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Winnie the Pooh: da "miele e tenerezza" a "miele e sangue"?

Dietro le quinte della nascita dell'orsetto Winnie the Pooh, creato da A. A. Milne, come personaggio di Casa Disney 

Ollie Johnston fu uno storico animatore della Casa del Topo e uno dei membri dei famosi "Nove Vecchi" dell'animazione disneyana.

 

Una volta in merito a Winnie the Pooh dichiarò: "C'è onestà e una grande innocenza nei personaggi di Pooh.

Non fanno mai del male a nessuno e non si fanno mai del male tra di loro. Sono molto leali l'uno con l'altro, si fidano e si preoccupano l'uno dell'altro.

I bambini possono imparare una meravigliosa lezione da loro, e anche gli adulti."

 

Tra tutte quelle sentite nel making of del film, questa è la frase che più di tutte mi ha colpito. 

Calza alla perfezione se consideriamo, a breve, l'uscita dell'orrorifico Winnie The Pooh: Blood and Honey.

 

Nel 2022 vennero diffuse nel Web una manciata di immagini del film slasher firmato dal regista Rhys Waterfield e in agosto è stato ufficialmente rilasciato anche il trailer del film ispirato all'orsetto Winnie the Pooh.

Notizie ufficiali su una data di distribuzione italiana certa ancora tacciono, a differenza di quella statunitense annunciata per la sala cinematografica il 15 febbraio 2023, perciò nell'attesa di ricevere presto aggiornamenti sul "nuovo Winnie the Pooh" ho pensato che sarebbe stato interessante ripercorrere alcune delle tappe fondamentali fatte dall'orsetto (e da tutti i compagni d'avventura che popolano il Bosco dei 100 Acri) creato dalla fantasia di A. A. Milne all'interno degli Studi Disney. 

 

Ma prima guardatevi il trailer originale di Winnie the Pooh: Blood and Honey, interpretato tra gli altri da Craig David Dowsett (Winnie the Pooh) e Nikolai Leon (Christopher Robin).

 

 

 

Era il 1961 quando Walter Elias Disney espresse la volontà di trasferire in uno dei suoi film animati le avventure del celebre orsetto di pezza ma, nel giro di poco, si accorse che Winnie the Pooh godeva di più larga fama in Europa rispetto agli Stati Uniti.  

 

La vera paternità dell'orsetto è piuttosto nota e, soprattutto, dichiarata fin da subito anche dallo stesso Disney.

L'orsetto di pezza fu un regalo per il figlio dello scrttore britannico Alan Alexander Milne (Kilburn, 18 gennaio 1882 - Hartfield, 31 gennaio 1956) per il suo primo compleanno.

 

Il figlio di Milne crebbe quindi con quel pupazzo e quel figlio si chiamava... Christopher Robin!

Non è quindi difficile capire da dove Milne abbia tratto l'ispirazione per quello che fu probabilmente il maggior successo della sua carriera di scrittore.

Va detto infatti che Milne era un autore che poteva già vantare alcune pubblicazioni all'attivo, anche se non particolarmente note, ma che spaziavano in diversi campi: dalla poesia alla saggistica giornalistica, dai romanzi ai copioni teatrali. 

 

Molta della produzione letteraria destinata all'infanzia realizzata da Milne e oggi di pubblico dominio era, prima di tutto, destinata proprio al figlio Christopher Robin.

Nel 1924 vennero raccolte insieme le prime poesie e pubblicate in un volume dal titolo When We Were Very Young, a cui seguirono altri libri con racconti che erano quelli che Milne inventava per dare la buonanotte al figlio.

 

Nel primo di questi tre volumi - inaspettatamente e sotto mentite spoglie - fa la sua prima apparizione il nostro Winnie the Pooh!

 

 

[Trailer del film Vi presento Christopher Robin (Goodbye Christopher Robin) di Simon Curtis, 2017. Consigliato, perché approfondisce le dinamiche familiari dei Milne e del successo dietro a Winnie The Pooh. Disponibile su Disney+]

 

 

Il volumetto del 1924 raccoglie ben 45 poesie e nella trentottesima poesia del libro intitolata Teddy Bear - invero già pubblicata nello stesso anno sulla rivista Punch di cui Milne era un collaboratore - appare quello che viene inizialmente nominato Mr. Edward Bear: il futuro Winnie the Pooh!

 

Due anni più tardi, nel 1926, l'orso timidamente apparso nella poesia viene ribattezzato e diventa il protagonista assoluto di uno dei libri per l'infanza più famosi di tutti i tempi: Winnie Puh (Winnie-the-Pooh, 1926).


Ad esso seguì, qualche anno più tardi, La strada di Puh (The House at Pooh Corner, 1928).

 

 

[Gli storici pupazzi realmente appartenuti al piccolo Christopher Robin Milne, fonte d'ispirazione per lo scrittore. Padre e figlio si vedono nella foto in bianco e nero dietro ai pupazzi]

 

L'autore delle dolci illustrazioni che accompagnano lo sfogliare del libro risponde a un nome altrettanto celebre: Ernest Howard Shepard, più noto come E.H. Shepard (1879 - 1976), a sua volta padre dell'illustratrice Mary Shepard (1909 - 2000) che rese celebre la Mary Poppins di P. L. Travers.


Shepard era un caro amico di famiglia dei Milne ed è curioso notare come in una delle illustrazioni del poemetto in esame a Winnie the Pooh venga fatta indossare una maglietta, in seguito colorata di rosso quando l'illustrazione divenne la copertina del vinile Winnie the Pooh, 17 Songs from the Pooh Song Book (1952).

 

Se è con ogni probabilità vero che questo abbinamento di colori divenne uno standard iconografico su cui si basarono i vari adattamenti Disney, rappresentando il personaggio sempre "vestito", dall'altro lato bisogna riconoscere che nelle illustrazioni di Shepard l'orsetto indossa la maglia solo quando nel Bosco dei 100 Acri sta nevicando! 

 

 

[Un'illustrazione di E. H. Shepard che raccoglie tutti i personaggi creati da A. A. Milne] 

 

 

Negli anni '50 la popolarità del personaggio di Winnie the Pooh creato dalla fantasia di Milne e dai penneli di Shepard era quindi già elevanta, il che portò anche la moglie di Walt, Lillian, a leggere come tante altre madri i racconti di Pooh e i suoi amici alle proprie figlie prima di addormentarsi. 

 

Le giovani figlie di Walt e Lillian si chiamavano Diane e Sharon: come nel caso della genesi di Mary Poppins erano considerate dal padre un ottimo metro di giudizio artistico, perciò quando Walt le sentì ridere ed emozionarsi in risposta alle letture serali della madre, capì che quel libro conteneva davvero delle buone storie e nel 1961 si aggiudicò i diritti cinematografici di Winnie the Pooh.  

 

Trasferire le pagine del racconto in un film non fu cosa semplice, specialmente perché per migliaia di lettori Winnie the Pooh e i personaggi del Bosco dei 100 Acri "esistevano" già e avevano le sembianze dei disegni di Shepard.

Gli animatori tennero quindi sempre a mente quei modelli, in particolar modo per il protagonista, e nel processo di trasposizione del disegno "bidimensionale" dell'illustrazione a quello più sfaccettato dell'animazione, il team Disney cercò di non far dimenticare al pubblico che Winnie era - e doveva rimanere - un orsetto di pezza! 

Solo Tappo il coniglio e Uffa il gufo sono gli unici abitanti del bosco che non si ispirano ad animali di pezza ma a veri abitanti del posto. 

 

Nel delizioso Ritorno al Bosco dei 100 Acri firmato da Marc Foster nel 2018, la cosa è piuttosto marcata dato che questi ultimi due personaggi - realizzati in CGI al pari degli altri compagni - godono di un'animazione molto più realistica e per niente "peluchosa"

 


[Trailer originale di Ritorno al Bosco dei 100 Acri (Christopher Robin)]

 

A proposito del Bosco dei 100 Acri. 

 

Il "set" delle avventure di Christopher Robin e i suoi amici si basa sulla realmente esistente Foresta di Ashdown, situata nella contea dell'East Sussex, nel Sud Est dell'Inghilterra, gravemente danneggiata da un poderoso incendio nel 2019.

Era in quelle terre che Milne, moglie e figlio trascorrevano spesso i loro fine settimana.

Gli animatori Disney eseguirono degli studi anche per rappresentare al meglio il bosco, specie in termini di coloriture e inchiostrazioni; si stima che per creare il colorato Bosco dei 100 Acri i responsabili Disney arrivarono ad usare quasi 1000 differenti colori! 

 

Ma se molte cose del Classico Disney attingono dichiaratamente al lavoro di Milne, un personaggio dell'universo del Winnie the Pooh Disney è invece stato creato di sana pianta: si tratta di De Castor, il simpatico castoro che non può sottrarsi dal richiamare immediatamente alla memoria dello spettatore il riuscitissimo predecessore visto in Lilli e il vagabondo (1955). 

Tuttavia, benché le due creature si assomiglino, in realtà De Castor non è propriamente un castoro bensì un "gopher" (citello o scoiattolo di terra).

 

Con esso gli sceneggiatori vollero inserire un personaggio comico, ma sapevano che qualche purista dei libri avrebbe potuto storcere il naso.

Dietro a questo loro timore si nasconde il reale significato di una battuta del roditore (sottolineata poi da Pooh) quando, presentandosi, dice "non mi troverete nell'elenco telefonico".

In inglese la battuta suona letteralmente: "I'm not in the book", sottintendendo il "phone book", motivo per cui il personaggio fornisce a Tappo un biglietto da visita con il proprio recapito. 


Ed ecco quindi dichiarato apertamente che De Castor non era un personaggio creato da A. A. Milne!

 

 

[I libri di A. A. Milne che raccolgono le avventure dell'orsetto Winnie the Pooh, editi in italia da Salani]

 

Anche il Bosco disneyano stava iniziando a popolarsi come quello che aveva raggiunto la fama nelle pagine dei libri per l'infanzia, perciò se c'erano tanti abitanti in quella terra, bisognava che ognuno di loro avesse una propria caratteristica che gli permettesse di essere subito individuato. 

 

Ancora una volta - Disney è sempre stata grande Maestra in questo - la soluzione a quest'esigenza passò attraverso la musica.

 

Fu il compositore Buddy Baker ad occuparsi della scrittura della colonna sonora originale che doveva accompagnare al meglio le canzoni degli infaticabili Fratelli Sherman, ingaggiati personalmente da Walt anche per questa produzione.

Come evidenziato nel making of ufficiale del film di animazione Le avventure di Winnie the Pooh, analogamente a quanto fatto con lo straordinario Pierino e il lupo, Baker fece in modo che ogni strumento si associasse a ognuno dei personaggi principali. 

 

Nella famosa canzone dei titoli di testa, sotto alle voci cantanti, si possono così distinguere, nell'ordine, i seguenti abbinamenti: 

l'asino Ih-Oh è rappresentato da un clarinetto basso; 

il canguro Canga e suo figlio Ro da un flauto e da un piccolo (ottavino); 

il coniglio Tappo da un clarinetto; 

il maialino Pimpi da un oboe; 

il gufo Uffa da un ocarina con un corno; 

l'orsetto Winnie the Pooh da un flicorno baritono.

 

Avete notato bene: manca il saltellante Tigro!

Ma per parlare di lui urge fare un passo indietro...

 

Contrariamente a quanto lo Staff Disney pensasse in un primo momento, ossia che l'adattamento disneyano di Winnie the Pooh sarebbe stato un lungometraggio, Walt decise di dare al film un maggiore sostegno e volle quindi dividerlo in cortometraggi separati e di minutaggio ridotto.

Il parere dello Zio Walt era quello che bisognasse dare tempo al pubblico statunitense, con particolare attenzione ai bambini, di familiarizzare con personaggi che non gli appartenevano.

Come già scritto all'inizio, difatti, i personaggi nati dalla penna di Milne godevano di una più larga fama in Europa rispetto agli Stati Uniti.

 

Con il senno di poi, ancora una volta, la decisione di Walt si rivelò tutt'altro che sbagliata. 

 

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Il 4 febbraio 1966 uscì dunque nei cinema statunitensi il primo cortometraggio: Winnie the Pooh and the Honey Tree, in italiano: Winny-Puh l'orsetto goloso.  

 

Nel nostro Paese arrivò in sala nel 1967 abbinato al documentario naturalistico della serie True-Life Adventures intitolato Il deserto che vive. 

 

L'edizione italiana di pregio, curata dal Comandante Roberto de Leonardis, vantava i migliori doppiatori della storica Cooperativa Doppiatori Cinematografici (C.D.C.) dove tra tutti spiccava un azzeccatissimo Oreste Lionello sul volto dell'orsetto Winnie the Pooh in luogo dell'originale Sterling Holloway

 

 

[Sterling Holloway è stato uno dei "voice actor" disneyani per eccellenza: qui lo vediamo fare da Narratore per Pierino e il lupo (1946), in italiano magnificamente sostituito da Stefano Sibaldi]

 

Bisognerà attendere un paio d'anni - e purtroppo la morte dello stesso Walt Disney - per vedere la sua profezia avverarsi. 

 

I personaggi riscossero infatti molto successo tra il pubblico e così, due anni più tardi, la versione disneyana del libro di Milne torna a dispiegarsi in un secondo cortometraggio animato.

Il titolo originale è Winnie the Pooh and the Blustery Day, quello italiano risponde a Troppo vento per Winny-Puh.  

 

Il corto uscì nella stagione cinematografica del 1968 abbinato al lungometraggio Il cavallo in doppio petto (The Horse in the Gray Flannel Suit) con il grande Dean Jones

Il piccolo gioiellino animato si aggiudicò anche la tanto ambita statuetta dell'Oscar nel 1969, che venne conferito alla memoria del compianto Walt Disney scomparso il 15 dicembre 1966.

 

In questo secondo episodio fa finalmente la sua comparsa l'iconico Tigro!

Il tigrotto di pezza amico di Christopher Robin, assente nei titoli di testa citati prima, si guadagna in questo secondo frammento una canzone tutta sua, compostagli ovviamente dai Fratelli Sherman

 

Nell'edizione originale la voce del nuovo personaggio è di Paul Winchell, curiosamente famoso non solo per la sua carriera attoriale ma anche per aver contribuito a brevettare, grazie alla sua formazione medica, il primo cuore artificiale impiantabile in una cavità toracica!  

Nell'edizione italiana del corto si conferma la storica voce italiana di Oreste Lionello sul protagonista Winnie the Pooh, come del resto rimane la medesima anche in originale, e per il nuovo personaggio è lo stesso dialoghista Roberto de Leonardis a scegliere in prima persona l'attore che dovrà doppiarlo: Renato Cortesi.


Lo acciuffa al volo, nei corridoi dello stabilimento di doppiaggio, e lo provina in quattro e quattr'otto. 

 

 

[Renato Cortesi intervistato sul set del documentario dedicato a Claudio Capone]

 

Il 6 dicembre 2020 ho avuto l'onore e il privilegio di chiacchierare al telefono proprio con Cortesi, ne ho perciò approfittato per sollecitargli privatamente un ricordo di quella lavorazione.

 

Ecco quanto mi ha raccontato.   

"Il mio incontro con de Leonardis è avvenuto mentre camminavo nei corridoi della vecchia Fono Roma, a Piazzale Flaminio.

Ero uscito da una sala e non mi ricordo se mi dirigevo verso casa o al bar dello stabilimento. Fatto sta che mi si presentò davanti un distinto signore che non sapevo chi fosse e mi chiese se io ero il Signor Cortesi.

 

Risposi in maniera affermativa e lui mi invitò a seguirlo in una sala per vedere una cosa.

Quel signore era Roberto de Leonardis e sullo schermo mi fece vedere Tigro, che come personaggio nasceva in quel momento, con "Troppo vento per Winny-Puh".

 

Mi mostrò qualche minuto chiedendomi se ce la facevo a doppiarlo, seguendo l'originale.

Notai che c'era anche la canzone! [canticchia il motivetto] Canticchiai qualcosa e poi mi fece provare solo il parlato.

Considera però che io ero raffreddato e avevo la voce giovane della fine degli anni '60... Alla fine mi scelse subito!

 

Mi disse di presentarmi il tal giorno alla tal ora in presenza del M° Pietro Carapellucci, per incidere la canzone.

Carapellucci arrivava sempre con un sigarone in bocca come gli americani, perché allora negli stabilimenti di doppiaggio si poteva ancora fumare; lui mi insegnò il ritmo e le pause della canzone e io quindi diventai la voce di Tigro, sia nel dialogo che nel cantato.  

La voce del primo Tigro in quanto poi, purtroppo, lo hanno doppiato in tanti - tra cui alcuni che, secondo me, non erano poi così vicini all'originale.

 

Però è un bel ricordo e sono contento di averlo fatto!" 


Ultimo ma non meno importante cortometraggio è quello che chiude le fila di tutto: Tigro e Winny-Puh a tu per tu, in originale Winnie the Pooh and Tigger Too


In Italia non uscì in sala, ma direttamente su VHS negli anni '80 (e molto probabilmente anche sul piccolo schermo) con un cast di doppiatori che mantiene stabile solo Oreste Lionello, il corto è stato originariamente rilasciato nei cinema statunitensi nel 1974. 

 

 

[L'attore e doppiatore Oreste Lionello, inscindibile dalle versioni italiane dei film di Woody Allen e da decine di personaggi Disney]

 

È però nel 1977 che il sogno di realizzare un lungometraggio animato su Winnie the Pooh si avvera e, quindi, i tre cortometraggi separati vengono montati e riuniti in un unico film.

 

Si tratta de Le avventure di Winnie the Pooh (The Many Adventures of Winnie the Pooh). 


Per l'occasione lo staff Disney animò ex-novo alcune sequenze di raccordo e, soprattuto, completò l'ultima straziante sequenza dove Christopher Robin dice addio alla sua infanzia e saluta (per sempre?) il suo caro amico Winnie the Pooh. 

 

- Sai una cosa Pooh? Io non credo che starò più senza far niente...  

- Vuoi dire mai, mai più?  

- Beh, non così spesso... Pooh, quando io sarò via a far niente, verrai quassù qualche volta? 

- Vuoi dire... da solo? Io e basta?  

- Sì! E Pooh... Mi prometti che non mi dimenticherai? Mai?  

- Non ti dimenticherò Christopher Robin. Te lo prometto. 

- Neanche quando avrò cent'anni? 

- Quanti ne avrò io allora? 

- Novantanove! Sciocco di un orsetto... 

 

Il lungometraggio arriva ufficialmente in Italia nel 1997, quando si decide ufficialmente di doppiarlo nella sua interezza sotto l'abile direzione di Renzo Stacchi e con delle nuove voci (in larga parte già utilizzate nella serie animata Le nuove avventure di Winny-Puh del 1988) dove spiccano tra gli altri Marco Bresciani sul protagonista di pezza Winnie the Pooh e un sempre meraviglioso Valerio Ruggeri sul vecchio Tappo.

 

testi italiani di canzoni e dialoghi vengono trascritti conservando quelli già noti al pubblico dai singoli cortometraggi precedenti. 

La regia del lungometraggio venne ovviamente firmata da Wolfgang "Whoolie" Reitherman, padre dei primi due corti, e John Lounsbery, responsabile del terzo.

 

L'artista Disney Ollie Johnston ricorda così il regista:

"Whoolie Reitherman era l'elemento chiave nella produzione di questi film, in gran parte responsabile della direzione artistica, a cominciare dalla sequenza iniziale dove Christopher Robin si dondola all'interno del libro nelle pagine stampate.  

Questo per ricordare sempre ai bambini che si tratta di un libro, che oltre ad essere letto può anche essere vissuto.  

 

Whoolie possedeva lo stesso spirito di Walt e cercava sempre di migliorare le cose." 

 


[Il trailer italiano di Ritorno al Bosco dei 100 Acri]

 

 

Probabilmente Christopher Robin, gli abitanti del Bosco dei 100 Acri, ma soprattutto lo sciocco e tenerissimo orsetto Winnie the Pooh, hanno a loro volta migliorato la vita di tanti. 

 

Che si siano conosciuti attraverso la lettura dei testi di Milne, o durante la visione di uno dei molteplici cartoon disneyani derivati dal filone (innumerevoli furono nei decenni seguenti le serie animate e i film direct-to-video ispirati all'orsetto), o anche solo tenendo in mano un orsetto di pezza dalle fattezze disneyane, è impossibile che tutti loro non siano riusciti a strappare un sorriso. 

Si stima che il libro di Milne sia stato tradotto in circa 30 lingue e si è quasi perso il conto di tutti i prodotti Disney (non sempre di qualità) derivati dal mondo di Winnie the Pooh dagli anni '80 in poi, compresa un'attrazione The Many Adventures of Winnie the Pooh diffusa in diversi Parchi Disney.

 

Molto valido rimane il sopra citato Ritorno al Bosco dei 100 Acri di Marc Foster, uscito nel 2018.  

Le emozioni e la tenerezza che questi personaggi disneyani hanno suscitato negli anni, non secondariamente anche nei Parchi Disney, sono diffuse e tangibili.

 

Sono così reali perché, a mio avviso, nate dall'amore e dal rispetto profondo che gli artisti Disney negli anni '60 e '70 avevano per i personaggi creati da Alan Alexander Milne

 

 

 

 

Ora resta solo una cosa da chiedersi, nonostante si parta da un presupposto molto lontano da quello zuccheroso-disneyano, ossia quello spaventevole dell'horror: il tanto chiacchierato e atteso film di Rhys Waterfield, Winnie the Pooh: Blood and Honey, riuscirà a conquistare ugualmente il cuore degli spettatori, o perlomeno degli appassionati del genere? 

 

Di certo la curiosità è tanta, perché tentare di spodestare l'immaginario comune dell'orsetto Winnie the Pooh originariamente "figlio" di A. A. Milne, poi inevitabilmente associato da tutti a quello Disney, è sicuramente un'impresa coraggiosa!

 

Non resta che attenderne l'uscita. 

 

Alla prossima Pillola Disney!

 

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