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The Blues Brothers: com'è nata una leggenda del cinema

The Blues Brothers è un film del 1980 di John Landis, con Dan Aykroyd e John Belushi nei panni dei protagonisti e un cast artistico e musicale da fare invidia a chiunque: ma come sono nati davvero i The Blues Brothers? A chi dobbiamo l'intuizione che ha portato a creare una delle coppie più famose del cinema e della musica? 

 

Bisogna necessariamente partire dalla televisione, e più precisamente dalla NBC degli anni '70. 

 

Ancora oggi una delle trasmissioni più famose di tutti gli USA è il Saturday Night Live, che va in onda dal 1975 ed è una vera e propria fucina di talenti comici dalla quale sono usciti, oltre ai due fratellini di questo film, gente come Bill Murray, Steve Martin, Eddie Murphy, Ben Stiller, Chris Rock, Will Ferrell, Bill Hader, Adam Sandler

 

Magari l'ultimo non è un grandissimo esempio, ma avete capito. 

 

 

 

Nel cast originario della trasmissione c’erano tra gli altri proprio John Belushi e Dan Aykroyd.

 

E in tutto ciò magari vi starete chiedendo

"Ok, ma che cacchio c’entra il blues?"

Ci arrivo.

 

Dan Aykroyd era un grande amante del blues e ogni tanto provava a convincere Belushi ad ascoltarlo: John era un amante dell’hard rock tipo Led Zeppelin e Black Sabbath, ma un giorno Aykroyd riuscì a convincerlo dicendogli che tutto quello che ascoltava... nasceva comunque dal blues.

 

Di lì a poco John Belushi diventò uno dei più grandi fan del Blues che l’america possa ricordare.

 

Diventò un’ossessione: rompeva le balle a tutti gli amici a tutte le cene, si portava dietro i dischi e faceva sentire questo pezzo e quell’altro pezzo, no aspetta senti questo disco, guarda che questo spacca, ecc. 

 

Un po’ come ognuno di noi quando scopre un film o una serie di cui si innamora.

Lo so che fate così anche voi: diventate ossessionati, andate a un aperitivo e rompete le balle agli amici: 

"Questa devi guardarla, ti dico che spacca, è figa, ho finito una stagione in due giorni..."

Andate a cena a casa di qualcuno e ancora la stessa storia…   

 

Ecco: Belushi era così, ma con il blues. 

 

 

[John Belushi e Dan Aykroyd prima di diventare The Blues Brothers]

 

 

Gli venne voglia un giorno non solo di ascoltarlo ma anche di suonarlo, nonostante non fosse la persona più portata per la musica, e da quel momento in poi si mise d'impegno per perseguire quell'obiettivo.

 

Dato che era di Chicago, e dato che era già famoso grazie al Saturday Night Live, non era molto difficile per lui trovare qualche spazio nei localini

È proprio un bel localino, Bob!

Dove ottenne il permesso di esibirsi prima dei gruppi importanti.

 

Ovviamente tirò in mezzo Dan Aykroyd, che suonava l’armonica. 

 

 

[The Blues Brothers live]

 

 

Cominciò in entrambi a farsi strada nella testa l’idea di trasformare tutto ciò in un numero per la trasmissione televisiva, quindi iniziarono a parlarne con chiunque conoscessero e fondamentalmente oggi se chiedete a chi conosceva i due ai tempi, chiunque vi dirà che i The Blues Brothers sono merito suo. 

 

In realtà i meriti più grandi sappiamo a chi attribuirli: il look, ad esempio, fu inventato dagli stessi Dan Aykroyd e John Belushi riciclandolo da quello di uno sketch del SNL dove interpretavano due agenti dei servizi segreti.

 

Ma in generale dobbiamo dire grazie soprattutto a due persone: Howard Shore e Paul Shaffer.

 

Shore probabilmente lo conoscete perché è un compositore, ha lavorato anche per il Cinema componendo qualcosina…

Collaboratore storico di David Cronenberg, David Fincher e Martin Scorsese, ha scritto la colonna sonora de Il Signore degli Anelli.

 

Robetta. 

 

 

[Howard Shore con il doppio Oscar vinto nel 2004 per la Miglior Colonna Sonora e la Miglior Canzone de Il Signore degli Anelli - Il Ritorno del Re]

 

 

Fu proprio Howard Shore, ai tempi Direttore Musicale del Saturday Night Live, a dire ai ragazzi che avrebbero potuto chiamarsi The Blues Brothers. 

 

Quindi: il look c'è, il nome c'è... e i musicisti? 

 

Arrivarono grazie a Paul Shaffer, che potreste riconoscere nel caso abbiate visto qualche puntata del David Letterman Show: è il capo della band, quello seduto alla tastiera, senza capelli e con gli occhialetti.

 

John Belushi e Dan Aykroyd parlarono a Shaffer della loro idea e fu lui a contattare tutti i musicisti che poi avrebbero fatto parte della band.

Inizialmente divertiti dalla cosa, furono in fretta travolti dall’entusiasmo di Belushi e dalla passione di Aykroyd. 

 

 

[Paul Shaffer in seguito fu il Direttore Musicale di tutte le esibizioni live dei The Blues Brothers]

 

 

E ci sono un paio di aneddoti anche su di loro: Matt Guitar Murphy, il chitarrista che interpreta il marito di Aretha Franklin nel film - scomparso nel 2018, due mesi prima di lei - venne avvicinato da Belushi dopo che aveva finito un live.

 

Belushi gli propose la cosa, lui accettò e chiese di quanto sarebbe stata la paga per le esibizioni.

 

Quando Belushi gli disse 650 dollari, lui rispose

"Beh, mi aspettavo qualcosa di più, non dico il doppio ma insomma..." 

Al che Belushi lo interruppe e disse qualcosa come

"No scusa, ho detto 650? Volevo dire 6500!"

 

Murphy ha raccontato che a momenti cadeva dalla sedia. 

 

 

[Un giovane Matt Murphy, qualche anno prima di diventare uno dei The Blues Brothers]

 

 

Steve Cropper, detto Il Colonnello, e Donald "Duck" Dunn - rispettivamente chitarra e basso - erano all’epoca due dei musicisti più quotati in assoluto: suonavano praticamente con i più grandi del momento ed erano apprezzati e stimati da tutta la scena musicale statunitense.

 

Ma dobbiamo ricordarci in tutto ciò che parliamo della fine degli anni ‘70, in USA: siamo nel pieno delirio nato da La Febbre del Sabato Sera, tutti ascoltano e ballano la discomusic, mentre il soul e il blues non interessano più a nessuno.

 

Quindi i musicisti erano ben contenti di poter portare la propria musica su un palco così importante come quello del Saturday Night Live. 

 

Steve Cropper fu chiamato quando si trovava in studio a registrare e raccontò in seguito come andò quella giornata.

Lui e un amico erano soliti farsi vicendevolmente uno scherzo stupido: quando uno dei due cercava l’altro in studio, gli telefonava e si annunciava come un personaggione tipo Richard Nixon, o Elvis Presley.

 

 

[Steve Cropper sul palco con uno a caso: John Lennon]

 

 

Quando quel giorno a Cropper passarono il telefono, dall’altra parte sentì esclamare  

 

"Ciao, sono John Belushi!"

Lui rispose "Sì, dai Alan, ciao, dimmi"

"Alan? Chi cazzo è Alan?"

"Non sei Alan? Ma allora chi è?"

"Ma te l’ho detto: sono John Belushi!" 
"Ah, pensavo a uno scherzo"
"E perché dovrei farti uno scherzo?!"

"Ma non tu, un mio amico che... lascia stare"

 

Iniziarono benissimo.

 

John contattò personalmente anche Donald Dunn, ma qui la telefonata fu in puro stile Belushi.

 

È notte, squilla il telefono, Dunn si sveglia e tra il preoccupato e l’incazzato risponde e si sente chiedere

 

"Tu sei Donald?" così, senza salutare, 

"Sì, ma chi è?"

"Bene, sono John Belushi e ti vorrei nella mia blues band per il Saturday Night Live, ti andrebbe? Però dovresti tagliarti la barba."

"Beh, mi piacerebbe, certo! Ma perché la barba?"

"Mmmh non vuoi, eh… Sai una cosa? Va bene così: non la tagliare."

 

Dopo mesi, dopo anni... Dunn non seppe mai perché cacchio Belushi voleva che si tagliasse la barba.  

 

 

[I Booker T & the M.G.'s. Da sinistra a destra: Booker T. Jones, Donald Dunn, Steve Cropper, Al Jackson Jr]

 

 

Formata La Baaandaaa, iniziarono a suonare nei localini

È proprio un bel localino, Bob

 

Lo fecero per 2 motivi: uno era ovviamente dovuto a Dan e John e al fatto di prendere un po’ le misure e farsi le ossa su un’esibizione musicale davanti ad un pubblico che non era il loro, mentre suonavano con alcuni tra i migliori musicisti del paese. 

Perché un conto è fare gli scemi in televisione, un altro è fare i musicisti in mezzo a chi il musicista lo fa davvero. 

 

Il secondo motivo lo raccontò Aykroyd qualche anno dopo, ed è legato ai diritti d'immagine. 

 

Se i The Blues Brothers fossero apparsi per la prima volta sul palco del Saturday Night Live, sarebbero stati di proprietà della NBC che avrebbe potuto quindi gestire i personaggi come voleva.

 

Esibendosi dal vivo, e presentando i personaggi prima di esordire in televisione, i diritti sui The Blues Brothers appartenevano invece ai due attori, che a quel punto potevano disporne come meglio credevano. 

Senza dubbio, fu una scelta molto saggia.

 

Il 22 aprile 1978 i The Blues Brothers si esibirono per la prima volta al Saturday Night Live: quella sera ci furono loro e Steve Martin

 

La puntata è ancora oggi ritenuta una delle migliori di 44 anni di trasmissione. 

 

[Prima apparizione della band al SNL: dopo aver aperto la puntata con Hey Bartender, i The Blues Brothers si esibirono con Soul Man. Sfido chiunque a non farsi entusiasmare dall'attacco a 01:35]

 

 

Tre mesi dopo uscì nei cinema americani Animal House e fu un successo impressionante: uscì inizialmente in appena 12 sale, ma il passaparola funzionò alla perfezione, le sale aumentarono e il film arrivò a incassare 120 milioni di dollari.

 

Ne era costati 3.

 

John Belushi divenne una star di prima grandezza, non solo legato alla TV.

Di lì a poco i The Blues Brothers decisero di incidere un disco: andando contro qualunque etichetta discografica che voleva spingere la discomusic, grazie alla Atlantic Records che fu l'unica a credere nel progetto pubblicarono il 28 novembre Briefcase Full of Blues, che in pochissimo tempo divenne Doppio Platino.

 

E "Doppio Platino" negli USA significa vendere 2 milioni di dischi, non fare qualche click su Spotify. 

 

 

[Il vinile originale di Briefcase Full of Blues by The Blues Brothers, con la riconoscibilissima etichetta verde e rossa della Atlantic Records]

 

A quel punto l’idea di fare un film sui The Blues Brothers sembrava una tappa obbligatoria, nonostante nessuno avesse ancora fatto un film sui personaggi del Saturday Night Live.

 

Dato il successone di Animal House, la Universal accettò immediatamente la proposta prima ancora di sapere che film sarebbe stato, e stanziò un budget di ben 8 milioni di dollari.

 

Ricordatevi questa cifra.

 

Dan Aykroyd si occupò di scrivere la sceneggiatura, ma dato che era la prima volta che si cimentava in un lavoro di questo tipo si ritrovò con un tomo di ben 324 pagine, pieno di descrizioni dettagliate dei luoghi come se fosse un romanzo, del passato di tutti i personaggi nei minimi particolari e di altre cose che solitamente in una sceneggiatura non ha senso scrivere: lo consegnò al produttore con la cover dell’elenco telefonico della San Fernando Valley, per fare il simpatico.

 

John Landis fu chiamato a metterci mano e in due settimane la rese una sceneggiatura girabile.

 

Intanto, dopo primo e veloce spoglio della sceneggiatura, il budget del film era già salito a 12 milioni.

E non avevano neanche iniziato. 

 

 

[John Landis e John Belushi ai tempi di Animal House

 

 

La produzione iniziò sotto i migliori auspici: Jane Byrne, l'allora sindaco di Chicago, accettò di buon grado praticamente qualunque richiesta della produzione, resasi conto del valore che aveva un film del genere in città. 

 

Mi piace pensare che le cose siano andate così: 

 

"Vorremmo passare attraverso un centro commerciale con le macchine"
"Non c’è problema!"

"Vorremmo andare a 150 all’ora in centro"

"Non c’è problema!"

"Vorremmo distruggere un sacco di automobili in mezzo alla strada

"Non c’è problema!"

"Vorremmo occupare la zona dell’Ufficio delle Tasse con 200 veicoli, tra cui un vero carro armato"

"Non c’è problema..."

"Tre veri carri armati?"

"...non c’è problema."

"Otto carri armati, quattro aeroplani e un transatlant"

"Ecco ragazzi: forse adesso qualche problema c'è."

 

La Byrne raccontò in seguito che Belushi si era presentato con un'offerta di 200mila dollari per gli orfani della città, cercando di comprare la sua disponibilità perché sapeva che Chicago non era una città molto disponibile nei confronti delle produzioni cinematografiche: fino a quel momento, i film girati in loco erano stati una ventina. 

 

Ma il sindaco gli tenne nascosto di essere una sua grande fan per divertirsi alle sue spalle, prima di concedere alla produzione di The Blues Brothers praticamente tutto quello che chiedevano. 

 

Da lì in poi, i film girati a Chicago sono stati più di 200. 

 

 

[Jane Byrne, sindaco di Chicago dal 1979 al 1983, assieme a Belushi e Aykroyd ad una festa per The Blues Brothers: la Byrne fu la prima donna degli Stati Uniti ad essere eletta sindaco di una grande città]

 

 

Anche il reclutamento delle stelle della musica fu particolarmente fortunato, dato che Ray Charles ai tempi era l’unico che lavorava.

 

Fa strano dirlo oggi, ma James Brown, Aretha Franklin, Cab Calloway e John Lee Hooker erano fondamentalmente disoccupati - ricordate la questione della discomusic? ecco. - quindi una volta contattati dalla produzione si dimostrarono entusiasti di girare il film.

 

La cosa, ovviamente, ha rilanciato le carriere di tutti.

 

Nel luglio 1979 iniziarono le riprese a Chicago, dove John Belushi era una sorta di sindaco onorario.

 

Il problema maggiore era legato alla sua dipendenza dalla cocaina: ne era talmente ghiotto che addirittura era inserita nel budget del film, nascosta ovviamente sotto altre voci.

 

John Belushi a Chicago durante le riprese di The Blues Brothers è stato forse uno dei momenti più rock 'n' roll dell’intera Storia del Cinema. 

 

 

[Un party a Chicago nel 1980, da sinistra Keith Richards, James Brown, John Belushi: uno dei momenti per i quali vorrei una DeLorean]

 

 

Il truccatore del film era Layne 'Shotgun' Britton: uomo dall'esperienza invidiabile, che tra i tanti lavori aveva truccato da vecchio Orson Welles in Quarto Potere e si riferiva a John e Dan chiamandoli “il ciccione e quell’altro” anche davanti a loro. 

 

Per dirgli di darsi una raddrizzata una volta disse a Belushi: 

 

"Guarda che anni fa ho dovuto dipingere degli occhi finti sulle palpebre di Robert Mitchum, talmente stava di fuori!
Non sei il primo, ciccione!"

 

Ogni giorno doveva fare in modo di rendere John filmabile, e sotto questo aspetto i RayBan tornarono parecchio utili.   

 

La costumista aveva rinominato John Il Buco Nero, perché ad ogni scena o li perdeva oppure li regalava alle ragazze della troupe.

 

Il problema era che quei RayBan non erano più in produzione, quindi trovarli era abbastanza difficile e le costumiste andavano ogni mattina in qualunque mercatino possibile a comprare tutti i Wayfarer che trovavano, prima che John se ne sbarazzasse di nuovo. 

 

 

[Il truccatore Layne Britton al lavoro su Elwood Blues]

 

 

Belushi si sentiva così tanto a casa a Chicago che durante una delle tante riprese notturne... non si trovava più. 

 

Nessuno sapeva dove fosse finito.   

 

Dan Aykroyd fece un giro del quartiere dove stavano girando e iniziò a suonare i campanelli della gente… fino a che uno gli aprì la porta e vedendolo gli disse

 

"Stai cercando John, vero? Beh, ha suonato alla porta e mi ha detto 'Salve, sono John Belushi, ho fame e sono stanco.' 
Al che si è mangiato un panino, ha bevuto un bicchiere di latte e adesso è lì che dorme sul divano."

 

John Landis ha raccontato che una volta John non voleva uscire dalla roulotte e quando andò a prenderlo si trovò davanti una scena stile Scarface: Belushi stava seduto con davanti a sé una montagnetta di polvere bianca.

Landis prese tutto e lo buttò, e John si incazzò da morire.

 

In ogni caso il problema droga di Belushi, secondo il regista, fece perdere alla produzione di The Blues Brothers solo 4 o 5 giorni in 6 mesi di lavoro, quindi molto meno di quello che tutti pensano.

Però non si fa lo stesso, eh. 

Non è che settimana prossima vi chiamano per un film e voi iniziate a drogarvi dicendo

"Beh, tanto al massimo vi faccio perdere 4 o 5 giorni in 6 mesi come in The Blues Brothers!" 

No.

 

Mi raccomando. 

 

 

[The Blues Brothers al Saturday Night Live]

 

Nel frattempo il budget del film era stato fissato a 17,5 milioni di dollari.

 

Quando la notizia arrivò a John Landis disse

"Ottimo, mi sa che quella cifra l’abbiamo già spesa tutta, e siamo solo a metà!"

 

Il 27 ottobre 1979 la produzione a Chicago si chiuse, e si spostò a Los Angeles per gli interni.

 

A parte il fatto di chiedere a Carrie Fisher di tenere lontano John dalle droghe, la produzione non ebbe ulteriori scossoni. 

La Fisher fu coinvolta da Aykroyd e Landis, secondo i quali lui ormai non li ascoltava più, e se magari glielo avesse detto una donna forse Belushi si sarebbe convinto a darsi una regolata. 

Ma è anche vero che Carrie Fisher in quegli anni non era proprio la persona più adatta per dire a qualcun altro di smettere con la droga. 

La cosa infatti non funzionò e sul set californiano di The Blues Brothers c’era un via vai di pusher personali di John che entravano e uscivano dagli studi della Universal come fossero all’Esselunga. 

 

 

[John Belushi, Dan Aykroyd e Carrie Fisher: questi ultimi due si frequentarono per un breve periodo e quando lui le chiese di sposarla lei tornò dall'ex, il cantautore Paul Simon]

 

 

Un giorno Landis si incazzò parecchio e John decise di andarsene dal set.  

Mentre si allontanava dagli studios il regista gli disse che nessuno gli avrebbe chiamato un taxi, al che Belushi fuori dalla Universal si mise a fare l’autostop. 

 

Dopo pochi secondi una macchina fece inversione a U, gli si fermò accanto e si rivelò guidata da un fan, John salì dicendo 

"Portami allo Chateau Mormont."

E andarono.

Era incontenibile.

 

Il rapporto tra attore e regista però rimase comunque buono, al punto che per la famosissima scena del film in cui John si toglie gli occhiali, che è l’unica volta in tutto il film in cui lo fa, Landis lo prese da parte e gli disse

 

"John, tra una settimana devi toglierti gli occhiali.
Ti prego: non drogarti e non ubriacarti per quel giorno."

 

John Belushi lo ascoltò, e rimase sobrio e pulito per 6 giorni di fila.

Salvo poi distruggersi nuovamente appena finito di girare il ciak buono. 

 

 

[È molto probabile che la maggior parte delle foto di John Belushi che si trovano in giro lo ritraggano meno sano di come appare qui, dopo 6 giorni di detox]

 

 

Ma nonostante tutto l’attore era intenzionato a dare il massimo, come nella scena finale. 

 

L’esibizione dei The Blues Brothers nella Sala Grande del Palace Hotel la girò con un ginocchio mezzo rotto: due giorni prima aveva deciso di imparare ad andare in skateboard: cadde, si fece malissimo, ma per non ritardare le riprese girò lo stesso grazie a delle iniezioni miracolose da parte del miglior ortopedico della zona. 

 

Zoppicava vistosamente e nessuno ha mai saputo mai come cacchio sia riuscito a girare tutta quella scena in cui salta e balla come un pazzo. 

 

Ma non solo, perché nella scena in cui cade dalle scale della Pinguina si stirò la schiena e girò tutte le riprese successive grazie agli antidolorifici. 

 

[Il principale motore di tutta la storia di The Blues Brothers: la Pinguina. Kathleen Freeman fu l'attrice prediletta da Jerry Lewis ed era un'icona della città di Chicago]

 

 

Nel frattempo, nel dicembre 1979 uscì al cinema 1941 Allarme a Hollywood, che sulla carta doveva essere una hit: Steven Spielberg in regia, John Belushi che fondamentalmente fa John Belushi… ma il film floppò, come critica e come pubblico, e in quel periodo sul set di The Blues Brothers l’entusiasmo si trasformò in terrore.

 

Anche perché il 1° febbraio 1980 si chiusero le riprese e il budget del film era arrivato a 27 milioni di dollari.

C’è chi dice addirittura 30. 

 

Vi ricordate gli 8 milioni iniziali, vero?

 

Ora fa sorridere se pensiamo che l’ultimo film degli Avengers è costato 360 milioni, ma per una commedia, per di più mezzo musical, era una cifra spaventosa.

 

All’epoca era ancora Cleopatra del 1963 il film record di sempre con 44 milioni di dollari spesi. 

Parliamo però di un kolossal, non di due musicisti vestiti come impresari delle pompe funebri - o agenti della CIA, come dice Aretha Franklin in originale.

 

The Blues Brothers uscì il 27 giugno 1980 negli USA - da noi arrivò 5 mesi dopo - e fondamentalmente alla critica USA non piacque.

 

A parte il grandissimo Roger Ebert che si disse entusiasta e sottolineò soprattutto le performance dei due protagonisti, degli stunt e dei numeri musicali concludendo con 

"C'è persino spazio, nel mezzo della carneficina e del caos, per una sorprendente quantità di grazia, umorismo e fantasia." 

 

 

 

 

Ma al pubblico di tutto il mondo The Blues Brothers piacque parecchio.

 

Fu il primo film hollywoodiano a incassare più all’estero che in patria, arrivando ad un totale di 115 milioni di dollari, e andò così per colpa di un boicottaggio. 

 

A Los Angeles c’è una zona dove le sale sono particolarmente importanti in termini di prestigio e di incassi: è la zona di Westwood, a metà tra Hollywood e Santa Monica, dove c’è anche la famosa università.

The Blues Brothers a Westwood non fu mai distribuito. 

 

Un giorno John Landis fu convocato in Universal per parlare con Ted Mann, che all’epoca era il gestore di gran parte di quelle sale, che gli disse placidamente che non avrebbe mai proiettato il film.

 

Perché The Blues Brothers parlava di musica nera, c’erano i neri nel film e lui non voleva che dei neri girassero per Westwood per andare a vedere il film. 

Altro che nazisti dell'Illinois, caro Ted Mann.

 

 

[Da sinistra: Ted Mann, Mia Farrow e Dino De Laurentiis alla premiere di Uragano, nel 1979]

 

 

Il film comunque fu un successo e se state leggendo questo articolo forse qualcosa lo ha lasciato davvero. 

 

So bene che vi piacciono i numeri e i cinefacts, quindi concludo la storia dei The Blues Brothers raccontandovene un po’, iniziando ovviamente dalla scena più anarchica di tutto il film. 

 

- All'uscita The Blues Brothers fu il film con il più alto numero di macchine distrutte: ben 103.

 

Fu battuto poco dopo dal film The Junkman, dove forse per dispetto ne distrussero 105, e qualche anno dopo il record fu demolito da Matrix Reloaded, dove le auto distrutte furono addirittura 300.

La maggior parte delle auto di The Blues Brothers le distrussero nella scena al centro commerciale dove ne usarono 120 per un totale di circa 300 collisioni e ne fecero fuori una sessantina in tutto.

 

 

La scena dura poco meno di 3 minuti. 

 

 

 

- Il Dixie Square Mall aveva chiuso poco prima, quindi poterono usarlo come volevano e la produzione comprò tutto quello che vedete in scena.

 

Qualunque oggetto vediate nel film nel centro commerciale, era stato comprato dalla produzione e piazzato dove doveva stare per le riprese.

Quello che non fu distrutto, venne restituito ai negozi.

 

A fine riprese la Universal pagò una multa di 87mila dollari ai proprietari della struttura perché non la restituirono come l’avevano trovata.

Non voglio neanche sapere com’era alla fine delle riprese.

 

- Nella scena iniziale al carcere c’è una ripresa effettuata da un elicottero che rischiò di non esserci, dato che un paio di guardie del carcere che non sapevano delle riprese si misero a sparare all’elicottero della troupe, pensando che stesse spiando la struttura e non fosse autorizzato.

 

 

 

- Avete presente i nazisti dell'Illinois sul ponticello?

Beh, se il discorso che si sente vi sembra esagerato, sappiate che è preso quasi alla lettera dai discorsi dei veri nazisti californiani, ascoltabile nel documentario del 1975 The California Reich.

 

Ed è inutile che andiate in Illinois a cercare quel ponticello perché non lo troverete: quella scena la girarono a Milwaukee, in Michigan.

 

Quindi in teoria sarebbero i nazisti del Michigan, ma non suona così bene. 

 

 

 

- Le comparse eccellenti di Steven Spielberg e Frank Oz immagino le abbiate viste, ma le sottolineo lo stesso: Spielberg è l'impiegato dell'Ufficio delle Tasse, quello che torna dopo 5 minuti con un panino mentre c'è il delirio di forze dell'ordine alla caccia dei fratellini. 

 

Ed è l'unica scena di un lungometraggio nella Storia del Cinema in cui Spielberg recita una battuta.

 

Frank Oz è invece il poliziotto del penitenziario che all'inizio del film restituisce gli oggetti personali a Jake Blues: Oz è famoso per essere stato il più grande animatore dei Muppets, nonché il doppiatore originale di Yoda nella saga di Guerre Stellari

 

Però di comparsate eccellenti nel film ce n'è un'altra, più nascosta: avete presente il primo che salta sul tavolo a ballare nel finale in carcere?

È Joe Walsh, il chitarrista degli Eagles! 

 

[Lo si vede in basso a destra a 01:13 mentre tiene il ritmo: pochi secondi dopo dà il via alle danze]

 

 

- Vado avanti in ordine sparso: le quattro aranciate ordinate da John Candy?

Completamente improvvisate.

 

Mentre molto poco improvvisati furono i numeri musicali degli artisti: non sapevano cantare in playback, quindi quelle che sentiamo in The Blues Brothers sono praticamente tutte registrazioni live.

 

Quella di Aretha Franklin fu il risultato di un montaggio difficilissimo, effettuato montando praticamente solo i momenti in cui lei becca il labiale giusto... e non sempre, se riguardate la sua esibizione.  

 

 

 

- Ogni volta che Elwood è inquadrato quando sta in casa sua, dietro di lui passa un treno: non è una coincidenza, scelsero di iniziare a girare ogni volta che erano sicuri che dietro a Dan Aykroyd sarebbe passato un treno.

 

È una delle tante gag nascoste del film, quelle che non compaiono in primo piano ma che magari noti di sfuggita, che creano l'atmosfera generale senza distrarti da ciò che succede. 

 

- Le comparse nel film ebbero un compito particolare: dato che nelle scene di inseguimento le macchine correvano veloci, ma non abbastanza, in montaggio furono accelerate.

 

Ma così facendo ovviamente non si potevano usare comparse o si sarebbe notato nel film finito che le persone si muovevano come robot in adrenalina.

 

Quindi girarono prima tutti gli inseguimenti solo con le macchine e poi alcune inquadrature con le comparse per i raccordi.

Dicendo alle comparse

“Ehi, però comunque state attenti”!

 

I magnifici anni '80 e la sicurezza sul set... 

 

 

 

- La macchina dei nazisti dell'Illinois che vola nel cielo non fu girata con degli effetti, o un chroma key o altro: è vera.

 

La portarono su con un elicottero e la sganciarono facendola cadere da 400 metri di altezza nel centro di Chicago. 

Tanto per il sindaco... non c'era problema! 

 

- La Blues Mobile erano in realtà 12 macchine, inclusa una costruita apposta solo per distruggersi nel finale.

Ce n’è soltanto una rimasta quasi intatta dalle riprese, e ce l’ha il fratello di Dan Aykroyd.

 

Mi sono sempre chiesto perché non ce l'abbia Dan Aykroyd. 

 

Sono passati quasi 40 anni eppure la produzione di The Blues Brothers è ancora oggi una delle più affascinanti, fortunose e incredibili della storia di Hollywood.

 

Ma chi conosce bene il film sicuramente non si stupirà dato che era ovvio che andasse così: d'altronde erano in missione per conto di Dio. 

 

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4 commenti

Cristiano Bottoni

4 giorni fa

Recuperato da poco, bellissimo film l'ho amato da subito. Complimenti per l'articolo Teo, letto tutto d'un fiato, fantastico!!

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ZERO

18 giorni fa

Quanto amo questo film!!! Gran bell'articolo Teo, ma dove hai trovato tutte queste notizie così specifiche, persino sui dialoghi tra truccatore e attori?

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Peter from Space

23 giorni fa

Ora amo questo film ancora di più

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Luca Buratta

24 giorni fa

A Landis andrebbe fatto un monumento, perché riuscire a tirare fuori un film del genere da una sceneggiatura folle, con un cast di matti veri, delle comparsate di artisti incredibili, e renderlo così equilibrato, fluido, e capace di far ridere a distanza di decenni e anche dopo decine di visioni, è roba da fenomeno assoluto quale Landis è stato sicuramente.

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