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Guardate The Elephant Man per non fare la fine di Anne Hathaway

Molti di voi, o cari lettori e lettrici, sapranno come noi di CineFacts.it della polemichetta spicciola da gossip, di tutto quel ciarpame che potete discutere solo utilizzando troppo spesso espressioni quali "uh mamma" e "ma pensa un po' te", non ce ne facciamo nulla. 

 

Siamo un sito di Cinema e su un sito di Cinema si discute di Cinema e quando qualcosa diventa davvero ridicolo, se proprio vogliamo adempiere al dovere di cronaca, ci mettiamo un costume da gorilla palesemente finto e danziamo nell'arte parodica della canzoneria come ci ha insegnato John Landis.

 

E, cari lettori e care lettrici, è proprio questo il caso di tirare fuori quel costume da gorilla. 

 

Recentemente è stato rilasciato da HBO Max il remake de Le streghe, diretto da Robert Zemeckis e sceneggiato, tra gli altri, da Guillermo del Toro ma, sfortunatamente, non siamo qui per parlare del film. 

 

Siamo qui per parlare delle proteste sollevate per via della rappresentazione della strega interpretata da Anne Hathaway le cui mani, seguendo le descrizioni del romanzo di Roald Dahl dal quale è tratto il film, "al posto delle unghie hanno lunghi artigli aguzzi e ricurvi come quelli dei gatti".

 

Anne Hathaway Anne Hathaway 

 

Secondo una serie di gruppi chiamati a sensibilizzare individui afflitti da disabilità agli arti - mancanti o non del tutto sviluppati - il film offre una rappresentazione offensiva. 

 

America, you did it again. 

 

Anne Hathaway ovviamente ha posto delle "dovute scuse" verso tutte le persone offese dalla rappresentazione della strega, in un messaggio il cui contenuto non ha provato in alcun modo a stemperare i toni di una protesta malriposta. 

 

Poiché se è vero che bisogna saper scegliere le proprie battaglie, questa riporta l'etichetta: Caporetto.  

 

Siamo alla follia soprattutto perché quelle scuse, che vi piaccia o meno, non sono di Anne Hathaway. 

Quelle scuse sono state probabilmente suggerite e concordate con un agente o con un ufficio stampa, come avviene molto spesso nel caso di attori e attrici che si dissociano da Woody Allen - sempre in concomitanza con l'uscita di un film che deve passare per festival e pubblico. 

 

Hollywood è diventato un meme di Twitch e a ogni mezza scorrettezza basta gridare verso il pubblico: "mi dissocio!"

 

 

[In questi casi il meme con il pagliaccio vale o no?]
Anne Hathaway Anne Hathaway 

 

Siamo alle porte della follia. 

 

Siamo di fronte alle esecuzioni in pubblica piazza della razionalità e dell'intelligenza del gentil pubblico pagante.

Siamo al cospetto di un paradosso da film demenziale nel quale una ragazza di vent'anni di una famiglia agiata grida a un rabbino ebreo ottantenne, la cui famiglia è stata probabilmente vittima del nazismo, che non può capire come lei si sente e quanto stia soffrendo. 

 

Siamo seduti da soli in un cinema a guardare un film horror lovecraftiano che inscena la fine della ragione, mentre noi ingurgitiamo popcorn e ridiamo istericamente impazzendo con il mondo. 

 

Sembra piuttosto lapalissiano che la rappresentazione della strega, riproduzione piuttosto fedele della descrizione offerta dal libro dal quale è tratto il film, non abbia alcun intento nocivo verso chi soffre di disabilità.

 

Eppure l'America è quel posto magico dove un critico cinematografico guarda Si Alza il Vento, film testamento di Hayao Miyazaki, e lo accusa di fascismo. 

 

 

[Tipo, quando in Porco Rosso fa dire 'Piuttosto che fascista meglio maiale', è perché Miyazaki è chiaramente un fascista, vero?!]

 

L'America è quel luogo fatato dove si invita all'inclusività specificando che il nuovo film con Kristen Stewart è una lesbo rom-com natalizia.

 

Perché a quanto pare è un genere a parte. 

Perché a quanto pare inclusività significa ricordarti costantemente che appartieni a un gruppo identitario diverso da tutti gli altri e quindi non vai a vedere una rom-com, ma una rom-com lesbo fatta per te. 


E se io la volessi vedere?
Posso?
Perché queste cose di Natale e le rom-com sono un po' il mio gianduiotto in una giornata di pioggia e vento e la voglio vedere.

 

Perché a quanto pare un film sceneggiato da Guillermo del Toro è offensivo verso le minoranze e non inclusivo. 

 

Il buon del Toro è sempre il regista messicano che ama fare i film con i mostri e attraverso i quali parla molto spesso di libertà, accettazione, freaks, dimenticati e più in generale: ultimi. 

 

Mi ricorda quella volta che, lavorando in una multinazionale americana, qualcuno mi accusò di razzismo perché il mio wallpaper esibiva una meravigliosa inquadratura de Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin.

 

 

Anne Hathaway Anne Hathaway 

 

Non voglio assolutamente implicare che gli americani abbiano la complessità morale e culturale pari solo alle regole di rubamazzetto, ma diciamo che un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova. 

 

In questo caso però la buona Anne Hathaway deve aver seguito la luminosa scritta al neon a indicare l'uscita d'emergenza. 

 

Chiedere scusa è più semplice. 

Più sicuro per la carriera. 

 

Anne Hathaway, o chi per lei, avrà mai parlato con Javier Botet, attore affetto dalla Sindrome di Marfan che ha prestato la sua condizione al mondo del Cinema per calarsi dietro la pelle di molti mostri portati sullo schermo?

 

Vorrei tanto che lo facesse e che gli dicesse che lui sullo schermo di un cinema non ci dovrebbe stare, perché le sue fattezze sono offensive per qualcuno. 

 

Vorrei assistere a quella conversazione sgranocchiando un cestello di pop corn e M&M's.

 

 

[Nella sua filmografia trovate la saga di REC, Crimson Peak, It - Capitolo Due, The Conjuring]

 

Perdoniamo ad Anne Hathaway la sua educazione da bimba scout Made in USA, per invitarla a ragionare con l'uomo più temuto di Hollywood, il nostro araldo della satira britannica: Ricky Gervais.

 

Un uomo che ricorda costantemente come il fatto di sentirsi offesi non significa necessariamente avere ragione, anche se la macchina di Hollywood continua a nutrire il pensiero opposto, inseguendo una serie di azioni da bipolarismo cronico.

 

Perché secondo queste scuse sragionate e sragionanti e che non invitano a discussione, dovremmo sostanzialmente escludere dal mondo dell'intrattenimento qualsiasi contenuto potenzialmente offensivo. 

 

Dovremmo smettere di andare a teatro a vedere il Notre-Dame de Paris di Luc Plamondon e Riccardo Cocciante e di conseguenza non leggere più il libro di Victor Hugo?  

 

Dovremmo tornare indietro nel tempo e dire a Giacomo Leopardi di scusarsi un po' per quelle lagne sulla sua apparenza, perché da qualche parte un ragazzino si sta sentendo offeso e discriminato dai suoi scritti?

 

Dovremmo chiedere a Tim Burton e a Danny DeVito di chiedere scusa per il Pinguino di Batman - Il Ritorno, deformato nelle mani e nel fisico?

 

 

[Un film dove i freaks sono i protagonisti, sono tutti difettosi e sono splendidi per questo motivo: sono i cattivi, ma non significa che stia parlando di voi, non in negativo]

 

 

Mi pare però chiaro l'indignazione sia un pane molto lucrativo. 

 

Mi pare chiaro come il pensiero e la conversazione siano elementi morti e sepolti all'interno del dibattito pubblico. 

Mi pare chiaro come la narrazione del presente voglia portare una grossa fetta generazionale a pensare che essere vittime sia cool.

 

Quando invece andrebbe insegnata la compassione, il coraggio, la lealtà, l'onestà e il fuoco della battaglia, utile per difendersi quando un bullo fascista figlio di papà si mette in testa di governare con la prepotenza il tuo paese, privandoti del diritto fondamentale di essere una persona e non uno "storpio" da prendere per i fondelli in conferenza stampa o da nascondere durante le parate dei veterani. 

 

Forse Anne Hathaway, o chi per lei, dovrebbe parlare con la straordinaria Beatrice Vio

 

Atleta, icona, donna piena di vita.

Bebe, scusa se mi rivolgo a te con tanta confidenza, ma sappi che per chi come me vive lontano, sapere che esisti e che sei così potente mi ricompensa di tutte quelle orribili barbarie che mi trovo a leggere su tanti giornali. 

 

Ma forse per l'ammmerigana Anne Hathaway la grazia sfoggiata dalla Vio nell'affrontare le carte schifose che le ha dato la vita non valgono. 

Sono squalificate in quanto aliene al suo suolo natìo.

 

Solo favole a stelle e strisce, grazie. 

 

Forse Anne Hathaway, o chi per lei, ha dimenticato di considerare una delle menti più brillanti della storia dell'umanità: Stephen Hawking

 

Lo so: è inglese.

 

Eppure, oltre a lasciare il segno su questo mondo, si è sempre ricordato di giocare con la propria condizione. 

 

 

Anne Hathaway Anne Hathaway 

 

A chi scrive sembra invece piuttosto palese che Anne Hathaway e molti altri nostri contemporanei non abbiano mai visto The Elephant Man.

 

Un film essenziale per imparare come l'inclusività e il rispetto delle diversità altrui non deve essere un circo mediatico glamour per rimbalzare sui giornali, ma un processo di umana accettazione che ci porta a non fare di queste differenze l'identificazione di una persona. 

 

Un film fondamentale per capire cosa significa essere umani, per comprendere come a questo mondo i mostri non siano soltanto esseri informi che emergono dall'oscurità, ma molto spesso uomini e donne invisibili alla nostra attenzione. 

 

Un film che non è gentile e delicato con lo spettatore, che gli straccia il cuore, che lo ferisce ogni volta che può per dirgli che anche il migliore di noi può inciampare e che non nasconde le idiosincrasie allo stesso John Merrick

 

Anne Hathaway

 

Eh sì, cari miei, anche qui si parla di una storia inglese, ma è girato dall'americano David Lynch, amico di Federico Fellini

 

Non fatene una questione di politicamente corretto, poiché questa espressione viene sempre più associata a cose con le quali non ha nulla a che spartire. 

 

Guardate The Elephant Man e capirete ancora meglio che il motivo di queste scuse vili a preservare immagine e carriera, come molte altre viste e ri-viste per similari motivazioni, sono parte di un circo che non si compone di freaks o animali, ma che per certi versi è altrettanto disumano e preoccupante.

 

"Yes, but, sir, you saw the expression on their faces. 

They didn't hide their disgust.

They don't care anything about John!

They only want to impress their friends!"

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1 commento

Tommaso Lesti

15 giorni fa

Articolo perfetto, veramente stupendo. Quanto descritto mostra l'ipocrisia del trovare per forza una discriminazione o un difetto in tutto ciò che viene portato sul grande schermo, quasi a voler far morire del tutto la libertà espressiva. Davvero complimenti.
Bebe Vio è un ottimo esempio!

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