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E la festa continua! - Recensione: non è mai troppo tardi per l'amore

Nel suo ultimo film Robert Guédiguian ci parla di amore, di speranza e dell'importanza di creare una comunità forte e solidale 

Dopo l'apprezzamento ottenuto alla Festa del Cinema di Roma esce nelle nostre sale E la festa continua!, ultima fatica dell'impegnato autore francese Robert Guédiguian.

 

Dopo l'escursione africana di Mali Twist il regista ritorna alla natia Marsiglia e ritrova gli abituali collaboratori Ariane Ascaride (moglie di Guédiguian) e Jean-Pierre Darroussin.

 

Film corale e dallo spirito "loachiano", E la festa continua! racconta le vicende di una famiglia allargata nei giorni precedenti alla commemorazione di un tragico evento che ha sconvolto Marsiglia nel novembre del 2018: il crollo di una palazzina, presentato nell’incipit del film con strazianti filmati tratti dai telegiornali dell’epoca.

 

[Il trailer italiano di E la festa continua!, dall'11 aprile in sala grazie a Lucky Red]

 

 

Ariane Ascaride interpreta Rosa, chiamata così dal padre in onore di Rosa Luxemburg, tenace donna di quasi settant’anni che si barcamena tra il lavoro di infermiera e la candidatura a rappresentante di quartiere per il partito dei Verdi.

 

Come se non bastasse, Rosa dedica molto del suo tempo ai figli, fieri marsigliesi di origine armena; Sarkis (Robinson Stevénin) fa il barista e vuole un figlio dalla fidanzata attivista Alice (Lola Naymark), mentre Minas (Grégoire Leprince-Ringuet) lavora come medico di quartiere e sogna di viaggiare in Armenia per aiutare il suo popolo nel mezzo del conflitto con l’Azerbaigian, contro la volontà della moglie.

 

Tutto cambia quando Rosa incontra il padre di Alice, Henri (Jean-Pierre Darroussin), mite ex-libraio in città per visitare la figlia e godersi la pensione: tra i due scoppia un amore che profuma di speranza per il futuro, mentre intorno a loro figli e parenti intraprendono il loro personale percorso di crescita, consapevolezza e solidarietà.

 

 

[Rosa (Ariane Astaride) e Henri (Jean-Pierre Darroussin) si incontrano alle prove del coro della figlia di Henri, Alice, dove subito sboccia l'amore]

 

 

Come molti altri film del regista, E la festa continua! è interamente girato e ambientato a Marsiglia, città natale di Guédiguian e ideale ambientazione per le storie di solidarietà e impegno sociale che caratterizzano il suo cinema: multiculturale, inclusiva e battagliera, la città portuale del sud della Francia è un vero e proprio “teatro di vita” del quale lo spettatore privilegiato è un busto di Omero che si staglia sulla piazza nella quale i personaggi si muovono incessantemente, tra lavoro sociale e passioni sentimentali.

 

Guédiguian adotta come suo solito un approccio umanista e sociale alla regia, con un'attenzione particolare alle storie di persone comuni e alle loro lotte quotidiane, dando voce agli emarginati dalla società tramite il ritratto di veri "eroi" contemporanei: infermieri, addetti sociali, avvocati del cambiamento. 

 

Lo stile realistico e senza fronzoli di Guédiguian è ideale per raccontare sia le tensioni sociali che le dinamiche familiari; gli sprazzi di poesia che colorano il film vengono tutti dalla vitalità stessa della città, quasi personaggio a sé: come dice Rosa a Marsiglia “c’è sempre qualcosa di aperto anche di notte” e i frutti del mare portano con sé “il sapore del Mediterraneo”, con tutte le sue storie.

 

Come quella leggendaria dei naufraghi armeni che, secondo la famiglia di Rosa, hanno fondato la città cibandosi per mesi solo di pasta con noci e acciughe, perché arenatisi sulla costa unicamente con delle casse contenenti i tre ingredienti: quasi una bandiera francese “alternativa”, a rimarcare che “libertà, uguaglianza e fraternità” sono necessarie oggi più che mai ed è proprio Marsiglia, d'altronde, a dare il nome all'inno nazionale francese.

 

 

[In E la festa continua! la famiglia rappresenta una visione utopica ma speranzosa di una società inclusiva e solidale, dove la condivisione della tradizione rappresenta il ponte per un futuro migliore]

 

 

La famiglia intesa nel senso più largo, di inclusione e condivisione di esperienze e tradizioni, diventa in E la festa continua! specchio della società, microcosmo e “laboratorio di vita” in cui affinare la capacità di creare reti di affetti solidali e durevoli, andando oltre a orgoglio e testardaggini personali, aprendosi sempre all’altro con comprensione e gentilezza.

 

Guédiguian parte da una tragedia reale per esplorare il trauma collettivo che tocca una comunità e, da piccole storie di sopravvivenza quotidiana, l'autore lascia emergere tutte le paure dei nostri tempi, dalle conseguenze drammatiche del Covid all’emergenza abitativa, dall’immigrazione alle guerre presenti e future che si stagliano all'orizzonte.

 

Lo spettro del conflitto odierno è costantemente presente nel richiamo al genocidio degli armeni: una tragedia troppo spesso passata sottotraccia e per questo esemplificativa della difficoltà di prendere consapevolezza dello stato del mondo.

 

Le disuguaglianze sociali, con il collasso della società espresso dallo stato pietoso in cui versano i palazzi popolari, sono talmente integrate nella realtà quotidiana da rischiare una desensibilizzazione, un’accettazione dello status quo che indebolisce lo spirito singolo e di comunità.

 

 

[I personaggi di E la festa continua! si caratterizzano per umanità e coinvolgimento nel sociale, rappresentando un'ancora di speranza in un mondo che rischia di andare a fondo. In questa inquadratura Guédiguian sembra dirci che Alice e il suo gruppo di volontari sono i veri salvatori laici del mondo]

 

 

La disillusione politica dell'autore, il quale è solito mettere in scena la propria esperienza personale, è stemperata dall’ironia, in particolare dal personaggio di Tonio (Gérard Meylan, altro habitué del regista), amabile nostalgico dal cuore d’oro che con la sua “pigrizia” rappresenta il perfetto contraltare della sorella Rosa, e da alcuni tocchi di lirismo particolarmente azzeccati, con il regista marsigliese che trova anche il tempo di regalare un sentito omaggio al compianto Jean-Luc Godard e al suo monumentale Il disprezzo.

 

Ma più di ogni altra cosa Guédiguian sottolinea la forza dell’amore e della solidarietà, che incarna nella figura esemplare di Rosa, costretta a mascherare la propria fragilità e il peso degli anni con tenacia e apertura al prossimo, e per questo "ricompensata" da una nuova e inaspettata possibilità di amare.

 

È grazie al personaggio di Rosa (e alla luminosa Ariane Astaride) che il film riesce a veicolare con successo il messaggio del suo autore: oggi più che mai è necessario essere uniti, avere il coraggio di prendere una posizione politica e rifiutarsi di dare le spalle ai problemi della società.

 

E la festa continua! rinuncia ai preziosismi stilistici per abbandonarsi al calore dei suoi interpreti, tra i quali spiccano Lola Naymark, capace di donare complessità e luminosità al personaggio di Alice, e Robinson Stévenin, uomo testardo e a volte bamboccione, ma disposto a lasciarsi ammorbidire dall'amore.

 

E la festa continua! è l’esempio di un cinema sempre più raro, da supportare in sala, un piccolo film dal grande cuore, ricco di lezioni di vita ma senza traccia di saccenza, a ricordarci che non è mai troppo tardi, né per amare né per prendere coscienza e lottare per un domani migliore.

 

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