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Rumore bianco - Recensione: una catastrofe per uscirne vivi - Venezia 2022

Rumore bianco (White Noise) di Noah Baumbach apre la 79ª Mostra del Cinema di Venezia e non poteva esserci film migliore per l’edizione che si lascia alle spalle gli spettri della COVID-19

 

Il ritorno del regista newyorkese al Lido a distanza di tre anni da Storia di un Matrimonio fotografa perfettamente il nostro tempo, nonostante Rumore bianco sia ambientato negli anni ‘80.

 

[Il trailer di Rumore bianco]

 

 

Un film dunque che si discosta dalle altre due produzioni del regista targate Netflix, per abbracciare temi con un respiro più universale, lasciando in secondo piano le famiglie disfunzionali - comunque presenti - di The Meyerowitz Stories e la crisi di coppia bergmaniana di Storia di un Matrimonio

 

Tratto dall’omonimo romanzo postmoderno di Don DeLillo - ritenuto un’opera infilmabile - Rumore bianco racconta la storia del celebre professore di studi hitleriani Jack Gladney (Adam Driver) e della sua famiglia composta dalla moglie Babette (Greta Gerwig) e i loro quattro figli.

La loro vita viene sconvolta dopo che un incidente nella città provoca una nube tossica che mette in fuga tutti i cittadini. 

 

Leggendo queste poche righe di sinossi viene automatico il parallelismo con i due anni che abbiamo affrontato dopo l'esplosione della pandemia da COVID-19, un tema che Baumbach sceglie di affrontare coraggiosamente a viso aperto.

Coraggiosamente perché Rumore bianco è una delle poche produzioni hollywoodiane che ci parla dei drammatici momenti che abbiamo passato dall'inizio del 2020, al contrario della maggioranza dei film usciti ultimamente che invece sembrano aver voluto far tabula rasa di tutto ciò.

 

Attraverso una storia che tocca il disaster movie passando per la commedia e il dramma - Baumbach è da sempre un Maestro nella gestione della materia narrativa e nel mescolare i generi - Rumore bianco esplora mediante i dialoghi tra i personaggi i vari comportamenti che tutto il mondo ha visto durante la pandemia da COVID-19.

 

 

 

 

Vediamo quindi il negazionista e il complottista, chi si lascia prendere dal panico e chi invece mantiene una calma imperturbabile anche quando gli eventi si fanno catastrofici.

 

Uno zoo umano che è compendio delle nevrosi che tratteggiano la normalità di una famiglia, che secondo il personaggio di Adam Driver è “La culla della disinformazione”.

 

Rumore bianco è un film ambizioso e non lo nasconde: partendo dalla nube tossica, ovvero la COVID-19, alza l’asticella per analizzare l’antropologia umana a fronte delle disgrazie.

 

All'inizio film ci viene posta una domanda: “Perché siamo così attratti dai filmati degli incidenti?”.

Un quesito a cui il professor Jack Gladney risponde con una frase a suo modo agghiacciante: “Abbiamo bisogno delle catastrofi per abbattere il flusso ininterrotto di informazioni e immagini a cui siamo sottoposti”.

   

Un evento quindi che va a interrompere quel rumore bianco indistinto che ci martella costantemente, figlio del consumismo - le immagini al supermercato durante il film sono eloquenti - che rende la nostra vita una simulazione, dove l’unica scarica è data dalla paura della morte.

Il rumore bianco e la disinformazione portano inevitabilmente alla nascita delle folle pronte a farsi ipnotizzare dal santone di turno o, peggio ancora, da leader politici estremisti.

 

In Rumore bianco è tutto perduto quindi?

 

Sembra che Noah Baumbach abbia scelto di affidare le sue speranze alle nuove generazioni, le prime ad accorgersi della nube tossica e dell'assuefazione da medicinali che colpisce gli adulti.

 

 

 

 

Dalla COVID-19 e dalla paura di morire si arriva a toccare anche la tematica del cambiamento climatico, le cui vittime sono proprio gli adolescenti ben consci del problema enorme che dovranno affrontare e del poco tempo a loro disposizione.

 

Significativa in tal senso la frase che la figlia di Jack e Babette scandisce durante lo scoppio della nube tossica: “È tardi”.

 

Nonostante i temi affrontati dal film in Rumore bianco si ride molto, grazie anche ai bravissimi Adam Driver e Greta Gerwig, e sebbene nel terzo atto la sensazione sia quella di un sovraccarico eccessivo di situazioni, Noah Baumbach realizza un film destinato a essere generazionale, un avvertimento ma al tempo stesso una speranza di chi crede nel futuro sconfiggendo la paura della morte.

 

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1 commento

Terry

3 mesi fa

Questa recensione mi ha messo ancora più voglia di vedere il film.
Driver sta dimostrando sempre di più di essere un Attore e spero di vederlo ricevere qualche riconoscimento importante.

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