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Catane di Ioana Mischie è uno dei film in gara allo Sguardi Altrove Women’s International Film Festival nella sezione Nuovi sguardi.
L’ispettore Mitrea e i suoi colleghi arrivano in un piccolo villaggio rumeno per fare dei controlli in quanto risulta che i pochissimi residenti presenti percepiscono tutti sussidi di invalidità. Una volta arrivati, gli ispettori si ritrovano uno scenario particolare in cui ciascun cittadino del villaggio davvero sopravvive con la sua disabilità.
Nonostante i sospetti, l’indagine continua fino a prendere una piega ancora più inaspettata.
[Trailer ufficiale di Catane]
Catane è il debutto alla regia di Mischie, pronta a parlare dela suo Paese, la Romania, in particolar modo concentrandosi sulle condizioni in cui versano i piccoli paesi rumeni in modo intelligente e vivace attraverso un umorismo sempre bilanciato.
Il viaggio verso Catane comincia dubbioso e incerto, salvo poi svelarsi come mondo diametralmente opposto a quello mondano contemporaneo, dove i cittadini si comportano come meglio credono e convivono nel modo migliore possibile con le proprie disabilità.
Si analizzano dunque i racconti dei singoli cittadini e del loro vissuto rendendo via via più evidente il loro isolamento dal resto della società in un luogo sicuramente angusto per chi non è abituato ai territori montuosi e pretende certe comodità.
Una menzione speciale va alla fotografia, che in Catane non solo rivela dei paesaggi naturali da togliere il fiato ma rende anche l’idea del modo in cui la regista cerca di far arrivare la cultura del luogo, attraverso riferimenti sempre più forti alla tradizione della Romania, tra usi e costumi che affascinano soprattutto quegli spettatori che ne ignorano la cultura.
[Una scena di Catane]
L’atmosfera serena e conviviale di Catane però non lo rende un film ingenuo: c’è anche un aspetto politico molto interessante di cui tener conto.
Passata una prima analisi sociale, tra le righe si può notare una certa frustrazione negli abitanti della città che rappresentano gli ultimi, quelli abbandonati anche dallo Stato.
Questa riflessione raggiunge il suo culmine nell’ultimo atto, rivelando un'altra nuance del film.
Catane non è esente da problemi, quali ad esempio il ripetersi di situazioni senza apportare qualcosa di nuovo con il risultato a volte di diventare didascalico, ma è senza ombra di dubbio un’opera prima che merita di essere vista.
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