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Fear City: New York contro la mafia - Recensione: la caduta di un impero

Pensateci bene: quanti di voi conoscono le persone che hanno contribuito a catturare i più famosi criminali della storia? Le loro vite, i loro sacrifici non sono quasi stati mai portati sul grande schermo. Ovviamente questo perché il fascino del male è senza ombra di dubbio più attraente del bene, perciò lo spazio dedicato alle persone che hanno reso le nostre città e i nostri Paesi dei posti più sicuri è esiguo.

 

 

Walter Jr.: "Tutti sanno chi era Pablo Escobar ma non si sa niente degli uomini che l'hanno arrestato."

Walter: "Non ci avevo mai pensato."

Walter Jr.: "Hank ha detto che i cattivi diventano famosi, ma i buoni si dimenticano."  

[da Breaking Bad]

 

Fear City: New York contro la mafia è una docuserie targata Netflix che racconta la storia degli uomini e delle donne che tentarono l'impossibile per sconfiggere la criminalità organizzata di New York.

 

 

Durante gli anni '80 La Grande Mela era controllata da cinque grandi famiglie mafiose: Lucchese, Genovese, Gambino, Bonanno e Colombo.

 

Le famiglie erano organizzate su scala gerarchica dove in cima vi era il boss, subito dopo il vice e a seguire i capitani, infine i soldati.

 

Una rete di persone talmente fitta da rendere impossibile l’accusa diretta per catturare il capo mafioso.

 

 

[I cinque boss di New york al centro di Fear City]

 

Queste cosche fatturavano dai 60 ai 100 miliardi di dollari all'anno, muovendo i loro tentacoli su ogni attività illegale o meno di New York.

 

Durante Fear City ci viene mostrato come ogni cosa fosse controllata dalla mafia, si passa quindi dalla sanità ai sindacati, dall’edilizia di Manhattan al gioco d’azzardo e allo spaccio di droga.

 

Nel primo episodio chiamato Il regno della mafia la docuserie diretta da Sam Hobkinson analizza minuziosamente questo aspetto, grazie alle preziose testimonianze di agenti dell’FBI come Jim Kossler e a quelle di gangster pentiti come Michael Franzese, un ex capitano della famiglia Colombo. 

 

La cosa interessante e l’aspetto che rende Fear City un prodotto da vedere è dato dall'autenticità delle immagini sullo schermo, che ci riportano immediatamente ai film di Martin Scorsese o Francis Ford Coppola.

 

Nel pilota si parla di come grazie ad Angelo “Quack Quack” Ruggiero, un soldato della famiglia Gambino, gli agenti dell’FBI siano riusciti a inserire una cimice all’interno della casa del “Boss dei Boss” Paul Castellano.

 

 

 

Se mi avessero detto che Angelo Ruggiero recitava una parte in Quei Bravi ragazzi ci avrei creduto senza batter ciglio.

 

Il suo modo di parlare - un agente dell’FBI durante la serie afferma di non aver mai sentito un uso tanto vario di parolacce in vita sua - di vestire, ma anche di cucinare, è paurosamente identico a un qualsiasi wiseguy del film di Scorsese.  

 

Ma Fear City, come detto nell'introduzione, non si limita a descrivere la vita dei mafiosi: questo aspetto viene spulciato nel primo episodio, mentre negli altri due capitoli ci viene spiegato come l’FBI sia riuscita a porre fine al dominio incontrastato delle cinque famiglie di New York.

 

 

[New York negli anni '80 passò da Fun City a Fear City]

 

 

Grazie alla legge RICO (Racketeer Inflenced and Corrupt Organizations Act) l’FBI guidata da Rudolph Giuliani poteva incriminare un boss mafioso partendo da un'azione illegale di un suo soldato.

 

Il problema però è che dovevano trovare il modo di accusare contemporaneamente i 5 capi della Commissione, ovvero l’alleanza delle famiglie newyorkesi.

 

Il mastodontico lavoro fatto dagli agenti coinvolti nell’operazione è sbalorditivo e racchiude anni di intercettazioni, pedinamenti, ore e ore di ascolto di nastri per captare una singola e preziosa informazione per inchiodare un gangster e far cadere come il domino tutta la famiglia.

 

 

 

 

L'alternarsi di immagini di repertorio con quelle di finzione contribuiscono a rendere dinamico il racconto di Fear City e a farci capire il fegato che alcuni uomini hanno avuto in questa storia.

 

Parliamo di persone come Lin Delvecchio, che è stato in grado di piazzare una cimice nel telefono di un boss avendo un sicario con oltre venti omicidi alle spalle che lo osservava sospettoso, o come Joe Cantamessa, per anni sotto copertura rischiando la vita ogni giorno.

 

Fear City è questo: testimonianze di grandi uomini e donne alternate da immagini di repertorio di veri mafiosi e le loro intercettazioni, spiegazioni di leggi e di tecniche investigative.

 

Se avete amato i grandi film sui gangster questa docuserie targata Netflix è un prodotto assolutamente da non perdere.

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1 commento

Federico Favia

2 mesi fa

Bellissimo documentario, molto valido anche "Our Godfather" quello su Tommaso Buscetta sempre presente su Netflix

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