che modo Tarantino avrebbe scelto di raccontare in merito, scegliendo Margot Robbie come Tate e inserendo nel cast dei personaggi del film anche Roman Polanski, Charles Manson e Jay Sebring, il parrucchiere presente tra le vittime della strage. 

 

 

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Oltre a presentarci una Sharon Tate eterea e dolcissima nel suo infantile entusiasmo quando si guarda al cinema, C'era una volta a... Hollywood tiene fede al proprio titolo anche e soprattutto per quel che riguarda quel tragico momento, ma di questo si può parlare solo svelando una parte importante della trama e quindi lo farò solo dopo l'avviso 'Spoiler' che trovate poco più sotto.

 

Si può però tranquillamente dire che la scelta del titolo del film sia per Tarantino più una dichiarazione sul contenuto fiabesco del film piuttosto che un omaggio al nostro - e al suo - sempre amatissimo Sergio Leone. 

 

 

[Mike Moh è Bruce Lee in una scena di C'era una volta a... Hollywood che sta già facendo discutere]
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Il regista regala ad ognuno degli interpreti un ruolo importante, anche se piccolo. 

 

Timothy Olyphant, Margaret Qualley, Luke Perry, Nicholas Hammond, Kurt Russell e lo stesso Al Pacino hanno un minutaggio non così pesante nell'economia totale di C'era una volta a... Hollywood - e sono sicuro che vi innamorerete di un personaggio "piccolo" per importanza ed età - eppure su ognuno di loro è stato cucito un abito in grado di farli esprimere come fossero tutti dei co-protagonisti.

 

Sottolineando una volta di più l'amore del regista/sceneggiatore nei confronti degli attori che chiama a recitare.  

 

 

[La giovanissima Julia Butters, che in C'era una volta a... Hollywood conquista il pubblico dopo pochi secondi]
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E menzione d'onore per Brandy, il cane: la Palm Dog di Cannes è assolutamente meritatissima.

 

Il nono film di Tarantino mi è parso quindi un meraviglioso gesto amorevole ricco di particolari gustosi dedicati agli amanti della Settima Arte: davvero qualunque cosa nel film può funzionare come rimando o citazione ma questa volta, a differenza dei film precedenti, le citazioni non sono delle riproposizioni di inquadrature o situazioni viste altrove, quanto piuttosto delle vere e proprie rappresentazioni di ciò che è stato nella realtà. 

 

La cosa non mancherà di entusiasmare parte del pubblico, anche se è probabile che C'era una volta a... Hollywood diventerà il film che più polarizzerà i giudizi nella filmografia di QT.

 

 

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Dai cartelloni cinematografici alle automobili, dalle canzoni ai costumi, tutti gli elementi che riempiono C'era una volta a... Hollywood arrivano di peso da quell'epoca. 

 

Anche i personaggi, perché possiamo vedere Steve McQueen (Damian Lewis) ad una festa presso la Playboy Mansion e Bruce Lee (Mike Moh) dietro le quinte di un film - in una scena che personalmente ho trovato un po' oltraggiosa, e ho capito il motivo della polemica nata dalla figlia del campione di arti marziali. 

C'è spazio anche per l'Italia e per Sergio Corbucci, in una sequenza fondamentale del film. 

 

È tutto meraviglioso e tutto lascia a bocca aperta... ma. 

 

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L'impegno profuso nel creare questa splendida capsula del tempo ha probabilmente tolto concentrazione al racconto: i primi due atti di C'era una volta a... Hollywood appaiono spesso come un mero 'mostrare' senza sostanza, con addirittura molte inquadrature dedicate esclusivamente a farci vedere una strada, una scritta, un cartellone. 

 

Mi è sembrato come se Quentin Tarantino, una volta scritto e prodotto il film, si fosse ritrovato in sala montaggio e avesse deciso assieme a Fred Raskin - suo fedele montatore dopo la scomparsa della mitica Sally Menke - di non tagliare via assolutamente nulla di quanto avesse girato. 

 

Tanto è l'amore provato dal regista per quei momenti e quei luoghi, da lui solo fantasticati per ovvie ragioni anagrafiche, che ha voluto inserire qualunque cosa nel film, anche quei quadri e quelle scene che a ben guardare non portano il racconto da nessuna parte, ma anzi lo congelano nell'attesa che succeda qualcosa.  

 

 

[Non si contano in C'era una volta a... Hollywood i locali riportati indietro di 50 anni]
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Questa sensazione l'ho provata soprattutto nei primi due atti di C'era una volta a... Hollywood, perché il terzo atto diventa a tutti gli effetti cinematografico: i personaggi si muovono, evolvono, imparano, cambiano, e le cose succedono. 

 

E succedono in maniera forte, decisa, esagerata e parossistica, spostando il film su un binario che fino a quel momento pareva corrergli accanto come una bellissima occasione che qualcuno aveva scelto di non cogliere. 

 

Sia chiaro per coloro che non riescono a leggere tra le righe: il film mi è piaciuto e non poco, si ride molto e ci si emoziona, ci sono alcune sequenze girate in maniera impeccabile, le interpretazioni sono tutte strepitose e tecnicamente questo C'era una volta a... Hollywood è assolutamente ineccepibile, con tanto di alcuni splendidi movimenti di macchina 'nascosti' ai quali Tarantino ci ha ormai abituati, quelli che si mettono al servizio del film e che non si fanno notare come virtuosismi sterili.  

 

 

[C'era una volta a... Hollywood è girato in pellicola 35mm, 16mm e 8mm]
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E credo sia evidente che C'era una volta a... Hollywood sia la dimostrazione del fatto che Tarantino abbia ancora tanto da dare al Cinema, e che quelle sue ormai famose dichiarazioni sul fatto di fermarsi dopo 10 film dovrebbero essere rinnegate perché sarebbe un vero peccato non vedere più sul grande schermo opere così pregne di cinefilia e cinematografia. 

 

Ma durante la visione ho sentito la mancanza di una solida spina dorsale, di un racconto che fosse più grande delle immagini da cui ero travolto, di una sceneggiatura che oltre ad omaggiare volesse seriamente dirmi qualcosa. 

 

E quel terzo atto così ispirato mi ha solo fatto notare ancora di più la differenza con ciò che lo precede. 

 

All'inizio ho accennato alle aspettative e forse sono proprio loro che mi hanno tradito: sulla carta, conoscendo il Cinema di Tarantino visto finora, C'era una volta a... Hollywood avrebbe potuto seriamente essere il suo Capolavoro con la C maiuscola, perché ne aveva tutti gli elementi. 

Penso invece che probabilmente lui stesso si sia emozionato all'idea di poterlo fare davvero. 

 

 

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Un po' come quando la donna dei tuoi sogni, quella su cui hai fantasticato una cena che pensavi non sarebbe mai avvenuta, ti chiede improvvisamente di uscire: c'è sicuramente qualcuno in grado di gestire la cosa con scioltezza, ma moltissimi andrebbero nel panico e non saprebbero da dove iniziare. 

 

C'era una volta a... Hollywood mi è parso quindi la splendida donna sempre rincorsa da Quentin Tarantino che finalmente sceglie di concedergli una serata assieme.


Lui si è emozionato troppo e ha voluto a tutti i costi urlare al mondo quanto l'abbia sempre amata, le ha fatto delle foto splendide - soprattutto ai piedi - e ne ha decantato a tutti l'eleganza e il fascino, mostrando loro quanto fosse splendida e simpatica e affascinante. 

 

Ma si è dimenticato di ascoltarla parlare di se stessa. 

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SPOILER DOPO LE IMMAGINI

 

SPOILER DOPO LE IMMAGINI 

 

SPOILER DOPO LE IMMAGINI 

 

 
 

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Cercherò di non dilungarmi troppo oltre, ma ci tenevo a dire qualcosa su C'era una volta a... Hollywood senza i freni inibitori dello spoiler. 

 

Innanzitutto credo che la scelta del finale sia una meraviglia: quell'inquadratura dall'alto con la macchina da presa che si allontana mentre compare il titolo del film sullo schermo e in sottofondo sentiamo una dolce musica... è esattamente quello che promette il titolo. 

 

Una fiaba a lieto fine, dove i cattivi muoiono e i buoni sopravvivono, e dove il nostro eroe trova molto probabilmente un nuovo futuro esattamente come aveva preconizzato durante il film. 

 

La vendetta di Tarantino nei confronti della Manson Family in C'era una volta a... Hollywood è di un'efferatezza incredibile: si percepisce quanto avrebbe voluto che andasse così, con tre morti nel peggiore dei modi e un accanimento pazzesco sui corpi e i volti dei wanna be killer. 

 

 

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Quando Rick Dalton torna in scena con in mano il lanciafiamme la sala dove mi trovavo è esplosa in una risata liberatoria, perché nonostante Cliff Booth avesse già fatto presagire un cambio di registro grazie all'LSD che cominciava a fare effetto, le scene di violenza sul grande schermo erano davvero quasi insostenibili. 

 

Poco prima del soggiorno italiano del personaggio di DiCaprio C'era una volta a... Hollywood a mio avviso inizia a decollare davvero, ma fino a quel momento - ripeto - mi è sembrato più che un film un affresco amorevole nei confronti della città e del sistema Cinema. 

 

Certo, ci sono scene riuscite benissimo: una su tutte è quella di Cliff Booth che si reca allo Spahn Ranch occupato dai proseliti di Charles Manson. 

 

 

[Con o senza t-shirt, in C'era una volta a... Hollywood Brad Pitt sprigiona un fascino magnetico come poche altre volte si è visto]
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Girata come se fosse un vero western, con l'attesa per lo scontro frontale tra le due fazioni - in questo caso uno contro tutti - i momenti di quiete prima di una tempesta che però non arriva e anzi si infrange contro una realtà inaspettata, con un Bruce Dern esilarante nel ruolo del cieco maschilista al quale va benissimo tutto basta che ogni tanto qualcuna gliela dia. 

 

Brad Pitt mette in mostra in quel momento tutto il proprio mestiere, oltre che quel suo fascino assurdo che fa traballare l'eterosessualità di qualunque uomo in sala, e si percepisce che Tarantino volesse metterla in scena esattamente come i registi italiani citati nel film stesso. 

 

Il fatto che Charles Manson sia semplicemente una comparsa mi ha stupito al contrario: era quello che pensavo sarebbe stato prima che uscisse il trailer del film, che invece mi fece rivalutare il mio pensiero. 

In realtà direi che ci avevo azzeccato, e l'ho trovata una scelta intelligente.  

 

 

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Rendere Manson importante in un film che dichiara il proprio amore per quel periodo avrebbe stonato: il Male in C'era una volta a... Hollywood viene prima canzonato, poi preso a pugni in faccia e infine dato in pasto al cane e alle fiamme.

 

Viene eradicato del tutto e Manson, che era la rappresentazione stessa del Male in quella Los Angeles, compare come se fosse un fantasma, un'entità, qualcosa di impalpabile da dimenticarsi in fretta. 

 

Ci sono personaggi che rimarranno nel nostro immaginario, pur senza avere la potenza espressiva di un Mr Wolf o di una O-Ren Ishii, come ad esempio quello di Julia Butters, la piccola attrice che ad appena 9 anni dimostra di saper stare in scena accanto a un mostro come Leonardo DiCaprio senza il minimo problema, in un ruolo irresistibile che funge allo stesso tempo da omaggio e da critica nei confronti degli attori bambini, professionali e preparati ma forse privati troppo presto del candore che la loro infanzia richiederebbe.  

 

 



Il gioco di C'era una volta a... Hollywood tra realtà e fantasia, tra fiaba e fabula, l'incastro tra ciò che era e ciò che viene rappresentato per com'era è affascinante, ed è senza dubbio l'opera da un certo punto di vista più matura di Quentin Tarantino. 

 

Sono ansioso di rivederla, perché vorrei lasciarmi andare alle immagini sapendo anticipatamente che non devo per forza cercare un racconto tra le pieghe di ciò che vedo, e forse così riuscirò davvero a godermela fino in fondo. 

Perché, nonostante C'era una volta a... Hollywood mi sia piaciuto tanto, mi ha lasciato un retrogusto amarognolo di occasione mancata.

 

 

Chi lo ha scritto

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43 commenti

Stefano Calegari

7 giorni fa

C'è poco da aggiungere a questa straordinaria recensione. Mi trovo totalmente d'accordo su tutto ciò che è stato detto. Dico solo che non vedo l'ora di rivederlo. È un film così pieno di cinema che riguardarlo una seconda volta con la consapevolezza di quello che sarà, e quindi senza ricercare quello che non c'è e poi restare delusi, può solo che migliorare il mio giudizio complessivo. Voglio godermi ogni singola scena, ogni singola inquadratura. E soprattutto ogni singola espressione di due attori come di Caprio e Pitt che io ho trovato eccezionali.

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Davide Chemello

11 giorni fa

Grazie Teo, sei riuscito finlmente a dare parole a quello che provo per questo film. Sapevo, uscito dalla sala, che mi aspettavo qualcosa di più, ma a chiunque me lo chiedesse non riuscivo davvero a dire cosa di "C'era una volta.. a Hollywood" non mi avesse convinto. Mi associo quindi alle tue parole e soprattutto al fatto di voler rivedere il prima possibile questo film, che credo, infinitamente più degli altri, abbia da dare forse più a una seconda, terza visione, rispetto a quello che dà alla prima.

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Jude

16 giorni fa

Finalmente l'ho visto! E in lingua originale per fortuna, altrimenti mi sarei persa la parlata di Brad Pitt (che tra l'altro di solito esteticamente non mi fa impazzire, ma stavolta mi è letteralmente cascata la mandibola).

A parte questo, a me è piaciuto molto, nonostante mi aspettassi tutt'altro: e quasi mi viene da dire che tutto il film sembra ruotare intorno alle aspettative "mancate”.
Per tutta la durata del film i due protagonisti sembrano in "sospeso", in una sorta di limbo: Rick aspetta e spera nell'occasione giusta per rilanciare la carriera, Cliff vive praticamente alla giornata nell'attesa di scoprire come farà venir sera. Più in generale, durante tutta la prima parte sembra che i personaggi siano lì semplicemente per far passare il tempo (la Tate, gli hippy, Cliff stesso), aspettando qualcosa che puntualmente non accade: lo si vede benissimo nella (stupenda) scena dello Spahn Ranch, in un certo senso l’apogeo delle aspettative deluse (di Cliff ma anche nostre). E il bello è proprio questo, che non sono solo le speranze dei personaggi ad essere disattese, ma anche quelle del pubblico! Tarantino secondo me ci ha giocato un sacco: sapeva perfettamente che il film era attesissimo e che tutti erano curiosi di sapere come avrebbe gestito il “caso” Manson… La sua risposta è stata quella di lasciarci crogiolare (così come i personaggi) nell’incertezza e nell’attesa fino alla scena finale, probabilmente la più “tarantiniana” del film, e solo in quel momento ci ha dato quello che aspettavamo fin dall’inizio.
Non so, magari sono viaggi mentali miei eh! Per il resto concordo praticamente in tutto con Teo. L’unica cosa che mi ha lasciata perplessa (oltre alla scena di Bruce Lee, ma ho letto da qualche parte che potrebbe essere tratta da un evento realmente accaduto: qualcuno ne sa di più?), è questa: perché non hanno preso un’attrice di madrelingua italiana per interpretare Francesca? Il suo italiano era davvero poco credibile ☹

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Benedicta Serafini

17 giorni fa

Non posso che essere d’accordo con questa recensione, che è riuscita a razionalizzare i miei pensieri all’uscita dal cinema. Per molta della durata del film mi è sembrato di star assistendo ad una meravigliosa ricostruzione di un’epoca, un’iperbole per descrivere un contesto purtroppo vuoto di quella “frizzantezza” nella storia e nei personaggi che mi sarei aspettata da un film di Tarantino. Nonostante l’iniziale delusione non posso che concordare sul fatto che questa sia una delle opere più “tarantiniane” in assolto, in cui il titolo stesso ci rimanda ad uno spaccato del contesto holliwoodiano del ‘69, in cui, a prescindere dal finale, ci sono dei personaggi (alcuni dei tanti che ne popolavano la scena) che si muovono nel loro habitat senza sviluppare una trama particolare. Nel complesso un film saturo di immagini e dialoghi impressionanti.

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Daniele Falleti

19 giorni fa

Seppur sia definito uno dei meno "tarantiniani" nella forma, secondo me è il suo film più intimo. Un film che va guardato più volte e che secondo me tra una decina d'anni verrà riconosciuto come uno dei migliori film della sua filmografia. Credo sia un film che ha bisogno di tempo.

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Marco Natale

21 giorni fa

Non vedo quale sia il problema. Ogni film di Tarantino ti fa entrare nel suo mondo con i suoi personaggi. Qui ci riesce perfettamente e ti fa vivere un mondo e delle vite straordinarie

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Antonio Porricelli

21 giorni fa

Perfettamente d'accordo su tutto. Mi è dispiaciuto molto che il film non sia stato apprezzato molto in sala, ma bisogna ammettere che non è per tutti (non dico che se una persona lo ritiene un brutto film, è stupida, intendo che il film non è ciò che ti aspetti di vedere e che ci sono moltissime  citazioni che non tutti hanno colto e sicuramente ne saranno sfuggite molte anche a me). Alla fine lo possiamo definire "un film di Tarantino per Tarantino".

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Luca Buratta

21 giorni fa

Di sicuro è quello con la sceneggiatura meno "alla Tarantino", inteso come cliché che vuole per forza trame contorte, salti temporali e dialoghi graffianti nei suoi film. Ma forse è anche quello dove la sceneggiatura è meno importante rispetto agli altri, a occhio è il suo film dove si parla di meno (io avrei evitato anche la voce fuori campo...) e dove si mostra di più. L'obiettivo è centrato, il film ti prende e ti porta indietro di sessant'anni, oltre ad essere un'ottima scusa per Tarantino per girare una marea di roba che gli frullava nella testa da quando era bambino. È una dichiarazione d'amore per il cinema, rappresentato nelle sue diverse incarnazioni: il cinema muscolare, col personaggio di Pitt; quello di serie b che Tarantino ama, col personaggio di Leo; e quello della dimensione più eterea e sognatrice, con il personaggio di Tate e quella scena dolcissima nel cinema. Il finale è Tarantino puro, anarchico, rumoroso, gratificante.
È un film che supplica di essere visto decine di volte per decodificare la mole enorme di dettagli di cui trabocca, che ogni amante del cinema non può non amare.

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Manuel Perin

22 giorni fa

Ho apprezzato molto il finale. Nei film su assassini solitamente ho l'impressione che i registi provino quasi ad idolatrare le figure dei carnefici, invece Tarantino in questo film li tratta come meritano.

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Filman

22 giorni fa

Ci ho visto la violenza Tarantiniana, non quella gratuita che avrà attirato non so quanti spettatori in sala pensando si trattasse di un film action, ma quella che trova nel cinema una valvola di sfogo artistica. Ci ho visto tanta sperimentazione giocata sul finto/reale e sul riutilizzo di "cose cinematografiche" per nuovi scopi. Ci ho visto decostruzione totale della narrazione al servizio di scene e citazioni cult. Ci ho visto la contaminazione del genere al di fuori di sé stesso. Ci ho visto l'epica della non-epica. Ci ho visto la bellezza della vacuità e ci ho visto la trasformazione della volgarità in un globale elogio al cinema.
Ciò che non ho visto è il collante che tiene insieme tutto questo.
Magari lo vedrò ad una seconda visione.
Altrimenti, peccato.

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Miro Meli

23 giorni fa

A me è piaciuto tanto. Il tributo a Sharon Tate, nella scena con Margot Robbie al cinema, mi ha commosso.

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Sasuke

25 giorni fa

io voglio sapere solo una cosa....... quale è il cameo di Quentin? io non sono riuscito a vederlo 🙈

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Matteo Carlesi

26 giorni fa

C'era una volta ad Hollywood è andare in un ristorante a cui eri molto affezionato e non andavi da tempo, ritrovi volti familiari, i camerieri, il cuoco e lo staff tutto, la cena è buona, assapori con la bocca e con la mente i sapori delle volte precedenti, mentre per tutta la durata della cena il proprietario ci tiene a spiegarti tutto quello che hai ordinato, rendendoti partecipe, a volte dilungandosi un po' di come venga cucinato il tutto, ti senti quasi indispettito a volte da come sia lungo nel suo amorevole spiegare, poi ti portano il dolce a fine cena..è un dolce della madonna è come o meglio di quello che ti ricordavi e vai via dal ristorante felice come un bimbo con un sorriso da 32 denti stampato sulla faccia e ricordandoti che tutto è più buono, l'antipasto, il primo, il dolce, il contorno..come sempre!

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Valentina Faraco

26 giorni fa

Visto ieri, l'ho trovato un film molto particolare e l'ho visto come una "summa" delle caratteristiche che hanno da sempre contraddistinto il genere di Tarantino, non a caso troviamo il "foot fetish" già presente in Kill Bill, la crudeltà di Bastardi senza Gloria, l'ironia di Django Unchained, senza tralasciare l'evidente ritorno al genere Pulp che è la qualità che sicuramente preferisco e che ha costituito il tratto distintivo dei primi film, a mio parere sul podio della classifica.

Per quanto riguarda gli attori, visibilmente sorpresa da un Brad Pitt che seppur un attore non al centro dell'attenzione come Di Caprio in questo film, è riuscito a dimostrare la sua bravura in un ruolo che alternava in maniera dinamica serietà e ironia. Molto bravi anche Di Caprio e la Robbie, quest'ultima sempre in ascesa.

Ho apprezzato il finale non scontato che Tarantino ha voluto dare ad una storia difficile da trattare e da mettere sullo schermo, sembrava di essere su un set cinematografico per la durata complessiva del film di 2h 40m grazie al forte amore di Tarantino nei confronti del cinema. 

Nono film secondo me ben riuscito, lo preferisco al settimo e all'ottavo.
Voto complessivo: 8

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Alessio Trimboli

26 giorni fa

Ho un giudizio un po' ambivalente su questo film, alcune scene le ho trovate pesanti e poco utili, ma alcune mi sono rimaste incastrate nel cervello e non ne vogliono sapere di andarsene.
Completamente d'accordo con l'ultima frase, voglio assolutamente rivederlo senza stare alla ricerca di una trama lineare e classica, godendomi semplicemente le immagini che mi scorrono davanti agli occhi. 

Non lo vedo citato da quasi nessuno, ma quanto è ben scritto e ben interpretato il personaggio di Pussycat? Ne sono rimasto tremendamente affascinato.

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Alex Lenoci

26 giorni fa

Oggi sono riuscito finalmente a vederli, il film mi è piaciuto e condivido tutta la recensione, i primi atti sono un dipinto della Hollywood di fine anni 60 ma che non ha una narrativa convincente, i personaggi sono sempre riuscitissimi e il finale l'ho trovato stupendo, come riesce a ridicolizzare le vicende Tarantino è davvero incredibile. La favola di Hollywood 🤩

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Giulio Bartali

27 giorni fa

A mio parere con questo film si entra in un vero e proprio luna park del cinema. Per chi non ha vissuto quel periodo storico e ne ha solo sentito parlare è un film da non perdere. Vedere Hollywood con gli occhi di Tarantino è sicuramente una bella esperienza e può comunque addolcire la mancanza di una vera e propria trama nelle prime due ore di film.

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Andrew_709

27 giorni fa

Essendo appena uscito dalla sala, devo ancora metabolizzare quanto visto. Devo dire, però, che la recensione ricalca abbastanza le mie impressioni a caldo. Ero molto curioso sul come sarebbero stati rielaborati i fatti della Manson Family e sono soddisfatto della scelta di QT.
Grande Teo, sempre lucido e preciso👍🏻

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Cristiano Bottoni

28 giorni fa

Visto ieri sera, d'accordissimo in tutto con la recensione... Sono stato affascinato dall'atmosfera ricreata. Personaggi ben caratterizzati e attori fantastici, Tarantino non delude mai. Prontissimo per una seconda visione.

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Benito Sgarlato

28 giorni fa

Visto ieri sera... uno di quei film che dimostrano come chi sostiene che fruire di una pellicola a casa su un piccolo schermo sia equiparabile alla visione in sala, si sbagli di grosso... ogni scenografia è curata nei minimi dettagli, ti fa immergere totalmente fra i colori delle strade della Los Angeles di quegli anni, ti sembra proprio di essere lì, tra il fumo di una sigaretta, l'aria impolverata del set di un western, con le musiche che ti avvolgono e che ti fanno venir voglia di ballare, per una bellissima esperienza visiva e sonora totale.
La qualità delle interpretazioni è elevatissima: Pitt e DiCaprio ai massimi livelli, il primo scultoreo, potente, testa calda, il secondo fragile, lunatico, disperato, entrambi perfettamente calati nel personaggio; Margot Robbie perfetta, seppur appaia per meno, ma tanto basta per esprimere tutta la dolcezza e la bellezza di Sharon Tate. Tutti gli altri interpreti sono azzeccati e si fanno notare anche se in piccoli ruoli: dai più navigati Al Pacino, Bruce Dern, Luke Perry, Damian Lewis, Timothy Olyphant, ai più giovani Maya Hawke, Dakota Fanning, Margaret Qualley (rivelazione!). Menzione onorevole per i due "piccolini": una Julia Butters pazzesca, capace di affrontare lunghi dialoghi e scene anche forti senza fare la minima piega, e Brandy, cucciolone docile e letale al contempo, in una parte di assoluto rilievo, a cui non ci si può non affezionare, in una delle migliori interpretazioni a 4 zampe di sempre. E infine i due la cui visione, anche per pochi minuti, non può che far sorridere nostalgicamente ogni fan di Tarantino che si rispetti: Kurt Russell e Michael Madsen, ma anche Zoë Bell, attrice e stuntwoman già vista in Death Proof, Kill Bill, Inglourious Basterds, Django Unchained e The Hateful Eight.

Tarantino è riuscito a trasmettermi il forte entusiasmo che ha messo nella sua opera, forse la più ricercata e articolata della sua filmografia in termini di accuratezza storica, rendendo interessante anche le parti che possono ritenersi più noiose e pesanti o in cui non succede niente di particolarmente decisivo ai fini della trama (più o meno le prime due ore di film 😂). Poi nell'ultima parte del film Tarantino da sfogo alla brutalità che tutti aspettavano e che sembrava non arrivasse mai, ma arriva così forte che non può lasciare indifferenti anche chi è abituato alla visione di quel tipo di scene.

Tantissime le scene che rimangono impresse, più per le scelte registiche e le interpretazioni degli attori: le (tante) scene in macchina con i dialoghi tra Rick e Cliff, il giro della mdp nel ciak ripetuto con Cliff e James Stacy (interpretato da Timothy Olyphant), la scena diventata iconica già dal trailer con la commozione di Rick dopo le parole della piccola Trudi, Rick al posto di Steve McQueen ne La grande fuga, la spassosa scena omaggio a Bastardi senza gloria, Sharon Tate che si riguarda al cinema, Rick che sbrocca nella roulotte per non essersi ricordato le battute, la tensione della scena con Cliff allo Spahn Ranch e le sue scazzottate lì e con Bruce Lee, il climax che porta all'epilogo della vicenda.

Insomma, il film a me è piaciuto molto e non ha deluso le mie aspettative, seppur con i limiti illustrati nella recensione; spero di poterlo riguardare presto, magari in v.o., anche se devo dire che il doppiaggio mi sembra sia stato fatto abbastanza bene.

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Jaimy

27 giorni fa

Benito Sgarlato
quale sarebbe la scena omaggio a Bastardi senza gloria? Mi è sfuggito il collegamento 😂

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Jaimy

27 giorni fa

Benito Sgarlato
quale sarebbe la scena omaggio a Bastardi senza gloria? Mi è sfuggito il collegamento 😂

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Benito Sgarlato

27 giorni fa

Jaimy
“Anybody order fried sauerkraut? Fry, you Nazi bastards!” 😂🔥
C'è anche nel trailer

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Jaimy

26 giorni fa

Benito Sgarlato
aaaah giusto giusto ahahahah

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Jude

16 giorni fa

Benito Sgarlato
Io l'ho visto in v.o. e se riesci te lo consiglio, le interpretazioni (ottime) si fanno apprezzare ancora di più! Brad Pitt poi ha una parlata sinceramente irresistibile

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Benito Sgarlato

15 giorni fa

Jude
Sì assolutamente, spero di andare in questi giorni... sono anche curioso della parlata balbettante di Leo 😂

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Alessandro Guiso

28 giorni fa

Recensione eccellente, di cui condivido tutto. Brad Pitt immenso

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Elena Raffaele

29 giorni fa

Sono assolutamente d’accordo con questa recensione. La mancanza di una vera e propria storia ha inciso negativamente sul mio giudizio. Il genio di Tarantino per quanto mi riguarda emerge nella scelta del finale: il miglior modo per condannare la Manson Family è proprio quello di non dare troppo spazio a Charles Manson e di dare un lieto fine a una vicenda tragica.

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Gioza

29 giorni fa

Condivido fino all’ultima parola. Dopo averlo visto su pellicola all’arcadia sono rimasto folgorato dal colpo d’occhio e da com’è stata ricreata l’atmosfera di quel periodo. Se appena uscito dal cinema ero combattuto sul giudizio finale, dopo due giorni mi sento di dire che lo consiglio perché negli occhi rimane un meraviglioso Brad Pitt soprattutto quando sorride mentre è in auto e un tocco squisitamente Tarantiniano che si incastra alla perfezione nella narrazione nel modo ben descritto da Teo.

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Brigitte Jada Di Salvo

29 giorni fa

Ottima recensione, talmente buona che ho deciso di leggere anche la parte con spoiler prima di essere andata a vedere il film. 
Per alcuni può sembrare una cosa stupida da fare, ma mi ha permesso di scrollarmi di dosso tutte le aspettative e le ipotesi sui dettagli della trama e di godermi il film così per com'era, senza stare "in attesa di"! 
Personalmente credo che per apprezzarlo veramente meriti una seconda visione, così da non pensare al "cosa accadrà secondo me" e godersi la storia secondo Tarantino.

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Arturo Simone

29 giorni fa

bellissima recensione Teo, una di quelle che preferisco tue! onesta e oggettiva come al solito!!! son gia stato due volte al cnema a vederlo cera una volta in Hollywood ( in originale) e si, assolutamente ti consiglio di ri vederla, come dici te si colgono molto di piu inquadrature e scene di LA del 69. io personalmente l ho quasi apprezzato di piu la second abvolta della prima!

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Angela

29 giorni fa

Complimenti per la recensione, sono d'accordo con te su molti punti; può sembrare che in questo film c'è poco del Tarantino che siamo abituati a vedere su schermo, invece, c'è molto Tarantino a livello di regia, in esso, possiamo vedere gli anni che lui ha passato a studiare, e ad ammirare, i registi che l'hanno ispirato; il tutto condito con la sua visione e con la sua passione per il cinema.
Non è un film per tutti e non lo reputo uno dei suoi migliori...forse avevamo tutti aspettative molto alte, comunque le scelte che ha fatto per documentare quel periodo penso che siano più che azzeccate.

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Federico Angiolini

29 giorni fa

"C'era una volta a Hollywood" è mio avviso il film che ci mette più a contatto con le passioni più intime di Quentin Tarantino, con il suo amore inesorabile verso il cinema, verso il suo utopico universo narrativo nel quale sembra che il regista voglia quasi accoglierci, facendoci conoscere tutti i suoi personaggi, le sue ambientazioni, le sue fissazioni e suoi feticismi. E questo crea una sensazione di assoluto appagamento e ci rimani quasi male che il film finisca.

Per quanto uno possa criticare le scelte di trama o le scelte di creare una ricostruzione storica a mo' di what if tarantiniano (già visto in "Bastardi senza gloria"), non si può che ammettere e, a mio avviso, apprezzare una pellicola di questo calibro che rappresenta senza scanso di equivoci il film più intimamente tarantiniano del regista, che ha voluto dichiaratamente mostrarsi a cuore aperto al suo pubblico. 

"C'era una volta a Hollywood" è un film non per tutti, in cui un regista-bambino un po' cresciuto con l'età, ha voluto prendere degli eventi e della ambientazioni della realtà attuale a lui cari, per poi spalmarci sopra una serie di pennellate marcate di gioia e passione e infine aggiungere qualche ritocco che rendesse il tutto molto più simile al suo voler fare cinema.

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Francesco Broccoli

30 giorni fa

Ottima recensione! Mi è piaciuto moltissimo anche il fatto che nelle scene televisive in bianco e nero il film diventasse monofonico. Che dire un film non per tutti, sto ancora riflettendo se mi sia piaciuto il film o mi sia piaciuta semplicemente la messa in scena a dir poco fantastica!

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Benito Sgarlato

1 mese fa

Andrò a vederlo giovedì sera, sarà il primo film del Quentin che mi gusto al cinema! Non vedo l'ora... tornerò poi a rileggere la recensione con spoiler 😉

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Arkantos

1 mese fa

Film che mi interessa e che guarderò domani.

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Arkantos

29 giorni fa

Arkantos
Dopo aver visto il film ed essermi fatto una mia idea, leggendo questa recensione ho notato come l'autore abbia tratto delle conclusioni simili alle mie, ovviamente più complete perchè io non so un granchè di cinema; un film così bello a livello visivo, ma al tempo stesso con una storia "congelata" per una durata fin troppo consistente; d'altro canto, ammetto che tutti i personaggi mi siano piaciuti tantissimo per la loro palpabilità. Questo film assieme a Hateful Eight è forse quello che più dividerà i giudizi, specie tra coloro che lo conoscono per lo splatter e chi, invece, saprà cogliere la sua poetica nei minimi dettagli. Al momento non ci farò ancora una recensione nell'apposita scheda sia perchè mi manca l'ispirazione sia perchè necessito di una seconda visione.

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Giorgia Leonardi

1 mese fa

Sono d'accordo con te. L'ho trovato un film molto contemplativo che vuole descrivere un luogo e un tempo. Non per niente in realtà il personaggio di Margot Robbie non ha molte battute (come se non sbaglio avevano osservato a Cannes): sembra quasi più una guida angelica attraverso Hollywood che un vero e proprio personaggio del film. 
In quanto alle interpretazioni, devo dire che ho apprezzato più quella quasi psicotica di DiCaprio, perché davvero variegata, mentre il personaggio di Pitt l'ho trovato qualcosa di meno originale (nonostante sia comunque magnetico e super attraente). 
Sono curiosa di scoprire la reazione dei fan di Tarantino, e parlo di quelli abituati a violenza, azione e pop e che a quelli si fermano, difronte a questa pellicola che si discosta abbastanza da quel tipo di messa in scena (recuperata tutta e quasi inaspettatamente negli ultimi 20 minuti di film).

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DOGMAN

1 mese fa

Guardando alla filmografia di Tarantino, il film che secondo me gli è riuscito meno è stato Django. Sicuramente la mia è un'opinione impopolare, sono sicuro che molti invece puntano il dito verso The Hateful Eight o Death Proof, ma ricordo bene invece che quella volta, per la prima volta uscendo dal cinema dopo un film di Quentin, pensai che avesse zoppicato non poco, in diverse occasioni del film. Insomma da quando è cominciata la pubblicità di Once Upon a Time in Hollywood ho un po' paura di un "effetto Django", e la tua recensione (da 110 e lode) un po' conferma i miei sospetti. In tutti i casi sarà un cult, nel bene e nel male. A Quentin non si dice mai di no. 😄

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Sasuke

27 giorni fa

DOGMAN
non sei il solo anche io ho avuto la stessa sensazione all'uscita di Django e anche io lo metto tra i meno riusciti di Quentin..... Goditi C'era una volta a ... Hollywood 😄

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