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Spider-Man: Across the Spider-Verse - Recensione: volare nella rivoluzione animata

Nelle nostre sale è finalmente arrivato l'atteso Spider-Man: Across the Spider-Verse, sequel del film del 2018

Quando Spider-Man: Un nuovo universo venne annunciato nessuno si aspettava l’incredibile rivoluzione che avrebbe portato nel mondo dell’animazione.

 

A fronte di ciò il nuovo film Spider-Man: Across the Spider-Verse, diretto da Joaquim Dos Santos, Kemp PowersJustin K. Thompson, era intriso di aspettative altissime.

 

[Trailer internazionale di Spider-Man: Across the Spider-Verse]

 

 

Miles Morales (Shameik Moore) continua la sua doppia vita, frequentando la scuola e difendendo Brooklyn nei panni di Spider-Man.

 

Le cose vanno alla grande per il supereroe idolatrato da tutti, mentre per Miles si fa sempre più opprimente la mancanza dei suoi amici - in particolar modo di Gwen Stacy (Hailee Steinfeld), la Spider-Woman di un altro universo - e la sua scelta di voler studiare lontano da casa sembra non essere compresa dai genitori. 

La monotonia viene improvvisamente interrotta da Gwen, tornata nel mondo di Miles per quella che si rivelerà essere una vera e propria missione per salvare il multiverso, con a capo Spider-Man 2099.

 

La missione, alla quale Miles non avrebbe dovuto prendere parte, metterà il protagonista di fronte a scelte pericolose per l’equilibrio dei vari mondi, compreso il suo.

 

La storia di Spider-Man “la conosciamo tutti” (come viene ripetuto più volte nel primo film): il giovanissimo supereroe è sicuramente tra i più conosciuti e amati anche da chi di fumetti e film ne sa poco e sebbene questa pellicola non si concentri sulla sua origin story - già affrontata più volte - la cosa resta un elemento fondamentale per gli eventi.

 

 

[Spider-Man 2099 è doppiato da Oscar Isaac]

 

Gli stilemi utilizzati nel capitolo precedente si ripetono, ma in modo più ampio e approfondito e così facendo Spider-Man: Across the Spider-Verse si muove in funzione dell’eroe: attraverso le sue varie rappresentazioni nello Spider-Verse - che sono tantissime, considerando l’aggiunta di 204 personaggi nuovi rispetto al primo capitolo - si enfatizzano le varie sfaccettature del ragno in ogni modo possibile, senza che si perda ciò da cui è contraddistinto.  

 

Non si parla di una questione meramente estetica, ma anche e soprattutto della ricerca identitaria, enfatizzando ciò che rende Spider-Man tale.

Un esempio pratico è sicuramente l’ironia, presente in tutti gli Spider-Men (a parte Miguel O’Hara) ma in modo distinguibile e variegato: si va a toccare lo slapstick e lo spicciolo, si passa da battute pungenti fino a battute politicizzate, senza mai perdere genuinità. 

 

Spider-Man: Across the Spider-Verse risulta a mio avviso molto bilanciato tra azione e riflessione, non sottovaluta temi classici adolescenziali (e non) come le prime cotte, l’amicizia e il rapporto con i genitori, il tutto senza strafare ma anzi mettendo sotto i riflettori in egual modo sia Miles che Gwen - che qui acquisisce grande spazio nella narrazione - tra un colpo di ragnatela e l’altro. 

 

La solitudine e la sofferenza, inoltre, permeano la pellicola in modo silenzioso e costante, come fantasmi complessi da individuare ma allo stesso tempo percettibili, enfatizzati dal tema della predestinazione e dell’accettazione del proprio destino, a prescindere al dolore della perdita - delle persone care e di una parte di sé - che ne consegue. 

 

 

[La nuova tuta di Miles Morales in Spider-Man: Across the Spider-Verse]

 

Spider-Man: Across the Spider-Verse è un film la cui descrizione su carta rende pochissimo.

 

Ciò è dato dalla sua enorme capacità nel gestire il mezzo, creando una dipendenza viscerale tra narrazione e animazione: il film enfatizza il concetto secondo il quale “non è importante (solo) quello che si racconta, ma il modo in cui lo si fa”.  

I principali produttori Phil Lord e Christopher Miller lo sanno benissimo: da veterani dell’animazione quali sono con alle spalle diversi successi (Piovono polpette, The LEGO Movie), possono solo avere la certezza matematica che attraverso la linea animata avrebbero avuto il risultato desiderato. 

 

Senza la giusta considerazione dell’animazione il film non avrebbe questo fortissimo impatto: la complessità della descrizione visiva di ogni piccolo dettaglio (ogni sfondo, ogni personaggio, ogni movimento e così via) raggiunge dei livelli altissimi di funzionalità e di necessità.

 

Tutto questo è reso possibile grazie a un team di animazione di circa 1000 persone che lavora sfruttando diversi stili e che, combinando 3D e 2D con tecniche che spaziano da antiche a contemporanee, riesce a creare giochi unici facendo risultare ciascun mondo diverso dall’altro senza creare disomogeneità. 

 

 

[The Spot, la nemesi dell'eroe in Spider-Man: Across the Spider-Verse]

 

 

La sfida di portare sul grande schermo una pellicola innovativa, capace di raggiungere vette rivoluzionarie nel mondo animato rispetto allo standard, era presente fin dall’idea iniziale di Spider-Man: Un nuovo universo e qui si conferma pienamente la voglia di sfidare se stessi e superare il limite in modo positivo.  

 

È per questo che Spider-Man: Across the Spider-Verse risulta secondo me davvero imperdibile e incredibile, bilanciato senza apparenti sforzi nonostante il finale monco - scritto per creare due film interconnessi - e che dimostra ancora una volta che certe storie senza tempo trovano il loro apice splendendo sotto il nome dell’Animazione. 

 

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1 commento

Alex Lenoci

1 anno fa

Un film impressionante che riesce ad incollare lo spettatore per tutta la sua durata. Un 'esplosione d'arte con ogni Spidey che ha una sua identitá, sia di stile estetico che di personalità. Una pellicola che abbraccia temi che se affrontati superficialmente possono sembrare triti e ritriti ma in across the spiderverse la scrittura non è mai banale e interroga sia lo spettatore che i protagonisti.

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