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#Cinerama

Manifesto del Cinerama

Una nuova rubrica si aggira per l’Internet: la rubrica del Cinerama. Tutte le potenze delle vecchie rubriche si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questa nuova rubrica: admin e grafici, animali e cinenerd, degustatori di birra senesi e filosofi valtellinesi.

 

 

Ma bando alle ciance: benvenuti in questa nuova rubrica!

 

Prima di tutto, è bene esporre le due caratteristiche fondamentali di Cinerama: la relazione con l’utente e l’ampiezza della prospettiva d’indagine.

Del significato del nome, Cinerama, parleremo dopo aver esplicitato questi due concetti.

 

Per la prima caratteristica, la relazione con l'utente, vado subito a presentare la struttura della rubrica.

 

Innanzitutto la cadenza sarà bisettimanale, al netto di piccole variazioni.

La scelta degli argomenti da approfondire sarà invece materia più complessa.

Potrete proporre topic sia sotto nei commenti che su Facebook o Instagram, con post dedicati.

 

Proprio su Facebook avrà luogo lo step finale: selezionerò due argomenti proposti da voi e uno pensato da me, presentandoli in un sondaggio.

 

Col mio intervento di selezione voglio evitare una sorta di dittatura dell'utentato, per rimanere in tema, ma è chiaro come l'ultima parola sia sempre la vostra.

 

 

[Il Seattle Cinerama, una delle poche sale attrezzate al mondo]

 

Per quanto riguarda le tematiche che potete proporre, ecco alcune linee generali.

 

La rubrica ha come principale obbiettivo l'analizzare fenomeni, e prodotti, con una prospettiva decisamente ampia, in grado di spaziare sia temporalmente che di disciplina in disciplina.

 

Non recensirò dunque singoli film, compito che lascio ad altri colleghi.

 

Inoltre, cercherò di scegliere materiale filmico mainstream, evitando prodotti di nicchia.

Un fine della rubrica è, infatti, sviscerare argomenti, e quindi film, dati per scontati, cercando di proporre inediti punti di vista.

 

La parola d'ordine sarà comunque una: libertà, vostra, per la scelta degli approfondimenti, e mia, vista la varietà delle discipline prese in esame.

 

Alcuni esempi di tematiche potrebbero essere contestualizzazioni geopolitiche o di storia del cinema, o riflessioni sul medium cinematografico o sul mondo mediale in generale, o analisi dell'evoluzione stilistica di un certo autore o di un certo genere, o sorprendenti connessioni con altre sfere artistiche.

 

Insomma, cercherò di parlare di ciò che mi interessa, ovvero un po' di tutto.

L'impostazione non sarà comunque accademica, ma cercherà anzi di virare verso una certa facilità di comprensione.

 

In tal senso, per un discorso di fruibilità, cercherò di limitare gli articoli a circa tremila parole, cercando di trovare il giusto equilibrio tra profondità d'analisi e non-tediosità.

 

 

[Esempio di sala dotata di cinerama]

 

Arriviamo ora alla seconda caratteristica della rubrica: l'ampiezza della prospettiva d'indagine.

 

Tenendo conto di quanto già detto per la scelta delle tematiche, saranno fondamentali, e cercate, delle contaminazioni interdisciplinari.

Parlerò solo di ciò che conosco, e di cui mi interesso, e sarà quindi evidente che alcune branche del sapere rimarranno escluse.

 

Da qui il senso dell'abstract della rubrica, quel "conoscere il cinema a 359 gradi".

 

Parlando di 359 gradi, e non di trecentosessanta, l'intenzione è, poi, anche evidenziare la non-oggettività delle trattazioni.

Pur considerando le solide fondamenta accademico-bibliografiche, la loro selezione, il mio stile e le mie idee rendono impossibile la pura oggettività, alla quale cercheremo solo di tendere.

 

Ecco dunque un quadro generale di Cinerama.

Ma, dunque, perché proprio Cinerama?

 

Per la definizione, ricorriamo alla Treccani: "…proiezione contemporanea su grande schermo di tre distinte immagini affiancate […] perfettamente sincronizzate…".

 

Il suo obiettivo è simulare la percezione dell'occhio umano, comprendendo quindi la visione periferica: di norma, si adopera uno schermo curvo in grado di coprire 146° di ampiezza.

 

Un prototipo di cinerama nacque già negli anni Venti, grazie al regista Abel Gance, che inventò, per alcune scene del suo celebre Napoléon, il sistema Polyvision.

 

Tale sistema prevedeva l'uso di tre macchine da presa, la produzione di tre pellicole e l'impiego di altrettanti proiettori.

Gance lo utilizzò sia per estendere in orizzontale l'immagine che per accostare diverse inquadrature, creando dittici e trittici.

 

Sia questo sistema, prima, che il cinerama, poi, però non sfondarono, a causa degli alti costi e delle poche sale dotate degli strumenti necessari. 

 

 

[Trittico creato col sistema Polyvision in Napoléon]

 

Ciò che ha colpito la mia attenzione è la libertà di fruizione concessa allo spettatore, vista la notevole ampiezza spaziale dell'immagine.

 

Siamo di fronte ad una sorta di anarchia compositiva, nella quale il fruitore può orientarsi autonomamente.

 

Scompare quindi, almeno in certe sequenze, la classica visione passiva.

 

Questo fenomeno continua idealmente una dialettica inaugurata da altre due esperienze, parecchio eterogenee: il teatro medievale e i primissimi anni della storia del cinema.

 

Nella prima, quella del teatro medievale, le rappresentazioni (che si svolgevano all'aperto vista l'assenza di edifici teatrali) erano composte da diversi elementi autonomi e simultanei.

Era sì presente un filo narrativo principale, ma, nel suo dipanarsi, altre micro-rappresentazioni sopravvivevano.

 

Si creava infatti una sorta di ecosistema teatrale, caratterizzato da uno spazio assai frammentato, diviso in specifici luoghi.

Il corpo attoriale principale si muoveva di luogo in luogo, e, di volta in volta, interagiva con quel particolare mondo, fatto dei suoi personaggi e delle sue ambientazioni.

 

Quando la trama però imponeva un trasferimento spaziale, quel piccolo mondo continuava ad esistere, e i suoi attori inscenavano brevi numeri, spesso comici.

Tali rappresentazioni erano sicuramente marginali, ma consentivano comunque una certa libertà decisionale degli spettatori: si poteva infatti fruire dello spettacolo pur non seguendo la trama principale.

 

Per certi versi analoga è l'esperienza dei primi anni del cinema delle origini.

 

La Settima Art si pose infatti come un'evoluzione tecnologica della fotografia e del teatro, almeno sulle prime, riprendendone dunque alcuni aspetti.

I primi prodotti cinematografici, infatti, erano una vera e propria accozzaglia di elementi, e nessuna regola stilistica li gerarchizzava.

 

Come nel caso del teatro medievale, lo spettatore osservava questo caos rappresentativo, il quale rendeva possibile una certa libertà di fruizione, nonostante fosse abbastanza evidente l'azione diegeticamente centrale.

 

 

[Il Cinerama Dome di Hollywood, una delle pochissime sale dotate di cinerama]

 

Questo trittico, tra teatro e cinema, presenta dunque questa peculiarità, che cercherò di applicare, per quanto possibile, a questa rubrica.

 

Innanzitutto, non sarà passivo il momento della scelta dell'approfondimento, come abbiamo già visto.

 

L'ampia rosa delle tematiche trattabili sarà un altro passo in questo senso: Cinerama sarà una rubrica tutt'altro che monotematica, e consentirà una fruizione personale e mirata, rivolta ai soli contenuti d'interesse.

Non che non sia così anche per le altre rubriche, ma la differenza starà proprio nella varietà delle discipline prese in esame, e non in vari casi afferenti a un solo, o a pochissimi, campi d'indagine.

 

Per quanto possano essere indipendenti le tematiche, Cinerama avrà però una sua organicità.

Essa sarà data dalla coerenza dello stile, sperando sia il più piacevole possibile, e delle mie idee e convinzioni, che travalicheranno, ovviamente, i confini tra gli articoli.

 

Termina qui il Manifesto del Cinerama, e vi ricordo di segnalare eventuali proposte nei commenti, tenendo conto del sondaggio che avrà poi luogo su Facebook.

 

Sperando di evitare le infauste derive del Manifesto comunista sopracitato, dichiaro solennemente aperta la presente rubrica, Cinerama.

Chi lo ha scritto

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7 commenti

Lenù

6 mesi fa

Sono molto curiosa

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Mattia Gritti

6 mesi fa

Lenù
In questi giorni uscirà il sondaggio per gli argomenti. 
Le opzioni saranno cinque, e non tre, visto che ho ricevuto molte proposte interessanti☺️

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Lenù

6 mesi fa

Mattia Gritti
Non vedo l'ora:)

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Mike

7 mesi fa

Molto interessante! complimenti per l'idea

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Tati23

7 mesi fa

Quando ho letto Cinerama mi  è subito tornato in mente Napoléon, film che ho visto quando studiavo cinema.
Rubrica con uno scopo interessante e dalle premesse molto interattive.😊

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Tati23

7 mesi fa

Tati23
Non vedo più la risposta,
Uno spunto, più che un'idea, così su due piedi.
La percezione del pubblico rispetto ad un determinato genere o film nel lungo periodo. Fattore generazionale, periodo d'uscita, fanbase, altre variabili. Per esempio quando un film diventa cult.

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Mattia Gritti

7 mesi fa

Tati23
Mi intriga come tematica, ma temo sia troppo "dispersiva". 
Non vorrei fare un'analisi superficiale.
Ci penso un po', eventualmente sarà una delle opzioni del sondaggio.

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