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Chi ha incastrato Roger Rabbit - Una rivoluzione estetica e morale

Nuovo immaginario visivo e decostruzione dello stereotipo femminile, cosa ci insegna Chi ha incastrato Roger Rabbit 35 anni dopo la sua uscita

Nel 1988 usciva nella sale Chi ha incastrato Roger Rabbit, diretto da Robert Zemeckis e prodotto dalla Amblin Entertainment di proprietà di Steven Spielberg, con Frank Marshall e Kathleen Kennedy, insieme a Touchstone Pictures, neonata costola del marchio Disney rivolta a un pubblico maggiorenne.

 

Nel film ci sono attori umani e personaggi di animazione di vari studi (Disney, Warner Bros e diversi cartoni statunitensi), gli attori scelti sono Bob Hoskins e Christopher Llyod, interpreti convincenti fin dalle prime battute. 

 

Basterebbe già solo questa premessa per intuire l'esplosività di questo strano film per adulti adorato da tanti bambini. 

 

 

[Il trailer di Chi ha incastrato Roger Rabbit]    

 

 

Chi ha incastrato Roger Rabbit utilizza una tecnica mista, mescolando live action e scene di animazione dirette da Richard Williams, il cui lavoro si rivelò così eccezionale da valere un Premio Oscar Speciale per la direzione dell'animazione, oltre ai tre Premi Oscar che il film vinse per il Miglior Montaggio, i Migliori Effetti Visivi e il Miglior Montaggio Sonoro. 

 

La resa visiva del doppio piano umano / non-umano avvenne grazie a diverse tecniche di lavorazione: per rendere più omogenee le scene la produzione si avvalse delle cineprese VistaVision, mentre per facilitare l'interpretazione degli attori vennero usati pupazzi e manichini al posto dei cartoni animati, inseriti poi al computer. 

Per semplificare il lavoro di post-produzione furono disposti sul set bracci robotici in grado di eseguire azioni basilari, su cui poi gli animatori costruiscono i personaggi animati, mentre gli oggetti reali spostati o tenuti in mano dai personaggi di fantasia invece venivano mossi tramite dei fili.

 

Le riprese iniziarono nel 1986 e durarono circa 7 mesi e mezzo agli Elstree Studios, con l'aggiunta di altre 4 settimane a Los Angeles.

Nel corso della post-produzione di Chi ha incastrato Roger Rabbit, durata un anno, gli animatori realizzarono a mano circa 82000 fotogrammi per dare vita ai personaggi; ogni fotogramma venne poi fotografato e impresso sulla pellicola. 

Infine la Industrial Light & Magic di George Lucas completa l'iter dando ai personaggi un tocco di realismo in più, aggiungendo dettagli realizzati in CGI

 

Per darvi un contesto: Space Jam di Joe Pytka arriverà solo 8 anni dopo. 

 

 

[Roger Rabbit con un bicchere vero in mano in Chi ha incastrato Roger Rabbit]

 

 

L'ispirazione per il soggetto arriva dal romanzo Who Censored Roger Rabbit? di Gary K. Wolf a cui il regista Zemeckis attinge per i personaggi, rimaneggiando la storia con tinte noir più cupe, tra l'hard boiled e il poliziesco, con incastri narrativi su più livelli.

 

La genesi della trasposizione cinematografica è piuttosto turbolenta, tra ripensamenti, intere riscritture, finanziamenti mancati e inciampi tecnici.

Alla fine però la pellicola esce e incontra il successo di pubblico e critica, arrivando a incassare 350 milioni di dollari in tutto il mondo e rinnovando l'interesse per l'animazione statunitense moderna. 

 

Ora: per coloro che sono nati nei primi anni '90 come la sottoscritta guardare Chi ha incastrato Roger Rabbit ha rappresentanto un rituale di svago divertente, diversificato rispetto alla visione degli altri cartoni animati in formato VHS presenti nella nostra cineteca domestica esclusivamente per la sua originalità.

La combinazione tra realismo e fantasia rendeva infatti la fruizione ancora più magica, arricchita anche dalla coesistenza di personaggi animati solitamente chiusi in compartimenti stagni che finalmente potevano incontrarsi (Topolino e Bugs Bunny, per esempio), l'atmosfera sensuale invece trapelava solo in controluce, come un sottotesto appena percepibile agli occhi di bambini che si affacciavano all'adolescenza. 

Riguardare oggi Chi ha incastrato Roger Rabbit, da adulti, potrebbe essere un'esperienza quasi sconvolgente

 

Non solo per le assolutamente non velate allusioni sessuali, ma soprattutto per la capacità di tenere insieme azione, intrattenimento, tenerezza e morte, amore e ferocia.  

 

 

[Topolino e Bugs Bunny in Chi ha incastrato Roger Rabbit]

 

 

Siamo a Hollywood nel 1947, R.K. Maroon è il proprietario degli studi di animazione in cui lavorano i personaggi della città di Cartoonia che realizzano cartoni animati da vendere al pubblico.

 

A un certo punto Maroon decide di assumere un investigatore privato, Eddie Valiant (Bob Hoskins), perché il coniglio Roger Rabbit, star di punta, non riesce più a lavorare sereno sul set al pensiero che sua moglie, Jessica Rabbit - che non è un coniglio, ma una procace donna/cartone animato - possa tradirlo con Marvin, titolare della ACME Corporation, un'azienda che produce oggettistica animata e che è proprietaria del terreno su cui sorgono gli studi Maroon.  

 

Si inserisce così subito il primo elemento accattivante per lo spettatore di Chi ha incastrato Roger Rabbit, che consiste nella rottura delle regole fino a quel momento conosciute: l'allargamento dell'inquadratura durante la scena iniziale ci rivela la presenza sul set della troupe umana, intenta a girare un cortometraggio costruito su gag dal sapore slapstick tipiche dei cartoon Warner con protagonisti Roger Rabbit e Baby Herman, i quali, smessi i panni da attori, dimostrano di avere una propria personalità identitaria.

Roger Rabbit è più cupo e sentimentale, per quanto non perda mai la componente buffa destinata a far divertire tutti, mentre Baby Herman da dolce neonato si trasforma in un "Poppante con le voglie di un 50enne e il pisellino di 3 anni".

 

Realismo e immaginazione si intersecano in nome dei dettami economici della casa di produzione Maroon. 

 

 

[Baby Herman negli studi di animazione della Maroon in Chi ha incastrato Roger Rabbit]

 

Eddie Valiant accetta controvoglia l'incarico di investigare sull'ipotetico tradimento di Jessica Rabbit: ha bisogno di soldi, ma al contempo vive una forte depressione che gli ha provocato una dipendenza dall'alcol a seguito della morte del fratello Teddy per mano di un cartone. 

 

In Chi ha incastrato Roger Rabbit Bob Hoskins ci regala un antieroe ruvido e sanguigno, con un'ombra di dolore addolcita da un aspetto fisico paffuto e accogliente. 

 

Valiant suscita empatia perché in lui ritroviamo la mancanza di orientamento dopo un lutto: non sa cosa fare con tutta quella sofferenza, attraversa il buio della perdita aggrappandosi allo stordimento della bottiglia, procede per tentativi in nome di un desiderio di vita ancora flebilmente acceso.

 

 

[Eddie Valiant (Bon Hoskins) in Chi ha incastrato Roger Rabbit]

 

L'investigatore si reca dunque al club "Inchiostro e Tempera" gestito da cartoni animati con clientela solo umana per raccogliere le prove del tradimento.

 

Qui vede per la prima volta Jessica Rabbit. 

Da qui in poi si spalanca un immaginario che entrerà a far parte della cultura pop: da un lato il male gaze, ovvero lo sguardo maschile che sessualizza il corpo della donna riducendolo a un oggetto a proprio uso e consumo attraverso un atteggiamento stereotipato del maschile sul femminile, un impulso di dominio che si innesta su una debolezza fisica dell'uomo che sembra non avere gli strumenti razionali per resistere al fascino della donna; dall'altro un modello di sex appeal femminile che diventa ingombrante per le donne nella sua irrealizzabilità.  

 

L'ideatore di Jessica Rabbit, il romanziere Gary K. Wolf, ha dichiarato di aver preso ispirazione da numerosi personaggi, primo fra tutti la protagonista di Red Hot Riding Hood di Tex Avery, una versione sexy di Cappuccetto Rosso che si trasformava in una sensuale cantante di night bar.

 

In Jessica ci sono però anche le note delicate di Campanellino nel modo di fare e l'appariscente bellezza delle dive di Hollywoood nel design.

 

  

[Jessica Rabbit durante la performance jazz al club "Inchiostro e Tempera" in Chi ha incastrato Roger Rabbit]

 

 

I disegnatori hanno infatti trasformato la descrizione letteraria di Jessica in immagine, facendola diventare una sex symbol conforme ai canoni di bellezza dell'epoca, come confermano le parole di Richard Williams: "Ho cercato di renderla simile a Rita Hayworth; abbiamo preso i suoi capelli da Veronica Lake e Zemeckis insisteva perché avesse un look alla Lauren Bacall. 

La sua combinazione è la fantasia maschile definitiva, disegnata da un animatore!".

 

Veronica Lake, attrice di Hollywood degli anni '40, era solita sfoggiare una pettinatura detta peekaboo bang, capelli lunghi divisi da una riga laterale che le copriva parte del viso conferendole un'aria misteriosa, mentre Rita Hayworth nel film Gilda indossava un abito attillato con lunghi guanti e infine, per la marcata formosità, Vikki Dougan, attrice e modella famosa per gli abiti scollati sulla schiena che le fecero guadagnare il soprannome di "The back". 

 

Per la voce originale di Jessica Rabbit è stata utilizzata quella rauca e sensuale di Kathleen Turner, attrice e regista hollywoodiana, mentre per l'iconica esibizione canora nella ballata blues Why don't you do right? Jessica è stata doppiata dalla voce calda e morbida di Amy Irving, a quei tempi moglie di Steven Spielberg.

 

 

[L'estetica di Veronica LakeRita Hayworth e Lauren Bacall, dive degli anni '40, a confronto con Jessica Rabbit]

 

 

Alla bellezza moderna e a colori di Jessica Rabbit fa da contraltare quella tradizionale in bianco e nero di Betty Boop, simbolo di un erotismo "politico" che rimanda ai vizi nascosti dell'epoca del proibizionismo sullo sfondo di polverosi speakeasy, uffici e cocktail bar segreti disseminati per le via delle città statunitensi di quegli anni. 

 

 

 

[Betty Boop, cameriera nel club "Inchiostro e Tempera" dove Jessica Rabbit si esibisce, in Chi ha incastrato Roger Rabbit]

 

Ma Jessica Rabbit rappresenta davvero una versione stereotipata della donna?

A giudicare dal peso del suo ruolo nella storia e dal comportamento leale ed eticamente corretto si dovrebbe piuttosto dire che Jessica Rabbit gioca con lo stereotipo, emancipandosene tanto da poter essere considerata, al contrario, un simbolo femminista

 

Non le interessa compiacere il desiderio maschile, eppure continua a subirne gli effetti come una trappola a causa di quel male gaze su cui non ha potere: l'immagine di sé è una prigione costruita dai maschi per cui lei sente quasi di doversi scusare, perché non crede di corrisponderle.   

 

"Non sono cattiva, è che mi disegnano così", è la frase più famosa del film, diventata un cult.

 

Quelle otto parole invitano lo spettatore a riflettere sul senso di impotenza di fronte al pregiudizio. Anche in questo Chi ha incastrato Roger Rabbit si conferma rivoluzionario: mette in scena lo stereotipo e, allo stesso tempo, ne mostra la sua decostruzione

Ma torniamo alla storia.

 

Dopo che Valiant scatta le foto incriminate Roger Rabbit impazzisce di dolore e la sua folle reazione gli vale l'accusa, il giorno seguente, dell'omicidio di Marvin Acme, trovato morto schiacciato da una cassaforte.

Roger è costretto perciò a nascondersi e chiede aiuto a Valiant per dimostrare la sua innocenza. 

L'amore tra Jessica e Roger Rabbit non sembra mai essere messo in discussione da nessuno dei due coniugi e infatti Jessica spiega che l'atteggiamento ambiguo con Marvin serviva solo a proteggere il marito, per il quale è pronta a mettere a rischio la sua stessa incolumità.

 Jessica Rabbit è sveglia, coraggiosa, autosufficente e determinata, mai in balia delle sue emozioni ma anzi lucida e salda.

 

Non le manca neppure l'ironia: "Roger tesoro, voglio che tu sappia che ti amo. Ti ho sempre amato più di quanto una donna abbia mai amato un coniglio!". 

 

 

[Jessica e Roger Rabbit in Chi ha incastrato Roger Rabbit]

 

 

Appena scattano le indagini sull'omicidio entra in scena un personaggio fondamentale: il giudice Morton, villain costruito perfettamente, nemesi inquietante che dipinge di horror il film.

 

Il regista Zemeckis decide di affidare il ruolo a Christopher Lloyd, attore con cui aveva già lavorato nel 1985 in Ritorno al Futuro

 

Proprio di Chi ha incastrato Roger Rabbit Zemeckis si ricorderà quando avrà bisogno di un tunnel per una delle scene più famose del secondo capitolo della trilogia di Ritorno al Futuro, girato un paio di anni dopo: sarà lo stesso tunnel, realmente esistente, che qui collega Cartoonia al mondo umano. 

 

Lloyd conferisce al giudice un aspetto lugubre e nefasto, è una figura mortifera e corrotta che finge di essere integerrima e fedele a un superiore principio di giustizia, ma che in realtà abusa del proprio potere in nome di un credo sadico e opportunistico. Morton è il simbolo del terrore dei totalitarismi e, a ben guardare, rappresenta anche una critica al maccartismo che aveva distrutto la creatività artistica della Hollywood degli anni '50 mettendo all'indice cantanti, film e opere d'arte che non rispondessero al conformismo della morale statunitense dominante. 

 

Morton dà la caccia a Roger Rabbit, accusato della morte di Marvin, per giustiziarlo con un impasto micidiale, l'unico che possa uccidere un cartone: la "salamoia", composto chimico vischioso e verdastro con trementina, acetone e benzina; spaventoso non solo per i cartoni, ma anche per tutti i bambini di fronte allo schermo!. 

 

 

[Il giudice Morton uccide un cartone animato-scarpa con la salamoia in Chi ha incastrato Roger Rabbit]

 

 

Grazie all'indagine parallela di Valiant si scopre però che il vero intento del giudice Morton è quello di mettere le mani su Cartoonia, sterminare tutti i cartoni animati e costruire al posto di quel caleidoscopico mondo di fantasia una Superstrada. 

 

Morton ha già progettato tutto: ha acquistato la Cloverleaf, azienda tranviaria, per poterla poi smantellare costringendo così tutti i cittadini a utilizzare la Superstada come unico passaggio per gli spostamenti. 

Ed è per questo che è stato proprio lui a uccidere Marvin Acme.

A Valiant ormai resta solo un modo per salvare Roger Rabbit e i suoi simili: trovare il testamento che Acme, insospettito, aveva lasciato a Jessica prima di essere ucciso, in cui dichiarava l'intenzione di lasciare Cartoonia in eredità ai suoi legittimi proprietari, i cartoni animati. 

 

Nella sequenza finale si consuma il duello fisico tra il giudice e l'investigatore, sulla cui testa incombe la minaccia di morte della salamoia.

Grazie a un'intuizione di Valiant il testamento salta fuori, ma la tensione raggiunge l'apice quando Morton rivela la sua vera identità: anche lui è un cartone animato e non uno qualunque, ma proprio quello che uccise il fratello di Valiant.

 

Christopher Lloyd offre una prova attoriale formidabile: per aumentare la credibilità del suo personaggio, un cartone animato con sembianze umane, ha evitato di strizzare gli occhi durante tutto il corso delle riprese. 

 

 

[Il giudice Morton (Christopher Lloyd) all'apice della sua furia quando rivela di essere un cartone animato in Chi ha incastrato Roger Rabbit]

 

 

Il giudice alla fine resta vittima della sua stessa creatura, la salamoia, e il mondo immaginario dei cartoni è salvo.

 

Il progetto della Superstrada fallisce, ma la metafora che si porta dietro resta ben evidente: l'avanzata del capitalismo che cannibalizza lo spazio - le città - e il tempo - quello del divertimento.

La possibilità di sognare indietreggia di fronte all'imperativo economico del sistema-mercato. 

 

Risulta impossibile esaurire il racconto di Chi ha incastrato Roger Rabbit con le sole parole: le trovate geniali, la portata visiva della dimensione-altra di Cartoonia, il tratto dolce dei disegni e la sfrontatezza del piano ironico riempito di malizia, tutto deve essere goduto con i propri occhi direttamente dallo spettatore. 

La chiave ultima del film, infine, risiede nel rapporto tra Roger Rabbit e Valiant: un goffo coniglio è in grado di intercettare l'unica corda di Valiant che la sofferenza non ha indurito.

 

Grazie a lui l'investigatore supera il trauma provocato dalla morte del fratello e la dipendenza dall'alcol, riappropriandosi di un moto involontario necessario per vivere: la risata.

 

Eddie Valiant: "Seriamente: che cosa ci trovi in quel coniglio?" 

Jessica Rabbit: "Mi fa ridere".

 

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1 commento

Terry Miller

2 mesi fa

"Seriamente: che cosa ci trovi in quel coniglio?" "Mi fa ridere".
E fu così che mi illusi che mi sarebbe bastato quello 😂

Battute a parte questo è un capolavoro. Non credo esisteranno altri film in tecnica mista così belli come Chi ha incastrato Roger Rabbit. Grazie Zemeckis di averci regalato questo film che è stato capace di farci emozionare, piangere, inorridire, terrorizzare e crepare dal ridere più volte in appena un'ora e mezza.

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