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The Fake: what an awful world

Buonanotte amici della notte,

quante volte ci è capitato di guardare un film con protagonista un losco figuro?
Cattivo, ma in fondo non troppo? Probabilmente, la risposta sarà: "abbastanza".
Eppure, per qualche strano meccanismo (chiamiamolo "buonismo cinematografico" o, più semplicemente, "sceneggiatura"), nella quasi totalità dei casi, ci ritroviamo a parteggiare per il protagonista. Non importa quanto corrotto o fetido sia.

Alla fine, la nostra empatia ci guiderà verso di lui, arrivando quindi a tifare per la canaglia di turno. Perché, tra le pieghe del suo odio e della sua malvagità, si intravvederanno dei leggeri bagliori che indicano una voglia di redenzione o, quantomeno, qualche attenuante. 
Ed è qui che, spesso, il cinema è bugiardo. Ci frega. 

Proprio per questo, i film che ci colpiscono di più nella loro cruda, semplice, realtà sono i Tirannosauri di Considine. I mostri quotidiani di Haneke. I tragicomici (e idioti) perdenti monicelliani. Tutti quegli universi cinematografici costellati da lerci ubriaconi senza perché. Assassini improvvisati privi di movente. Generici squilibrati. Stupidi che si credono furbi.

Ed eccoci alla perlina asiatica di questa notte.  

 



Un paesino nelle vicinanze di Seul sta per essere sommerso definitivamente a causa della costruzione di una diga. Nel mentre,la gente del posto viene irretita da un losco uomo d'affari e da un giovane prete che - apparentemente - è in grado di compiere miracoli.
Ovviamente è tutto fasullo: una grossa truffa per allocchi atta a prosciugare fino all'ultimo centesimo i poveri paesanotti disperati, disposti a impegnare ogni loro avere per donazioni/indulgenze che consentano loro di avere un posto alla destra del Padre. 

 



Noi seguiremo le vicende del villaggio/congrega attraverso gli occhi del reietto del paese. Un viscido pezzo di m***a che picchia moglie e figlia, rubando loro tutti i risparmi (impedendo alla ragazzina di andare all'università) per berseli al bar. Curiosamente sarà lui a capire le mire truffaldine dei falsi uomini di chiesa, cercando in seguito di eliminare l'uomo d'affari che ha architettato tutto.

Elemento ancor più curioso: non lo farà per un senso di giustizia per lui inesistente, per una morale che non ha, o per difendere i suoi compaesani che lo odiano (ovviamente ricambiati). 

Non per sé stesso o per la famiglia. Lo farà solo perché è un cane rabbioso.

 



L'imputredimento della morale comune, l'onestà disarmante e nichilista con cui sono dipinti gli esseri umani all'interno del film non sono il fulcro della faccenda. In The Fake c'è di più. C'è la religione vista come il più classico oppio dei popoli, se non peggio. Il 'credo' è solamente una malattia, un virus purulento che infesta le menti degli sprovveduti, pronti a prostrarsi persino di fronte ai criminali e a farsi polverizzare in cambio della favoletta sul regno dei cieli. Capaci di negare l'evidenza pur di avere il proprio tornaconto, e a pagare fino all'ultimo won pur di fottere il posto in paradiso del proprio vicino di casa.

C'è la reiterata critica alle istituzioni: in questo caso le forze dell'ordine, composte da ottusi e svogliati omuncoli incapaci. 

 



Il film scritto e diretto da Yeon Sang-ho ci trascina in un mondo terribile e oscuro, senza via di fuga, dove non ci è concesso neppure parteggiare per il protagonista.

Cinema vero, realistico, efferato. Solo per chi non ha il cuore tenero.

- The Fake, (사이비), Yeon Sang-ho, 2013.

'Notte, cani da rapina

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