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#top8

8 splendidi film del cinema fantastico europeo degli anni '20

Tra lo spettatore del terzo millennio e il cinema muto, molto spesso, viene eretta una barriera cognitiva di non facile superamento. 

 

 

Di fronte alla ricchezza sterminata di pellicole a noi sopravvissute, una falsa percezione sembra suggerirci di avere a che fare con film dalla durata interminabile, dai ritmi estremamente lenti, con attori dallo stile di recitazione datato e di chiara impostazione teatrale, e l’assenza di dialoghi, di suoni, di musiche registrate e di rumori che ci costringono a immaginare il tutto, oltre che leggere quelle fastidiose didascalie che interrompono il flusso degli eventi.

 

Una concezione di cinema molto lontana dalla quella a cui siamo abituati. Non stupisce, infatti, che le pellicole più note e visionate anche da “profani” siano essenzialmente due: i film di Charlie Chaplin e le comiche di Stanlio e Ollio.

Entrambe possono vantare di ritmi decisamente vivaci, storie semplici, lineari e non difficili da seguire, oltre che una comicità spontanea e genuina basata su gag che ancora oggi sono un punto di riferimento per gli spettacoli cabarettistici.

 

Eppure, dietro esiste molto altro.

 

Nella politicamente fragile Germania di Weimar degli anni ’20, la giovane settima arte ha conosciuto un terreno fertile e stimolante, da cui sono nate pellicole che, paragonate a gran parte di quelle degli altri paesi, sembrano appartenere a un livello superiore.

 

Dalla qualità registica alla bellezza delle storie, dalle scenografie alle prove attoriali, fino al puro coinvolgimento emotivo che sono in grado di trasmettere anche a distanza di un secolo.

 

Ecco a voi una lista di quelli che considero gli otto grandi capolavori del cinema fantastico degli anni ’20.

 

Ho escluso volutamente gli esperimenti avanguardisti russi (Ejzenstein e Vertov), il filone impressionsita francese (Gance e Dulac) e la produzione hollywoodiana, cercando di concentrare l’attenzione proprio sul genere che, partendo dall’influenza espressionistica tipicamente tedesca e seguendo la lezione di Méliès, ha saputo creare universi immaginifici capaci di esercitare un fascino irresistibile ancora oggi.



Posizione 8

Il Golem - Come venne al mondo 

Carl Boese e Paul Wegener, 1920

 

Prendendo spunto da un’antichissima leggenda ebraica, questa pellicola unisce gli elementi magici ed esoterici di quella cultura con le sperimentazioni visive tipiche del nascente movimento espressionista. 

 

Sovraimpressioni, effetti ottici, reazioni chimiche, fino ad arrivare a complessi effetti luministici: gli effetti speciali abbondano e creano stupore e grande coinvolgimento anche nello spettatore di oggi.

La regia è sorprendentemente moderna e fa un uso innovativo della macchina da presa, allontanandosi dal limite delle inquadrature fisse.

 

Il Golem è un’enorme mostro di argilla, chiamato a proteggere il popolo ebraico dai soprusi tramite il controllo da parte di un rabbino per mezzo di una parola che può donargli la vita.

 

Paul Wegener, anche co-regista del film, è straordinario nella sua interpretazione di un prototipo del mostro di Frankenstein, portatore di un importante messaggio morale che trova il suo culmine in un finale grandioso. 

 

Posizione 7

Ombre Ammonitrici 

Arthur Robinson, 1923

 

Forse il titolo più accattivante della lista.

 

La pellicola di Robinson – sottotitolata appropriatamente come “un’allucinazione notturna” – è un vero e proprio manifesto delle origini del cinema, partendo dalla sua natura più simbolica: l’illusione.


Lo spettatore viene trascinato nello spettacolo di ombre cinesi, orchestrate da un prestigiatore (che corrisponde alla figura del regista) abile e capace di stupire, fino ad addentrarsi in una dimensione a metà tra il reale e l’onirico, tra la contingenza e l’illusione, oltrepassando una quarta parete che viene sfondata a più riprese nel corso del film.

 

Le silhouette degli attori sostituiscono i personaggi, le ombre delle mani i gesti, i riflessi negli specchi gli sguardi.

 

È tutto un gioco di simboli, di ambiguità, di un distaccamento dalla realtà che non può mai essere totale.


Tralasciando la semplicità della trama, che è solo un pretesto per mostrare ciò che non può essere narrato a parole, Ombre Ammonitrici è un grande esempio di come l’arte cinematografica delle origini, tramite sperimentazioni visive e grandi trovate simboliche, abbia fin da subito tentato un’autoanalisi matura e una grande riflessione delle sue potenzialità. 

 

Posizione 6

Faust 

Friedrich W. Murnau, 1926

 

Friedrich W. Murnau dirige la sua personale versione del celebre racconto popolare tedesco, simbolo della sete di conoscenza e dell’ambizione di una giovinezza eterna da parte dell’uomo. 

 

Un film che ha nella prima parte i suoi momenti più memorabili, costruita in modo tale da rispecchiare la grandezza e il valore del soggetto.

 

Effetti speciali grandiosi, scenografie sofisticate e in pieno stile “kolossal”, costumi e trucco che sottolineano la forza di una produzione importante, l’ultima di Murnau in Germania prima di cedere alla corte di Hollywood.

 

Emil Jannings interpreta un Mefistofele istrionico e incredibilmente affascinante, lasciando spazio tuttavia a momenti più rilassati e quasi comici nella seconda parte, forse non invecchiati benissimo.

 

Resta comunque un lavoro di grande potenza visiva, che intrattiene e mette di fronte lo spettatore a uno dei grandi dilemmi etici della storia dell’uomo che, dopo essere stato affrontato in letteratura e teatro, trova piena espressione anche nella tecnica cinematografica.

 

Posizione 5

Destino 

Fritz Lang, 1921

 

Non è certo uno dei titoli più conosciuti tra i grandi lavori di Fritz Lang, ma conta tra i suoi fan illustri un certo Alfred Hitchcock, che lo ha menzionato tra i suoi film preferiti della gioventù.

 

Der müde Tod (“La morte stanca”) si inserisce a metà tra un racconto popolare e un poema epico: una giovane coppia di innamorati viaggia su una carrozza che accoglierà, in un crocevia, un uomo misterioso.

Lo spettatore intuisce subito che si tratta della Morte

 

Le ambientazioni si spostano, tramite una trovata narrativa straordinaria, in quattro epoche e in quattro luoghi diversi, seguendo i grandi esempi di Griffith e Pastrone, con un grandissimo spiegamento di forze di produzione: scenografie imponenti, bellissimi costumi, migliaia di comparse. Le storie sono legate tra loro tramite il filo conduttore che tiene lo spettatore sempre in pathos con le vicende: l’amore che può sconfiggere la morte.  


Uno dei grandi meriti di questa pellicola è sicuramente quello di aver creato un personaggio femminile straordinario, il vero eroe che lotta per salvare il proprio fidanzato dal suo destino, arrivando a sfidare la Morte.

 

Non più la creatura buona e incorrotta del grande cinema hollywoodiano, non più la femme fatale infida e astuta.

 

Tanti simboli, dalle candele che simboleggiano la vita umana alle scale che rappresentano l’ascesa verso l’oltretomba, numerosi riferimenti politici e storici incredibilmente attuali, una serie di scene assolutamente straordinarie per realizzazione tecnica e intensità emotiva (le anime in sovraimpressione che oltrepassano il muro, la candela spenta che si trasforma in bambino nelle mani della Morte, tutta la sequenza dell’incendio…).

 

Il tutto riesce a formare un film che, visto oggi, risulta ancora impressionante.

 

Posizione 4

Il Carretto Fantasma 

Victor Sjöström, 1921

 

Il mistero di una leggenda popolare svedese si unisce alla potenza di un grande messaggio etico ancora più che morale.

 

Körkarlen è senz’altro il capolavoro di Victor Sjöström, che molti ricorderanno per la sua parte da protagonista ne Il posto delle fragole di Ingmar Bergman.

Il regista costruisce un intreccio narrativo sorprendentemente moderno, rinunciando alla linearità della narrazione in favore dell’accostamento simbolico di scene e azioni, lasciando lo spettatore ripercorrere e assemblare i tasselli della storia composti da racconti, flashback, ricordi e rievocazioni.

 

Il grande tratto d’autore che lo rende un film imprescindibile è senz’altro la capacità di far coesistere due stili visivi e narrativi apparentemente opposti.

Da una parta l’estetica squisitamente espressionista, macabra, gotica, di matrice tedesca.

Dall’altra abbiamo il dramma familiare, il realismo, la redenzione morale, tutti temi tipici della produzione svedese di quel periodo. 

 

Il carretto della Morte è il simbolo di un’anima in redenzione, che non può liberarsi della sua condanna senza forza di volontà.

 

Rappresentato figurativamente in maniera eccezionale, tramite un complesso utilizzo della sovraimpressione per farlo apparire come vitreo e proveniente da un’altra dimensione, riesce a trasmettere un senso di angoscia e di incombenza da non aver nulla da invidiare agli horror gotici contemporanei.

 

E gli appassionati di Shining noteranno una scena che fu di evidente ispirazione per Stanley Kubrick. 

 

Posizione 3

Nosferatu 

Friedrich W. Murnau, 1922

 

Uno dei titoli più famosi del grande cinema tedesco e uno degli horror più conosciuti di sempre.

 

Nonostante la travagliata storia di produzione e distribuzione (la pellicola è arrivata fino a noi dopo decenni di oblio soltanto grazie a una copia pirata che lo stesso Murnau aveva nascosto per salvarla dalla distruzione), Nosferatu è entrato con forza nel nostro immaginario collettivo come il film su Dracula per eccellenza, omaggiato e imitato da generazioni di cineasti fino ad oggi.

 

I nomi dei personaggi e dei luoghi siano stati cambiati per evitare il pagamento dei diritti al celebre romanzo di Bram Stoker, la cui trama viene fedelmente ripercorsa.


La maestria di Murnau si è vista anche nella capacità di portare sullo schermo un costante senso di angoscia, oppressione e inquietudine, come se le ombre di Nosferatu riuscissero ad oltrepassare lo schermo e incombere sullo spettatore.


La rappresentazione dell’avvento della peste nella cittadina è cruda, quasi documentaristica, tinta tuttavia da cupe atmosfere sovrannaturali.


L’interpretazione psicoanalitica, seppur pretenziosa per alcuni, è ancora incredibilmente attuale e affascinante.

Il vortice di terrore provocato dalla presenza della creatura di Nosferatu corrisponde agli incubi e la negatività del peggior lato nostra personalità, costantemente scissa e in balia del suo stesso orrore.   

 

Posizione 2

Il Gabinetto del dottor Caligari 

Robert Wiene, 1920

 

Incubi, visioni, notti senza luna, terrore, manicomi, pesante trucco, scenografie allucinante, disegni sgangherati e un viaggio quasi psichedelico nelloscurità dellanimo umano. 

 

Das Cabinet des Dr Caligari non è soltanto il manifesto riconosciuto del movimento espressionista applicato alla forma darte cinematografica, ma è uno dei film più attuali e coinvolgenti girati in quel decennio, apripista e padre spirituale di un genere (il thriller psicologico) e di una serie di elementi (che oggi associamo a registi come David Lynch o Darren Aronofsky) capaci di arricchire una pellicola di simboli ed evocazioni, elevandola dalla mera funzione di intrattenimento.

 

La scelta di affidare la cura delle scenografie a Hermann Warm e ai pittori espressionisti Walter Reimann e Walter Röhrig è il grande tocco visivo caratteristico di un film dalla forte impronta teatrale, dalle inquadrature statiche e un montaggio quasi assente, che lascia molto spazio ai movimenti in scena dei personaggi.


Le forme zigzagate, le case esageratamente deformate, i tagli di luce netti e volutamente esasperati sembrano voler ricreare il subconscio ossessionato e disturbato del protagonista, che nella prima scena viene mostrato in un manicomio.

 

Lintera vicenda, un suo flashback, sembra essere filtrata attraverso i suoi ricordi deformati dalla follia.

Anche qui le interpretazioni mediche e psicanalitiche sono state spese a più riprese, avvalorando la grandezza di un film che non riesce a nascondere neanche allo spettatore di oggi la sua particolarità e la sua bellezza nellimpianto visivo.

 

Posizione 1

Metropolis 

Fritz Lang, 1927

 

Provare a riassumere in poche righe l’importanza di Metropolis e il suo impatto nella Storia del Cinema (e non solo) non è un’impresa facile.

 

Omaggi e spunti di ispirazione possono essere trovati praticamente in ogni film di fantascienza distopica, da Blade Runner a Brazil a Matrix, con un’influenza culturale che ha poi sfociato il genere e si è ritrovata nella musica, nella letteratura, nei fumetti, nell’arte visiva.

 

Un’opera ambiziosa e grandiosa fin dal suo concepimento, con uno spiegamento di forze produttive, di comparse, di effetti speciali e scenografie da grande blockbuster hollywoodiano.

 

Complesse ed elaborate trovate sceniche utilizzate per la prima volta (tra cui bisogna menzionare l’effetto Schüfftan) lo rendono un film visivamente strabiliante per l’epoca, capace di rendere possibile la messa in pratica di idee impensabili da realizzare fino ad allora.

 

Nell’impianto fantascientifico distopico, Lang inserisce elementi di riflessione politica, sociale, antropologica ed economica, fino a sfiorare drammi etici e metafisici.

 

Un film di impatto enorme, che sbalordisce e intrattiene, assolutamente precursore di tematiche come la psicologia e la manipolazione delle masse, l’alienazione del lavoratore controllato dal ritmo delle macchine, la degenerazione del sistema capitalistico occidentale e il culto della personalità capace di plasmare le menti del popolo.

Il tutto raccontato come la più classica delle storie d’amore, un amore che trascende anche il semplice rapporto uomo-donna e arriva a simboleggiare l’emancipazione e la riconquista della propria coscienza, personale e collettiva.


E non ci sarebbe neanche bisogno di menzionare scene cult come la trasformazione di Maria in robot, la straordinaria inquadratura degli occhi in sovrimpressione, l’enorme orologio che scandisce le ore di lavoro o la bocca mostruosa dell’ingresso della fabbrica.

 

Tutti elementi ben presenti nell’immaginario collettivo di noi tutti, ancor prima di aver visto il film.   

 



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98 commenti

Tati23

5 mesi fa

Visti tutti ai tempi della scuola di cinema, ancora consiglio la versione estesa de "Il Gabinetto del dottor Caligari".

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Mike

5 mesi fa

da vedere!!

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Claudio Bertelle

1 anno fa

Mi sa che devo proprio recuperare il "Il Gabinetto del dottor Caligari"

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eddak

1 anno fa

Nosferatu ♥️

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Benito Sgarlato

2 anni fa

Tutti assolutamente da recuperare!

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Giuliana Zaccarini

2 anni fa

la scena di Metropolis in cui lei balla è una delle mie preferite in assoluto

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Claudio Fortino

2 anni fa

Un filone cinematografio magnifico! Erano i tempi in cui cinema e filosofia andavano molto a braccetto

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Claudio Fortino

2 anni fa

Un filone cinematografio magnifico! Erano i tempi in cui cinema e filosofia andavano molto a braccetto

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Tazebao

2 anni fa

La top è praticamente perfetta nello scritto. Forse - personalmente - cambierei l'ordine di alcune posizioni e inserirei - anche se pesa il cuore - un unico  film al posto di un altro. Ma davvero: articolo perfetto! Mi è piaciuto tantissimo leggerlo. Lo trovo molto più complesso di una semplice top. Per quanto riguarda i titoli che meriterebbero una posizione ben più alta, penso al Golem ma soprattutto a Ombre ammonitrici. Almeno terzo - nel mio cuore primo. 
Per quanto riguarda il film che vorrei vedere nella lista: La bambola di carne (1919) dell'immenso Ernst Lubitsch. Non è certo un anno che fa la differenza. Lo avrei inserito, a discapito di altri, prima di tutto per diritto di genere: è una commedia fantastica. Forse inserirei anche il film svedese Haxan (1922). Però risulta sempre difficile stilare una classifica. Consiglio, visto i film citati, il bellissimo film Lo studente di Praga (1913).

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Simone Colistra

2 anni fa

Tazebao
Sono tutti titoli che ho lasciato fuori a malincuore, specialmente lo splendido Haxan. 
E ti confesso che ho stilato questa classifica parecchi mesi fa, oggi sarebbe decisamente diversa (ma non nelle prime posizioni!)

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