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Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin: il mondo si rivela a chi lo attraversa a piedi - Recensione - Festa del Cinema di Roma 2019

Werner Herzog è sempre stato alla ricerca di esperienze straordinarie ai confini del mondo, sempre alla ricerca di luoghi e culture lontane dalla civiltà occidentale: tutto il suo cinema è fatto di esplorazioni, scalate, lunghi viaggi a piedi.

 

Da Aguirre, furore di Dio a Grido di pietra, da Fitzcarraldo a Into the Inferno, da Encounters at the End of the World a Fata Morgana.

 

Nello specifico l'atto di camminare assume un valore particolare nelle sue opere, un'ossessione che coinvolge non solo la sua carriera cinematografica ma anche la sua stessa vita.

 

È ben noto infatti che quando venne a sapere che Lotte Eisner era malata decise di andare da Monaco a Parigi a piedi.

La sua passione per l'esplorazione lo ha portato nei luoghi più estremi e remoti della Terra, che siano i ghiacci dell'Antartide, la foresta amazzonica o il deserto australiano.

 

 

 

È proprio in Australia nel 1983 che incontra per la prima volta lo scrittore Bruce Chatwin.

 

In quel periodo Werner Herzog stava realizzando Dove sognano le formiche verdi e Chatwin stava lavorando a Le vie dei canti: inevitabilmente fra i due nasce un'amicizia che sarebbe stata interrotta solamente dalla morte dello scrittore nel 1989.

 

A 30 anni dalla sua scomparsa Herzog realizza Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin, un sentito omaggio non solo a uno degli scrittori più importanti del '900, ma soprattutto a un amico. 

 

 

[Werner Herzog e Bruce Chatwin]

 

 

Nomad: In the Footsteps of Bruce Chatwin è un viaggio nella vita e nell'anima dello scrittore, uno spirito affine che ha spesso espresso con le parole ciò che Werner Herzog esprimeva con le immagini.

 

Spesso hanno esplorato gli stessi luoghi indipendentemente l'uno dall'altro ed entrambi vedono nell'atto di camminare un modo per conoscere se stessi e la natura umana.

Per dirla con le parole di Herzog: "Il mondo si rivela a chi lo attraversa a piedi".

 

Il film è strutturato in capitoli, ciascuno dei quali ha come titolo un libro di Chatwin: come se fosse un diario di viaggio, Herzog ci accompagna con la sua voce nel suo itinerario nella vita dello scrittore attraverso alcuni dei luoghi per lui più significativi come Punta Arenas, dove Chatwin era alla ricerca della pelliccia di un milodonte, e Llanthony Priory, la suggestiva abbazia in cui si svolge l'intervista alla moglie Elizabeth Chatwin.

 

Come al solito il regista bavarese filtra il tutto attraverso il suo personale sguardo.

 

Herzog è un regista che ha sempre inserito degli elementi di "finzione" all'interno dei suoi documentari, allo stesso modo Chatwin abbelliva i fatti raccontando quella che Werner Herzog definisce "Una verità e mezza".

 

Nel modo di raccontare la visione del mondo di Chatwin risiede tutta la forza di questo film, che ci regala momenti intensi come il racconto dello zaino di Chatwin, ora posseduto da Herzog, e l'esperienza di Chatwin sul set di Cobra Verde, film ispirato al suo romanzo Il Viceré di Ouidah.

 

Con Nomad Werner Herzog racconta se stesso attraverso Chatwin e Chatwin attraverso se stesso, dimostrando quanto fosse legato allo scrittore, al punto di lasciarsi andare a un raro momento di commozione.

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