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Elemental - Recensione: Pixar getta l'acqua sul fuoco

Panoramica senza spoiler sul nuovo film di Peter Sohn targato Pixar

Elemental è stato presentato al Festival di Cannes 2023 come film di chiusura della kermesse: l'opera ha la regia di Peter Sohn, al suo secondo lungometraggio per Pixar dopo Il viaggio di Arlo: in questo particolare frangente è d'uopo sottolineare come la biografia dell'autore si intersechi con la sinossi del film. 

 

I genitori di Peter Sohn sono emigrati dalla Corea negli Stati Uniti all’inizio degli anni ’70 e hanno aperto un negozio di alimentari a New York, nel Bronx. 

 

In questo film ci troviamo a Elemental City, una metropoli che ha ben più di un punto di contatto con New York: chiassosa, multiculturale, brulicante di idee, attività commerciali, ammantata dall'idea di un sogno comune: quello di poter acquisire un posto nel mondo con la forza di volontà e il duro lavoro. 

 

[Il trailer di Elemental]

 

 

La protagonista di Elemental è Ember, una ragazza di circa vent'anni, figlia di due immigrati che hanno aperto un negozio a Elemental City.

 

Gli abitanti della città sono personificazioni dei quattro elementi: acqua, terra, aria e fuoco.

 

Non mancano fin dai primi minuti del film i contrasti tra i vari elementi derivanti dai pregiudizi, impliciti - ma nemmeno troppo - riferimenti al razzismo, in una società dove la vicinanza fisica non corrisponde a una comunità di prospettive. 

La metafora pedagogica può essere considerata ai limiti del didascalico: l'insormontabile inconciliabilità fisica tra i corpi non risulta sufficiente a spiegare le divergenze che possono intercorrere tra persone con un background culturale differente.

 

È possibile tracciare un collegamento con due film Pixar antecedenti, ovvero Red e Luca: nel primo siamo ancora di fronte a una storia sugli immigrati di seconda generazione, nel secondo la questione diversità emerge in un rapporto viscerale con la propria terra d'origine.

Pixar intercetta la necessità di cercare la propria identità a partire dal territorio, in una modernità mutevole, in cui il processo di accettazione di ogni diversità è ancora in fieri.

 

Le caratteristiche di Element City ricordano inoltre la città di Zootropolis, dove vivono assieme animali provenienti da ecosistemi diversi.

 

 

[Ember e Wade, i protagonisti di Elemental]

 

In seguito a un incidente provocato dalla protagonista, il negozio di famiglia si allaga e Ember fa la conoscenza di Wade, uomo d’acqua e ispettore che verifica che gli edifici siano a norma.

 

I due intraprenderanno una relazione apparentemente impossibile: la contrapposizione tra i due personaggi non è solo caratteriale - irascibile e passionale lei, solare e comprensivo lui - ma corporea: acqua e fuoco non possono toccarsi.  

Questo desiderio di toccarsi che sembra irrealizzabile, esplicato in più punti nel corso del film, è il punto di forza di Elemental

 

Dove invece il film pecca secondo me è proprio nelle sovrabbondanti scene d'azione - seppur splendidamente animate, così come ci si aspetta da Pixar - che finiscono per sminuire il lato più romantico che l'opera vuole suggerire, a maggior ragione se pensiamo che i protagonisti non sono ragazzini, ma giovani adulti in una fase della vita in cui nelle relazioni con l'altro si innestano radici più profonde.

 

Un altro aspetto positivo di Elemental è la presenza di Lake, il primo personaggio non binario in casa Disney.

 

Seppur la qualità della messinscena non deluda le aspettative e questa aggiunta sia innovativa, la scrittura del film sembra attraversare strade già percorse più e più volte.  

 

 

[Lake, il fratello di Wade, e Ember]

 

C'era una volta Pixar: sembra passata solo una manciata d'anni da quando la casa di produzione cinematografica fondata da Alvy Ray Smith ed Edwin Catmull rappresentava il picco indiscusso dell'animazione occidentale.

 

Oggi il primo studio ad aver realizzato un film completamente in computer grafica - Toy Story, nel 1995 - fatica a lottare per un posto sul podio: basti pensare al fatto che Elemental nella percezione del pubblico sia stato oscurato da Spider-Man: Across the Spider-Verse di Sony Pictures Animation, distribuito nello stesso periodo. 

 

La crisi artistica è legata a doppio filo con una crisi economica, peggiorata negli anni della pandemia. 

Elemental infatti è risultato essere il peggior esordio al box office nella storia di Pixar: il film ha ottenuto un incasso di soli 28 milioni nel primo weekend negli Stati Uniti.

 

Per chi è cresciuto con Pixar e ne conosce le infinite potenzialità la speranza è che il flop di Elemental possa essere un punto di partenza per una rinnovata indipendenza - anche rispetto alle dinamiche di mercato di mamma Disney - e non un tassello che ne sancisce l'inesorabilità del declino. 

 

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1 commento

Terry Miller

11 mesi fa

Sono andato a vederlo ieri sera con qualche riserva, ma mi sono veramente divertito e a tratti commosso. Mi è piaciuto molto.

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