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Galline in fuga: L'alba dei nugget - Recensione: il ritorno della critica alla crudeltà umana

Il 15 dicembre, esattamente 23 anni dopo l'uscita del primo film nelle sale cinematografiche italiane, è uscito su Netflix Italia Galline in fuga: L'alba dei nugget: una feroce critica al sistema crudele e perverso dello sfruttamento animale a cui l'essere umano ha dato vita sin dall'alba dei tempi, ma avevamo veramente bisogno di questo sequel?

Per chi come me è grande fan di Galline in fuga, film di animazione in stop motion del 2000 prodotto da DreamWorks Animation in collaborazione con Aardman Studios e che ancora oggi detiene il record di film in stop motion con il maggiore incasso di sempre, non è altro che la risposta a tutte le domande che ci si è posti negli ultimi 23 lunghi anni. 

 

Galline in fuga: L'alba dei nugget è arrivato su Netflix il 15 dicembre 2023, esattamente 23 anni dopo l’uscita del primo film nelle sale italiane. 

Credo che nessuno si aspettasse di assistere alla visione di un sequel brillante e iconico tanto quanto lo è stato il primo film: Galline in fuga ha saputo raccontare, in chiave ironica e con un linguaggio cinematografico adatto a tutte le età, nientemeno che la storia delle deportazioni nei campi di concentramento durante la Seconda Guerra Mondiale.

La speranza è però l’ultima a morire e anche in questo caso il desiderio di trovarsi di fronte a un film memorabile non ha accennato a spegnersi durante l’intera visione dell'opera. 

 

Finché, arrivata a fine film, questo sentimento di aspettativa ha lasciato il posto a una domanda che si è insinuata in maniera sempre più prepotente nella mia testa:

“Ma noi, di questo sequel, avevamo veramente bisogno?” 

 

[Il trailer internazionale di Galline in fuga: L'alba dei nugget]

 

 

La storia di Galline in fuga: L'alba dei nugget riprende gli snodi narrativi del film precedente, adattandoli non più al contesto dell’allevamento di galline, ma a quello di una fabbrica di crocchette di pollo in cui servirà entrare per salvare Molly, figlia di Gaia e Rocky e protagonisti della prima pellicola, e un numero spropositato di galline destinate ad essere uccise per la creazione di nugget da una vecchia conoscenza dei protagonisti, la malvagia signora Tweedy. 

 

La prima cosa che salta all’occhio (o meglio, all’orecchio) dei fan di Galline in Fuga è il cambio di doppiaggio: gli attori che 23 anni fa hanno prestato la voce alle nostre galline e galli preferiti hanno lasciato il posto ad altri colleghi dall’indubbio talento, ma che a mio parere non hanno saputo avvolgere lo spettatore in quell’abbraccio senza tempo che speravo di trovare, regalandogli così l’illusione che tra un film e l’altro non fossero passati 23 anni ma soltanto un’insignificante manciata di minuti.

 

Quando penso a Rocky Bulboa, il gallo “libero ruspante solitario” co-protagonista di Galline in fuga, mi viene in mente solamente una voce: quella di Christian De Sica, colui che lo ha doppiato nel primo film e che in Galline in fuga: L'alba dei nugget è stato invece sostituito da Gianfranco Miranda, doppiatore di volti noti del Cinema tra cui anche Ryan Gosling

 

A livello tecnico a mio avviso Miranda ha saputo fare un lavoro incredibile, tipico di chi come lui è esperto di questo mestiere, e sarebbe impensabile paragonare il suo talento a quello di un attore come De Sica che, per quanto abbia un lungo curriculum di esperienza nel mondo del Cinema, non si può certo definire doppiatore professionista.

Tuttavia, credo di parlare a nome di tante persone che amano Galline in Fuga quando dico che, a volte, la perfezione non sappia regalare le stesse emozioni che sa donare un lavoro meno impeccabile tecnicamente, ma più denso di emozioni. 

 

Se Christian De Sica fosse tornato a dare la voce a Rocky Bulboa, affiancato da Nancy Brilli nel ruolo di Gaia (sostituita nel sequel dalla doppiatrice Eleonora Reti, anche lei come il collega Gianfranco Miranda tecnicamente ineccepibile) e circondato da tutte le vecchie voci del cast originale di Galline in fuga, forse lo spettatore avrebbe avuto modo di sentirsi nuovamente trasportato nella loro storia a tutto tondo, senza sentire quel distacco naturale e inevitabile tipico di chi attende 23 anni per sapere il seguito di una storia, ma che una volta pronto a scoprirlo si trova immerso in un contesto ricco di dettagli così simili eppure così tanto diversi da quello che ricordava. 

 

Torno però alla domanda iniziale: avevamo veramente bisogno di questo sequel? Ancora oggi non so darmi una risposta. 

 

 

[Il trailer italiano di Galline in fuga: L'alba dei nugget]

 

 

Sicuramente l’idea di poter vedere su schermo la continuazione di una storia che ha segnato la mia infanzia, adolescenza e prima età adulta è dannatamente suggestivo, perché in grado di far riaffiorare un turbinio di emozioni chiuse in un cassetto di ricordi, rimasto serrato per tantissimi anni e rispolverato occasionalmente. 

 

Ora finalmente sappiamo come procede la vita delle nostre galline preferite in seguito alla loro evasione dall’allevamento in cui sono state imprigionate per anni; ora finalmente sappiamo come si è evoluto lo spirito ribelle, anticonformista e amante della giustizia di Gaia, che in Galline in fuga: L'alba dei nugget deve imparare a far combaciare la sua sete di libertà ed emancipazione con il suo nuovo spirito materno iper-protettivo, spesso giustificato ma altrettanto spesso causa di episodi di ribellione da parte di sua figlia Molly che, proprio come Pinocchio nell’omonimo film o Nemo in Alla ricerca di Nemo, sfiderà l’iperprotettività genitoriale allontanandosi da casa e vivendo così una lunga serie di disavventure dalle quali sarà difficile fuggire. 

 

Galline in fuga: L'alba dei nugget vuole inoltre essere un monito, nel 2023, di quella che è la crudeltà umana: ciò che caratterizza la nostra specie dall’alba dei tempi e che ancora oggi non accenna a fermarsi, portandoci a dare vita a strumenti tecnologici di malvagità inenarrabile pur di sottomettere alle nostre esigenze altre specie animali di cui noi ignoriamo emozioni e dolori, ma che sfruttiamo e uccidiamo brutalmente solo per poterci riempire lo stomaco. 

 

Allo stesso tempo però, continuo a domandarmi se in Galline in fuga: L'alba dei nugget ci sia davvero qualcosa di nuovo o se quest'opera non sia altro che una ripresa delle dinamiche narrative del film precedente, già ampiamente sviscerate e approfondite proprio in quest’ultimo, pellicola che non solo getta le basi di una narrazione notevolmente ripresa dal sequel, ma è anche ricca di battute brillanti e indimenticabili che però in questo secondo film mancano di iconicità - sebbene sia evidente il tentativo degli autori di avvicinarvisi il più possibile.  

 

 

[Un frame da Galline in fuga: L'alba dei nugget]

 

 

In definitiva credo che Galline in fuga: L'alba dei nugget sia un film che merita di essere visto da grandi e piccini, da affezionati del primo film ma anche da chi non lo conosce ed è curioso di sapere che cosa succede quando un gruppo di galline, due galli e due topi uniscono le loro forze per rivendicare il loro diritto alla libertà.

 

Per chi è grande fan della storia però, consiglio di godersi la visione di questo film liberandosi completamente da qualunque tipo di aspettativa, preconcetto o previsione legate alla visione e apprezzamento del primo film del 2000: solamente in questo modo ci si potrà realmente godere la storia di Gaia e Rocky alle prese con una nuova missione di salvataggio ed evasione dalle grinfie della signora Tweedy. 

 

La loro nemica storica non è solo un personaggio di Galline in fuga: L'alba dei nugget: è la rappresentante di quella cattiveria umana a cui oggi siamo così tanto abituati da riuscire ad accettarla nella nostra vita di tutti i giorni in maniera passiva e rassegnata, giustificandola e senza saper più riconoscere i tratti spietati e malvagi che la caratterizzano.    

 

 

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1 commento

Raffaello Leone

3 mesi fa

Beh 67 punti sicuri, però te ne mancano 7...

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