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L'ignoranza di Walt Disney: il lato umano di un genio

Su Walt Disney esiste una bella citazione di Bob Thomas, proveniente dall’indispensabile documentario Walt - Il papà di Topolino (Walt - The man behind the myth; 2001), che trovo sia ideale come introduzione per il breve pezzo, dal titolo provocatorio, che ho voluto scrivere in questo mese natalizio.

 

 

Disse il grande Bob Thomas, biografo ufficiale di Walt Disney:

 

"Walt era un uomo con un’istruzione limitata.

I suoi genitori non erano persone eccezionali, tranne che per il loro carattere.

Non era un vero e proprio artista ma in lui c’era, non si sa come, l’immenso talento di sapere cosa fossero veramente la tragedia e la commedia e di riconoscerle immediatamente, dove le incontrava.

Ho paura che l’unica cosa che si possa dire su di lui è che Walt Disney era un vero genio."

 

 

[Walt Disney bambino]

 

Walt Disney non ha mai fatto segreto della sua scarsa istruzione per quanto, considerato il livello di alfabetizzazione media dell’epoca, egli fosse forse addirittura superiore alla norma dei suoi coetanei.

 

Ciononostante fin dall’infanzia lo caratterizzò la voglia di apprendere, inesauribile.

 

Da adulto fu anche grazie alla curiosità per i misteri della natura che si concretizzarono i progetti de La natura e le sue meraviglie (The True-Life Adventures).

 

Con le incalzanti scoperte della scienza e della tecnologia degli anni ’50 in poi, Walt Disney si spinse sempre a tentare nuove vie, ovviamente non solo nel campo cinematografico.

 

 

[Walt Disney con la sorella Ruth Flora, nella loro casa d'infanzia]

 

Si rivolgeva senza tanti giri di parole direttamente all’aiuto di specialisti, quando tranquillamente riconosceva le proprie lacune culturali.

 

Diceva che bastava confessare senza falsa vergogna di essere ignoranti in un dato settore, per trovare subito un esperto desideroso di istruirci.
E tutti i torti non aveva!

 

Nel recensire negativamente Pinocchio (1940), Mario Gromo, giornalista e critico cinematografico tra le altre testate anche de La Stampa, scrisse che gli errori del Pinocchio di Walt Disney erano dovuti anche a carenza di cultura.

 

A suo avviso

"Finché Walt Disney raccontava le storie di Topolino e di altri animali, senza andare più in là della caratterizzazione del mondo borghese americano, tutto andava bene e anzi il suo spirito d’osservazione, la sua garbata vena umoristica, gli assicuravano il successo.

Ma quando incominciò a voler andare oltre, portando sullo schermo opere e personaggi di cui non conosceva le origini storiche e ambientali, il miglioramento tecnico e industriale non furono sufficienti a salvarlo dagli occhi della critica.

 

 

D’altra parte egli, onestamente, non si atteggiò mai a uomo colto.

Gli piacevano ad esempio le pubblicazioni d’arte, ma non conosceva Goya.

Amava la musica, ma ignorava chi fosse Šostakovič."

 

Ma occorre davvero essere dei super-fanta-geni acculturati, per saper “fare” abilmente dei film?


O è, invece, proprio la costante curiosità e brama di risposte, la vera forza motrice che un produttore/regista dovrebbe avere durante tutta la fase di lavorazione di un film?

 

 

 

 

Sui "cervelloni" Walt Disney la pensava molto chiaramente.

 

Lo confidò alla nostra Oriana Fallaci nel 1966, in quella che rimane una delle sue ultime interviste prima che - nel dicembre del 1966 - lo Zio Walt ci lasciasse.

 

Ne riporto alcuni estratti:

"Ah, io non posso soffrire gli intellettuali.

Sono pericolosi; perché vivono fuori dalla natura o non ne tengono conto.

 

 

Io, tutte le volte che parlo con un intellettuale, sento il bisogno irresistibile di scaraventarlo in mezzo alla giungla, o almeno dentro a uno zoo, perché veda com’è fatta la vita e si tolga dal capo le sue stupide ideologie, i suoi ipocriti discorsi sulla pace."

 

Certo potremmo oggi obiettare a Walt Disney che quella degli animali in gabbia allo zoo non è che sia propriamente vita, ma dobbiamo ricordaci di calare la citazione negli anni ’60, quando la Fallaci pensava a Walt Disney come al miglior candidato per ricevere il Premio Nobel per la Pace!


A conclusione uno dei passaggi più belli di quella lunga chiacchierata tra i due, pubblicata al tempo sulla rivista Epoca.

 

 

[Oriana Fallaci]

 

"I sofisticati, i superintellettuali mi rimproverano il lieto fine.

Non è realista, sghignazzano.
No, non lo è.

 

La realtà è sudicia, il più delle volte, e il sudicio è ovunque, basta cercarlo, anzi lo trovi anche senza cercarlo.

Ma io non voglio cercare, non lo voglio nemmeno trovare.

Voglio credere, e credo, che dopo una tempesta venga l’arcobaleno: che la tempesta sia il prezzo dell’arcobaleno.  

 

La gente ha bisogno dell’arcobaleno e ne ho bisogno anch’io, e perciò glielo do.

Che sia o non sia una illusione.

E gli do un parco dove i fiori cantano e i leoni non mangiano nessuno.

E gli do Cenerentola che sposa il Principe Azzurro e i due vivono felici e contenti.

E gli do l’oceano con le sirene e cosa m’importa se è solo una gola d’acqua profonda pochissimi metri.

 

E gli do Lincoln che parla di libertà e cosa m’importa se è solo un pupazzo plasmato col duraflex.

E gli do film come Mary Poppins che è una brava ragazza e canta coi bambini.

E più mi accorgo che gli uomini meritano poco, sono solo animali con meno saggezza degli animali, più li tratto come se meritassero molto.

La pace inclusa."

 

Walt Disney quindi era davvero così “ignorante” come credevano alcuni?

Forse no.

 

 

[Un collage di foto di Walt Disney; sotto a destra una casa della sua infanzia]

 

Io credo che conoscesse molto bene l’animo umano, o che con esso avesse una rara empatia che sapeva trasportare nei suoi prodotti, non solo cinematografici. 

 

Celebrare questo lato di Walt Disney, con molte citazioni di chi lo ha conosciuto davvero, mi sembrava un buon modo per immergerci nell’atmosfera delle feste.

 

Pertanto, buone feste a tutti i lettori di CineFacts.it e di Disney in pillole!

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4 commenti

George Nadir

1 mese fa

Seguo questa rubrica perchè la reputo interessante e informativa, oltre le sole opinioni personali. Però ancora non avevo scritto niente.
Ma interessandomi, oltre al cinema, la psicologia, questo articolo mi ha colpito in modo interessante. Perché è frequente nella nostra società associare l'istruzione con l'intelligenza. Invece, come nel caso di Walt Disney, le due cose non sono legate da un rapporto di causa ed effetto; la genialità è qualcosa che ha a che fare più con il carattere: determinazione, curiosità, sperimentazione... Per non aprire un capitolo sulle diverse "forme" che l'intelligenza può prendere, o sul binomio astrazione/praticità che può prendere il pensiero umano, altrimenti parleremo di questo invece che di pellicole.
Disney non era istruito, come molti della sua generazione, ma aveva un sogno e lo ha portato avanti, e di questo ne possiamo essere grati.

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Marco Volpe

1 mese fa

George Nadir
Che dire... Questo commento non può che riempirmi d'orgoglio. Grazie infinite George, davvero di cuore!

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Gabriele Rovello

4 mesi fa

Rubrica Super!!!

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Marco Volpe

4 mesi fa

Gabriele Rovello
Grazie mille, lieto che ti piaccia!😊

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