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Cloud Atlas ¦ Ereditare il futuro

Se Donnie Darko raccontava l'impenetrabilità dei diversi piani temporali che al massimo potevano presentare un singolo punto di tangenza fra di loro, Cloud Atlas, invece, racconta un'opposta visione del mondo.

"La nostra vita non è nostra: da grembo a tomba, siamo legati ad altri passati e presenti; e da ogni crimine e ogni gentilezza generiamo il nostro futuro", si sente ripetere a più riprese.

 

E il concetto è veicolato fin dalla tag-line sulla locandina: "tutto è connesso".

 

 

 

 

Con Matrix le sorelle Wachowski hanno palesemente dimostrato di conoscere la Storia della Filosofia e i suoi temi e questo Cloud Atlas, in quest'ottica, è la loro consacrazione.

 

 

Disciolta in questa pellicola vi è infatti la concezione nietzschiana dell'Eterno ritorno dell'identico perfettamente sintetizzata nella frase che ho citato poc'anzi.

 

L'intuizione di Nietzsche è, di fatto, piuttosto condivisibile, quasi logica: se consideriamo il futuro come se si estendesse di fronte all'attimo, in eterno, ed esattamente allo stesso modo pensiamo il passato, sebbene nell'opposta direzione, questi tenderanno alla medesima condizione e pertanto saranno collegabili tramite un circolo ininterrotto.


Vediamola in quest'altra ottica: se come condizioni di partenza del sistema poniamo l'avere a disposizione un tempo infinito e l'impossibilità della distruzione assoluta degli elementi, allora qualunque condizione generata dai loro differenti modi di aggregarsi si sarà logicamente già presentata un infinito numero di volte.

 

[L'Uroboro, antichissimo simbolo della ricorsività eterna] 

 


Ma non si tratta soltanto di mera ricorsività del tempo o che tutte le condizioni sia si ripeteranno identiche, sia si saranno già ripetute infinite volte (tale idea precede di diversi millenni il filosofo tedesco), poiché è un altro aspetto conseguente che può maggiormente interessare: quello che coinvolge il piano morale e perciò la responsabilità delle proprie azioni. 

 

Una responsabilità che va oltre noi stessi, poichè ogni nostro atto si inserisce nell'eterno circolo e vivrà oltre la nostra vita.
È questo che racconta Cloud Atlas.

Vi sono riferimenti anche all'imprevedibilità e alla sincronicità teorica di eventi che racconta la fisica quantistica così come al concetto di Karma (sui quali ho meno competenze per poterne parlare con vera cognizione di causa).

Ad avermi particolarmente incantato sono soprattutto la padronanza assoluta di sceneggiatura e montaggio.


Sei storie che, se in primo luogo sono presentate separatamente, con il progredire della pellicola si intrecciano sempre più fittamente fino a definire un unico grande racconto; quella che il filosofo sei-settecentesco Giambattista Vico avrebbe definito La storia ideale eterna.

 

[I collegamenti di Cloud Atlas in una grafica di CinemaBlend]

 

Ciò che va osservato con più attenzione risiede in tutti i collegamenti fra le diverse linee temporali di Cloud Atlas e i personaggi che vi abitano.

 

È infatti laddove avviene la transizone fra una vicenda e l'altra che si stabilisce il cuore dell'opera.

Raccordi sull'asse, certo, ma, slegandosi dal piano meramente visivo, raccordi di puro concetto fra immagini, oggetti e addirittura fra suoni.


Per dare un'idea di ciò che intendo: un esempio di collegamento emblematico vede un personaggio di un piano temporale desiderare di bussare alla porta di una donna di cui era innamorato; assistiamo quindi a uno stacco di montaggio che ci porta su di un diverso piano temporale (nel futuro) - e a una diversa storia - che ci mostra un ragazzo che bussa alla porta di una donna la quale ci ricorda qualcosa...

Questa sensazione di déjà vu sussiste poiché è la medesima attrice che interpreta entrambi i ruoli (altro espediente brillante delle registe atto a veicolare il concetto nietzschiano apprezzato anche dall'autore dell'omonimo libro David Mitchell).

In un modo o nell'altro è sempre alla porta di quella donna che si va a bussare. Ecco L'eterno ritorno che si manifesta.


Sappiamo che l'anziano protagonista della prima vicenda busserà alla sua porta - anche se non ci è esplicitamente mostrato a causa dello stacco - non solo perché sul finale lo vediamo in sua compagnia, ma perché il gesto si era (o sarà) necessariamente ripetuto.

 

[Una scena di Cloud Atlas]

 

 

Cloud Atlas è un film da detective: ogni inquadratura va perlustrata dallo spettatore in cerca di indizi perché questi non ci saranno palesemente presentati o spiegati.

 

Su questo si fonda la grande differenza fra due film monumentali come questo Cloud Atlas e, ad esempio, Interstellar (altrettanto bello, ma molto più didascalico che, specificamente, suggestivo).

Non intendo rovinare a nessuno il piacere di scrutare attentamente i dettagli visivi di quest'opera facendo un compendio degli indizi che io vi ho ritrovato, ma ho ritenuto utile dare questa indicazione per chi di non avesse ancora visto questa pellicola (o, peggio, avesse qualche reticenza nel volerla affrontare) così che sappia che per goderne è necessaria una certa concentrazione.

La prospettiva deve essere quella di un detective che si diverte a scovare le tracce.


Il piacere che deriva dalla visione di Cloud Atlas è il moderno piacere della complicatezza, su cui tanto si affidano registi come Christopher Nolan.

 

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2 commenti

Filman

12 giorni fa

Cloud Atlas non mi è mai sembrato complicato, probabilmente perché non serve trovare tutti gli easter eggs presenti per capirlo e il "montaggio disordinato" (alla Memento o alla Dunkirk) non destabilizza più di tanto il filo logico delle singole storie.
Interstellar e Inception sono complicati in maniera diversa, vivono di molte situazioni inverosimili compresse in due ore e mezza, e i cosiddetti "spiegoni" servono a far immedesimare ogni tipo di spettatore in queste per poterlo emozionare successivamente.
Di tutti questi l'unico di cui sfugge veramente il senso di ciò che si vede è Memento.

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Ginger

12 giorni fa

Ho sempre trovato confortante la concezione dell'eterno ritorno dell'identico. Un po' come nell'idea di mito vissuto di Mann, dove l'artista è consapevole di reiterare. Cloud Atlas è stato una bellissima scoperta, non mi aspettavo quella "complessità". Di sicuro è diventato il mio preferito tra quelli delle sorelle.

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