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Crimes of the Future, body horror, mutazioni e dintorni

Esiste il body horror? David Cronenberg è il suo profeta?   

"Che cos'è esattamente il body horror?"


Chi studia, discute o si occupa professionalmente di Cinema, ciclicamente è costretto a rispondere o a porsi questa domanda.

E, forse, una risposta corretta neppure esiste.

 

Il body horror è una sotto-categoria del genere orrorifico?

Un'analisi - operata mediante un'ottica inquietante - di ciò che avviene attorno al nostro corpo? 

 

Una corrente cinematografica originatasi negli anni '70 dal genio visionario di un regista canadese?

 

 

[David Cronenberg in mezzo ad alcune sue creature mostruose]

 

 

Proprio David Cronenberg, colui che - a ragion veduta - viene considerato il papà del body horror, ha recentemente spiazzato il pubblico internazionale lanciandosi in una delle sue consuete affermazioni provocatorie: 

 

“Non esiste il circuito del body horror. È una cosa che va accettata.
Per i critici e i fan magari esiste, ma creativamente per me no. Non è assolutamente così. Non suddivido i miei film in base al genere: ogni film che faccio lo affronto allo stesso identico modo, non cambia nulla. 

Per me la differenziazione di genere è più una questione di marketing o di critica, ma a livello personale e creativo non aggiunge né toglie niente al mio lavoro.

 

Sostanzialmente, è una cosa che ignoro. Per me Crimes of the Future non è diverso da A Dangerous Method o Cosmopolis".

 

Dunque, che dire?

Cosa si può fare se il demiurgo massimo del genere preso in analisi si esprime in tal modo sul tema?

 

Come dirimere la questione?

 

[Crimes of the Future: il ritorno di David Cronenberg al body horror dopo ventitrè anni]

 

 

Il nostro organismo è stupefacente. Orribile e meraviglioso allo stesso tempo.

 

Costruito su una meccanica di tendini e ossa, secerne liquami, espelle gas e genera persino la vita. Si deterioria, si autorigenera, muore: il corpo umano è una macchina biologica perfetta, disgustosa e degna di vitruviani studi. 

Anche per il Cinema, ovviamente.

 

Quale genere se non quello orrorifico può rappresentare al meglio la magnificenza e la ripugnanza di questo apparato di carne e sangue? 

Proprio nell'horror è più facile esprimere l'idea di mutazione, deformità, malattia e mutilazioni corporee raccontando così il rapporto della mente umana con queste evoluzioni materiche.

 

Il body horror può declinarsi così in diverse correnti: dal gore puro e semplice, utile a disturbare la sensibilità dello spettatore; rappresentazione del complesso rapporto binario fra dolore fisico e malessere psicologico; può arrivare persino all'ardita allegoria sociale, dove i turbamenti dell'animo e della carne si ripercuotono (o forse rispecchiano?) nelle dinamiche civili fra esseri umani.

 

 

[Eraserhead, di David Lynch: quando le ansie, gli incubi e gli orrori di un autore si fanno carne. Brutta, storta, putrida. Elementi di body horror? Qualcuno sostiene di sì]

 

Se guardiamo alla Storia del Cinema e pensiamo a interventi chirurgici, trapianti di cute e strani collage di carne non può che venire in mente il personaggio originato dalla penna di Mary Shelley, quel mostro di Frankenstein portato sul grande schermo a partire dal 1931 dalla Universal attraverso le fattezze di un Boris Karloff reso irriconoscibile dal trucco prostetico del leggendario Jack Pierce.

 

O, ancora, in piena Nouvelle Vague si potrebbe segnalare l'insolito e (per l'epoca) violentissimo Occhi senza volto (Les Yeux sans visage), film horror del 1960 di Georges Franju con Pierre Brasseur e Alida Valli.

Un classico dell'orrore che contemplava la presenza di scienziati pazzi e trapianti facciali: una produzione talmente "forte" che la critica cinematografica Isabel Quigly lo definì "il film più malato" che avesse mai visto da quando aveva iniziato la sua carriera.

 

Questi però sono germogli, piccoli albori dei deliri della carne che si sarebbe affermata tra gli anni '70 e '90 grazie a registi come Stuart Gordon, John Carpenter, Sam RaimiFrank Henenlotter, Clive Barker, Shin'ya Tsukamoto.

Sono gli anni che consegnano alla Storia del Cinema i nomi di effettisti e truccatori prostetici fenomenali, come nei casi di Rick Baker (Stati di allucinazione, Un lupo mannaro americano a Londra, Videodrome), Chris Walas (Piraña, Scanners, Gremlins) e Rob Bottin (L'ululato, La cosa, RoboCop). 

 

Anni che riportano alla memoria degli appassionati di horror visi straziati, volti che si trasformano in musi, crani coperti di spilli e carni straziate da terrificanti utensili da tortura.

 

 

[L'influenza di del body horror di David Cronenberg all'epoca di Netflix: Rick and Morty sono "cronenberghizzati" nell'episodio 1x06 Febbre d'amore n°9]

 

Tuttavia c'è un nome che, più di tutti fra quelli citati, ha nobilitato l'idea di utilizzare il corpo umano come leva truculenta e angosciante per parlare allo spettatore, segnando di conseguenza l'immaginario del pubblico di mezzanotte e le generazioni di registi successive: parliamo ovviamente di David Cronenberg.

 

I primissimi cortometraggi in pellicola dell'autore di Toronto, Transfer (1966) e From the Drain (1967), sono orientati verso il tema dei disturbi psichici, avendo come protagonisti dei pazienti psichiatrici e i loro terapeuti, anche con situazioni e dinamiche fortemente surreali. 

Il Cinema di Cronenberg è già dai suoi esordi piuttosto sperimentale: lo si osserva anche nei successivi Stereo (1969) e Crimes of the Future (1970), primi lungometraggi del giovane David che li produce, scrive, dirige, monta e si occupa della fotografia.

 

Sono opere senza dialoghi, con un'unica voce narrante che racconta quanto avviene sullo schermo, ovverosia dei soggetti che - concettualmente - contengono già i primi barlumi del body horror che esploderà nel successivo Il demone sotto la pelle (1975).

Nei due film si tratta di malattie della pelle in grado di estinguere la popolazione femminile in età post-puberale e di interventi neurochirurgici utili a rimuovere la capacità di espressione orale e, al contempo, di sviluppare attività telepatiche.

 

Tuttavia si tratta di idee che prendono forma solo nei loro aspetti concettuali e narrativi: l'orrore visivo - tangibile e corporale - delle mutazioni, la contaminazione tra organico e inorganico e il rapporto perverso con la carne e la malattia prenderanno forma solo 5 anni dopo con l'uscita di Shivers, primo film del regista a essere distribuito a livello internazionale e finanziato dal fondo governativo del Canadian Film Development.

 

 

[Carne, tendini e metallo si fondono nell'opera di David Cronenberg Videodrome, del 1983]

 

Il film si muove attorno a dinamiche sessuali e a parassiti utilizzati come strumenti per riattivare istinti sopiti dell'animo umano e raccolse un buon successo di critica, ma causò non pochi problemi a Cronenberg, sia dal punto di vista lavorativo sia umano.

 

Il suo Cinema eccessivo, esplicito e colmo di nemici endogeni lo portò a incontrare non poche difficoltà con una fetta importante della stampa di settore, oltre che con i produttori che, in seguito, spesso si dimostrarono restii a scommettere su un regista così ardito.

 

Nel 1977 recluta Marilyn Chambers, nota attrice pornografica, come protagonista per il suo Rabid - Sete di sangue.

Nel quarto lungometraggio di Cronenberg ancora una volta troviamo chirurgia, trapianti di pelle, escrescenze epidermiche spontanee e contagi/contaminazioni che conducono a un'incontrollabile fame di carne e sangue (con una sorta di reinterpretazione dell'autore del contagio zombi).

 

Dopo la parentesi automobilistica di Veloci di mestiere (1979), film sul mondo delle drag races mai distribuito in Italia (e probabilmente utile al suo successivo Crash del 1996), il papà del body horror riprende spedito la sua dissezione con Brood - Covata malefica, pellicola con cui esorcizza le tensioni derivate dal suo burrascoso divorzio con Margaret Hindson e, soprattutto, dalla battaglia legale scaturitasi per la custodia dei figli.

 

Brood è il primo film in cui il regista di Cosmopolis ebbe a disposizione un cast con nomi di richiamo, avendo come protagonisti Oliver Reed e Samantha Eggar.

Ma più di ogni altra cosa Brood - con il suo orrore profondo scaturito da madri psicotiche, figli mutanti e sacche amniotiche esterne - mise ancor di più Cronenberg sotto la luce dei riflettori del pubblico e della stampa, fossero essi utili a esaltarlo o a denigrarlo.

 

Brood segna anche l'inizio del fruttuoso sodalizio con Howard Shore, compositore che accompagnò il regista canadese negli anni e nelle produzioni successive.

 

 

["Moshi moshi?". Il body horror ha avuto un'innegabile influenza su Shin'ya Tsukamoto, regista/portento produttivo giapponese che ci ha regalato meraviglie come Le avventure del ragazzo del palo elettrico, la trilogia di Tetsuo e Tokyo Fist]

 

È però negli anni '80 che la wave della Nuova Carne prende definitivamente il largo: con film come Scanners (1981), Videodrome (1983), La mosca (1986) e Inseparabili (1988) la poetica di David Cronenberg divenne ben chiara al pubblico cinematografico mondiale. 

 

I cast diventano sempre più importanti, popolati da nomi come quelli di Michael Ironside, Jennifer O'Neill, Jeff Goldblum, Geena Davis e James Woods; i trucchi prostetici e gli effetti speciali aumentano in audacia grandguignolesca consentendo esplosioni craniche e mutazioni a dir poco orripilanti.

Cronenberg comincia ad esplorare il pensiero della chirurgia come atto liturgico, elegante, sensuale, connettendo le carni e le menti dei gemelli Mantle (entrambi splendidamente interpretati da Jeremy Irons) in Inseparabili

 

Oltrettutto, cosa ben più importante, il regista continua a utilizzare la chiave del (sotto) genere (body) horror per portare avanti messaggi, idee, metafore e critiche sociali, come nel caso di Videodrome, film emblema/manifesto del pergorso organico del suo autore. 

Il regista canadese, prima di raccontare le disavventure de "l'apostolo dei mass-media" Max Renn (James Woods), usciva da una lunga serie di rogne con la censura, i produttori e una buona fetta della critica, che osteggiavano i suoi lavori precedenti bollandoli come "eccessivi".   

 

Fattore che influenzò fortemente lo sviluppo e la nascita di Videodrome.

 

L'ottavo lungometraggio di Cronenberg, nelle sue ambientazioni e dinamiche profondamente disturbanti, denunciò infatti una tendenza malsana dell'epoca: quella di un sistema produttivo votato a una "pulizia" estetica e contenutistica dove ciò che non era "allineato" - o comunque non derivativo dallo standard contemporaneo - doveva essere rimosso o nascosto.

Lo fece attraverso una fotografia scura, sporca, popolata da disturbi e glitch televisivi, gemiti lascivi e schiocchi di frusta. 

 

Il disagio della carne in mutazione si manifesta in Videodrome soprattutto per mezzo degli effetti speciali e il trucco prostetico del sette volte Premio Oscar Rick Baker, che dispensò escrescenze metalliche, sigarette spente su viva carne e le ormai celeberrime VHS inserite ed estratte dal ventre di Max Renn.

 

 

["Io... sto dicendo che sono un insetto che aveva sognato di essere un uomo e gli era piaciuto. Ma adesso il sogno è finito e l'insetto è sveglio". La mosca, remake de L'esperimento del dottor K. (1958), secondo adattamento del racconto The Fly (1957) di George Langelaan]

 

Con Videodrome si apre dunque ufficialmente la poetica della Nuova Carne, dove malattia, malessere psicologico e perversioni sessuali non sono qualcosa da nascondere, bensì oggetti narrativi necessari, viscerali, da studiare e raccontare per esorcizzare la follia e l'orrore della nostra realtà extra-schermo.

 

Il cammino tematico del body horror apertosi con Il demone sotto la pelle proseguirà per quasi vent'anni fino alla soglia del 2000, venendo declinato da Cronenberg in diverse forme e generi, esattamente come le mutazioni deliranti e dolorose da lui teorizzate.

Gli oggetti di scena organici, inquietanti e sinuosi si moltiplicano: le pistole di ossa e denti, i pods di eXistenZ (1999), gli strumenti ginecologici di Inseparabili e i gli scanner esplorativi utilizzati da Léa Seydoux e Viggo Mortensen in Crimes of the Future sono tutti imparentati, figli dalla stessa mente portentosa e pericolosa.

 

Negli anni a venire le tesi sulla carne e del suo legame con la mente, i ragionamenti sul sesso e sull'evoluzione sociale dell'essere umano generati da Cronenberg sono stati ripresi, con toni e fortune alterne, da tanti giovani registi che decisero di continuare il percorso del maestro canadese, anche omaggiandolo. 

 

In tal senso si possono citare i casi di Slither (2006) di quel mattacchione di James Gunn, lo sconcertante e sorprendente Taxidermia dell'ungherese György Pálfi, la discussa trilogia di The Human Centipede di Tom Six, il divertissement di Kevin Smith intitolato Tusk (2014) o lavori in pellicola dal pedigree molto più nobile come nei casi di Raw (2017) e Titane (2021) di Julia Ducournau.

 

Produzioni estremamente differenti fra loro per toni, contenuti, sviluppi, ma che contegono tutti elementi ascrivibili a questo non-genere sfuggente e macabro che risponde al nome di body horror.

 

C'è persino un figlio d'arte che si diverte a proporre allo spettatore la propria chiave interpretativa del genere.

 

 

[Quando virus e patologie diventano tendenza e materiale per fan: il body horror secondo Brandon Cronenberg in Antiviral, 2012]

 

 

A ventitré anni di distanza dall'ibridazione tra virtuale e organico presentata da eXistenZ, film premiato con l'Orso d'argento al Festival di Berlino per l'eccezionale contributo artistico, David Cronenberg - lo ammetta o meno - è ritornato a parlare di modifiche corporee, società semi-distopiche (non troppo dissimili dalla nostra, se si legge fra le allegorie) e di chirurgia come nuova frontiera del sesso.

 

In scia a una magnifica parentesi dedicata a film biografici, noir, thriller, dopo aver smembrato Hollywood, il suo sistema divistico e produttivo con Maps to the Stars (2014) e dando seguito al sodalizio con il nuovo "attore feticcio" Viggo Mortensen, nel 2022 "The Baron of Blood" consegna agli spettatori Crimes of the Future.

 

Un film che, come di consueto, già dalla sua presentazione al Festival di Cannes 2022 ha suscitato polemiche, originato giudizi di critica polarizzati e ha spinto al walk out molti spettatori presenti all'anteprima al Grand Théâtre Lumière della Croisette.

 

Normale amministrazione per chi da oltre cinquant'anni ci mette di fronte ai nostri peggiori incubi di carne, popolando i nostri sogni di mostruose escrescenze, perni metallici, sesso morboso e ricordandoci costantemente la meraviglia di essere umani, anche e soprattutto attraverso l'orrore.

 

Aspettiamo dunque di poter prendere visione della nuova creatura del criptico profeta del body horror - e suo grande abiurante - a partire dal 24 agosto, quando verrà distribuita nelle nostre sale cinematografiche grazie a Lucky Red.

 

Gloria e vita a David Cronenberg.

 

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1 commento

Andrea Siri

3 mesi fa

Da qualche anno a questa parte mi sono appassionato al body horror e Cronenberg è ovviamente divenuto uno dei miei punti di riferimento.
 La  visione alienata, affascinante e spesso anche sensuale che ci offre del nostro corpo, attraverso le sue distorsioni e mutazioni, ha rappresentato per me qualcosa di estremamente attraente.
Crimes of the future è l'ennesima conferma del suo talento, un mondo dove il dolore fisico non esiste più e dove la chirurgia stessa viene elevata ad arte e intrattenimento, grazie ancora di questo ottimo articolo.

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