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Luca - Recensione: la catartica spinta sull'importanza dell'amicizia

Luca è forse uno dei film d’animazione più attesi quest’anno, in particolar modo in Italia.

 

Targato Pixar Animation Studios, è il primo lungometraggio di Enrico Casarosa, già noto come storyboard artist e per la sua candidatura ai Premi Oscar per il Miglior Cortometraggio di Animazione con La Luna. 

 

 

 

Il racconto vede come protagonista un mostro marino di nome Luca Paguro (Jacob Tremblay) che, come nelle più classiche delle fiabe, sogna ad occhi aperti una vita diversa.

 

Il suo desiderio è quello di andare sulla terraferma ma è ostacolato dai genitori, spaventati dall’idea che possa essere catturato e ucciso dagli umani. 

 

Un giorno incontra Alberto Scorfano (Jack Dylan Grazer), un altro mostro marino abituato alla terraferma, con cui si ritroverà ad affrontare cose che non credeva avrebbe mai fatto, compresa l’amicizia con Giulia Marcovaldo (Emma Berman), un’umana.

 

 

 

 

È difficile descrivere Luca; è forse più facile parlare di quello che ti lascia alla fine.

 

Il film si distacca, quasi completamente, da quella Pixar molto più arzigogolata e complessa alla quale interessa scavare nell’animo umano e nei segreti che vi si celano, andando, invece, a toccare dei tasti armoniosi e scoperti, che forse stavamo ignorando da troppo tempo. 

 

 

[Concept art dalle atmosfere miyazakiane, tanto amate da Enrico Casarosa]

 

Enrico Casarosa con Luca porta avanti una storia d’amicizia senza annoiare un solo istante.

 

Il suo obiettivo non è tenere col fiato sospeso, far scoprire l’inaspettato o sfidare in continuazione l’attenzione dello spettatore, ma raccontare una storia vicina e tangibile, tanto delicata quanto evocativa, che tiene saldo quell’amore per memorie d’infanzia sopite ma presenti.

 

 


 

La semplicità della narrazione si sposa perfettamente con l’animazione.

 

L’idea di accompagnare questo genere di storia con dei personaggi molto caricaturali e ambienti non esageratamente fotorealistici risulta bilanciata e riporta all’attenzione uno stile lasciato da parte negli ultimi anni ma che, anche per occhi meno esperti, risulta vincente.

 

 



Portorosso, il luogo dove si svolge gran parte della vicenda, è sicuramente una lama a doppio taglio per Enrico Casarosa, soprattutto dal punto di vista italiano, perché ai più potrebbe risultare stereotipato e poco consono.

 

Personalmente, nonostante non sia figlia degli anni ’60 - ’70, ho trovato dettagli che ancora oggi rivedo in luoghi di mare e in piccole città rurali; le esagerazioni in Luca sono poche, ma ci sono: ad esempio alcune espressioni utilizzate da qualche personaggio risultano infine buffe e nient’affatto fastidiose.

 

 

[Concept art di Portorosso]

 

 

Proprio per la sua vena molto più personale e autoriale, credo che Luca sia la dimostrazione che non importa essere originali “a tutti i costi”.

 

Il suo potere è quello di narrare, in maniera deliziosa, una storia per niente rara e alla portata di tutti, in un modo così dolce ed espressivo da lasciare un sorriso sia ai più piccini, che vedranno l’importanza dell’amicizia e tutto quello che ne consegue, sia ai più grandi che si ritroveranno a vagare nella mente alla ricerca dei propri ricordi estivi.

 

Disponibile su Disney+.

 

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2 commenti

Alex Lenoci

1 mese fa

Ho finalmente potuto recuperare il film e mai capirò la scelta di Disney di non presentarlo nelle sale. Parto subito con il dire che il film mi ha davvero emozionato, mi ha lasciato stampato il sorriso per tutta la sua visione. Gli stereotipi sono un gioco che puntano non a prendere in giro ma a caratterizzare i personaggi. Visivamente ho trovato tutto incredibile con dei colori vivacissimi e alla realizzazione tecnica che Pixar cura sempre nei minimi dettagli. Un film semplicemente dolce, non annoia mai e che riesca anche ad omaggiare il nostro bel paese.

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Fabrizio Caboni

1 mese fa

Recensione che ho apprezzato tantissimo Eris, come sempre il tuo dono della sintesi racchiude perfettamente lo spirito di un film.
Questo Luca l'ho trovato veramente ma veramente ben riuscito. Mi trovo perfettamente d'accordo con il tuo punto di vista, ovvero che solo superficialmente può dar l'impressione d'essere parecchio stereotipato ma in realtà è un riassunto nostalgico di quell'Italia che fu. E come per ogni ricordo, si tende a ricordarne quelli che furono i simboli, per tornare indietro con la mente ci appigliamo ai dettagli che più di tutti son rimasti impressi nell'immaginario comune. Casarosa ha voluto fare una tenerissima dichiarazione d'amore alla sua infanzia, creando il giusto mood evocativo anche per chi fuori dal nostro paese non può aver vissuto esperienze similari. Farne una cartolina è parecchio funzionale con l'intento del regista, non ha sminuito nulla anzi ha dimostrato fino in fondo quanto intimamente conosca l'ambiente, le persone, quella generazione, al punto tale da rappresentarla in modo che chiunque possa entrarci subito in confidenza. E questo per me non è stereotipare anzi.
Poi la storia in se è di una delicatezza sorprendente, si entra subito in sintonia anche e soprattutto se si son vissute esperienze simili, cresciuti in un qualunque paese di provincia o come in questo caso, un villaggio di mare, come se ne trovano sparsi per tutto il Paese. Luca tenterà la fuga inizialmente dal mare che non sente più suo, cercando d'evadere dalle proprie responsabilità d'adolescente con l'obiettivo d'esplorare la terraferma e successivamente il mondo. Ho apprezzato che parte della sua avventura sia stata affiancata da due figure come mille se ne trovano durante il nostro percorso di crescita.
Alberto: istinto puro, colui che mette a tacere il grillo parlante che è in noi, alle volte anche fin troppo insistente e limitate, non permettendoci di vivere la vita all'estremo. Non ci fossero figure come lui durante la crescita, si perderebbero parecchie esperienze di un'età che non ci restituisce più nessuno
Giulia: Più razionale, con la testa sulle spalle. Sa il fatto suo, si pone degli obiettivi e li porta a termine con la logica, senza farsi sopraffare dall'eccitazione fine a se stessa. Lei è la classica figura che ci stimola nell'andare oltre, nel esplorare nuovi interessi che poi saranno le basi fondanti delle nostre passioni
Ecco queste due spalle son la rappresentazione per sommi capi di tanti ragazzini che entrano a far parte della nostra vita arricchendoci per sempre
Forse un po' mi ha fatto storcere il naso il "villain", Ercole Visconti: ecco lui forse è il personaggio più "stereotipato", però mi ha dato l'impressione d'essere il collante per dare quel tono internazionale alla pellicola, sicuramente poco aderente alla realtà ma indubbiamente utile per lo spettatore "straniero" che dipinge noi italiani con quelle movenze e sfortunatamente anche con parte di quell'atteggiamento 😅
E poi ci sono troppi troppi riferimenti alla nostra cultura, dalla più ovvia colonna sonora che riflette i successi del periodo, a quella più letteraria citando l'immaginario di Collodi e di Calvino. Manifesti al cinema italiano e lo status symbol per eccellenza, la Vespa; non è assolutamente una bugia ritenerla per chiunque l'oggetto più desiderato, al punto da sognarlo e far di tutto pur d'averne una.
Sì, la Pixar questa volta non avrà voluto sicuramente riempire il film di layer, non avrà voluto fare introspezione analizzando fin in fondo l'animo umano, questa volta si è scelta la strada delle emozioni nel senso più semplice del termine ma non per questo da sottovalutare. E questo Luca riesce totalmente nell'intento nel donarti quella vena nostalgica che a fine film non potrà far altro che commuoverti

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